
Newsletter di agosto 2026
15 agosto: Festeggiamo l’Assunzione di Maria.
Il 1º novembre 1950 il papa Pio XII, avvalendosi dell'infallibilità papale, proclamò il dogma con la seguente formula: «La Vergine Maria, completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo»
Rallegriamoci tutti nel Signore, celebrando la grande festa dell’assunzione della vergine.
Trascrivo l’Omelia fatta nel 1948 da Don Giuseppe Quadrio, sacerdote salesiano, tutto di Gesù e di Maria, morto a 42 anni, di cui è avviato il processo che porterà – speriamo - alla dichiarazione di Santità.
«Dall’alto del legno della croce, Gesù agonizzante, abbandonato da tutti, vide accanto a sé sua madre e il discepolo prediletto. Gli occhi del Figlio morente si incontrarono negli occhi della Madre schiantata dal dolore ed egli, con l’ultimo filo di voce, disse: «Mamma, ecco tuo figlio». E rivolto a Giovanni: «Ecco tua madre».
Da quel terribile, memorabile giorno, Maria e Giovanni non si separarono più. Salito Gesù al cielo, essa rimase a vegliare sui primi passi della chiesa nascente. Quando gli apostoli tornavano dai loro viaggi, si stringevano attorno a Maria, raccontavano a lei le loro peripezie, le persecuzioni, le calunnie delle quali erano fatti oggetto. Ed essa consolava i loro dolori, curava le pene, asciugava le lacrime. Poi i viaggi diventarono più lunghi, qualcuno non tornò più. Maria rimase sola con Giovanni. Chi potrà descrivere quella vita, le ore di preghiera, le estasi, gli slanci d’amore, le comunioni ricevute dalle mani di Giovanni? Finché venne la sua ultima ora.
Come avvenne la sua morte?
Una cosa è certa. Non poté venire né per malattia, né per vecchiaia. Essa era esente dal peccato originale, perciò anche dalle malattie, che ne sono la pena e la conseguenza. Nessuna delle malattie, né lievi, né gravi, che tormentano, flagellano e torchiano la nostra povera carne peccatrice, sfiorò o contaminò le carni immacolate di Maria.
E neppure la vecchiaia, che, in fin dei conti, è una malattia. Quindi Maria era come un fiore che non può appassire né sfiorire. Il vigore e la bellezza giovanile in lei non diminuiva col tempo, né gli anni la deturpavano, né la intaccavano minimamente. Nessuna traccia lasciavano in lei, che si manteneva in una giovinezza perenne senza declino, in una primavera senza tramonto.
E allora come poteva morire Maria? Come e perché è morta?
E morta d’amore.
L’amor di Dio, che fin dai primi anni aveva invaso e occupato tutte le fibre del suo cuore, quest’amore di anno in anno si era fatto più forte, più gagliardo, più intenso, più prepotente ed irresistibile. Quest’amore l’andava sempre più investendo, bruciando, consumando, come il fuoco penetra il ferro, l’arroventa, lo rende incandescente, lo liquefa.
Era come la candela che la fiamma man mano consuma, strugge, annienta. Finché, a un certo punto, l’amore prevalse e spezzò i legami che tenevano unita l’anima al corpo. Finché, a un certo punto, in un’estasi d’amore, brevemente, placidamente, senza ombra di dolore, di violenza, essa s’addormentò in Dio. L’amore aveva vinto, il corpo aveva ceduto e lasciata libera l’anima, che volò nell’amplesso di Dio. …»
(L’omelia continua e potete trovarla a questo link: https://filedn.eu/lr6ivnAKq9iJ5RV2R8hNsUQ/varie/Omelia_don_Quadrio_Assunta.pdf)
Preghiamo
Madre di Dio, Vergine Immacolata, Assunta in cielo,
Madre della Chiesa, Madre della Misericordia,
porta tutti i tuoi figli
nel cuore di Cristo Redentore
che è presente in mezzo a noi.