avvocato e conciliatore sindacale nella stessa pratica

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Lara Aranzulla

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Nov 18, 2013, 5:56:30 AM11/18/13
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Per i lavoristi:

Carissimi,
secondo voi si può essere contemporaneamente, nella stessa pratica, avvocati del lavoratore (nella gestione della transazione con l'azienda) e conciliatori sindacali (nella firma del verbale)?

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Avv. Lara Aranzulla
STUDIO LEGALE ARANZULLA
Diritto di impresa e del lavoro 
Diritto delle nuove tecnologie

Milano - Pavia - Ragusa
tel. 02.29520384 - cell. 3471878722
fax. 02.28901933 - skype lara.aranzulla



 

avv. Giorgio Marzocchi

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Nov 19, 2013, 6:15:33 AM11/19/13
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Mi pare ci sia un'evidente incompatibilità. Il mediatore dev'essere imparziale, neutrale e indifferente (esistono sfumature di significato dei tre diversi termini). Che imparzialità, neutralità e soprattutto indifferenza possono esserci se ha svolto fino al termine dell'incontro di conciliazione sindacale contemporaneamente il ruolo conciliatore e di legale di una delle parti? Questa commistione di ruoli induce il fondato sospetto che il conciliatore abbia fatto pressioni sulla controparte (datoriale) per spingerla ad un accordo favorevole al lavoratore suo assistito (e a se stesso). Forse l'accordo non è viziato, anche perché il datore presumo sarà stato assistito da un legale che avrà comunque tutelato i suoi interessi e curato la consapevolezza del suo cliente nella firma dell'accordo, ma il mediatore mi pare non ne esca bene dal punto di vista deontologico.

Cristiano Osti

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Nov 20, 2013, 3:33:09 AM11/20/13
to legalit
A mio avvviso c'è soprattutto un problema deontologico per il collega che è anche sindacalista conciliatore.
Non vedo, tuttavia, profili di illegittimità sostanziale.
La ratio dell'art. 411 cpc, infatti, diversa dall'istituto civilistico della mediaconciliaizone, consiste nel fornire al lavoratore adeguata assistenza in quanto considerato, giustamente, parte debole del rapporto. Come noto, la presenza di un sindacalista/conciliatore (al pari di quella del giudice o della commissione di conciliaizone della DTL) ha lo scopo di elimiare quel metus che il lavoratore normalmente prova nei confronti del datore di lavoro.
La norma, infatti, per l'inoppugnabilità dell'accordo transattivo richiede solo la presenza del sindacalista, non anche degli avvocati.
Ciò è sufficiente a garantire che la volontà transattiva del lavoratore si sia formata liberamente, senza costrizioni.
In tutto questo, il datore di lavoro viene considerato soggetto forte del rapporto e non ha certo bisogno di assistenza per decidere liberamente quali diritti dismettere e/o transigere. Può certamente farsi consigliare e assistere da un legale.
Ma non credo che nel nostro ordinamento si possa giungere a considerare la presenza dell'avvocato del lavoratore che è anche conciliatore come una forma di pressione o spauracchio nei confronti del datore di lavoro in quanto il datore, ontologicamente, viene ritenuto  .... "non spaventabile" o "non condizionabile".
Opinione personale, ovviamente.
Cordialità.
Cristiano Osti
Parma



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