SAN GIUSEPPE DIMENTICATO Perché viene omessa l’invocazione a san Giuseppe, che...
SAN GIUSEPPE DIMENTICATO
Perché viene omessa l’invocazione a san Giuseppe, che una volta seguiva quella alla Vergine Maria, durante la preghiera eucaristica della Messa?
(Aldo B. - Prato)
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Nel 1962, nella prima fase dei lavori conciliari, Giovani XXIII decise di nominare san Giuseppe patrono del Vaticano II e di ricordarne il nome accanto a quello di Maria come “suo sposo” nel canone romano (2) della Messa, cioè nella preghiera più antica e importante della Chiesa cattolica. La decisione entrò in vigore l’8 dicembre dello stesso anno, solennità dell’Immacolata.
Da quel giorno nel testo, che comincia: “In comunione con tutta la Chiesa… ricordiamo e veneriamo… la gloriosa e sempre vergine Maria, madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo”, risuona l’aggiunta: “e san Giuseppe suo sposo”. Così la devozione degli ultimi pontefici verso il santo, a partire da Pio IX che lo aveva dichiarato patrono nel 1870 del Concilio Vaticano I, raggiungeva la massima espressione liturgica accanto a Maria, sua sposa e in pari tempo dichiarata “madre del nostro Dio e Signore Gesù Cristo”. Quest’ultima frase fu inserita verso il 450 a seguito del Concilio di Efeso del 431 che proclamò Maria Theotòkos (4), cioè genitrice di Gesù Dio.
Si comprende l’emozione e lo stupore suscitato nei padri conciliari dall’annuncio del Papa, sia perché il canone romano della Messa era rimasto immutato da oltre mille anni e sia perché veniva incluso il nome di un santo particolare, non catalogabile nell’elenco degli apostoli e dei martiri (12+12) che seguono, ma in testa al gruppo, accanto a quello di Maria di cui, secondo i Vangeli di Matteo e Luca, fu sposo e accanto a quello di Gesù di cui fu padre nel significato autentico e unico inteso dagli evangelisti.
Giuseppe svolse una funzione fondamentale di capo della famiglia di Nazareth, legittimando il matrimonio di Maria, sottolineando il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio, inserendolo nella discendenza davidica a fondamento della sua messianicità.
Ascoltiamo in particolare la qualifica “sponsale”. Così in Matteo 1,18-25: «Maria essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto…, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa… Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù”… Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva detto l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù». E nel Vangelo di Luca 2,4: «Anche Giuseppe, che era della casa di Davide…(1), salì in Giudea, per farsi registrare con Maria sua sposa, che era incinta».
Anche il titolo di “padre” viene attribuito a Giuseppe non tanto nel senso di “putativo/creduto tale”(3) , ma nel significato legale, che aveva maggior valore di quello naturale. Per questo egli impose il nome: «Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù… Essa gli partorì un figlio, che egli chiamò Gesù» (Mt 1,21.25). Perciò Maria al figlio ritrovato nel tempio dice: «Ecco, tuo padre ed io, angosciati, ti cercavamo» (Lc 2,48). Il nome di Giuseppe ritorna sulla bocca dei nazaretani: «Non è egli il figlio di Giuseppe?» (Lc 4,22). Poi scomparve dai Vangeli avendo egli concluso la sua missione.
Purtroppo il nome di Giuseppe sembra scomparso nelle preghiere eucaristiche perché al canone romano nel 1969 sono state aggiunte tre preghiere nelle quali non compare. È rimasto intatto nel canone romano, o preghiera eucaristica prima, che rispetto alle altre tre risulta piuttosto lunga e difficile, sicché è la meno recitata. Ma, oltre a due festività dedicate al santo (19 marzo e 1° maggio), il nome di Giuseppe risuona sempre là dove è usata la preghiera eucaristica prima a testimonianza anche del Concilio, di cui è stato protettore.
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