
Newsletter Febbraio 2026
La tragedia di Crans-Montana ci interpella
A distanza di un mese da quella tragica notte di capodanno, riflettiamo.
L’opinione pubblica ha preso coscienza di quante inadempienze, di quanti errori umani sono all’origine dell’incendio che ha causato la morte e il ferimento di un numero inaccettabile di giovani.
Abbiamo preso coscienza
anche di una significativa
solidarietà, insolita ma possibile, tra
i genitori delle vittime, tra i soccorritori, gli ospedali,
i medici, le autorità civili. Per non parlare di coloro, fra
i ragazzi e il personale del locale, che hanno rischiato la
vita quella notte per cercare di salvare altri e magari
hanno perso la propria.
Anche chi, come me, non aveva parenti o amici direttamente
coinvolti si è sentito colpito personalmente da questo
dolore: li abbiamo sentiti come
figli nostri stroncati nell’età dei
sogni, della progettazione del futuro, dell’amore, della
bellezza.
La morte dei giovani ha sempre un sapore innaturale e di ingiustizia. È vero che ogni giorno nel mondo qualche giovane, qualche bambino innocente muore per molteplici ragioni, e non ci facciamo caso più di tanto; forse ci siamo persino abituati ad ascoltare, mentre siamo a tavola e guardiamo la tv, che ogni giorno nei luoghi dove c’è guerra muoiono decine di persone, senza per questo perdere l’appetito.
Ma la morte di 40 giovani tutti insieme, che a capodanno, nel cuore di una festa molto partecipata, - proprio quando pensi di aver in mano le leve della felicità presente e futura, - sono bruciati vivi in una città e una nazione che riteniamo sviluppata e sicura, ci ha scossi violentemente. Su di noi ha avuto l’effetto di uno schiaffo che concentra la nostra attenzione su una realtà che tendiamo a rimuovere: siamo creature limitate, fragili, mortali.
Siamo stati tutti giovani e ricordiamo che a quell’età si cerca la felicità, la bellezza, la forza, l’amore. Il cuore è alla ricerca dei sentimenti, il corpo fa sentire le sue pulsioni, la ricerca di un senso della vita che non si accontenta di studiare, lavorare, mangiare ricominciando da capo ogni giorno. Sono sentimenti fondamentali che il Signore ha regalato a ciascuno di noi, li ha scritti Lui nel nostro cuore.
Sant’Agostino lo esprime meravigliosamente: “Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. La sete di felicità è sete di Dio,
nessuna esperienza umana può soddisfarci totalmente. Nessun amore umano può bastarci: siamo fatti per l’infinito.
Gesù ha insistito nel dirci che la buona notizia era proprio che anche Lui condivide questo anelito a questa sete di felicità definitiva, eterna, che supera la realtà terrena per trovare pieno adempimento nell’incontro, al di là della morte, con il suo Amore, la sua Misericordia infinita.
“E non temete quelli che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può far perire l'anima e il corpo nella geenna”.
E dove era Dio nel momento dell’incendio?
Dio piangeva con noi nel vedere che tanti errori umani interrompevano la crescita fisica di questi ragazzi e ragazze, ma li accoglieva con amore nel suo abbraccio e dava loro in pienezza la felicità che cercavano. Potrei osare di affermare che in quella tragedia con tanta stupidità umana, che smentiva la nostra presunzione di salvarci da soli con la tecnologia e il progresso, l’unico che è sicuramente stato fedele alle sue promesse di felicità eterna, così vive nel cuore di tutti giovani, è stato proprio Dio che non manda castighi e non gioisce delle nostre disgrazie, perché Lui è solo Amore, Amore materno, Misericordia.
Mi piace pensare che ora dal cielo questi nostri figli strappati al nostro cuore, ora, nella pienezza della luce e dell’amore vero, saranno gli angeli protettori dei loro genitori e li aiuteranno a percorrere quell’unica strada che permetterà loro di ricongiungersi per un abbraccio che non finirà mai.
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