* IL VANGELO DI OGGI * Gv 20, 11-18 Lettura del Vangelo secondo Giovanni. In...

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Liturgia Giovane

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Apr 5, 2015, 2:13:16 AM4/5/15
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* IL VANGELO DI OGGI * Gv 20, 11-18 Lettura del Vangelo secondo Giovanni. In...
* IL VANGELO DI OGGI *

Gv 20, 11-18
Lettura del Vangelo secondo Giovanni.

In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.

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Venerdì 7 aprile dell'anno 30 della nostra era, Gesù di Nazareth, Re dei Giudei - come denuncia il cartiglio di condanna inchiodato sulla croce - muore sul Calvario, appena fuori le mura di Gerusalemme. Publio Cornelio Tacito (55-120 d.C.), lo storico romano, nei suoi Annales riporta brevemente la vicenda di “Gesù, detto il Cristo, condannato e ucciso, mentre era imperatore Tiberio e governatore della Palestina Ponzio Pilato”.

Nessuno, per quanto prevenuto assertore d’ideologia, nega oggi l'esistenza storica di Gesù, la sua morte, giusto 1979 anni fa. La sua resurrezione è confermata da centinaia di testimoni, viventi al tempo di san Paolo (seconda lettura), che si definisce l'ultimo, cui Cristo risorto apparve, là sulla via di Damasco.

Il cristianesimo è una religione storica. Non è una fiaba o un mito, inventato dagli uomini, perché neanche i disce­poli - pur avvertiti in anticipo da Gesù - riuscirono ad aggrapparsi a una speranza di sopravvivenza del loro Maestro, quando lo videro morto, tanto nuovo e unico nella storia umana è l'evento della risurrezione di Gesù. Tutti gli altri personaggi, che la storia onora, anche grandi, grandissimi, sono andati senza ritornare, mai.

Maria di Magdala non poteva stare senza Gesù, che l'aveva liberata da sette demoni, restituendole dignità e grandezza umana; ma lo cercava... dove? In un se­polcro per piangerlo. I discepoli dovettero essere visitati da Gesù Risorto in persona, là nel cenacolo, dove si ritenevano al sicuro, per timore di far la stessa fine del loro Maestro, mentre i due di Emmaus (Luca 24,13-35) avevano già voltato le spalle alle loro illusioni infrante: non speravano più, l’avventura era finita nel peggiore dei modi.

Nessuna allucinazione personale o esaltazione collettiva ha potuto creare e mantenere la figura di Gesù Risorto. Dopo lo sfacelo della croce, con morte formalmente documentata da quel colpo di lancia, che penetra il cuore del Crocifisso, Gesù si ripresenta pieno di vitalità, di giovinezza, di forza e di salute, tanto da non essere più vulnerabile, ma ormai immortale nel suo corpo: ecco l’assoluta impensabile novità, un fatto senza eguali nella storia.

L'opera di restauro dell'umanità è iniziata: Gesù Cristo è l'uomo nuovo, assolutamente esemplare, il prototipo. Un filosofo contemporaneo, Karl Raimund Pop­per (1902-1994), filosofo austriaco della scienza, ha dichiarato: “A questo mondo tutto è imperfetto; non illudiamoci d'avere conquistato l'assoluto, il definitivo”. Ha ragione per quel che riguarda la scienza oppure la storia degli uomini, con l'intrico insolubile di bene e male; ma la visione più ampia, quella del credente, contempla da sempre l'Assoluto, che è Dio; e dal giorno della Pasqua cristiana contempla l'uomo perfetto, definitivo, rifatto dalla potenza divina: è Cristo, il Risorto.

La continuità tra quaggiù e l'aldilà. Chi avrà avuto parte con lui alle sue prove, alle sue fatiche, condivi­derà anche la sua gloria di Risorto (Luca 22, 28-29 ).

È così vero che, dopo la risurrezione, Gesù continua a mostrarsi l'amico di sempre, con gli stessi personali sentimenti di affetto, stima e amicizia verso i suoi discepoli, con i quali s’intrattiene ancora familiarmente a tavola, come registrano gli Atti degli Apostoli (prima lettura). E’ ancora la sapienza convincente del Maestro, che non teme di richiamare energicamente i due disperati di Emmaus per farli rinsavire sui testi della Santa Scrittura, dove tutto era previsto e spiegato. Ed è subito riconoscimento, con gioia.

Questa è la religione cristiana, che Gesù ha voluto non fosse opera solo sua, ma anche nostra. Il Card. Emile Léger, già arcive­scovo di Montreal in Canada, ottenne dal Papa Paolo VI (1897-1978) di lasciare la pre­stigiosa sede episcopale per farsi semplice missionario in un lebbrosario dell'Africa. Scrisse: “Ci sono molti che annunciano delle rivoluzioni, ma non osano metterci dentro neppure un dito; colui invece, che accetta di soffrire con suo fratello, salverà il mondo”, come ha fatto Gesù e con­tinuando oggi l'opera sua.

Anche per noi è riservato l'incontro con il Dio della vita, e risorgeremo con Gesù, il Risorto, perché Dio ama il nostro corpo, segnato dall'età, dal lavoro, dagli affanni, dai malesseri, ma pure da esperienze gioiose, da tutto quello che ci ha umanizzato. Risurrezione del corpo, del nostro corpo - promessa a noi, come la vediamo risplendere di eterna giovinezza in Gesù Signore - significa che nulla andrà perduto. Il Signore Gesù ha raccolto tutti i sogni e tutte le pene: nessun sorriso e nessuna lacrima anche ora gli sta sfuggendo.

Prospero di Aquitania (+ 463), discepolo di sant'Ago­stino (354-430), pregava: "Tutte le mie speranze sono in te, Signore. Tu ci comandi di lottare e Tu ci fai vincere". Cristiano è colui che combatte la buona battaglia con Cristo, per trionfare nell'anima e anche nel corpo, un giorno, con Lui.

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