I tre operatori di Emergency riabbracciano i colleghi a Kabul. Cadute le accuse
Dopo giorni di angosciosa e attesa, nella casa e nell'ospedale della Ong, quartiere di Shar-e-Naw, è scoppiata la festa.
Marco Garatti, Matteo Dell'Aira e Matteo Pagani, i tre operatori italiani di Emergency rilasciati oggi pomeriggio dalle autorità afgane, hanno raggiunto i loro colleghi e amici dell'Ong a Kabul, che li hanno accolti con lacrime di gioia e abbracci. Dopo giorni di angosciosa attesa, nella casa e nell'ospedale dell'associazione, quartiere di Shar-e-Naw, è scoppiata la festa.
Appena varcata la soglia della residenza dello staff internazionale di Emergency a Kabul, le facce stanche ed emaciate dei tre operatori di Emergency appena rilasciati tradiscono una gioia incontenibile. Le lacrime di felicità e di solievo. Gli abbracci con i colleghi in attesa da giorni sono stati lunghi, lunghissimi. "Sono felice di essere uscito da questo incubo, e che ne sia uscita Emergency, perfettamente pulita", ha commentato Marco Garatti, il chirurgo che da anni spende la sua vita in missione con la Ong di Gino Strada. Poche parole, fra le telefonate di parenti e amici e le carezze, affettuose, della compagna, Susanna Haanpaa, infermiera di Emergency da molti anni a fianco di Marco. Che sorride, sollevato, sostenuto da tutti. Poi sparisce, stretto stretto a lei.
Matteo Dell'Aira, infermiere capo anche lui colonna portante delle missioni di Emergency, è più frastornato: "Non avevo idea di quello che ci stava accadendo. Siamo sempre stati tenuti separati. Ma ci hanno trattato comunque sempre con riguardo. Certamente meglio di tante altre persone, anche loro innocenti, ma rinchiuse lì da mesi, mesi infiniti". Indossa gli stessi abiti di quando lo hanno prelevato, armi in pungo, i servizi segreti afgani. Così come gli altri, stessa maglia, stessi pantaloni. "Vorrei cambiarmi", ha infatti detto, sorridendo, il più giovane dei tre, Matteo Pagani, logista alla sua prima esperienza in Afghanistan. I saluti, le lacrime, il calore dei suoi colleghi lo hanno rasserenato: "Sono contentissimo che tutto sia finito così, con la caduta di tutte le accuse assurde, con la fedina pulita - racconta -. Abbiamo collaborato e risposto a tutte le domande".
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Non dimentichiamoci però che ci sono ancora sei (o forse di più? non è chiaro) operatori afgani detenuti, per i quali Emergency sta comunque provvedendo all’assistenza legale.
Quanto al lavoro in Afghanistan, ci sono ancora troppi punti oscuri, e si spera di poter riprendere presto l’attività dell’ospedale di Lashkar Gah che è una presenza indispensabile in Helmand.
Grazie a tutte/i quelli che non hanno mai
dubitato
della messa in scena per accusare i tre operatori armati al massimo di
bisturi.
Grazie ai 50 mila di piazza San Giovanni che sabato 17 sono stati vicini a Marco, a Matteo e Matteo, quindi a Emergency.
Contro tutte le guerre e gli atti violenti di sopraffazione, anche contro gli attacchi a un ospedale.
N.