Re: Assimil Lo Spagnolo Senza 14

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Edelira Longinotti

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Jul 9, 2024, 11:17:20 AM7/9/24
to ndergecale

Di Gabriele Pedullà va detta la stessa cosa che Nick Hornby ha detto del suo amico Jonathan Coe: "È il più bravo della sua generazione, che disgraziatamente è anche la mia". Come studioso di letteratura, di cinema, di filosofia politica, Pedullà possiede due talenti che pure vanno indicati in inglese, scope e vision, versati in una scrittura così limpida e agile e volubilmente rettilinea da non lasciarsi nemmeno rilevare come uno "stile": al punto che si potrebbe leggere come un'autodefinizione il titolo del libro con il quale, all'età di trentasette anni, esordisce come narratore con cinque racconti. Ma adesso questo suo stile va studiato sul serio.
Colpisce immediatamente la maniera in cui Pedullà fa le frasi, che procedono guizzando in avanti più volte come una pietra lanciata di piatto a pelo d'acqua arrivando sempre più in là di quanto ci si aspetta, fenomeno tanto più vistoso in quanto spessissimo si svincolano quasi del tutto dai segni d'interpunzione eccettuati due, la virgola e le parentesi, usate non in funzione ritmica ma d'intonazione. È una prosa ariosa e tutta inflessioni, un recitativo continuo con ripetuti frazionamenti di tono, una lingua parlabile, che arriva già depurata dal filtro rigoroso di una mente: per ricorrere a due frasi del primo racconto, Miranda,"l'impero delle linee curve" o la capacità di "scivolare sull'asfalto come danzando". È una lingua che scarta, in maniera implicitamente polemica, dalla media della narrativa corrente. Per esempio, i guizzi colloquiali o gergali si trovano fusi nella pasta filata di una prosa che non li copia: li capta invece, e li accoglie fondendoli con il resto del vasto mondo, sottoponendoli a un'integrazione di realtà che è anche un atto d'intelligente critica linguistica: una lezione per tutti quegli scrittori che abusano del fraseggio retrattile e soprattutto dell'accapo, ridotto ormai a un mezzuccio per mendicare attenzione ogni tre passi. Ma soprattutto, Pedullà procede a una drastica sostituzione degli organi di senso chiamati a narrare: queste cinque storie attingono alla ricchezza trascurata dell'orecchio invece che al benessere tanto facile dell'occhio. Contro la scrittura visiva che domina incontrastata, Pedullà dev'essersi ricordato di una frase provocatoria di Stevenson, "Morte al nervo ottico!".
Il penultimo racconto del suo libro, Ritiro bagagli, ci parla di una coppia senza figli che, prima per caso poi sistematicamente, si mette in viaggio con una valigia anonima da scambiare con la valigia esattamente identica di qualcun altro. Esplorare, indovinare le vite altrui estraendo oggetti imprevisti da un involucro opaco (fra le cose più belle di questo libro c'è la generosità con la quale Pedullà riversa dettagli concreti nelle sue storie) è il loro modo di riempire un ventre rimasto vuoto. Pedullà si guarda bene dal dircelo, perché fatti e immagini devono arrivare a maturazione da sé, lungo una precisa linea di accumulazione e infine di catastrofe, una volta che la massa critica delle emozioni non si possa più contenere. Questi racconti sono anche degli acceleratori di particelle dal cui monitor il lettore può seguire le traiettorie, emozionato senza essere parte in causa, esattamente come l'autore che narra. Il decollo, che in qualche caso avviene, verso il soprannaturale è come un prolungamento di quella traiettoria.
Lo spagnolo senza sforzo racconta storie di giovani persone che cercano un posto per stare al mondo, o meglio, una posizione, un modo di stare che non li faccia stare scomodi. È un libro che racconta la giovinezza con la voce piena della maturità. I personaggi principali di Miranda sono due studentesse universitarie, Stefi attraverso i cui occhi si vede svolgersi la storia e Miranda che è cieca dalla nascita (quella cecità è anche metafora della scrittura che Pedullà predilige). Miranda è la storia di un tentativo di amicizia dove la descrizione del mondo visibile passa attraverso un duplice filtro linguistico: i pensieri e le percezioni di Stefi, la scrittura narrativa che ce li declina alla terza persona. La voce del narratore diventa la voce stessa del mondo, e il rapporto tra prima e terza persona è ideale, intimo ma non appiccicoso. Con la sua Stefi, Pedullà ha in comune l'impulso di desiderio e la norma di discrezione con cui ci si aggira intorno a una zona misteriosa; e a questo punto si può anche azzardare un'ipotesi sul suo stile e su questo suo primo libro narrativo. Lo spagnolo senza sforzo non è un libro sulle parole ma sui linguaggi, dove il corpo e il pensiero si trasformano senza riserve in fascio e fusione di ritmi. È un autentico quanto dissimulato libro di testo sugli scambi linguistici e sugli scambi d'informazione, dove la parola "scambio" vale reciprocità economica e disguido, spesso volontario. Da queste cinque storie si torna a imparare che le catastrofi, soprattutto se invisibili, fanno bene, e possono far diventare grande anche chi grande magari lo è già: personaggi, scrittori, lettori, indifferentemente.
Domenico Scarpa

Assimil Lo Spagnolo Senza 14


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E' fondamentale essere un esperto nella tua materia, in questo caso lo spagnolo, per esercitare questa attività, ma non è richiesta alcuna laurea o abilitazione. E' possibile insegnare lo spagnolo, qualunque sia il tuo background.

Che sia in un corso di spagnolo privato a domicilio oppure in un centro di formazione per adulti, ogni insegnante possiede un percorso proprio, un bagaglio di esperienze da condividere, con una caratteristica comune: la conoscenza perfetta dello spagnolo.

Sei uno studente di mediazione linguistica e culturale oppure di lingua e letteratura spagnola? Puoi dare dei corsi di spagnolo a domicilio anche prima di prendere la laurea! Provaci!

Un insegnante spagnolo non solo può insegnare la sua lingua, ma è anche in grado di trasmetterti la passione per il suo paese, la sua cultura, la sua storia... E' un'occasione unica per guardare alla Spagna o un altro paese di lingua spagnola da un punto di vista interno e senza muoverti dall'Italia.

Gli alunni che vogliono imparare a sostenere una conversazione in spagnolo prima di un viaggio possono anche approfittare dei numerosi consigli pratici che l'insegnante madrelingua può dare loro.

Per convincere i genitori o le imprese delle tue competenze devi saperti valorizzare. Ci sono alcuni strumenti che ti danno, a colpo d'occhio, una certa legittimità come insegnante di spagnolo:

Ciao, sono Cristina da Montevideo, Uruguay. Sto per diventare insegnante di spagnolo qui in Uruguay. Soltanto devo fare un esame. Vorrei lavorare in Italia. Che possibilità ce ne? Siccome sono figlia di un immigrante spagnolo, ho la cittadinanza spagnola. Dove posso inviare il mio curriculum? Saluti e aspetto risposte.

Un altro fattore che facilita la comprensione dello spagnolo per un italiano sono i suffissi. Entrambe le lingue possiedono diversi tipi di suffisso, a seconda della modifica que apportano alla parola. Le somiglianze nella suffissazione italiana e spagnola sono davvero considerevoli. Riportiamo degli esempi:
- Parole che finiscono in -able in spagnolo, come "admirable", in italiano finiscono in -evole: "ammirevole".

- Le parole che finiscono in -ad in spagnolo, in italiano di solito finiscono in -à. Per esempio "libertad" in italiano sarebbe "libertà", e "voluntad" si direbbe "volontà".

- Le parole che finiscono in -or in spagnolo, in italiano finiscono in -ore. Per esempio "pittore" in italiano e "pintor" in spagnolo; "colore" in italiano e "color in spagnolo.

- Le parole che finiscono in -ción in spagnolo, in italiano si scrivono con il suffisso -zione. Per esempio, "comunicación" in italiano si traduce con "comunicazione".

Molte volte non ce ne accorgiamo, ma in realtà lo spagnolo è molto influenzato dall'italiano e molte parole derivano da esso. Così, per esempio, in spagnolo usiamo parole come "a capella", "acuarela", "al dente", "anchoa", ecc. che provengono dall'italiano. Per questo motivo, si dice che l'italiano e lo spagnolo hanno una grande somiglianza lessicale, che si esprime in una percentuale di un 80 per cento circa. Questo significa che 4/5 delle parole delle due lingue sono simili, ma questo non significa che sono mutuamente intelligibili a causa delle differenze di pronuncia e sintassi.

Entrambe le lingue condividono le stesse lettere dell'alfabeto, anche se hanno pronunce diverse. In italiano, l'alfabeto non ha 26 lettere come in spagnolo, ma 21. Non contiene le seguenti lettere: j, k, ñ, w, x, y.

Uno dei maggiori vantaggi di imparare lo spagnolo è che si scrive "quasi" esattamente come si parla. Lo spagnolo è una lingua "fonica", il che significa che le regole di ortografia sono molto vicine a quelle di pronuncia. Lo spagnolo si scrive come suona e viceversa.

Alcune persone imparano lo spagnolo per anni e sentono che sono bloccate nel loro processo di apprendimento o che non hanno fatto i progressi che si aspettavano. Altri sostengono di aver imparato lo spagnolo in un mese usando tecniche "creative". Quindi quali domande dobbiamo porci per sapere quanto tempo ci servirà per imparare lo spagnolo? Secondo noi, ci sono cinque fattori da analizzare:

Imparare lo spagnolo può significare cose diverse per persone diverse. Se volete semplicemente imparare qualche frase per le prossime vacanze, in modo da poter prenotare una camera d'albergo, noleggiare un'auto, ordinare in un ristorante o interagire casualmente con la comunità di lingua spagnola nel vostro quartiere, per esempio, non vi ci vorrà molto.

Ma, attenzione, questo obiettivo isolato può avere una data di scadenza a lungo termine, poiché la vita reale può costringervi a trattare lo spagnolo in modo "più completo": potreste dover inviare un messaggio di testo a un amico (scrivere in spagnolo), leggere la sua risposta (leggere in spagnolo), incontrarlo per un caffè e chiacchierare (parlare in spagnolo) e capire quello che dice (ascoltare in spagnolo). Questo apprendimento più completo dello spagnolo vi richiederà più tempo.

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