Sui fatti di Askatasuna: testimonianze inequivocabili.

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RETE Ambientalista

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Feb 15, 2026, 6:04:25 PMFeb 15
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Il business del genocidio.

La relatrice speciale Onu, Francesca Albanese, è nel mirino delle lobby sioniste da quando sta dettagliando non solo i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il genocidio commessi da Israele a Gaza e in Cisgiordania, ma anche le connivenze politiche e affaristiche di chi, nel resto del mondo, sta lucrando su quei crimini. Daniele Luttazzi (clicca qui) commenta il complesso militare-industriale statunitense, europeo e israeliano, e i suoi complici. 

La strategia del genocidio demografico di Israele.

La violenza attuale si inserisce in una Nakba continua, iniziata nel 1948 e mai interrotta. In queste tesi di Carolina Bracco, politologa, dottoressa in culture araba ed ebraica, scrittrice e ricercatrice: “La violenza sessuale e riproduttiva in Palestina: le donne (vedi foto) come obiettivo strategico del genocidio”. Clicca qui.

Lo sciopero che ha bloccato i porti.

Lo sciopero, ignorato dai grandi media, che per 24 ore ha bloccato i principali porti del Mediterraneo e del Nord Europa, dove si caricano armi destinati ai teatri di guerra, ha mostrato come ovunque ci siano migliaia di persone che non vogliono essere l’ingranaggio di una catena di montaggio che produce morte. I portuali  (nella foto) ci dicono che la responsabilità non è un concetto astratto e che non esiste un “gesto tecnico” innocente se quel gesto arma una mano che uccide. Clicca qui.

I silenzi dell’Europa sui siti militari.

In merito alla trasparenza sui piani di emergenza nucleare,  tre aree sono considerate particolarmente sensibili: la base aerea di Aviano, in provincia di Pordenone, indicata come sito che ospita ordigni nucleari (nella foto); il porto di Trieste; e il porto di Koper-Capodistria, in Slovenia, entrambi utilizzati per il transito e la sosta di navi militari a propulsione nucleare. Clicca qui.

Come organizzare una tappa del “Giro d’Italia per la pace”.


Clicca qui il Progetto e Come aderire.

Lanciata la petizione per   chiedere il raddoppio delle “pensioni di invalidità”. Vedi tabella. Clicca sul titolo. 

Come è inguaiato il tribunale di Alessandria.

“Il nostro tribunale è molto inguaiato”: apprendiamo (Radiogold news) che il presidente del Tribunale di Alessandria, Paolo Rampini, ha così descritto alla giornalista di “Presa Diretta” la condizione della struttura di corso Crimea. Nella prima puntata della nuova stagione, questa domenica 15 febbraio 2026 alle 20.30, la trasmissione di Rai 3 farà “un viaggio dentro la giustizia italiana”. Nella breve anticipazione divulgata sui canali social del programma condotto da Riccardo Iacona si vede (in foto) lo scotch attaccato ai vetri di una finestra, sedie scucite e rotte, muri scrostati e bagni che il personale del Tribunale condivide con l’utenza pubblica. “Sento il dovere di chiedere scusa” ha sottolineato il presidente Rampini “mi dispiace quando vedo che su queste sedie rotte si siedono testimoni, imputati e avvocati”.
 
Egr. dottor Rampini, ‘nguajàto era meno, rispetto a quello di Alessandria, il tribunale di Asti, dove lei ha lavorato per 39 anni: si tratta di una infrastruttura giudiziaria più moderna nell’uno che nell’altro caso. Però, mi lasci dire, che le “parti offese” si adatterebbero anche stando in piedi e riparandosi dagli spifferi e trattenendosi dai bisogni fisici, purchè i processi funzionassero. Così non è perché Alessandria è inguaiata dalla mancanza di copertura organica dei giudici atta a garantire sentenze in tempi accettabili (per i non colpevoli), quando perfino un processo importante a livello locale e nazionale, come quello contro Solvay, si perde inguaiato nelle nebbie al punto che sarà costretto a concludersi senza dibattimento con un colpo di spugna del patteggiamento.
 
Chissà se domenica prossima ascolteremo da “Presa Diretta” qualcosa in più dei muri scrostati, dalle voci di Riccardo Iacona, al quale avevamo affidato (ti ricordi?) in quel di Brescia un dossier qualche anno fa, facendolo poi seguire da una gran copia di articoli e libri (hai presente?).

La giustizia penale tradisce di nuovo le Vittime dell’amianto.

Ad aprile 2025, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny era stato condannato in secondo grado a 9 anni e sei mesi per omicidio colposo al processo Eternit bis. Il minimo che si aspettavano le Vittime. Ebbene, la Suprema Corte di Cassazione ha annullato il procedimento che tornerà in Corte d’Assise di Torino. Motivazione: era mancata traduzione della sentenza in tedesco.
 
Non sfugga un particolare: il sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra aveva annunciato di aver scritto al Consiglio Superiore della Magistratura per avere chiarimenti su quanto emerso dalle recenti indiscrezioni della trasmissione Report su una possibile ingerenza internazionale (con riferimento a ex agenti del Mossad) nelle decisioni assunte dalla Cassazione nel primo maxi-processo Eternit.
 
Questo è l’ennesimo esempio (Ambiente Delitto Perfetto di Barbara Tartaglione e Lino Balza, prefazione di Giorgio Nebbia ***) di come (non) funziona la giustizia penale in materia ambientale e sanitaria: c’è qualcuno in buona fede che può spiegare ai paretni delle Vittime (in foto) che cazzo c’entra la cosiddetta “Riforma della giustizia” del referendum promosso da governo?
 
*** I tre volumi sono disponibili a chi ne fa richiesta, previa sottoscrizione interamente devoluta a Ricerca Cura Mesotelioma.

Tera e Aqua.

Se clicchi qui: https://ecoistituto-italia.org/cms-4/wp-content/uploads/TeA-145web.pdf ti appare il Tera e Aqua di febbraio – marzo.

Nel pieno il dibattito sul ritorno del nucleare in Italia.

Il dibattito in Italia, riguardo l’utilizzo dell’energia nucleare per scopi civili, ha vissuto fasi alterne, ma non si è mai definitivamente spento. Sull’argomento ci sono stati due referendum, entrambi hanno registrato la volontà degli elettori di bloccare l’arrivo del nucleare in Italia. Il primo nel 1987, a seguito della tragedia di Chernobyl, il secondo nel 2011 quando il governo riportò sul tavolo la possibilità di costruire nuove centrali nucleari. Dal 2022, con l’insediamento del governo Meloni e i contemporanei cambiamenti geopolitici in atto, il discorso pubblico sul nucleare è tornato sulle prime pagine dei giornali. Vedi mappa dei depositi nucleari. 
 
Sulla pericolosità e insostenibilità del nucleare, clicca qui il video dell’audizione alla Camera di Gian Piero Godio, per “L’osservatorio dei cittadini sul nucleare”.

Sul progetto di energia nucleare in Italia, clicca qui una intervista a Stefano Monti, ex membro dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) e dal 2023 Presidente dell’Associazione Italiana Nucleare.
 
In particolare, sui reattori nucleari modulari di piccola taglia SMR, clicca qui Giovanni Ghirga, per ISDE Italia, nella audizione alla X Commissione della Camera dei deputati 

Class action collettive contro il glifosato.

Daniele Mandrioli, direttore del Centro di Ricerca Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, lo scienziato che ha coordinato il Global Glyphosate Study fino a provare un legame tra l’aumento di tumori nei ratti e l’esposizione al famigerato erbicida, è stato licenziato dalla cooperativa che gestisce l’ente.
 
Da chi e perché è stato sollevato dal suo incarico?  Secondo il Centro di ricerca del Ramazzini non c’è nessuna longa manus dell’industria dei pesticidi (Bayer) dietro la cacciata di Mandrioli. Per saperne di più, clicca qui.
 
Secondo IARC (International Agency for Research on Cancer) il glifosato, e i fitofarmaci che lo contengono, è classificato  come “probabile cancerogeno per l’uomo”.
 
Per l’EFSA-Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, è “improbabile cancerogeno”.
 
In Italia, il 7 ottobre 2016 è entrato in vigore il Decreto del Ministero della salute  con il quale si dispone la revoca dell’autorizzazione all’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari contenenti glifosato con il coformulante ammina di sego polietossilata. Di conseguenza è ancora legale in Italia il commercio e l’utilizzo del glifosato associato ad altri coformulanti.
 
Bayer ha annunciato che negli Stati Uniti sono state avviate oltre 13000 cause legali relative al Roundup. Alcune hanno riconosciuto numerosi risarcimenti per milioni di dollari. Nel 2020 Bayer, che ha acquisito Monsanto nel 2018, ha accettato un accordo da 10 miliardi di dollari come risultato di una serie di azioni legali collettive che sostenevano che il Roundup abbia causato il cancro.
 
Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Potenza ha rinviato a giudizio 18 persone e 3 società, che saranno processate per le irregolarità nel controllo sull’impatto ambientale dell’ex ILVA di Taranto tra il 1995 e il 2012. Tra queste ci sono Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’azienda in quegli anni, diverse persone della dirigenza dell’azienda, e anche l’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.
 
Il processo, noto col nome di “Ambiente svenduto”, è ricominciato da capo dopo essere stato spostato al tribunale di Potenza, su ordine della Corte d’appello di Lecce, che aveva annullato, per vizi di procedura, la sentenza di primo grado del 2021 con cui il tribunale di Taranto aveva condannato sia i Riva che Vendola al carcere.

Tutti contro il maxi parco eolico in Val d’Aveto.

A Santo Stefano d’Aveto, sindaci, Città Metropolitana, Regione e associazioni, si sono schierati pubblicamente contro l’opera ideata dalla società “Ferriere Wind srl” di Milano. Società che, come ha ribadito più volte il sindaco facente funzioni Mattia Crucioli, è stata invitata all’assemblea pubblica  (vedi foto) per un confronto ma ha scelto di disertare l’incontro. Le 7 pale, da 180 metri, verrebbero installate sui crinali della vallata, in una zona che comprende diversi chilometri, tra l’area dal Monte Crocilia al Monte Bue e al Maggiorasca.
 
Su change.org le firme contro il progetto hanno già superato le 10mila adesioni.
Noi non siamo contrari all’energia eolica, siamo contrari a questo progetto”  – precisa Crucioli che come avvocato ha il suo attivo ricorsi contro il nucleare di Bosco Marengo e il Tav Terzo Valico, nonché come senatore il Disegno di legge per la messa al bando dei Pfas – “Non si può pensare di realizzare un progetto così impattante senza essersi prima confrontati (anche con le comunità), valutando tutte le criticità, e senza aver fatto nemmeno chiarezza sul percorso di cantiere che dovrebbero percorrere i mezzi di trasporto. Tutto questo è sconcertante. L’impianto sarebbe principalmente sul territorio di Ferriere se pensiamo ai confini amministrativi, ma gli impatti visivi e uditivi, paesaggistici e ambientali avrebbero ripercussioni anche sul nostro territorio”.

Una testimonianza di chi se ne intende.

Francesco Maurizio Cossiga è stato ministro dell’interno nei governi Moro V, Andreotti III e Andreotti IV dal 1976 al 1978, quando si dimise in seguito all’uccisione di Aldo Moro. Dal 1979 al 1980 fu presidente del Consiglio dei ministri nella cui veste guidò una fragile coalizione di governo centrista e fu presidente del Senato della Repubblica nella IX legislatura dal 1983 al 1985, quando lasciò l’incarico, poiché eletto al Palazzo del Quirinale come più giovane Capo dello Stato della storia dell’Italia repubblicana. Si dimise nell’aprile 1992, due mesi prima della scadenza naturale del mandato.
È stato spesso descritto come un uomo forte e accusato di essere un “ministro di ferro”, che ha represso brutalmente le proteste pubbliche. Lo chiamavano Kossiga.

Una testimonianza sul poliziotto malmenato a Torino.

E’ di una giornalista de Il Manifesto presente sul fatto. Clicca qui

Riceviamo e pubblichiamo: “Non condivido nulla di quello che scrivete e in modo particolare sui fatti accaduti a Torino. Gradirei non ricevere più vostre comunicazioni. Stefania Pucciarelli”.   Stefania Pucciarelli dal 23 marzo 2018 è senatrice della Repubblica per la “Lega per Salvini premier”. È stata sottosegretaria di Stato al Ministero della difesa dal 1º marzo 2021 al 22 ottobre 2022 nel governo Draghi.

La parola anche ad Askatasuna.

Riceviamo e pubblichiamo:

«Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito», spesso attribuita a Confucio, anche se più correttamente riconducibile alla tradizione zen/buddista.
Il senso è semplice e potente: ci si può perdere nel mezzo e mancare il significato, fermarsi alla superficie senza cogliere ciò che davvero è in gioco. È un proverbio utile oggi più che mai, per non perdere la bussola e andare a ruota della macchina narrativa costruita e alimentata dal governo e dai media mainstream a esso supini, a partire da ciò che è accaduto nella manifestazione del 31 gennaio.

Il corteo nazionale contro lo sgombero di Askatasuna è stato un successo al di là di tutte le aspettative. Lo sappiamo noi e lo sa, soprattutto, il governo. Un passaggio fondamentale di un percorso nato dallo sgombero di un centro sociale simbolo di resistenza, capace di far convergere centinaia di realtà e oltre 50.000 persone in una manifestazione a difesa degli spazi sociali, delle pratiche di libertà e contro il governo Meloni. Una vera boccata d’ossigeno in un contesto politico, nazionale e internazionale, segnato da guerre, colonialismo, repressione e da un clima generale che farebbe accapponare la pelle anche ai più ottimisti. In un tempo dominato da politiche guerrafondaie, dall’oscuramento delle questioni ecologiche, da misure sessiste, omofobe e discriminanti, lo sgombero di uno spazio sociale storico è diventato occasione per ricostruire legami, riconoscersi, ritrovarsi. Questo è un fatto politico enorme. La manifestazione ha dato spazio ai tanti soggetti e alle molte storie che compongono la piazza, permettendoci di sentirci più forti e meno soli, mentre la controparte affila gli artigli e accompagna il Paese verso una deriva autoritaria sempre più esplicita, che guarda con ammirazione a modelli violenti e reazionari, dagli USA alle peggiori esperienze europee. E proprio dagli Stati Uniti – Minneapolis insegna – arrivano segnali di resistenza e solidarietà diffusa che parlano anche a noi.

Al termine della manifestazione, una parte del corteo ha deciso di proseguire in corso Regio Parco e un’altra parte, numericamente significativa, ha deviato in Corso Regina per avvicinarsi allo stabile di Askatasuna, oggi murato e devastato al suo interno dai vari distruttori in divisa. In corso Regina, l’apparato repressivo messo in campo dal governo Meloni e dal ministro Piantedosi ha risposto subito alla deviazione con una forza sproporzionata, scaricando centinaia di lacrimogeni sullo spezzone. Questa gestione muscolare, coerente con quanto visto nei giorni precedenti (quasi 800 fermi e identificazioni, intimidazioni, minacce), è stata però colta di sorpresa. Non si aspettavano che lo spezzone colpito reggesse l’urto, resistesse, avanzasse metro dopo metro, senza panico né tentennamenti con l’obiettivo di avvicinarsi a uno stabile che è stato strappato come uno scalpo dal governo per cancellare un pezzo di quella storia partigiana che ha caratterizzato da sempre Torino e che mai gli è andata giù. Quella disponibilità alla resistenza è la stessa che vediamo da mesi nelle piazze contro il genocidio in Palestina: indica che esiste una parte della popolazione, soprattutto giovane, che non si rassegna a stare calma, che è sempre meno disposta ai posizionamenti mediani ed è pronta a tracciare un confine netto. Corteo del 20 dicembre, corteo del 31 gennaio: se tanta gente, così varia e così determinata, si è vista in piazza due volte in due mesi bisognerà farci i conti no? Sicuramente al governo lo hanno capito. Parte quindi, scientifica, la grancassa per decontestualizzare e ricondurre una questione sociale nel campo dell’ordine pubblico. C’è da stupirsi? Non vedere il continuum dell’apparato repressivo messo in campo in questi giorni è pura miopia. Prima è arrivato l’allarmismo securitario per scoraggiare la partecipazione, poi la violenza poliziesca in piazza, infine, oggi, l’uso sistematico di una narrazione mediatica criminalizzante. Tutto converge verso un unico obiettivo: impedire che si strutturi un’opposizione sociale reale e dal basso a questo governo. Prese di posizione strumentali del solito circolino di giornalisti, di politici e opinionisti di regime, impegnati a imporre una verità narrativa che tenta di cancellare la forza di ciò che sta nascendo. Si azzardano paragoni storici ridicoli (gli anni di piombo) per provare a nascondere una verità quasi banale: se la politica chiude spazi, tanti giovani gli spazi decidono di prenderseli, se il potere fa una prepotenza, a volte qualcuno si incazza. Vanno loro dietro PD e Movimento 5 Stelle, intenti ad affannarsi a inseguire la destra sul terreno dell’ordine e del manganello, tra dichiarazioni roboanti su legalità e condanne rituali. Ancora incapaci di capire, dopo anni di sconfitte, che la destra sarà sempre più abile di loro nel parlare alla pancia di chi è stato convinto che i nemici stiano in basso, e non in alto e che così non si fa altro che alimentare l’agenda Meloni, Piantedosi, Salvini, Crosetto: un governo complice del genocidio in Palestina, delle politiche di guerra, che pensa che un infermiere e una scrittrice ammazzati mentre protestavano contro ICE se la sono cercata, che parla di “remigrazione” e vuole una società divisa, spaventata, impotente, incapace di organizzarsi.

La manifestazione del 31 gennaio, però, ci dice che non è più tempo di equilibrismi. Con la posta in palio oggi, bisogna scegliere. I 50.000 scesi in piazza il 31 gennaio hanno fatto una proposta politica al Paese. Hanno indicato una strada per rafforzare e allargare l’opposizione sociale all’attuale governo. Costruiamoci in comunità. Moltiplichiamo assemblee e momenti di confronto. Costruiamo piazze in tutto il Paese. Guardiamo al futuro con ottimismo e consapevolezza.
E soprattutto: non fermiamoci a guardare il dito, se osserviamo bene la luna appare più luminosa che mai. Ne avremo bisogno in questa lunga notte.

Come ridurre l’esposizione ai campi elettromagnetici utilizzando connessioni cablate.

Clicca qui il drammatico “depliant” firmato dai due grandi esperti mondiali Prof. Hardell e Belpomme  pubblicato in tre lingue (italiano, inglese, francese) sul sito www.applelettrosmog.it. I firmatari sono in collaborazione con l’Associazione Italiana Elettrosensibili, fondata da medici italiani elettrosensibili.

Gli impatti psicologici, psichiatrici e sociologici dei social network sui giovani sono ampiamente dimostrati. Ma è anche fondamentale conoscere e proteggere i nostri concittadini, in particolare i giovani (clicca qui) dagli impatti dei campi elettromagnetici CEM:  sulle loro capacità di apprendimento e memoria, con comportamenti simili all’iperattività e ansiosi; nonchè sui  danni morfologici e funzionali al nervo ottico; fino agli impatti sulla fertilità maschile e femminile.

L’esposizione ai CEM è una questione cruciale per la salute pubblica, possibili cancerogeni secondo lo IARC, ma nessuno ne parla, i media in particolare hanno paura di perdere dei mercati pubblicitari (in un contesto in cui la posizione dell’OMS è distorta da conflitti di interesse, come spiegato nel depliant). Una gran parte della popolazione è colpita dai CEM senza esserne consapevole.

Al via la Campagna delle Uova di Pasqua

Per la realizzazione dell’ospedale di Duhla a Shengal (nord Iraq) e aiuti sanitari al Rojava. Clicca qui.


Messaggio di pace e salute a 42.511 destinatari da Lino Balza Movimento di lotta per la salute Maccacaro tramite RETE AMBIENTALISTA - Movimenti di Lotta per la Salute, l’Ambiente, la Pace e la Nonviolenza

Nel rispetto del Regolamento (UE) 2016 / 679 del 27.04.2016 e della normativa di legge. Eventualmente rispondi: cancellami.



Twitter: @paceambiente


Via Mario Preve 19/7 – 16136 Genova  cell.3470182679 lino.balza.20...@gmail.com - lino....@pec.it
Sottoscrizioni a favore della Ricerca Cura Mesotelioma: IBAN IT68 T030 6910 4001 0000 0076 215
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