In caso l'immobile di un genitore separato sia assoggettato a
pignoramento da parte di più creditori, se ho capito il coniuge
titolare di assegno e i figli non godono di cause di prelazione
(privilegi) su questo immobile e quindi partecipano alla distribuzione
del ricavato su basi di parità con gli altri creditori.
E' giusto?
Mi pare che esista solo un privilegio generale sui mobili del
debitore, previsto dall'art. 2751 n. 4 cod. civ., che tuttavia non ha
effetto per quanto riguarda le espropriazioni immobiliari.
Potete confermarvelo o a voi risulta diversamente?
Grazie.
--
cordialmente,
tiziano solignani
http://tsolignani.solignani.it
http://fenice.solignani.it
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A: legalitData invio: giovedì 15 aprile 2010 11.59Oggetto: [legalit] privilegio per assegni di mantenimento del coniuge e figli nelle esecuzioni immobiliari
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<< SE le parti che vanno da un avvocato: 1) hanno un problema di
merito-contenuto (accordo/disaccordo) oppure hanno 2) un problema di
relazione (relazione sana/insana)?>>
E mi sono sempre rifiutata di portare <<problemi relazionali
all'attenzione del Giudice>>. Ecco cosa capita a me:
A- sono un avvocato che non vuole fare le cause: a volte (non spesso),
perdo il cliente che si trova un altro avvocato, agguerritissimo che
gli dice che ha ragione da vendere e si deve andare in Tribunale
oppure
B- dopo essersi sentito semplicemente ascoltato, il cliente mi
ringrazia e segue il consiglio di non fare causa. Torna magari con un
problema che ha davvero una soluzione <<giuridica>> e
<<giustiziabile>>. A volte mi paga perfino la consulenza che e'
davvero piu' psicologica (meglio: di counseling) che legale...
Quando ho trovato la distinzione tra problema di merito/contenuto e
problema relazionale nella Tua brochure sulla mediazione ho
<<razionalizzato>> le mie precedenti <<sensazioni>>, ho capito il
perche' di certi miei comportamenti di fronte ai clienti e mutato in
conferme alcune valutazioni che facevo di me stessa (capirai che
sentirsi un avvocato che non vuole far causa e' a volte
demoralizzante). Non dico che mi hai illuminato sulla via di Damasco,
ma hai fatto andare al suo posto una delle tessere del mio puzzle.
............................
Dopo aver capito, tuttavia - e siccome alcuni clienti si rivolgono a
me portandomi conflitti relazionali - cerco di capire come comportarmi
in questi casi e allora Tu dici:
<<l'avvocato potrebbe consigliare: 1) uno strumento aggiudicativo
(arbitrato o processo) che non considera la comunicazione, le
incomprensioni, le emozioni etc., ma solo il contenuto - ovvero - 2)
una mediazione in cui si cerca di gestire (non sempre lo si può
risolvere) il conflitto relazionale le emozioni e la comunicazione
(che è non solo inefficace, ma distruttiva)>>
Suggeriamo la mediazione dunque. Occorre anzitutto indicare un
mediatore che si accorga o tenga conto (possiamo anche essere noi
stessi a segnalarlo) del fatto che si fa questione di relazioni e non
(solo) di diritto. Ce ne sono? Quanti? Come individuarli? Perdonatemi
la poca fiducia - sto parlando male anche di me, visto che sono
mediatore/conciliatore o come volete chiamarci, insomma ho fatto quel
corso li' ed ho il mio bravo certificato)! A me queste cose di cui Tu
parli non me le hanno punto spiegate. Se guardo i programmi dei corsi,
sono centrati soprattutto sull'analisi del testo normativo. Gia' dire
che la mediazione dovrebbe aver ad oggetto interessi piu' che diritti
e' un concetto che vedo fa difficolta' a passare (mi astengo dal
riportare le varie obiezioni).
Ammettiamo di essere fortunati (o che io sia - come a volte sono -
pessimista) e trovare un mediatore che ha ben presente il tipo di
conflitto. La domanda e': Tu proponi al cliente la mediazione, magari
per una questione il cui valore economico e' modesto (io sono quella
delle cause tra 0 e 25.000,00 Euro, quindi un avvocato <<povero>>).
Quello che pensa il cliente e' solo che deve affrontare un costo.
Sorvolo su cosa puo' pensare la controparte vedendosi indirizzare una
richiesta di mediazione, soprattutto se dall'altra parte c'e' un
consulente (non solo un legale, ma anche un commercialista o uno dei
cd. consulenti aziendali o anche il...barbiere) che non <<distingue>>
i conflitti di contenuto da quelli relazionali. Il consiglio che
potrebbe dare alla controparte e' non andarci, non aderire - oppure
"vacci e divertiti", cioe': "fai ostruzionismo, tanto non ci sono
conseguenze se rifiuti". Intanto, il mio cliente ha pagato i diritti
di segreteria o, addirittura, la sua quota. E' poco ma son sempre
soldi da tirare fuori e per perseguire quale obiettivo? Magari la non
presentazione della controparte. Questo e' anche piu' irritante e
tenderebbe a screditare la figura dell'avvocato che ha suggerito la
mediazione. Perdona le mie perplessita', e considera che ho sempre
fatto l'avvocato come ho ritenuto di farlo, senza compromessi; anche
se questo mi e' costato in termini economici, e' l'unico motivo che mi
fa andare avanti.
Digressioni a parte, Ti voglio esprimere la mia posizione per esteso:
credo davvero che la mediazione sia uno strumento prezioso, credo
pero' che il suo successo si fondi su una premessa fondamentale:
dobbiamo esserne convinti in tanti, deve verificarsi un cambio di
mentalita'; altrimenti i pochi restano vox clamans in deserto,
rischiando a volte di coprirsi di ridicolo o di depauperare la propria
immagine professionale.
Mi chiedo (e Ti chiedo): fino a quando non sara' cambiata la
mentalita' di fondo (la mediazione e' un'opportunita'), non e' meglio
dire al cliente: questa non e' una questione da portare davanti al
Giudice e...punto.
In definitiva, facciamo i consulenti legali, non i counselors o gli
psicologi.
..................................................
Continuero' a parlare di mediazione con tutti: a proporla anche ai
clienti, ma solo dopo aver verificato che dall'altra parte si presti
orecchio informato e collaborativo; a proporla ai colleghi e agli
altri consulenti (ho mandato ad un corso di mediazione anche il mio
commercialista e me ne ha ringraziato). Ma, in questo momento
iniziale, proporre (o meglio: propugnare) la mediazione come la
soluzione di tutti quei casi in cui il conflitto e' relazionale non mi
sembra opportuno. Purtroppo o per fortuna, credo che si debbano
utilizzare altri strumenti: uno di questi e' forse il counseling
(suggerire al cliente una gamma di possibili atteggiamenti diretti a
far sbollire il conflitto - non mi dilungo).
Purtroppo - e dico: purtroppo - i conflitti relazionali piu' accesi si
manifestano proprio nelle liti cd. bagatellari (non mi riferisco solo
ai rapporti di buon vicinato, ma anche ai vizi di un immobile quando
il compratore lamenta la piastrella fessurata o un battiscopa
strisciato o analoghe pochezze, ma in realta' non ha mandato giu' di
dover aspettare tre o sei mesi di ritardo nella consegna e nel rogito
della tanto sospirata, sognata casa e per il quale viene sollecitato a
sua volta dalla banca che lo minaccia di <<revocare>> il mutuo gia'
approvato).
Sono presenti anche in liti di valore consistente (penso ai rapporti
tra imprese) ma - di solito - in questi ultimi casi vengono risolti
tra le parti anche con una regolazione economica che lascia
insoddisfatte le persone coinvolte ma che sistema il budget. O, troppo
frequentemente, le imprese preferiscono interrompere il rapporto con
l'altro litigante e andare in giudizio piuttosto che confrontarsi
sulla relazione. In altre parole, spesso non c'e' interesse oltre il
diritto.
C'e' poi da considerare un'ultima situazione: quid quando il nostro
cliente, pur avendo esagerato sul piano relazionale, ha tutte le sue
ragioni sul piano giuridico? Rinunciamo all'incarico pur sapendo che
con ragionevole certezza riusciremo a far ottenere ragione al cliente?
Chi ha il coraggio di rinunciare, alzi la mano. Io stessa, a volte mi
sono trovata in difficolta'...etiche. Lascio aperto quest'ultimo
quesito perche' non ho trovato una regola generale cui informare il
mio comportamento, ma ho reagito - forse d'istinto - a seconda delle
situazioni.
Vedo che sono un po' prolissa e quindi concludo qui. Sono riflessioni
dell'ultim'ora - degli ultimi giorni - e sulle quali mi ripropongo di
confrontarmi anche con altri colleghi del mio Foro.
Solo un'ultima notazione: parecchi dei problemi sopra segnalati sono
aggravati dalla deplorevole stesura del D. Lgs. 28/2010 e, in molti
casi, cio' e' di ostacolo alla mediazione. Un esempio per tutti: io
parlo al cliente di soluzione dei conflitti relazionali, di
perseguimento degli interessi che stanno oltre i diritti e poi? poi il
media-conciliatore deve scrivere la proposta ultimativa, il messaggio
nella bottiglia per il futuro giudizio. Secondo Te, avra' riguardo a
relazione e interessi o solo ai "beceri" diritti? Non e' una
considerazione che aiuta ma un semplice sfogo: andiamo a dirlo al
legislatore che "cosi' non si fa" che la disciplina della media-
conciliazione e' mal posta e a volte - spesse volte - avra' effetti
controproducenti. Andiamo a dire al legislatore che cambi la testa
della gente e non la obblighi a fare un qualcosa che, per sua stessa
natura, necessita di adesione spontanea.
Se non erro, negli USA la conciliazione non e' obbligatoria per
nessuna materia in civile, e' che il ceto dirigenziale e' stato
formato all'ADR nelle universita'. Occorre partire dall'inizio e non
mettere un capestro alla fine, questo voglio dire. Se dobbiamo vincere
la causa della conciliazione, la vinceremo sul piano della formazione
e non su quello dell'obbligo.
Non so se stanotte dormirai meglio :-), ma io ho <<vuotato la pancia>>
e sicuramente sto meglio anche perche' so di aver riversato le mie
"pene" nel seno di una persona pacata, attenta, volonterosa.
Se ho tediato Te o gli altri componenti del gruppo, mi scuso a priori
Marisa
-- hai ricevuto questo messaggio in quanto iscritto al gruppo "legalit" - http://legalit.solignani.it
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Da: leg...@googlegroups.com [mailto:leg...@googlegroups.com] Per conto di
Tiziano Solignani
Inviato: giovedì 15 aprile 2010 11.59
A: legalit
Oggetto: [legalit] privilegio per assegni di mantenimento del coniuge e
figli nelle esecuzioni immobiliari
Avrei bisogno di una conferma da voi su di un punto sul quale non sono
E' giusto?
Grazie.
--
cordialmente,
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http://legalit.solignani.it
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Caro Buti,apprezzo innanzitutto il tuo tentativo di essere più diretto efficace e comunicativo.Anche se ti confesso un po' a fatica, sono riuscito a leggere la tua mail.
Per l'altro commento al tuo posto mi sono arreso dopo una ventina di righe.Chiedo perdono ma non ce la faccio.Adoro Cesare, Sallustio, Cicerone, Tacito, e soprattutto Montanelli.
Solo il terzo non faceva estremo uso della sintesi, anche se l'aveva sempre presente.Visto che in qualche modo me lo chiedi, ti dirò dunque una mia impressione sul tuo scritto.Non parlerò del merito, perché in qualche modo hai espresso concetti condivisibili, anceh se noti a molti e molto più applicati nella pratica di quel che credi (fidati: sei ancora troppo giovane!!!)
Hai innanzitutto avuto il pregio di fare un'introduzione, quella che i moderni linguisti chiamano frase - pilota, definita exordium nello schema oratorio classico.Nel tuo exordium c'è sicuramente la captatio benevolentiae; correttamente, cerchi di ingraziarti l'uditorio, anche in modo abbastanza elegante.L'introduzione tuttavia è ancora troppo discorsiva e lunga (almeno a mio avviso).Dopo l'exordium, sei partito abbastanza bene, perchè hai individuato gli elementi di fatto (narratio) in modo comprensibile...Subito dopo ti sei perso, perché hai confuso i fatti con l'esposizione delle conseguenze, da te condivise o da te non condivise.Nel finale, hai ripescato abbastanza chiaramente la peroratio, cioè le tue conclusioni, ma l'intervento risulta ugualmente oscuro a causa della confusione nei suoi punti principali, quelli che cioè attengono alla dissertazione.Credimi non c'è molto di più da sapere.Se vuoi posso mandarti uno schema su "come si scrive" che ho elaborato molto tempo fa, che é servito a molti colleghi, sia per passaare l'esame, sia per essere un po' più chiari e sintetici.
(P.s.: se ci fai caso questo mio scritto segue lo schema classico. ..)Un caro saluto.
Avv. Marco Mecacci
Mecacci & Mensi Avvocati Associati
Via Venti Settembre n. 84
50129 FIRENZE
tel. 055210480 / 0555351740
fax 055/7349010
Questa è una domanda interessante: la mediazione non è cominciata con il d. lgs. 28/2010 e non finisce con esso..
> Ce ne sono? Quanti? Come individuarli? Perdonatemi
> la poca fiducia - sto parlando male anche di me, visto che sono
> mediatore/conciliatore o come volete chiamarci, insomma ho fatto quel
> corso li' ed ho il mio bravo certificato)! A me queste cose di cui Tu
> parli non me le hanno punto spiegate.
Problema enorme quello della formazione.. quello che ho scritto l'ho appreso dai mediatori relazionali/sistemici. La legge non dice nulla al riguardo, per questo ritengo che il notro compito di avvocati sia ancor più delicato!
> Se guardo i programmi dei corsi,
> sono centrati soprattutto sull'analisi del testo normativo. Gia' dire
> che la mediazione dovrebbe aver ad oggetto interessi piu' che diritti
> e' un concetto che vedo fa difficolta' a passare (mi astengo dal
> riportare le varie obiezioni).
> Ammettiamo di essere fortunati (o che io sia - come a volte sono -
> pessimista) e trovare un mediatore che ha ben presente il tipo di
> conflitto. La domanda e': Tu proponi al cliente la mediazione, magari
> per una questione il cui valore economico e' modesto (io sono quella
> delle cause tra 0 e 25.000,00 Euro, quindi un avvocato <<povero>>).
> Quello che pensa il cliente e' solo che deve affrontare un costo.
Servizi a costo zero? nessuno ha detto che la mediazione è beneficenza.. ;-))
> Sorvolo su cosa puo' pensare la controparte vedendosi indirizzare una
> richiesta di mediazione, soprattutto se dall'altra parte c'e' un
> consulente (non solo un legale, ma anche un commercialista
ne sanno quasi più di noi..i commercialisti..non sono contenziosi il loro Presidente Siciliotti ne ha fatto una vera e propria bandiera: con la scusa che in mediazione non serve l'avvocato.ci fregano un pezzo di contenzioso... Sono quelli che da anni sono più presenti nelle aule di formazione.. sulla mediazione/ADR
> o uno dei
> cd. consulenti aziendali o anche il...barbiere) che non <<distingue>>
> i conflitti di contenuto da quelli relazionali. Il consiglio che
> potrebbe dare alla controparte e' non andarci, non aderire - oppure
> "vacci e divertiti", cioe': "fai ostruzionismo, tanto non ci sono
> conseguenze se rifiuti". Intanto, il mio cliente ha pagato i diritti
> di segreteria o, addirittura, la sua quota. E' poco ma son sempre
> soldi da tirare fuori e per perseguire quale obiettivo? Magari la non
> presentazione della controparte. Questo e' anche piu' irritante e
> tenderebbe a screditare la figura dell'avvocato che ha suggerito la
> mediazione. Perdona le mie perplessita', e considera che ho sempre
> fatto l'avvocato come ho ritenuto di farlo, senza compromessi; anche
> se questo mi e' costato in termini economici, e' l'unico motivo che mi
> fa andare avanti.
> Digressioni a parte, Ti voglio esprimere la mia posizione per esteso:
> credo davvero che la mediazione sia uno strumento prezioso, credo
> pero' che il suo successo si fondi su una premessa fondamentale:
> dobbiamo esserne convinti in tanti, deve verificarsi un cambio di
> mentalita';
totalmente d'accordo altrimenti non avrei mai iniziato questui discorsi nella lista: per me il cambiamento può iniziare anche da qui.
> altrimenti i pochi restano vox clamans in deserto,
> rischiando a volte di coprirsi di ridicolo o di depauperare la propria
> immagine professionale.
> Mi chiedo (e Ti chiedo): fino a quando non sara' cambiata la
> mentalita' di fondo (la mediazione e' un'opportunita'), non e' meglio
> dire al cliente: questa non e' una questione da portare davanti al
> Giudice e...punto.
> In definitiva, facciamo i consulenti legali, non i counselors o gli
> psicologi.
e quando sarebbe il momento giusto per cominciare...? ;-)) rischiamo di posticipare sempre la scadenza..
> ..................................................
> Continuero' a parlare di mediazione con tutti: a proporla anche ai
> clienti, ma solo dopo aver verificato che dall'altra parte si presti
> orecchio informato e collaborativo; a proporla ai colleghi e agli
> altri consulenti (ho mandato ad un corso di mediazione anche il mio
> commercialista e me ne ha ringraziato). Ma, in questo momento
> iniziale, proporre (o meglio: propugnare) la mediazione come la
> soluzione di tutti quei casi in cui il conflitto e' relazionale non mi
> sembra opportuno. Purtroppo o per fortuna, credo che si debbano
> utilizzare altri strumenti: uno di questi e' forse il counseling
> (suggerire al cliente una gamma di possibili atteggiamenti diretti a
> far sbollire il conflitto - non mi dilungo).
ah.. ok è una realtà che conosco meno, potrebbe esser un'idea parliamone!!
> Purtroppo - e dico: purtroppo - i conflitti relazionali piu' accesi si
> manifestano proprio nelle liti cd. bagatellari (non mi riferisco solo
> ai rapporti di buon vicinato, ma anche ai vizi di un immobile quando
> il compratore lamenta la piastrella fessurata o un battiscopa
> strisciato o analoghe pochezze, ma in realta' non ha mandato giu' di
> dover aspettare tre o sei mesi di ritardo nella consegna e nel rogito
> della tanto sospirata, sognata casa e per il quale viene sollecitato a
> sua volta dalla banca che lo minaccia di <<revocare>> il mutuo gia'
> approvato).
> Sono presenti anche in liti di valore consistente (penso ai rapporti
> tra imprese) ma - di solito - in questi ultimi casi vengono risolti
> tra le parti anche con una regolazione economica che lascia
> insoddisfatte le persone coinvolte ma che sistema il budget. O, troppo
> frequentemente, le imprese preferiscono interrompere il rapporto con
> l'altro litigante e andare in giudizio piuttosto che confrontarsi
> sulla relazione. In altre parole, spesso non c'e' interesse oltre il
> diritto.
> C'e' poi da considerare un'ultima situazione: quid quando il nostro
> cliente, pur avendo esagerato sul piano relazionale, ha tutte le sue
> ragioni sul piano giuridico? Rinunciamo all'incarico pur sapendo che
> con ragionevole certezza riusciremo a far ottenere ragione al cliente?
Ragionevole certezza non è certezza. UN accordo è certo. Io faccio monetizzare l'incertezza al cliente.. alla fine è lui che paga.. certo bisogna vedere come viene detto..
> Chi ha il coraggio di rinunciare, alzi la mano. Io stessa, a volte mi
> sono trovata in difficolta'...etiche. Lascio aperto quest'ultimo
> quesito perche' non ho trovato una regola generale cui informare il
> mio comportamento, ma ho reagito - forse d'istinto - a seconda delle
> situazioni.
> Vedo che sono un po' prolissa e quindi concludo qui. Sono riflessioni
> dell'ultim'ora - degli ultimi giorni - e sulle quali mi ripropongo di
> confrontarmi anche con altri colleghi del mio Foro.
> Solo un'ultima notazione: parecchi dei problemi sopra segnalati sono
> aggravati dalla deplorevole stesura del D. Lgs. 28/2010 e, in molti
> casi, cio' e' di ostacolo alla mediazione. Un esempio per tutti: io
> parlo al cliente di soluzione dei conflitti relazionali, di
> perseguimento degli interessi che stanno oltre i diritti e poi? poi il
> media-conciliatore deve
può.. è una facoltà. è comunque un tasto assai delicato...
> scrivere la proposta ultimativa, il messaggio
> nella bottiglia per il futuro giudizio. Secondo Te, avra' riguardo a
> relazione e interessi o solo ai "beceri" diritti?
domanda da 1.000.0000 di euri.. Io quando faccio formazione ai mediatori queste cose le dico... e con molta. molta attenzione..e cura..
> Non e' una
> considerazione che aiuta ma un semplice sfogo: andiamo a dirlo al
> legislatore che "cosi' non si fa" che la disciplina della media-
> conciliazione e' mal posta e a volte - spesse volte - avra' effetti
> controproducenti. Andiamo a dire al legislatore che cambi la testa
> della gente e non la obblighi a fare un qualcosa che, per sua stessa
> natura, necessita di adesione spontanea.
> Se non erro, negli USA la conciliazione non e' obbligatoria per
> nessuna materia in civile, e' che il ceto dirigenziale e' stato
> formato all'ADR nelle universita'. Occorre partire dall'inizio e non
> mettere un capestro alla fine, questo voglio dire. Se dobbiamo vincere
> la causa della conciliazione, la vinceremo sul piano della formazione
> e non su quello dell'obbligo.
Non sono io il legislatore.. e non mi aspetto leggi migliori per cominciare. Prima la legge buona o cattiva NON c'era.. e non se ne parlava nemmeno. Questo momento è d'oro..e io non me lo lascio sfuggire ..da quando è uscita la legge passo le prime ore del mattino a fare qualcosa al riguardo...e tutti i w/e ..c'è nulla da fare sono innamorato perso... cotto!!
> Non so se stanotte dormirai meglio :-), ma io ho <<vuotato la pancia>>
> e sicuramente sto meglio anche perche' so di aver riversato le mie
> "pene" nel seno di una persona pacata, attenta, volonterosa.
> Se ho tediato Te o gli altri componenti del gruppo, mi scuso a priori
A me affatto.. avercene di persone come te disposte a parlarne: l'assenza di interlocutori è una parte del problema..
> Marisa
>
A presto, AB
> -- hai ricevuto questo messaggio in quanto iscritto al gruppo "legalit" - http://legalit.solignani.it
>
-----Messaggio Originale-----Da: f.zanniniData invio: giovedì 15 aprile 2010 17.16Oggetto: R: [legalit] privilegio per assegni di mantenimento del coniuge e figli nelle esecuzioni immobiliari