Il decreto di valutazione di impatto ambientale relativo al progetto di potenziamento dell’aeroporto di Peretola potrebbe non essere sottoposto al parere, dai tempi molti lunghi, della Commissione Europea. Lo ha detto ieri Roberto Naldi, amministratore delegato di Toscana Aeroporti che, insieme al presidente Marco Carrai, ha partecipato al consiglio della Camera di commercio di Firenze, spiegando che il ministero dell’Ambiente pare avere riconosciuto l’incongruenza relativa alla tutela degli habitat naturali nella procedura del nuovo masterplan aeroportuale e "dovrebbe rimediare".
"Su richiesta dell’Enac – ha spiegato – la Regione Toscana, che è il gestore del sito Natura 2000, e con il placet del Wwf, ha dichiarato che nell’area interessata dalla nuova pista sono presenti solo specie e habitat non prioritari. E sulla scorta di questa certificazione la Commissione Via ha appunto riconosciuto la presenza di specie e habitat non prioritari. Il decreto ministeriale, invece, ci ha chiesto di seguire una procedura che si applica solo nel caso in cui siano presenti specie e habitat prioritari". Questa procedura, "non dovuta" – a detta di Naldi – "comporterebbe un passaggio e un’approvazione della Commissione Ue, con un immaginabile ulteriore aggravio di tempi. Ma non si capisce per quale motivo dovremmo seguire la procedura relativa all’esistenza degli habitat prioritari, appunto la richiesta di un parere della Commissione europea, se la legge non lo prevede e si limita ad indicare la sola notifica di una ‘informativa’ come atto necessario per adempiere alla normativa".
In attesa di conoscere se il Ministero procederà effettivamente alla correzione, si gioca intanto la partita dei ricorsi al Tar contro il masterplan di Peretola e, proprio in questo senso, ieri parlando alla Camera di commercio di Firenze Carrai ha chiamato alla battaglia legale le categorie economiche: "Vorremmo chiedere a tutte quelle rappresentate dalla Cciaa – ha detto – una presa di posizione attiva, anche di fronte alle aule dei tribunali amministrativi". In particolare, ha specificato, "vorremmo chiedervi di intervenire con lo strumento dell’intervento ad opponendum: non più solo un gesto simbolico, come avvenne efficacemente la volta scorsa, ma la forma con cui le categorie economiche portano nel processo il danno concreto che deriverebbe dal blocco o dal rinvio dell’opera".