La "Mappa della ventosità nel bacino del Mediterraneo" messa a punto
dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) delinea le zone di
maggiore interesse per la realizzazione delle piattaforme eoliche, una
delle frontiere più interessanti di sviluppo per lo sfruttamento
dell'energia del vento. Lo stretto di Gibilterra, l'Egeo fra Grecia e
Turchia, la zona delle Bocche di Bonifacio, le coste della Sicilia e
della Sardegna sono i bracci di mare in cui il vento ha le
caratteristiche migliori per la produzione elettrica, che richiede
idealmente una brezza costante e tesa, senza raffiche impetuose.
La ventosità maggiore si trova lontano dalle coste, con velocità medie
annue che raggiungono i 6 - 6,5 metri/secondo all'altezza standard di
10 metri dalla superficie del mare, su un fabbisogno minimo di 5-6
metri al secondo. Tuttavia, alla quota media cui si trova in genere il
mozzo dell'elica della centrale eolica (70-80 metri di altezza sul
mare), i valori medi superano gli 8 metri/secondo. A un incremento del
20% della velocità media del vento, l'energia prodotta aumenta del
60%.
Ecco come si potrebbero evitare i problemi di consenso locale in
relazione all'impatto paesaggistico degli aerogeneratori di terra
tenuto anche conto del fatto che questi impianti marini non hanno
conseguenze sulle rotte migratorie dei volatili. Mi pare che con un pò
di realismo politico e qualche sforzo in più in materia di
investimenti economici si possa evitare quello che l'amico Pino
Santoro immagina nella sua provocatoria ricostruzione fotografica che
potete visionare sul suo blog.
SGONFIA EOLO !
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