Laletteratura persiana, o meglio neo-persiana, nasce a partire dall'incontro/confronto fra la tradizione persiana propriamente detta e la cultura linguistica e letteraria degli Arabi conquistatori, che abbatterono l'impero sasanide nel 640 d C. Questo evento traumatico port a grandi trasformazioni sia nella lingua (introduzione dell'alfabeto arabo) che nella letteratura (introduzione di generi e metri poetici arabi). La letteratura precedente in pahlavi, o medio-persiano, continuer essenzialmente come espressione degli ambienti zoroastriani fino al X secolo e oltre, ma l'arabo soppianter il medio-persiano come lingua delle scienze religiose, naturali e filosofiche. Gi alla fine dell'VIII secolo abbiamo i primi documenti di una lingua neo-persiana, ampiamente arabizzata nel lessico e scritta in alfabeto arabo modificato, che lentamente diviene anche lingua letteraria, soprattutto a partire dalla prima grande scuola dei poeti della corte samanide di Bukhara (X secolo). A quell'epoca in territori iranici si pu dire che gli intellettuali usassero l'arabo per trattare argomenti scientifici e religiosi e il neo-persiano per la poesia e la storiografia. Dal periodo selgiuchide in poi la letteratura neo-persiana si diffuse dalla culla centro-asiatica al resto dei territori iranici occidentali e, in seguito, grazie anche all'immenso prestigio acquistato dai suoi autori, innumerevoli cultori di questa letteratura si troveranno in un'area vastissima, dalla Istanbul ottomana sino alla Delhi dei Moghul.
Bisogna fare qui, tuttavia, una specificazione importante: gli studiosi europei, infatti, definiscono versi quelli che corrispondono nella poesia persiana agli emistichi (mezzi versi): quando gli studiosi parlano di una poesia di 80 versi, quindi, bisogner intendere che sia costituita da 40 versi doppi a rima baciata; se di 30 versi, 15 versi doppi a rima baciata, e via di seguito. Questa abitudine invalsa anche nella trascrizione delle poesie, dove gli emistichi sono riportati l'uno sotto l'altro, come fossero versi autonomi, come se il componimento fosse a rime alternate (X / A / X / A / X / A...). Non cos: i versi sono doppi e le poesie sono costituite da emistichi a rima baciata: tutti i versi, quindi, rimano fra loro (X - A / X - A / X - A / X - A....). Possono semmai rimare anche i primi emistichi fra loro, aggiungendo rime all'ordine stabilito (tipo: A-A / X-A / X-A/ X-A....), ma non pensabile che si possa uscire fuori dello schema che impone la rima a tutti i versi. Questo accade anche nel mathnavi (poema), che non composto a rime baciate, come si dice in genere (a a / b b / c c...), ma tutti dove gli emistichi rimano fra loro a coppie e dove ogni verso ha una nuova rima (a-a / b-b / c-c / d-d ...), anche se gli emistichi appaiono trascritti spesso l'uno sotto l'altro.
Il ghazal un tipo di componimento di lontana origine araba, nato come una variazione della qaside, ma divenuto principe in quella persiana: la qaside si apre infatti con un preludio amoroso (nasib) che lentamente, intorno al IX secolo, divenne un genere indipendente, il ghazal appunto. Il ghazal un tipo di componimento breve, dai 5 a 15 versi, tipo un sonetto, di carattere bacchico o erotico in cui il poeta si atteggia ad amante (ʿasheq) di un'innominata e pressoch ineffabile persona amica, dalle sfuggenti fattezze, in cui si son voluti riconoscere personaggi disparati, i pi frequenti e tradizionali dei quali sono il principe-patrono e la divinit[1]. Nella forma ha conservato lo stesso schema della qasida: tutti i versi sono doppi e rimano fra loro, tranne il primo, nel quale rima anche il primo emistichio (a-a / x-a / x-a / x-a...). Nell'ultimo verso, nella struttura classica almeno, il poeta inserisce a mo' di firma il proprio pseudonimo poetico (takhallos).
Il mathnavi il poema lungo, dalle centinaia di versi fino alle decine di migliaia, in versi doppi, dove tutti gli emistichi rimano a coppia fra loro e ogni verso ha una rima diversa (a-a, b-b, c-c, d-d...), di vario argomento: epico, romanzesco, mistico, satirico, didattico ecc. . un genere nuovo inventato dai Persiani, assente nella poesia araba classica, che tratteremo a seconda dell'argomento:
Gli inizi della prosa persiana sono rappresentati da traduzioni dall'arabo di opere religiose, come ad esempio il Tafsīr o esegesi del Corano, di traduttore anonimo e il Taʾrīh al-Mulūk wa al-Anbiyāʾ (Cronaca dei re e dei profeti, alquanto rielaborata dal traduttore Balʿami, X secolo), i cui originali erano entrambi opere del persiano Ṭabarī (m. 923) che scriveva per in arabo. A queste si possono aggiungere altre opere scientifiche di astronomia, di farmacologia o di geografia come le ʿAjāʾib al-Buldān (Le meraviglie dei paesi) di Abū l-Moʾayyad di Balkh (X secolo), e di storia come l'anonimo Taʾrikh-e Sistan (Storia del Sistan) scritta a met dell'XI secolo In seguito si sviluppano vari generi:
Di tono satirico, esemplarmente rappresentata dalla raccolta di aneddoti ameni e barzellette spesso esplicitamente pornografiche Resale-ye delgosha ("Dissertazione letifica") del citato 'Obeyd Zakani di Shiraz, che prende di mira gli ambienti corrotti e le ipocrisie della nobilt cortigiana e soprattutto del clero di Shiraz.
A differenza dei precedenti, i paragrafi seguenti non si muoveranno secondo i diversi generi letterari ma secondo i vari periodi storici, per facilitare la comprensione generale dell'argomento, dei percorsi artistici, dei generi, delle tendenze stilistiche e delle singole figure poetiche. Si tenga presente che il sistema dei generi persiani classici rimarr immutato dal IX secolo al XVIII secolo e oltre, praticamente mille anni. Solo nel XIX secolo, infatti, sotto la dinastia Qajar, il sistema tradizionale dei generi ha iniziato a vacillare e ha lasciato spazio ai generi moderni 'europei' (commedia, romanzo, dramma sacro etc...).
Finch l'impero arabo fu in espansione sotto la dinastia degli Omayyadi (661-750), gli Arabi riuscirono a tenere abbastanza saldo il potere attorno alla capitale di Damasco. Tuttavia, appena terminato il ritmo spettacolare delle conquiste e che la capitale fu spostata a Baghdad sotto la dinastia degli Abbasidi (nel 750, che aveva preso il potere grazie all'appoggio dei persiani), i vari popoli in seno all'impero, ormai arabizzati e islamizzati, rialzarono il capo. Di fatto il califfo divenne dopo al-Mutawakkil, un'autorit puramente formale sul piano politico a 100 anni dalla fondazione dell'impero, e non appena la capitale venne spostata a Baghdad, la classe dirigente divenne persiana anche se di lingua araba (uno per tutti il celebre poeta arabo Abu Nuwas).
Intorno all'800 in sostanza (anche) la Persia era gi passata di fatto sotto il dominio di altri signori, solo formalmente soggetti al califfo, la dinastia iranica dei Samanidi, con capitale a Bukhara, in Transoxiana (odierno Uzbekistan), che dar avvio al millenario dominio straniero, specie turco, in Persia.
Nel 1037 il turco selgiuchide Toghrul Beg penetra in Persia, spodesta gli ultimi Ghaznavidi, giunge a Baghdad a minacciare il califfo e lo costringe a farsi riconoscere come sultano di Persia, creando in questo modo un regno autonomo soggetto solo religiosamente al califfo sunnita. Del quale, anzi, i selgiuchidi, signori in breve di tutto l'impero fino alla Siria e all'India, divengono i protettori.
La dominazione mongola dura tre secoli che storicamente e politicamente si possono dividere in due periodi: il primo (1219-1380) comprende la dominazione instaurata sulla Persia dai Hulagu Khan, nipote di Gengis Khan, che intorno al 1219 aveva iniziato ad invadere le province dell'Iran orientale, nel 1258 aveva espugnato Baghdad, ucciso l'ultimo califfo, e aveva trasformato l'Iran in un khanato mongolo; khanato, per altro, non solo destinato a divenire entro breve autonomo da Pechino ma anche politicamente effimero poich destinato a frantumarsi in un insieme di piccole citt stato e province indipendenti sotto l'egemonia dei discendenti di Hulagu, estinti nel 1380.
Questa fu per la cultura persiana l'et dello splendore, nella quale il genio iranico si espresse al massimo dopo i gi eccellenti risultati dell'et selgiuchide. Si accentua in questo periodo al massimo la tendenza al simbolismo: l'et della grande poesia mistica per cui l'Iran famoso nel mondo. Decade lentamente la qaside panegiristica, quindi, in favore del ghazal d'amore, del mathnavi mistico e della grande prosa storica.
La seconda fase classica (1380-1501), invece, inizia col grande turco Tamerlano, il signore di Samarcanda che, estinti i discendenti di Hulagu, riconquisto' per s tutta la Persia facendone il cuore di un gigantesco impero, e termina, anche in questo caso, con le vicende dei suoi successori, i Timuridi, estinti nel 1501.
L'et safavide dura due secoli e corrisponde alla nascita dell'Iran moderno: fu Sci Isma'il, infatti, ipotetico discendente dei sassanidi sebbene fosse turco azeri, a fondare la nuova dinastia da Esfahan e a dare alla Persia una sua specifica identit in seno all'ecumene islamica: egli fece leva da un lato sull'aspetto etnico (essendo i persiani ariani) e dall'altro su quello religioso, facendo convertire la Persia, unico fra i paesi islamici, allo sciismo. L'et safavide fu un'era di splendore in cui l'influenza culturale della Persia sull'oriente, come paese dell'eleganza e del gusto, giunse al suo apice, specie in India, in quei secoli regnata dalla dinastia dei Moghul (Mongoli) di schietto gusto persiano: esempio ne il celebre Taj Mahal, di chiaro gusto safavide.
La maggior parte dei poeti persiani di questo periodo infatti visse e lavor presso Delhi e Lahore. Lo stile che contraddistingue questa epoca non poteva svilupparsi, d'altronde, che fuori dalla Persia, essendo uno stile fuori dai modelli classici. La poesia diviene ora complessa e lambiccata, il senso dell'equilibrio si perde volutamente, le rigorose associazioni metaforiche della poesia classica divengono arbitrarie e inusitate, mentre le immagini vengono miniaturizzate e descritte in modo sempre pi preciso venendo ad inserire in poesia una miriade di oggetti e di parole nuove; comune la tendenza ad utilizzare personificazioni di cose o di entit astratte, specie di stati d'animo o di movimenti.
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