Bene
(eufemismo)… riprendiamo da Marco
Furfaro che scrive e che qualcuno ha già citato: “perché non ne posso più di
una discussione che vive da mesi nei corridoi e perché proposta politica e
ruoli, anche quelli apicali, o sono frutto di percorsi collettivi che si
misurano apertamente sulle loro differenze o non valgono niente.
Io scommetto su Sel. E voglio farlo con tutti
quelli che sono pronti a scommettere su una sinistra all'altezza del nostro
tempo, così come voglio scommetterci io.”
Tutto bello, tutto giusto, ma detto questo a casa nostra i conti non tornano.
Evitando di ripercorrere passo per passo tutti gli avvenimenti che ci hanno portato ad oggi e che ormai ben si conoscono consentitemi di affermare che qualcosa non sta andando secondo gli annunci.
Qualcuno predica bene ma razzola male…oppure io non capisco.
Brevemente…
E’ stata riservata particolare attenzione al documento congressuale “per un congresso non rituale” votato a maggioranza, in modo chiaramente democratico; dal congresso è anche emersa un’assemblea federale votata a maggioranza, in modo altrettanto democratico e i compagni i quali hanno presentato quel documento “per un congresso non rituale” non costituiscono la maggioranza del partito per cui il primo firmatario di quello stesso documento dopo una lunga ed estenuante campagna elettorale non riesce ad essere il coordinatore provinciale e lo si capisce, facendo una conta sommaria di quelli che possono essere i voti, già alla fine del congresso.
Si sa che il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi.
Si sa che in democrazia si vince, si perde e talvolta si pareggia.
Qui abbiamo pareggiato: vince il documento, che da tempo veniva presentato e propagandato quasi come una campagna elettorale, più che come un punto di confronto e di discussione congressuale; non vince il suo primo firmatario, vince qualcun altro. Pertanto è chiaro che con una situazione del genere, come succederebbe in un qualsiasi normale partito serio e democratico, serve fare una sintesi.
"Per un congresso non rituale”resta comunque il punto fermo per le linee politiche e programmatiche che il partito a livello provinciale deve seguire.
C’è però un partito spaccato a metà tra due “fazioni”.
Perdonate la mia difficoltà di comprensione, non ho capito su quali “discordanze” programmatiche ci si scorna gli uni contro gli altri, su come affrontare quali programmi, quali questioni politiche? …niente di questo, altrimenti non avremmo appunto una maggioranza sul documento e una sul segretario, ma solo scontro per l’affidamento della dirigenza del partito…vergognoso! Come vergognoso e totalmente suicida è stato lo sputtanamento del partito, già così fragile all’esterno, sui giornali, sui facebook e sui social network in generale subito dopo il Congresso. Quintali di veleno gettati in pasto a tutti e non si capisce certo a giovamento di chi.
Si innesca ahimè un meccanismo nauseante, ingiustificato, raccapricciante da parte di due “fazioni” all’interno di questo partito, piuttosto che un responsabile confronto volto ad una sintesi. E le due fazioni continuano a trovarsi distintamente in sedi separate per trovare ciascuna una propria soluzione per uscire dall’empasse. Una gara a chi faceva più errori prima del congresso e un proseguo di passi falsi anche dopo…
Si innesca un meccanismo inspiegabile agli occhi e alla ragione di chi ci osserva da lontano, di chi è senza lavoro, di chi sta affrontando la crisi, di chi vuole un nuovo modo in questo Paese di fare cultura, di chi vuole salvaguardare il territorio, di chi semplicemente è di SINISTRA, e vuole nella scena politica di questo Paese un partito che parli di SINISTRA e che faccia sintesi e UNITA’ nella SINISTRA.
L’assemblea federale non vota alla guida del partito –sempre democraticamente a maggioranza - il candidato che in quella sede si presenta con un suo coordinamento provinciale già confezionato e blindato senza minimamente considerare che la ricetta indispensabile ha come ingredienti base dialogo e confronto. L’assemblea, democraticamente a maggioranza, vota invece un coordinatore provinciale che possa essere una rottura col passato e con questi giochi di personalismo e protagonismo che hanno spaccato il partito; vota un coordinatore che si riconosce lontano dalle vicende personali di qualcuno e di qualcun altro, di chiunque in un modo o nell’altro ha portato SEL a questa situazione. L’assemblea sceglie come coordinatore una figura che possa, armata di buon senso, fare la cosa più utile che possa essere fatta in questo momento: ricucire. Questa è la parola d’ordine data al nuovo coordinatore per ritornare allo spirito iniziale di SEL più volte evocato al congresso dai tanti interventi di tanti compagne e compagni. Ricomporre la sinistra, fare l’Unità della sinistra. Il desiderio è quello di fare sintesi, di ritornare a discutere serenamente come la politica richiede debba esser fatto di temi politici e non di classe dirigente, di argomenti e non di persone.
E il nuovo coordinatore, come da mandato, sta cercando in tutti i modi di fare questa sintesi, di far sì che i lecitamente diversi punti di vista del partito ritornino a sedersi attorno al tavolo della politica per confrontarsi e per dialogare come è giusto che sia. Questo lavoro però deve essere supportato trasversalmente da tutti i compagni e tutte le compagne; ciascuno di noi è chiamato a collaborare a questo intento; ciascuno di noi iscritto a SEL, impegnato in qualsiasi organo del partito, deve sentirsi chiamato a lavorare per quell’Unità tanto evocata e tanto enunciata per creare nel nostro Paese una nuova Sinistra che indubbiamente al momento sembra solo un ricordo lontano e un sogno irraggiungibile. La contrapposizione distruttiva credo proprio che non faccia parte del contesto politico a cui ciascuno di noi fa riferimento, la priorità è il bene comune e il bene comune oggi è, lo ripeto, l’Unità della Sinistra.
Scusate, ma a questo punto credo che le cose vadano chiaramente descritte secondo la realtà.
Qualcuno, all’interno della federazione bresciana per banali ed infantili ragioni di principio ha deciso di operare secondo tutt’altro fine, di interrompere ogni dialogo e di non entrare a far parte del coordinamento provinciale. Qualcuno ha scelto di non lavorare per l’Unità e per un coordinamento degno del proprio nome che coordina e che rappresenta le compagne ed i compagni di SEL secondo criteri democratici, secondo le varie realtà politiche e territoriali del partito. Questo qualcuno deve assumersi le proprie responsabilità davanti a chi fino ad ora ha dato a SEL piena fiducia nel progetto di unità della SINISTRA.
Deve essere chiaro chi oggi sta lavorando in un senso e chi in un senso contrario.
Scusate se mi permetto, cari compagni e care compagne firmatari del documento “per un congresso non rituale”, ma la premessa dello stesso citava ben altro. Diceva così: “Ci proviamo, aperti al contributo di tutti, con spirito unitario perchè, con la stessa ambizione di tre anni fa a Firenze, SEL torni ad essere anche nella nostra provincia un soggetto che si apre, che dialoga con i movimenti e che sostiene le esperienze dal basso. Un soggetto che torni a parlare con tutte le realtà della Sinistra per costruire processi inclusivi”
Belle parole, ma devono seguire anche i fatti, sennò come smontate l’idea che tutto questo marasma che stiamo attraversando non è semplicemente dovuto al fatto che la seggiola del coordinatore è oggi occupata da qualcun altro diverso dalle aspettative iniziali? Come smentire coloro i quali credono che tutto il palco sia stato montato semplicemente per sorreggere il re, quel re che ora incita al tanto peggio tanto meglio ponendo inaccettabili diktat staliniani?
E un appello devo rivolgerlo ai giovani, nella nostra federazione ci sono giovani che davvero possono dare un contributo enorme a questa situazione ingarbugliata. Permettetemi di insistere dicendo che solo i giovani, solo chi è arrivato a SEL con il cuore e con la voglia di Sinistra piuttosto che da lontano, piuttosto che da un tempo che ha creato discrepanze, può dare un contributo a trovare la serenità e la correttezza politica che è necessaria per dire che “ Io scommetto su Sel. E voglio farlo con tutti quelli che sono pronti a scommettere su una sinistra all'altezza del nostro tempo, così come voglio scommetterci io.”
Igor Bulgarini
Coordinatore circolo SEL basso Garda