Boschi toscani: biomasse forestali e perché distruggono le foreste

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comitato per la salvaguardia della montagnola senese

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May 9, 2023, 3:18:07 AM5/9/23
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Un’enorme montagna di cippato raccolta al Porto di Crotone. Immagine tratta dalla video-inchiesta L’Affare dei tagli boschivi.

Cosa sono le biomasse forestali e perché distruggono le foreste

Vi siete mai chiesti cosa sono le biomasse forestali? Da dove arriva il legno che brucia a migliaia di tonnellate nelle centrali a biomasse che producono energia elettrica? Perché si continuano a tagliare boschi mentre si raccomanda di piantare alberi per arrestare il riscaldamento del clima? L’inchiesta di Ludovica Jona “L’affare dei tagli boschivi”, andata in onda su Rai News, prova a far luce sul taglio dei boschi italiani alimentato dagli incentivi pubblici.

Indice dei contenuti

·                Cosa sono le biomasse forestali
·                Biomasse forestali e incentivi in Italia
·                I tagli boschivi in Toscana
·                La riserva della Val di Farma
·                Le biomasse in Calabria
·                Biomasse forestali e salute delle persone

·                Gestire i boschi italiani.Live con Alessandro Bottacci (video)

Cosa sono le biomasse forestali

Le biomasse forestali, o biomasse legnose, sono ritenute dall’Unione Europea un’energia rinnovabile, un paradosso visto che si parla di taglio degli alberi. Il legno che viene cippato e poi bruciato in centrale è ritenuto energia rinnovabile dalla Commissione Europea perché gli alberi hanno il potere di crescere di continuo e di rinnovarsi, ma i tempi di crescita di un albero non sono certo compatibili con le quantità necessarie per tenere accesa una centrale elettrica. Le biomasse legnose quindi ricevono degli incentivi economici in quanto fonti rinnovabili e senza questi incentivi non verrebbero utilizzate perché non economicamente convenienti.

Il lavoro di Ludovica Jona, nell’inchiesta “L’affare dei tagli boschivi” è stato molto prezioso perché ha ricostruito questa filiera del legno. Ludovica ha percorso a ritroso la strada dei tronchi da bruciare, ha analizzato con cura dati e documenti per scoprire l’enorme quantità di alberi che ogni anno vengono abbattuti in Italia e poi cippati per alimentare le centrali a biomasse. Qui di seguito potete leggere il suo diario di viaggio, un lavoro iniziato nel 2021 e durato circa un anno. Ringraziamo Ludovica per aver voluto approfondire l’argomento e per averlo condiviso con i lettori del Bosco di Ogigia.

L’inchiesta di Ludovica Jona tra Calabria e Toscana

Quando in un aperitivo di inizio estate, poco più di un anno fa, Filippo Bellantoni, collega giornalista e co-autore del Bosco di Ogigia ha cominciato a parlarmi dell’energia prodotta bruciando legna e del problema del disboscamento da essa causato, non avevo mai sentito parlare di biomasse forestali. Ovvero di legna ridotta in trucioli per alimentare centrali a energia elettrica oppure per produrre pellet per stufe. Documentandomi sul web, ho trovando posizioni contrastanti sul tema. Da un lato le aziende della filiera delle biomasse legnose reclamizzano il pellet e il cippato (legna ridotta in scaglie) come fonti di energia rinnovabile (perché gli alberi ricrescono) e “green”, affermando che questi prodotti derivano principalmente dall’utilizzo di “scarti derivanti manutenzione boschiva”. Dall’altro lato, alcune associazioni ambientaliste come i Gufi (Gruppo Unitario per le Foreste Italiane) e Greenpeace, insieme a decine di altri gruppi europei, denunciano come questa fonte di energia – qualificata come “rinnovabile” dalla Commissione Europea e quindi fortemente incentivata dagli Stati membri – minacci le foreste europee.


Biomasse forestali e incentivi in Italia

In Europa la bioenergia rappresenta circa il 60% delle energie “rinnovabili”, in Italia circa il 15%. La finanziamo tutti attraverso le nostra bollette, insieme a eolico e fotovoltaico. Secondo i dati ottenuti dal Gse (Gestore dei Servizi Elettrici) dopo una richiesta di accesso agli atti, i sussidi andati alle aziende produttrici di biomasse legnose in Italia sono stati 383,5 milioni di euro nel 2019 e 268,5 nel 2020. A questi soldi si aggiungono gli incentivi dati alle macchine cippatrici – ovvero che trasformano tronchi di alberi in scaglie di legno – e quelli che, da oltre 10 anni, il nostro Stato eroga per sovvenzionare le stufe a pellet, rendendo l’Italia il maggior consumatore al mondo di questo combustibile.

Da giornalista d’inchiesta ho deciso di lavorare su questo tema. Ma da dove cominciare per capire quale delle due posizioni, tra quella delle imprese della bio-energia e quella delle associazioni per la difesa delle foreste, fosse più corretta? Bisognava trovare dati e tentare di seguire il flusso del legno. Cosa tutt’altro che facile, poiché quando il legno è fuori dalla foresta nessuno può più dire se si trattava di alberi tagliati illegalmente o legalmente. Quando è ridotto in scaglie nessuno può capire se sia stato ricavato da residui di lavorazioni oppure da alberi sani.

i sussidi andati alle aziende produttrici di biomasse legnose sono stati 383,5 milioni di euro nel 2019 e 268,5 nel 2020

mappa del cippato in Italia, da dove arrivano e dove vanno le biomasse forestali. Immagine tratta dalla video-inchiesta L’Affare dei tagli boschivi.

I tagli boschivi in Toscana

La prima tappa della video-inchiesta “L’affare dei tagli boschivi” è stata in Toscana, la regione italiana con la più ampia superficie boscata, precisamente in due località dove attivisti locali hanno denunciato che tagli boschivi hanno danneggiato l’ecosistema. Nell’area protetta della Montagnola Senese il portavoce del WWF Siena, Martino Danielli, ci ha portato nel bosco dove nel 2019 è stato realizzato un taglio da ditte appaltate dalla Duferco Biomasse, una delle più importanti aziende boschive, che fornisce centrali in Calabria e Sardegna.

Danielli ci ha mostrato come dopo due anni il suolo sia ancora devastato e poco sia ricresciuto. Per l’attivista la responsabilità è degli enormi mezzi meccanici che tagliano alberi e cippano la legna: “Sono mezzi giganteschi che un tempo non venivano utilizzati. Possono arrampicarsi su pendenze molto molto forti. Provocano però un processo di devastazione del suolo e della biodiversità”. Nel documentario Danielli mostra come questo è avvenuto, toccando anche l’alveo fluviale. Il rappresentante del WWF Siena indica la causa della devastazione nella produzione industriale di biomassa legnosa, quella sviluppata, a partire dal 2009,  grazie ai sussidi pubblici: “Un tempo c’era una produzione molto limitata perché le aziende erano locali. Ora sono arrivate ditte esterne che non hanno radici, non hanno la cultura del bosco. Il bosco è visto esclusivamente come una possibilità di fare denaro, di fare lucro”.

centrale a biomassa del Mercure, nel Parco del Pollino. Immagine tratta dalla video-inchiesta L’Affare dei tagli boschivi.

La riserva della Val di Farma

Dopo la provincia di Siena ci siamo recati in quella di Grosseto e più precisamente nella riserva della Val di Farma. Il comitato locale ha denunciato come nel bosco del Belagaio un taglio effettuato da un’azienda che vende cippato a centrali elettriche alimentate a biomasse legnose, abbia violato le norme forestali. Ad esempio, nonostante il bando della locale Unione delle Colline Metallifere avesse vietato il taglio di castagni, diversi di questi alberi ultracentenari sono stati abbattuti. Fenomeni di dissesto idrogeologico seguiti al taglio sono stati documentati dagli attivisti locali con video impressionanti girati con il telefonino, che mostriamo nella video-inchiesta.

Da un articolo pubblicato dal giornale locale Il Tirreno ho scoperto che la titolare dell’azienda che ha effettuato il taglio è stata rinviata a giudizio insieme a un funzionario dell’Unione dei comuni delle colline metallifere. Questo significa che un giudice ha ritenuto che il taglio possa aver violato le norme forestali. Nonostante ciò, all’azienda è stata di recente rinnovata la certificazione di sostenibilità ambientale Pefc. Solo dopo l’intervista al presidente di Pefc Italia, realizzata per il documentario, la ditta è stata sospesa per tre mesi.

Per capire dove la legna tagliata in Toscana da ditte specializzate in biomasse legnose vada a finire, ho inviato richieste alle capitanerie di porto, scoprendo che dai porti di Livorno e Piombino provengono oltre la metà delle navi di cippato giunte nel 2021 in Calabria (a Crotone), in Sardegna (a Porto Vesme) e in Sicilia (ad Augusta), per alimentare le locali centrali a biomasse. Le altre navi sono partite da Chioggia, da Civitavecchia, da Savona e dalla Puglia. Si tratta nel complesso di 70 navi da circa 5000 tonnellate di cippato. Solo il cippato trasportato via mare ammonta dunque a 350.000 tonnellate di legna ogni anno. Ma quello bruciato è molto di più, infatti, nella sola Calabria, dove ci sono ben 5 impianti che producono energia da biomasse legnose, si brucia oltre 1 milione di tonnellate di legna ogni anno.

Articolo dal sito il

Poi vi invito a vedere che cosa è la Centrale del Mercure. Una nefandezza tutta italiana.

Centrale del Mercure che importa in Calabria legna della Toscana
Enel ha acconsentito, grazie alla pressione delle associazioni ambientaliste, a pubblicare i quantitativi di biomassa acquistata, con relative provenienze e ditte fornitrici, degli anni 2016 e 2017. I dati del 2018 e 2019, invece, sono rimasti inaccessibili. Il Forum “Stefano Gioia” ha ripetutamente fatto domanda formale di accesso agli atti, ma la nuova proprietaria Mercure S.r.l. ha sempre rifiutato di fornire i documenti, fondamentali per garantire la trasparenza. L’unica soluzione sarebbe ricorrere al TAR, ma è una spesa che il Forum non può permettersi.

Dai dati 2016, nonostante il “bacino locale” fosse a dir poco burrascoso, emerge che 83.000 tonnellate di cippato su oltre 380.000 arrivano “da lontano”. E la cifra si abbassa ancora nel 2017, con circa 50.000 tonnellate su 300.000 totali. In entrambi i casi, la biomassa per il Mercure proviene dalla Toscana: nel primo caso è fornita dalla società Termas S.a.c., nel secondo quasi interamente dalla Massoni P&M. Le due società, con sede a Lucca, sono entrambe collegate alla famiglia Massoni: Maurizio Massoni, socio al 50% di Massoni P&M, siede infatti anche nel Consiglio d’amministrazione di Termas.

Tornando alla Centrale: come detto, nel 2017 la Massoni P&M rifornisce l’impianto Enel del Mercure. Il trasporto delle 42.430,94 tonnellate di biomassa toscana fino in Calabria solleva evidenti questioni sulla sostenibilità ambientale ed economica di una centrale costretta ad alimentarsi con materia prima distante oltre 700 km. E una domanda sorge spontanea: come vengono trasportati questi quantitativi – l’equivalente di più di 1.450 tir da 29 tonnellate di carico – da Lucca al comune di Laino Borgo, sede del Mercure?
 


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