La
relatrice speciale Onu, Francesca Albanese, è nel mirino delle lobby sioniste da
quando sta dettagliando non solo i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità
e il genocidio commessi da Israele a Gaza e in Cisgiordania, ma anche le
connivenze politiche e affaristiche di chi, nel resto del mondo, sta lucrando su
quei crimini. Daniele Luttazzi (
clicca
qui) commenta il complesso militare-industriale statunitense, europeo
e israeliano, e i suoi complici.
La
violenza attuale si inserisce in una Nakba continua, iniziata nel 1948 e mai
interrotta. In queste tesi di Carolina Bracco, politologa,
dottoressa in culture araba ed ebraica, scrittrice e ricercatrice: “La
violenza sessuale e riproduttiva in Palestina: le donne (vedi foto) come
obiettivo strategico del genocidio”. Clicca
qui.
Lo
sciopero, ignorato dai grandi media, che per 24 ore ha bloccato i principali
porti del Mediterraneo e del Nord Europa, dove si caricano armi destinati ai
teatri di guerra, ha mostrato come ovunque ci siano migliaia di persone che non
vogliono essere l’ingranaggio di una catena di montaggio che produce morte. I
portuali (nella foto) ci dicono che la responsabilità non è un concetto
astratto e che non esiste un “gesto tecnico” innocente se quel gesto arma una
mano che uccide. Clicca
qui.
In merito alla trasparenza sui piani di emergenza
nucleare, tre aree sono considerate particolarmente sensibili: la base
aerea di Aviano, in provincia di Pordenone, indicata come sito che ospita
ordigni nucleari (nella foto); il porto di Trieste; e il porto di
Koper-Capodistria, in Slovenia, entrambi utilizzati per il transito e la sosta
di navi militari a propulsione nucleare. Clicca
qui.
Clicca
qui il Progetto e Come
aderire.
Lanciata
la petizione per chiedere il raddoppio delle “pensioni di
invalidità”. Vedi tabella. Clicca sul
titolo.
“Il
nostro tribunale è molto inguaiato”: apprendiamo (Radiogold news) che il
presidente del Tribunale di Alessandria, Paolo Rampini, ha così descritto alla
giornalista di “Presa Diretta” la condizione della
struttura di corso Crimea. Nella prima puntata della nuova stagione, questa
domenica 15 febbraio 2026 alle 20.30, la trasmissione di Rai 3 farà “un viaggio
dentro la giustizia italiana”. Nella breve anticipazione divulgata sui canali
social del programma condotto da Riccardo Iacona si vede (in foto) lo scotch
attaccato ai vetri di una finestra, sedie scucite e rotte, muri scrostati e
bagni che il personale del Tribunale condivide con l’utenza
pubblica. “Sento il dovere di chiedere scusa” ha
sottolineato il presidente Rampini “mi dispiace quando vedo che su
queste sedie rotte si siedono testimoni, imputati e avvocati”.
Egr. dottor Rampini, ‘nguajàto era meno,
rispetto a quello di Alessandria, il tribunale di Asti, dove lei ha lavorato per
39 anni: si tratta di una infrastruttura giudiziaria più moderna nell’uno che
nell’altro caso. Però, mi lasci dire, che le “parti offese” si adatterebbero
anche stando in piedi e riparandosi dagli spifferi e trattenendosi dai bisogni
fisici, purchè i processi funzionassero. Così non è perché Alessandria è
inguaiata dalla mancanza di copertura organica dei giudici atta a garantire
sentenze in tempi accettabili (per i non colpevoli), quando perfino un processo
importante a livello locale e nazionale, come quello contro Solvay, si perde
inguaiato nelle nebbie al punto che sarà costretto a concludersi senza
dibattimento con un colpo di spugna del patteggiamento.
Chissà
se domenica prossima ascolteremo da “Presa Diretta” qualcosa in più dei muri
scrostati, dalle voci di Riccardo Iacona, al quale avevamo affidato (ti
ricordi?) in quel di Brescia un dossier qualche anno fa, facendolo poi seguire
da una gran copia di articoli e libri (hai presente?).
Ad
aprile 2025, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny era stato condannato in
secondo grado a 9 anni e sei mesi per omicidio colposo al processo Eternit bis.
Il minimo che si aspettavano le Vittime. Ebbene, la Suprema Corte di Cassazione
ha annullato il procedimento che tornerà in Corte d’Assise di Torino.
Motivazione: era mancata
traduzione della sentenza in tedesco.
Non
sfugga un particolare: il sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra
aveva annunciato di aver scritto al Consiglio Superiore della Magistratura per
avere chiarimenti su quanto emerso dalle recenti indiscrezioni della
trasmissione
Report su
una possibile
ingerenza
internazionale (
con
riferimento a ex agenti del Mossad) nelle decisioni assunte dalla
Cassazione nel primo maxi-processo Eternit.
Questo
è l’ennesimo esempio (Ambiente Delitto Perfetto di Barbara Tartaglione e Lino
Balza, prefazione di Giorgio Nebbia ***) di come (non) funziona la giustizia
penale in materia ambientale e sanitaria: c’è qualcuno in buona fede che può
spiegare ai paretni delle Vittime (in foto) che cazzo c’entra la cosiddetta
“Riforma della giustizia” del referendum promosso da governo?
***
I tre volumi sono disponibili a chi ne fa richiesta, previa sottoscrizione
interamente devoluta a Ricerca Cura Mesotelioma.
Il
dibattito in Italia, riguardo l’utilizzo dell’energia nucleare per scopi civili,
ha vissuto fasi alterne, ma non si è mai definitivamente spento. Sull’argomento
ci sono stati due referendum, entrambi hanno registrato la volontà degli
elettori di bloccare l’arrivo del nucleare in Italia. Il primo nel 1987, a
seguito della tragedia di Chernobyl, il secondo nel 2011 quando il governo
riportò sul tavolo la possibilità di costruire nuove centrali nucleari. Dal
2022, con l’insediamento del governo Meloni e i contemporanei cambiamenti
geopolitici in atto, il discorso pubblico sul nucleare è tornato sulle prime
pagine dei giornali. Vedi mappa dei depositi nucleari.
Sulla
pericolosità e insostenibilità del nucleare,
clicca
qui il video dell’audizione alla Camera
di
Gian Piero Godio,
per “L’osservatorio dei cittadini sul nucleare”.
Sul
progetto di energia nucleare in Italia,
clicca
qui una intervista a
Stefano
Monti, ex membro dell’Agenzia internazionale per l’energia
atomica (IAEA) e dal 2023 Presidente dell’
Associazione
Italiana Nucleare.
In
particolare, sui reattori nucleari modulari di piccola taglia
SMR,
clicca
qui Giovanni Ghirga, per
ISDE Italia, nella audizione alla X Commissione della Camera dei
deputati
Da chi e perché è stato sollevato dal suo
incarico? Secondo il Centro di ricerca del
Ramazzini non c’è nessuna longa manus dell’industria dei pesticidi (Bayer)
dietro la cacciata di Mandrioli. Per saperne di più,
clicca
qui.
In
Italia, il
7
ottobre 2016 è
entrato in vigore il Decreto del
Ministero
della salute con il quale si dispone la revoca
dell’autorizzazione all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari
contenenti glifosato con il coformulante ammina di sego polietossilata. Di
conseguenza è ancora legale in Italia il commercio e l’utilizzo del glifosato
associato ad altri coformulanti.
Bayer
ha annunciato che negli Stati Uniti sono state avviate
oltre 13000 cause legali relative al Roundup. Alcune hanno
riconosciuto numerosi risarcimenti per milioni di dollari. Nel 2020 Bayer, che
ha acquisito Monsanto nel 2018, ha accettato un accordo da 10 miliardi di
dollari come risultato di una serie di azioni legali collettive che sostenevano
che il Roundup abbia causato il cancro.
Il
giudice per le indagini preliminari del tribunale di Potenza ha rinviato a
giudizio 18 persone e 3 società, che saranno processate per le irregolarità nel
controllo sull’impatto ambientale dell’ex ILVA di Taranto tra il 1995 e il 2012.
Tra queste ci sono Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori
dell’azienda in quegli anni, diverse persone della dirigenza dell’azienda, e
anche l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.
Il
processo, noto col nome di “Ambiente svenduto”, è ricominciato da capo
dopo essere stato spostato al tribunale di Potenza, su ordine della Corte
d’appello di Lecce, che aveva annullato, per vizi di procedura, la sentenza di
primo grado del 2021 con cui il tribunale di Taranto aveva condannato sia i Riva
che Vendola al carcere.
A
Santo Stefano d’Aveto, sindaci, Città Metropolitana, Regione e associazioni, si
sono schierati pubblicamente contro l’opera ideata dalla società “Ferriere Wind
srl” di Milano. Società che, come ha ribadito più volte il sindaco facente
funzioni Mattia
Crucioli, è stata invitata all’assemblea pubblica (vedi foto)
per un confronto ma ha scelto di disertare l’incontro. Le 7 pale, da 180 metri,
verrebbero installate sui crinali della vallata, in una zona che comprende
diversi chilometri, tra l’area dal Monte Crocilia al Monte Bue e al
Maggiorasca.
Su
change.org le
firme contro il progetto hanno già superato le 10mila adesioni.
“Noi
non siamo contrari all’energia eolica, siamo contrari a questo progetto”
– precisa Crucioli che come avvocato ha il suo attivo ricorsi contro il
nucleare di Bosco Marengo e il Tav Terzo Valico, nonché come senatore il Disegno
di legge per la messa al bando dei Pfas – “Non si può
pensare di realizzare un progetto così impattante senza essersi prima
confrontati (anche con le comunità), valutando tutte le criticità, e senza aver
fatto nemmeno chiarezza sul percorso di cantiere che dovrebbero percorrere i
mezzi di trasporto. Tutto questo è sconcertante. L’impianto sarebbe
principalmente sul territorio di Ferriere se pensiamo ai confini amministrativi,
ma gli impatti visivi e uditivi, paesaggistici e ambientali avrebbero
ripercussioni anche sul nostro territorio”.
È
stato spesso descritto come un uomo forte e accusato di essere un “ministro di
ferro”, che ha represso brutalmente le proteste pubbliche. Lo chiamavano
Kossiga.
E’
di una giornalista de Il Manifesto presente sul fatto. Clicca
qui.
Riceviamo
e pubblichiamo: “Non condivido nulla di quello che scrivete
e in modo particolare sui fatti accaduti a Torino. Gradirei non ricevere più
vostre comunicazioni. Stefania Pucciarelli”. Stefania
Pucciarelli dal 23 marzo 2018 è senatrice della Repubblica per la “Lega per
Salvini premier”. È stata sottosegretaria di Stato al Ministero della difesa dal
1º marzo 2021 al 22 ottobre 2022 nel governo Draghi.
Riceviamo
e pubblichiamo:
«Quando
il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito», spesso attribuita a
Confucio, anche se più correttamente riconducibile alla tradizione
zen/buddista.
Il senso è semplice e potente: ci si può perdere nel mezzo e
mancare il significato, fermarsi alla superficie senza cogliere ciò che davvero
è in gioco. È un proverbio utile oggi più che mai, per non perdere la bussola e
andare a ruota della macchina narrativa costruita e alimentata dal governo e dai
media mainstream a esso supini, a partire da ciò che è accaduto nella
manifestazione del 31 gennaio.
Il
corteo nazionale contro lo sgombero di Askatasuna è stato un successo al di là
di tutte le aspettative. Lo sappiamo noi e lo sa, soprattutto, il governo. Un
passaggio fondamentale di un percorso nato dallo sgombero di un centro sociale
simbolo di resistenza, capace di far convergere centinaia di realtà e oltre
50.000 persone in una manifestazione a difesa degli spazi sociali, delle
pratiche di libertà e contro il governo Meloni. Una vera boccata d’ossigeno in
un contesto politico, nazionale e internazionale, segnato da guerre,
colonialismo, repressione e da un clima generale che farebbe accapponare la
pelle anche ai più ottimisti. In un tempo dominato da politiche guerrafondaie,
dall’oscuramento delle questioni ecologiche, da misure sessiste, omofobe e
discriminanti, lo sgombero di uno spazio sociale storico è diventato occasione
per ricostruire legami, riconoscersi, ritrovarsi. Questo è un fatto politico
enorme. La manifestazione ha dato spazio ai tanti soggetti e alle molte storie
che compongono la piazza, permettendoci di sentirci più forti e meno soli,
mentre la controparte affila gli artigli e accompagna il Paese verso una deriva
autoritaria sempre più esplicita, che guarda con ammirazione a modelli violenti
e reazionari, dagli USA alle peggiori esperienze europee. E proprio dagli Stati
Uniti – Minneapolis insegna – arrivano segnali di resistenza e solidarietà
diffusa che parlano anche a noi.
Al
termine della manifestazione, una parte del corteo ha deciso di proseguire in
corso Regio Parco e un’altra parte, numericamente significativa, ha deviato in
Corso Regina per avvicinarsi allo stabile di Askatasuna, oggi murato e devastato
al suo interno dai vari distruttori in divisa. In corso Regina, l’apparato
repressivo messo in campo dal governo Meloni e dal ministro Piantedosi ha
risposto subito alla deviazione con una forza sproporzionata, scaricando
centinaia di lacrimogeni sullo spezzone. Questa gestione muscolare, coerente con
quanto visto nei giorni precedenti (quasi 800 fermi e identificazioni,
intimidazioni, minacce), è stata però colta di sorpresa. Non si aspettavano che
lo spezzone colpito reggesse l’urto, resistesse, avanzasse metro dopo metro,
senza panico né tentennamenti con l’obiettivo di avvicinarsi a uno stabile che è
stato strappato come uno scalpo dal governo per cancellare un pezzo di quella
storia partigiana che ha caratterizzato da sempre Torino e che mai gli è andata
giù. Quella disponibilità alla resistenza è la stessa che vediamo da mesi nelle
piazze contro il genocidio in Palestina: indica che esiste una parte della
popolazione, soprattutto giovane, che non si rassegna a stare calma, che è
sempre meno disposta ai posizionamenti mediani ed è pronta a tracciare un
confine netto. Corteo del 20 dicembre, corteo del 31 gennaio: se tanta gente,
così varia e così determinata, si è vista in piazza due volte in due mesi
bisognerà farci i conti no? Sicuramente al governo lo hanno capito. Parte
quindi, scientifica, la grancassa per decontestualizzare e ricondurre una
questione sociale nel campo dell’ordine pubblico. C’è da stupirsi? Non vedere il
continuum dell’apparato repressivo messo in campo in questi giorni è pura
miopia. Prima è arrivato l’allarmismo securitario per scoraggiare la
partecipazione, poi la violenza poliziesca in piazza, infine, oggi, l’uso
sistematico di una narrazione mediatica criminalizzante. Tutto converge verso un
unico obiettivo: impedire che si strutturi un’opposizione sociale reale e dal
basso a questo governo. Prese di posizione strumentali del solito circolino di
giornalisti, di politici e opinionisti di regime, impegnati a imporre una verità
narrativa che tenta di cancellare la forza di ciò che sta nascendo. Si azzardano
paragoni storici ridicoli (gli anni di piombo) per provare a nascondere una
verità quasi banale: se la politica chiude spazi, tanti giovani gli spazi
decidono di prenderseli, se il potere fa una prepotenza, a volte qualcuno si
incazza. Vanno loro dietro PD e Movimento 5 Stelle, intenti ad affannarsi a
inseguire la destra sul terreno dell’ordine e del manganello, tra dichiarazioni
roboanti su legalità e condanne rituali. Ancora incapaci di capire, dopo anni di
sconfitte, che la destra sarà sempre più abile di loro nel parlare alla pancia
di chi è stato convinto che i nemici stiano in basso, e non in alto e che così
non si fa altro che alimentare l’agenda Meloni, Piantedosi, Salvini, Crosetto:
un governo complice del genocidio in Palestina, delle politiche di guerra, che
pensa che un infermiere e una scrittrice ammazzati mentre protestavano contro
ICE se la sono cercata, che parla di “remigrazione” e vuole una società divisa,
spaventata, impotente, incapace di organizzarsi.
La
manifestazione del 31 gennaio, però, ci dice che non è più tempo di
equilibrismi. Con la posta in palio oggi, bisogna scegliere. I 50.000 scesi in
piazza il 31 gennaio hanno fatto una proposta politica al Paese. Hanno indicato
una strada per rafforzare e allargare l’opposizione sociale all’attuale governo.
Costruiamoci in comunità. Moltiplichiamo assemblee e momenti di confronto.
Costruiamo piazze in tutto il Paese. Guardiamo al futuro con ottimismo e
consapevolezza.
E soprattutto: non fermiamoci a guardare il dito, se
osserviamo bene la luna appare più luminosa che mai. Ne avremo bisogno in questa
lunga notte.
Clicca
qui il drammatico “depliant” firmato dai
due grandi esperti mondiali
Prof. Hardell e Belpomme pubblicato in tre
lingue (italiano, inglese, francese) sul sito www.applelettrosmog.it. I
firmatari sono in collaborazione con l’Associazione Italiana Elettrosensibili,
fondata da medici italiani elettrosensibili.
Gli impatti psicologici, psichiatrici e sociologici
dei social network sui giovani sono ampiamente dimostrati. Ma è
anche fondamentale conoscere e proteggere i nostri concittadini, in particolare i
giovani (clicca
qui) dagli impatti dei campi
elettromagnetici CEM: sulle
loro capacità di apprendimento e memoria, con comportamenti simili
all’iperattività e ansiosi; nonchè sui danni morfologici e funzionali al nervo
ottico; fino agli impatti sulla fertilità
maschile e femminile.
L’esposizione ai CEM è una questione cruciale per
la salute pubblica, possibili cancerogeni secondo lo IARC, ma nessuno ne
parla, i media in particolare hanno paura di perdere dei mercati
pubblicitari (in un contesto in cui la posizione dell’OMS è distorta da
conflitti di interesse, come spiegato nel depliant). Una gran parte della
popolazione è colpita dai CEM senza esserne consapevole.
Per la realizzazione dell’ospedale di Duhla a
Shengal (nord Iraq) e aiuti sanitari al
Rojava. Clicca
qui.
Messaggio di pace e salute a
42.511 destinatari da Lino Balza Movimento di lotta per la
salute Maccacaro tramite RETE AMBIENTALISTA - Movimenti di Lotta per la Salute,
l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza
Nel
rispetto del Regolamento (UE) 2016 / 679 del 27.04.2016 e della normativa di
legge. Eventualmente rispondi: cancellami.
Twitter:
@paceambiente
Sottoscrizioni
a favore della Ricerca Cura Mesotelioma: IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076
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