Coraline e la porta magica (Coraline) è un film d'animazione horror in stop-motion del 2009 diretto da Henry Selick e prodotto da Laika Entertainment. Il film è basato sul racconto Coraline, scritto da Neil Gaiman ed illustrato da Dave McKean, pubblicato in Italia dalla Arnoldo Mondadori Editore nel 2002.
La nonna di Wybie aveva una gemella identica, scomparsa ancora bambina ed ha proibito al nipote di entrare a Pink Palace per qualche particolare motivo che però il ragazzo preferisce non rivelare. Lo stesso Wybie, un giorno, regala a Coraline una strana bambola somigliante a Coraline stessa, dicendole di averla trovata nel baule della nonna. Un giorno, esplorando l'appartamento, Coraline scopre una porticina murata e ricoperta di carta da parati che fa aprire a sua madre.Non appena apprende che è murata non le dà troppo conto, ma la notte seguente i mattoni svaniscono e dei topolini attirano la bambina verso la porta: dopo aver attraversato un tunnel, Coraline si ritrova in una casa uguale alla sua, ma più bella e colorata. Ben presto conosce due persone identiche ai suoi genitori, ma con dei bottoni cuciti sul viso al posto degli occhi, che la riempiono di attenzioni: la madre le cucina deliziosi manicaretti ed il padre suona il piano e le canta splendide canzoni. Dopo essere andata a letto, Coraline si sveglia il mattino seguente e si ritrova nella sua vera dimensione, come se avesse fatto un sogno.
La ragazzina prova a tornare nella dimensione reale, ma non appena entra in salotto dove si trova la porta magica, trova ad attenderla l'altra madre che ha trasformato un mobile in un insetto gigante per sbarrarle il passaggio. Coraline le impone di lasciarla andare e la donna va su tutte le furie, assumendo così in parte le sue vere sembianze, ossia quelle di una orribile megera alta e scheletrica, e rinchiudendo la ragazzina in uno specchio, dietro al quale si trova una stanza buia e umida con un letto. Qui scopre i fantasmi di tre bambini, che le rivelano tutto: l'altra madre è un malvagio essere che si nutre dell'anima dei bambini; li attira viziandoli per poi cucirgli dei bottoni sul viso e strappargli gli occhi e infine divorarli e succhiargli la vita. I tre bambini fantasma sono le precedenti vittime dell'altra madre. A differenza di Coraline loro furono viziati da tutto quello che gli regalò l'altra madre; desiderosi di avere sempre di più si fecero cucire i bottoni sugli occhi. L'altra madre però, stanca di loro, alla fine divorò i loro corpi e le loro vite e rinchiuse i loro spettri nella stanza. Coraline si prefigge infine l'obiettivo di sconfiggerla e gli altri bambini le chiedono di riuscire a trovare i loro occhi spirituali per potere finalmente essere liberati; Coraline promette che li troverà per liberarli.
Coraline, seppur terrorizzata, riesce a tornare nel mondo reale aiutata dall'altro Wybie; tuttavia, qui si accorge che i suoi genitori sono spariti. Quella notte il gatto di Wybie le fa capire che sono stati rapiti dall'altra madre per attirare di nuovo Coraline da lei. La bambina si fa coraggio e l'affronta per liberare i propri genitori, e trovare gli occhi dei bambini fantasma, proponendole di fare un gioco: se riuscirà a trovare sia gli occhi dei bambini fantasma che i suoi genitori, Coraline e questi ultimi potranno andarsene via, in caso contrario resterà per sempre con lei. Con l'aiuto di un amuleto donatole da Mrs. Spink e Mrs. Forcible e grazie al gatto nero, Coraline riesce a trovare gli occhi dei bambini e, per pura fortuna, riesce a trovare anche i genitori rinchiusi in una boccia di cristallo. Coraline distrae l'altra madre lanciandole addosso il gatto e infine riesce a fuggire, ma la megera tenta di afferrare Coraline che però le sbatte la porta in faccia mozzandole una mano.
La mano del mostro però è viva e segue Coraline per rubarle la chiave della porta e riportarla alla sua padrona. Coraline, grazie all'aiuto di Wybie riesce a vincere nuovamente, dopo che il ragazzo distrugge la mano con una grossa pietra e insieme gettano i suoi pezzi, insieme alla chiave e alla pietra, in un pozzo molto profondo. Quella stessa notte Coraline incontra il gatto di Wybie con cui fa pace e gli chiede scusa per averlo gettato in faccia all'altra madre. L'incubo è finito, le anime dei bambini sono finalmente libere e Coraline ha imparato la lezione: bisogna accettare quello che si ha, anche se non è perfetto, per cambiarlo poco alla volta dall'interno, piuttosto che fuggire.
Nonostante abbia apportato alcune modifiche alla storia e ai personaggi, il regista ha tenuto a sottolineare di aver mantenuto il più possibile i toni gotico-fiabeschi del racconto.[4]Fin dall'inizio per doppiare la piccola protagonista fu scelta Dakota Fanning e in seguito l'attrice Teri Hatcher per dare la voce alla madre di Coraline e all'altra madre. La colonna sonora fu affidata a Bruno Coulais, con la partecipazione dei They Might Be Giants (TMBG) nel brano Other Father Song. I They Might Be Giants scrissero dieci canzoni per il film, ma le altre nove furono rifiutate quando venne scelto un tono più malinconico per la colonna sonora. Le composizioni di Coulais includono delle parti corali cantate in una lingua senza senso.
Coraline Jones finds she has to adapt to life in the Pink Palace apartments, an old house in Ashland, Oregon, after moving from Pontiac, Michigan. Her stay-at-home parents, Charlie and Mel, ignore her, constantly busy with their work. She crosses paths with a black cat and Wyborne "Wybie" Lovat, the landlady's grandson, who leaves her a lookalike ragdoll. It leads Coraline to a small door with a brick wall behind it. That night, a jumping mouse leads Coraline back to the door, now a portal leading to the Other World, an alternate universe where her parents' button-eyed doppelgängers lavish her with food and attention.
Un viaggio spaziale: la scelta del tema.(CR) Dopo anni dedicati allo studio dell'Architettura e alle sue mille sfaccettature, acquisendo nel tempo una padronanza crescente della materia, si corre il rischio di perdere di vista un quesito di primaria importanza, ovvero come l'architettura venga percepita dai non addetti ai lavori. L'architetto potrebbe paradossalmente trovarsi nella medesima svantaggiosa posizione di una sonda spaziale che tentasse di tracciare i confini della galassia dal suo interno. Seppure la metaforica sonda fosse dotata di potenti strumenti di analisi, utili all'estrapolazione e alla rielaborazione dei dati, le mancherebbe comunque la visione d'insieme (il colpo d'occhio) di una sua corrispettiva molto meno sofisticata ma che si trovasse in un punto di osservazione esterno.(CR) L'architettura è per sua natura aperta alla fruizione globale, perciò l'architetto non può e non deve eludere una domanda di tale importanza. Come può dunque superare lo stallo del punto di osservazione interno? Per tornare alla nostra allegoria spaziale, è necessario trovare un corpo celeste in grado di operare da fionda gravitazionale , scagliandoci con forza a una lunga distanza in brevissimo tempo. E' ovvio che la scelta di questo planetoide debba essere molto oculata, infatti a seconda della sua tipologia ci troveremmo in punti di osservazione della nostra galassia assai differenti, la medesima cautela va adottata per la rotta di avvicinamento alla sua orbita, poiché esiste il rischio concreto di precipitare verso la sua superficie o addirittura di essere scagliati troppo lontani, ritrovandoci alla deriva nello spazio cosmico.