La puntata di Fuori TG, andata in onda su Rai 3 alle 13:30, ha spostato l’attenzione nazionale sulla rinascita degli aeroporti minori italiani, inserendo il caso di Siena‑Ampugnano in un quadro più ampio di difficoltà e incertezze che caratterizzano gli scali secondari del Paese. Pur senza aggiungere elementi sostanziali al dibattito locale, la trasmissione ha avuto il merito di collocare il tema senese in un contesto nazionale in cui la sopravvivenza economica e sociale di molti piccoli aeroporti non è affatto scontata.
Durante la puntata è emerso chiaramente che il cuore del progetto non sono tanto i voli commerciali quanto l’assetto energetico su cui si regge l’operazione: un grande impianto fotovoltaico che, più che garantire mobilità, assicura sostenibilità economica all’infrastruttura. Questo aspetto, già oggetto di analisi su SienaPost, conferma come la dimensione energetica sia diventata la vera spina dorsale del piano, più dei collegamenti aerei annunciati.
Il progetto, promosso da Enac Servizi e finanziato con 34,5 milioni di euro di fondi pubblici, mira a riportare in attività lo scalo di Ampugnano con una configurazione “leggera”: voli quotidiani con piccoli aeromobili, tecnologie a basso impatto ambientale e servizi per turismo e business. Tuttavia, circa la metà delle risorse — circa 16 milioni — è destinata alla realizzazione dell’impianto fotovoltaico, concepito non per restituire energia alle comunità locali, ma per garantire la sostenibilità economica dell’aeroporto.
L’impianto, stimato su decine di ettari e potenzialmente capace di produrre energia superiore ai consumi dello scalo, è diventato l’elemento più discusso: secondo critici ed esperti, è esso, più che l’attività di volo, a sostenere finanziariamente Ampugnano.
La trasmissione ha anche riportato le posizioni di residenti, comitati e forze politiche locali, che lamentano scarsa partecipazione pubblica e trasparenza nel processo decisionale. In particolare, il Comitato Ampugnano denuncia che la riqualificazione è stata impostata senza un reale coinvolgimento della cittadinanza e delle istituzioni locali e che l’impianto fotovoltaico comporta un significativo consumo di suolo agricolo e impatto paesaggistico. Osservatori civici e rappresentanti del Partito Democratico hanno inoltre criticato l’uso dei fondi pubblici, ritenendolo sbilanciato rispetto a un’utenza limitata e con possibili ricadute ambientali e sociali sulla collettività.
Fuori TG ha sottolineato che Ampugnano non è un caso isolato, ma rappresenta una situazione diffusa tra gli aeroporti minori italiani, spesso incapaci di garantire traffico sufficiente e sostenibilità economica, mentre grandi scali come Firenze e Pisa assorbono gran parte dei passeggeri. In questo senso, il progetto senese viene presentato come un «laboratorio» nazionale per la Regional Air Mobility, un tentativo di creare una rete di piccoli scali collegati da voli leggeri e frequenti.
Tuttavia, la trasmissione ha confermato quanto già emerso nel dibattito locale: al di là delle narrazioni “green”, la sostenibilità economica e territoriale del progetto resta incerta. Più in generale, la sfida dei piccoli aeroporti italiani — tra costi pubblici, modelli di gestione e impatti ambientali — rimane aperta.
Il servizio ha fornito un utile quadro nazionale, senza modificare i termini del confronto politico e sociale su Ampugnano. Se da un lato il rilancio dello scalo con tecnologie sostenibili appare ambizioso, dall’altro il ruolo centrale dell’energia fotovoltaica solleva domande cruciali sulla natura dell’iniziativa e sulle reali priorità infrastrutturali per Siena e la sua provincia.
Tutto questo rischia inoltre di far perdere altre occasioni di sviluppo per il territorio, come il già discusso progetto per la costituzione di un centro sportivo internazionale, che potrebbe avere ricadute immediate, illudendoci — o continuando a illuderci — che l’aeroporto di Ampugnano possa realmente portare benefici significativi alla comunità locale.