Anche se sembra sia stato inventato a Ugarit, nel XIV secolo a.C. (alfabeto ugaritico) non si sviluppa in Europa prima del Medioevo.Il primo esempio importante ne la Suda a Bisanzio nel 900 (30 000 vocaboli in ordine alfabetico greco). Nel 1986, diventa il metodo principale di classifica secondo Donald Knuth.
L'alfabeto italiano l'insieme delle lettere usate nel sistema di scrittura alfabetico utilizzato per trascrivere i fonemi propri della lingua italiana. composto da 21 lettere[4]. Nella pratica sono utilizzate anche altre 5 lettere (lettere straniere), per parole di derivazione per lo pi straniera o latina; per l'insieme di tutte le 26 lettere si usa invece il termine alfabeto latino. In passato la lettera J (i lunga) faceva parte dell'alfabeto italiano, ma oggi usata solo in alcuni nomi, cognomi e toponimi.
Anticamente le lettere avevano un'unica forma, pi somigliante alle nostre maiuscole o alle nostre minuscole a seconda degli stili di scrittura. Nel corso del Medioevo si cominci ad alternare nello stesso scritto due diversi stili, uno detto "maiuscolo" e riservato nei titoli alle lettere iniziali di certe parole, e l'altro detto "minuscolo" e usato per il resto del testo. In un secondo momento le lettere minuscole venivano usate insieme alle maiuscole nel testo. Le lettere I, S e V avevano ognuna due diverse forme minuscole. Queste forme non rappresentavano suoni diversi, e la scelta dell'una o dell'altra rispondeva solo a criteri estetici determinati dalla posizione della lettera nella parola, come avviene ancor oggi per il sigma minuscola greca e per le lettere degli alfabeti ebraico e arabo. Ad esempio, la forma v si usava solo all'inizio della parola, e la forma s solo alla fine o dopo altra S; vinum, unus, uva e sessiones si scrivevano dunque: vinum, vnus, vua e ſeſsiones.[10]
La J inizia a essere usata nel '500 fino all'inizio del XX secolo, sia per indicare il suono semiconsonantico della I (jella), ovvero la "i" intervocalica (grondaja, aja), e come segno tipografico per la doppia i (principj). Le lettere I e J erano ancora considerate equivalenti, per quanto riguarda l'ordine alfabetico nei dizionari e nelle enciclopedie italiani, fino alla met del XX secolo. Dalla fine dell'Ottocento in poi, la lettera J cadde in disuso, tranne che in alcune parole particolari.
Parlando di precisione fonetica bisogna dire che tra le molte lingue scritte con sistemi alfabetici, solo il coreano ha un'alta precisione fonetica (nonostante ricordino degli ideogrammi, quelle del coreano sono vere e proprie lettere). La scrittura meramente fonetica pone molti problemi, come ad esempio la necessit di distinguere tra i foni della /n/ nasale alveolare (nano, pensare), della /ŋ/ nasale velare (fango) e la nasale labiodentale /ɱ/ (vanvera), che sono invece rappresentati dalla sola lettera N praticamente in ogni lingua che fa uso di questa lettera. Sarebbe tanto difficile spiegare questa differenza praticamente non udibile quando si insegna a leggere, cos come sarebbe inutile puntare a tale precisione. Gli alfabeti, per quanto sembrino precisi cercano di raggiungere una sorta di compromesso tra precisione fonetica e praticit; non ci si riferisce qui ai sistemi di scrittura non fonetici, come quello inglese, in cui la correlazione suono/lettera molto debole.
Se vero che esiste una diversa accentazione per distinguere tra i fonemi (, , , ), anche vero che l'accento grafico in italiano pu essere solo sulla vocale tonica di una parola, e comunque non obbligatorio se non nelle parole tronche (nelle quali l'accento cade alla fine). Bisogna quindi ricordare di usare l'accento grave o acuto solo in tali parole, ad esempio:
L'errore dell'accento non causa incomprensioni, esiste l'esempio classico btte / btte in cui l'accento pu modificare il significato della parola: btte il contenitore del vino mentre btte il plurale di botta (sinonimo di colpo). Anche in questo caso i significati sono talmente diversi che il contesto basta a dissipare l'ambiguit. Un altro esempio di omografo rappresentato da psca/psca: psca, con la e aperta, indica il frutto, mentre psca, con la e chiusa, indica l'attivit del pescare e anche il risultato del pescare[16]. Nella scrittura a mano si tende a non far differenza grafica tra accenti gravi e acuti, che diventano importanti nei testi scritti elettronicamente o stampati.
Come per s, z esiste una certa libert di pronuncia, diversa nelle varie parlate regionali (influenzate dai dialetti italiani), consentendo di mantenere l'identit di scrittura. La dizione "neutrale" insegnata dalla ortoepia italiana e riguarda in genere attori, personaggi politici o dello spettacolo che hanno bisogno di nascondere il proprio accento regionale.
Nel caso della I e della U si noti anche che possono essere semiconsonanti formando dittonghi con altre vocali. Non cambia il loro suono, ma assumono il valore di consonante e sono indicate foneticamente come /j/ e /w/: ieratico, noia, uomo, guardare. La I in forma semiconsonantica in passato era indicata con la lettera J: noja, Jacopo; in tale forma stata preservata in alcuni nomi propri (soprattutto in toponomastica) e cognomi: Jesolo, Jacuzzi, Jacopo. Nei nomi maschili che iniziano con la semiconsonante /j/ (anche se scritta con lettere straniere) si d l'articolo "lo": lo juventino, lo yogurt.
Ogni vocale pu ricevere l'accento tonico, che in genere non obbligatorio, fatta eccezione per le parole tronche (con l'accento sull'ultima vocale). La stragrande maggioranza delle parole plurisillabe italiane hanno l'accento sulla penultima vocale. Nella quasi totalit dei casi, se l'accento cade prima della penultima vocale il lettore italiano riconosce facilmente dove esso cade, rendendo l'accento superfluo. Si pone per il problema per chi non italiano di madrelingua e incontra parole nuove, che dovr ricorrere a un dizionario, dove l'accento grafico sempre indicato. Le parole rese ambigue dall'accento sono poche, l'esempio tipico princpi (plurale di principio) e prncipi (plurale di principe).
Lettera C (ci): trascrive l'affricata postalveolare sorda (pronuncia [t͡ʃ], detta C dolce) se seguita da E oppure I, trascrive l'occlusiva velare sorda (pronuncia [k], detta C dura) se seguita da A, O, U, consonante oppure in finale di parola.
Lettera G (gi): trascrive l'affricata postalveolare sonora (pronuncia [d͡ʒ], detta G dolce) se seguita da E oppure I, trascrive l'occlusiva velare sonora (pronuncia [ɡ], detta G dura) se seguita da A, O, U, consonante oppure in finale di parola.[17]
Lettera S (esse): trascrive sia la fricativa alveolare sorda (pronuncia [s]) sia la corrispondente sonora (pronuncia [z]). La pronuncia si pu ricavare da regole di eufonia (vedi S sorda), con un certo livello di incertezza per la s intervocalica, dovuto alle influenze regionali.
Lettera Z (zeta): trascrive sia l'affricata alveolare sorda (pronuncia [t͡s]) sia la corrispondente sonora (pronuncia [d͡z]).[22] Nonostante alcune regole diano una certa sicurezza su molte parole, per altre bisogna essere al corrente dell'uso o consultare un dizionario. In genere l'errata pronuncia non porta a incomprensioni con l'eccezione della parola "razza", che pronunciata /'ratt͡sa/ pu indicare la razza di una specie animale, oppure se pronunciata /'radd͡za/ indica un ordine di pesci detti anche raiformi.
Per altre lettere straniere si tende a sostituirle con la lettera pi simile dell'alfabeto latino di base (ad esempio il cognome polacco di Papa Giovanni Paolo II era Wojtyła viene in genere trascritto Wojtyla) per problemi con la scrittura a macchina prima e al computer oggi[26]. Per "alfabeto latino di base" si intende, in informatica l'alfabeto latino esteso a 26 lettere, comprendendovi anche la w e la j, non presenti nell'alfabeto latino antico, e la u, che fu introdotta nell'alfabeto latino solo nel Rinascimento; esso corrisponde all'alfabeto inglese (che comunque deriva da quello latino).
Le lettere "J", "K", "W", "X" e "Y" sono inoltre a volte usate in italiano per parole prese in prestito da lingue straniere; in questi casi si devono pronunciare in modo diverso, a seconda della lingua dalla quale provengono le parole, come in: jazz, jumbo jet, abat-jour, Juan, kaiser, mojito, western, wrstel. La pronuncia di tali parole pu comunque essere molto adattata alla fonetica italiana. Ad esempio, in judo la J rappresenta il suono [d͡ʒ] ("giudo"), mentre per le parole di origine francese indica il suono [ʒ] (abat-jour [abaˈʒur]). Similmente la lettera W, nelle parole provenienti dall'inglese pronunciata come la U semiconsonantica [w], mentre, in quelle di origine tedesca il suono [v].
La lengua italiana deriva del latn y es una lengua fontica. Esto significa que todas las palabras se pronuncian como se escriben. Los sonidos (fonemas) y las letras (grafemas) de esta lengua fontica coinciden casi por completo.
Entender la pronunciacin de una palabra italiana resulta muy fcil y lgico despus de aprender el alfabeto y sus sonidos, aunque no se conozca el significado. Al contrario que en ingls, donde la correlacin entre sonidos y letras es muy dbil, es posible que pueda pronunciar correctamente las palabras italianas al primer intento.
El alfabeto italiano tiene veintisis letras, pero algunas, segn su posicin en una palabra, pueden tener dos o ms formas distintas de pronunciacin. Por tanto, si las tenemos en cuenta, nos daremos cuenta de que el nmero de sonidos o fonemas de la lengua italiana es de treinta.
En italiano, los acentos slo pueden colocarse sobre las vocales, no sobre las consonantes. Los acentos pueden ser tnicos o grficos. Los acentos tnicos no se escriben. Puede orlos prestando atencin a las partes acentuadas de una palabra.
Qu es una preposicin? Las preposiciones son palabras cortas que se utilizan para complementar un adjetivo, un adverbio, un nombre o un pronombre. Las preposiciones son elementos invariables (no cambian) en la lengua italiana, y se utilizan para conectar...
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