Perché il maxi impianto agrivoltaico a Reggio Emilia fa (molto) discutere.

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Comitato Ampugnano

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Feb 5, 2026, 3:15:03 PMFeb 5
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L’impianto agrivoltaico proposto nel Padule di Rosia e’ 18,3 volte piu’ grande di questo “maxi” impianto a Reggio Emilia che fa tanto discutere e che e’ pure piu’ piccolo del maxi-impianto proposto nel demanio aeroportuale ad Ampugnano. Articolo che spiega la posizione dei Comuni.


Perché il maxi impianto agrivoltaico a Reggio Emilia fa (molto) discutere. “Nessuno non può fermarlo”

I 12.740 pannelli verranno stesi su 13 ettari (ossia 19 campi da calcio) di prezioso pascolo da Parmigiano Reggiano. Sono tutti contrari: il Pd non lo vuole, gli agricoltori denunciano speculazioni e il centrodestra chiede maggiore trasparenza. La Regione Emilia-Romagna annuncia una nuova legge

Pannelli fotovoltaici e allevamento di bestiame possono convivere? Il maxi campo di Reggio Emilia sta diventando un caso

Pannelli fotovoltaici e allevamento di bestiame possono convivere? Il maxi campo di Reggio Emilia sta diventando un caso

Reggio Emilia, 4 febbraio 2026 – Un campo agrivoltaico grande oltre tredici ettari (l’equivalente di 19 campi di calcio) si appresta a comparire in via Bosco sulle campagne tra Giarola, Sabbione e Gavasseto, comune di Reggio Emilia. E non è un’area qualsiasi: è una di quelle (preziosissime) adibite a pascolo per la produzione del Parmiggiano Reggiano. E la polemica infuria.

Cos’è l’agrivoltaico

Ma cominciamo dall’inizio: l’agrivoltaico è un nuovo approccio di produzione di energia che prevede pannelli fotovoltaici sopraelevati (da 2,2 a 5 metri) o sistemati tra i filari: questo – almeno sulla carta – consente il passaggio di macchinari agricoli e la protezione delle colture, con l’esplicito intento di ottimizzare l’uso del suolo. Insomma, sullo stesso terreno convivono la produzione agricola e quella energetica, per di più rinnovabile.

L’agrivoltaico di Reggio Emilia: le autorizzazioni

Nonostante le aspre polemiche, l’iter autorizzativo per la realizzazione dell’impianto proposto da Atlas Solar 18, azienda di Udine, sembra impossibile da fermare.

Il Comune alza le mani, dichiarandosi disarmato di fronte a poteri che sono prettamente nazionali. Il Pd locale insorge: questo campo non s’ha da fare; il centrodestra intima alla maggioranza  di intervenire e alla Regione Emilia-Romagna di verificare la bontà dell’intervento.

Nel frattempo, il confine tra la scelta etica di affidarsi a fonti rinnovabili e il rischio di deturpare l’ambiente esistente si fa sempre più labile. Ma come sarà questo campo agrivoltaico? E perché i Comuni non hanno la possibilità di mettere un veto unilaterale al progetto?

Come sarà il campo a La Giarola: le specifiche del progetto

Secondo il progetto presentato da Atlas Solar, il campo agrivoltaico de La Giarola si estenderà su una superficie di 13,2 ettari e sarà composto da 12.740 pannelli. L'area agricola interessata si trova a Sud Est della città, distante meno di 8 chilometri dall'agglomerato urbano.

L’impianto avrà una potenza di 9,11 Megawatt di picco (Mwp) con un cavidotto interrato di circa 5 chilometri per trasferire l'energia prodotta alla rete di distribuzione comunale.

È quanto riportato nella documentazione inviata da Atlas Solar alla Regione, perché l'intervento interessa il ‘Sito Natura 2000’ che comprende le aree ‘Rio Rodano, Fontanili di Fogliano e Ariolo e Oasi di Marmirolo’.

A questo proposito la Regione ha espletato una procedura di screening di incidenza ambientale, da cui si evince che "il progetto in oggetto non determina incidenza negativa significativa sul sito della Rete Natura 2000 interessato". Il che significa che non sarà a costo zero.

Il piano colturale indicato da Atlas Solar, però, "si impegna a mantenere sia l'indirizzo produttivo attuale sia la scelta di specie vegetali di qualità compatibili con quanto richiesto dal Disciplinare del Parmigiano Reggiano".

Cosa può fare l’amministrazione locale

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Il maxi impianto agrivoltaico fa molto discutere a Reggio Emilia

Di fatto, il Comune ha un margine di manovra molto stretto in virtù del Decreto Aree Idonee. Nato dal recepimento delle direttive europee sulla transizione energetica, che è materia di competenza dello Stato, lo scopo del decreto è distinguere dove è possibile realizzare impianti di energia rinnovabile e dove no. Spetta poi alla Regione mappare il territorio, secondo criteri stabiliti dal Mase (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica).

Nel caso specifico dei terreni agricoli coltivabili e dell’agrivoltaico a rendere idonea un’area sono innanzitutto le distanze: ad almeno 500 metri da un bene culturale ed entro 500 metri rispetto a una zona industriale (limite che di recente è sceso a 350 metri).

La protesta di Comune e Regione: regole troppo permissive

Regione e Comune puntano il dito sulle maglie larghe del decreto: sostengono che così un’area può diventare idonea con estrema facilità, lasciando campo libero alle aziende interessate, mentre le autorità territoriali restano con le mani legate al cospetto della normativa nazionale.

Quando un’area è idonea, inoltre, può godere di procedure autorizzative accelerate. Quella finora più utilizzata è la PAS (Procedura Abilitativa Semplificata), perché è di fatto l’opzione più veloce. E l’interlocuzione, in questo caso, avviene tra l’azienda proponente e il solo Comune.

Una volta presentata la pratica, il Comune ha 30 giorni per verificare la documentazione e dare un parere favorevole o negativo, altrimenti scatta il silenzio-assenso e i lavori possono partire. Al netto di azioni molto precise come segnalare errori procedurali nella pratica, che può comunque essere ripresentata, al Comune resta poco da fare.

Il ricorso al Tar è un’opzione legata ad alcune violazioni molto specifiche, per cui il gioco deve valere la candela (anche in termini di spese legali). Chiaramente se l’area scelta è valutata come ‘non idonea’ lo scenario si semplifica. Diverso è se risalendo a monte, fino ai criteri dettati dalla normativa nazionale, l’area è ritenuta idonea: l’iter allora può essere quasi sempre rallentato, ma non interrotto.

Mammi (Regione): "Servono regole chiare"

“Siamo ovviamente favorevoli a produzione e impiego di energia da fonti rinnovabili, ma servono regole chiare”, tuona l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi che aveva approvato lo scorso maggio una legge con criteri stringenti sulla realizzazione dei cosiddetti parchi agrivoltaicisospesa poi da una sentenza del Tar del Lazio. Il governo ha proposto un nuovo decreto solo poche settimane fa, "ma è lacunoso".

A sollecitare la Regione affinché rafforzi i criteri di tutela del suolo agricolo sono (anche) il Pd reggiano e il gruppo dem in Consiglio comunale, per i quali il progetto di Atlas Solar "non corrisponde ai criteri di sviluppo sostenibile del territorio".

"Esprimiamo un parere contrario all'impostazione data dalla norma nazionale che permette la realizzazione di impianti come quello de 'La Giarola' - proseguono -. È necessaria una revisione normativa urgente, che consenta ai Comuni di poter intervenire con gli strumenti adeguati a tutela del territorio", per evitare "di dare spazio a operazioni speculative".

Il centrodestra: “Più trasparenza sull’impatto ambientale”

Il consigliere regionale Alessandro Aragona (FdI) ha presentato un’interrogazione per "fare chiarezza sulla modalità di realizzazione del nuovo impianto". Nello specifico, per capire "quali azioni siano state attivate nell’immediato, in concerto con il Comune, per garantire trasparenza, tracciabilità dell’intero iter e adeguata informazione per i cittadini coinvolti”.

Aragona chiede inoltre "quali attività sono state adottate per garantire, oggi e nel corso del tempo, gli impatti ambientali e le ricadute dell’intervento in oggetto".

Contestualmente, i consiglieri regionali del Pd Andrea Costa, Anna Fornili, Elena Carletti e Maria Laura Arduini si schierano a difesa del Comune di Reggio, accusando il centrodestra di mandare avanti "una polemica strumentale e profondamente incoerente".

La sfida della transizione energetica "non può essere subita dai territori - proseguono -. Servono norme chiare sulle aree idonee, che restituiscano a Regioni e Comuni reali strumenti di pianificazione e valutazione, tutelando le aree agricole di pregio e le produzioni di qualità".

La Cia (Agricoltori Italiani): rischio speculazioni

"Parliamo di oltre 13 ettari di campagna in una zona fertile, storicamente agricola. È sbagliato considerare questi interventi automaticamente ‘di pubblica utilità’ senza una reale pianificazione che tenga conto del valore strategico del suolo agricolo".

A lanciare l’allarme è Lorenzo Catellani, presidente di Cia - Agricoltori italiani Reggio, secondo il quale questa costante pressione sui territori agricoli rischia di compromette "pezzi interi di territorio produttivo".

Una ferma critica va anche verso il comportamento commerciale delle società energetiche: "Ogni settimana agli imprenditori agricoli arrivano offerte per l’acquisto dei terreni a prezzi anche tripli rispetto al valore agricolo reale - dice il presidente -. È una strategia estremamente aggressiva, che altera il mercato fondiario. Quando il valore della terra viene deciso dall’energia e non dall’agricoltura, il sistema è già fuori equilibrio", chiosa Catellani.

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Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano – Siena


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