In Sardegna forte il pressing di Ryanair per la cancellazione della tassa, con la minaccia di lasciare l'Isola, ma gli esperti avvertono che l'eliminazione ha varie ombre, non solo luci, con la possibile conseguenza di distorcere la concorrenza nazionale a causa dell'assenza di una regia statale unitaria
La battaglia sull’addizionale comunale sui diritti d’imbarco torna a infiammare il dibattito sul trasporto aereo in Sardegna. Una tassa da circa 6,50 euro per ogni passeggero in partenza che le compagnie low cost, con Ryanair in testa, chiedono da tempo di cancellare, indicandola come un freno alla competitività dell’Isola e allo sviluppo di nuove rotte. Ma dietro lo scontro politico e mediatico si muove una partita molto più complessa, che coinvolge bilanci pubblici, strategie commerciali dei vettori e l’equilibrio del sistema aeroportuale sardo. La Regione Sardegna, finora, ha scelto la prudenza: l'abolizione dell’addizionale comporterebbe un mancato gettito stimato in circa 34 milioni di euro l’anno, una cifra che pesa sui conti pubblici e che rende difficile un intervento secco senza coperture. Per questo l’assessorato dei Trasporti, ora guidato da Barbara Manca, ha aperto solo a ipotesi graduali, valutando una sospensione nei mesi di bassa stagione, legata a reali incrementi di voli e capacità, soprattutto nei periodi invernali. Il motivo è che spetterebbe alla Sardegna coprire i mancati introiti per l'erario statale.
Un “bazooka” in mano a Ryanair
E se da un lato il colosso Ryanair promette investimenti miliardari e milioni di passeggeri in più se la tassa fosse abolita, dall'altro l'analisi tecnica di esperti e consulenti rivela che dietro la promessa di tariffe più basse si nasconde un meccanismo capace di stravolgere il mercato aereo sardo. Il rischio reale non è solo finanziario, ma sistemico, e potrebbe portare a quello che alcuni definiscono un vero e proprio "suicidio assistito" per gli scali dell’Isola, in particolare per quello di Cagliari. A chiarire questa tesi è Sandro Usai, analista e consulente, per lui i temi che incrociano trasporti e turismo sono pane quotidiano. Per Usai con l'abolizione della tassa addizionale in Sardegna si otterrebbe il cosiddetto “effetto bazooka”: “Se l’argomento principale a favore dell’abolizione è il risparmio per il viaggiatore - spiega Usai a CagliariToday - l’analisi dei flussi finanziari racconta una storia diversa”. Per Usai, "i vettori low cost si troverebbero un tesoretto da utilizzare per sviluppare strategie commerciali e comporre tariffe concorrenziali sul mercato nazionale", ma questo vantaggio difficilmente verrebbe girato interamente ai passeggeri. Mentre per i residenti in continuità territoriale il risparmio di 6,50 euro sarebbe diretto e trasparente, per tutti gli altri viaggiatori la tariffa rimarrebbe ostaggio dei sistemi di gestione dinamica dei prezzi delle compagnie. Usai è categorico su questo punto: "È verosimile ipotizzare che l’abolizione dell’addizionale solo in parte si trasformerà in tariffe più basse. Il resto porterà un maggiore ricavo per ogni sedile venduto". Di fatto, per Ryanair sullo scalo cagliaritano questo si tradurrebbe in un vantaggio fiscale di circa 10 milioni di euro, Aeroitalia guadagnerebbe 4,2 milioni (metà per quanto riguarda i residenti che vanno riversati come riduzione del costo del biglietto), mentre EasyJet 570mila ero che sarebbero riversate nel sistema di revenue management (gestione dei ricavi).

Per Usai il “tesoretto” di Ryanair diventerebbe così un’arma impropria: "L’abolizione diventa un bazooka nelle mani di Ryanair che così aumenterà la capacità di piegare i concorrenti che si azzardano a competere sulle stesse tratte". Il rischio è massimo all'aeroporto di Cagliari-Elmas, che negli ultimi dieci anni ha visto crescere la propria dipendenza dal colosso irlandese fino a raggiungere quote di mercato che alcuni esperti definiscono preoccupanti: il 90% sui voli nazionali (escluse le rotte in continuità territoriale) e il 62% su quelli internazionali. Accettare l'abolizione della tassa potrebbe portare verso un ‘suicidio assistito’ per lo scalo cagliaritano, consegnando definitivamente le chiavi della mobilità del sud Sardegna a un unico soggetto privato. Una strategia opposta è stata invece seguita dagli altri due scali, in particolare Olbia, che ha limitato lo spazio concesso alle low-cost per mantenere un equilibrio tra diversi vettori e non cadere nelle loro mani, che sta estendendo la stessa filosofia anche allo scalo di Alghero (controllato dalla stessa gestione unica della nuova società Nord Sardegna Aeroporti, che ha F2i come principale azionista), i vertici hanno infatti di recente sottolineato pubblicamente di essere contrari all'abolizione, consapevoli che Ryanair, una volta ottenuto questo vantaggio, passerebbe subito a nuove pretese economiche.
Sullo sfondo di questa battaglia locale emerge con forza la necessità di una regia nazionale. Attualmente, diverse regioni (Calabria, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia) hanno abolito la tassa in autonomia, anche se hanno privilegiato i loro scali minori, creando una distorsione di mercato. Mentre i grandi scali nazionali si sono guardati bene dal toccare la tassa, per non subire impatti insostenibili sui bilanci regionali. Ryanair così approfitta di questa frammentazione per spingere i propri collegamenti verso gli aeroporti disperati che eliminano i balzelli, dove può incamerare margini di profitto più alti per ogni sedile venduto. Per evitare questa frammentazione, la proposta che arriva dai tavoli tecnici è quella di un intervento dello Stato che fissi il gettito a livello centrale (attualmente delle 6,50 euro pagate, ben 5 euro finiscono all'Inps per interventi assistenziali e previdenziali, mentre solo una quota minima resta ai comuni aeroportuali) e utilizzi la crescita del traffico aereo per ridurre gradualmente la tassazione per tutti i passeggeri d'Italia, garantendo un sistema più certo e competitivo. Per questo motivo, esperti come il professor Andrea Giuricin suggeriscono che la decisione non dovrebbe essere lasciata alle singole regioni.
In attesa di una normativa nazionale, però la Regione Sardegna studia le carte e sta valutando la sospensione della tassa solo per la stagione invernale. Questa misura avrebbe un costo sostenibile per le casse regionali e punterebbe a migliorare la connettività per studio, lavoro e salute, evitando però di sovvenzionare ulteriormente l'eccessiva pressione turistica dei mesi estivi. A opporsi all'abolizione della tassa anche Maria Laura Orrù, sindaca di Elmas, Comune sede dello scalo cagliaritano, perché - sostiene “Ogni sardo dovrebbe pagare per coprire l'imposta di un passeggero in partenza, che sia sardo o no”. Il pressing alla Regione arriva, oltre che dal vettore irlandese, anche dalle forze politiche dell'opposizione, in particolare Fdi che da tempo insiste sulla necessità di seguire la scia delle altre regioni che l'hanno fatto. I meloniani sardi avevano anche depositato un emendamento (mai esaminato) alla Finanziaria appena approvata in Consiglio regionale, che avrebbe messo a disposizione 65 milioni dalle casse regionali per la cancellazione del tributo. Proprio nel partito della premier milita il presidente, sardo, della commissione Trasporti della Camera, Salvatore Deidda, che da tempo ha il dossier tassa d'imbarco sul tavolo della commissione.
La migliore soluzione, alla luce delle considerazioni e dei dati, è quella di una regia statale che utilizzi la crescita del traffico aereo per ridurre progressivamente la tassazione su tutti i passeggeri d'Italia, evitando che singole regioni finiscano per finanziare con le proprie risorse la supremazia commerciale di un unico, potentissimo vettore privato.
Fonte: CagliariToday