[legalit] eredità fratelli unilaterali

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Michele Peri

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Apr 23, 2012, 7:47:02 AM4/23/12
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Salve a tutti.
L'art. 570 c.c. prevede che, in caso di morte di una persona che non
lasci né prole né ascendenti né coniuge succedono in parti uguali i
fratelli e, in caso di fratelli unilaterali, questi ultimi concorrono
prendendo la metà della quota dei germani.
Il tutto ovviamente in assenza di testamento.
La giurisprudenza è ferma nel ritenere che per fratelli si debbano
intendere solo quelli legittimi, in quanto i fratelli naturali tra
loro non sono eredi (salvo se non vi è alcun altro parente entro il 6
grado, come stabilito dalla Corte Cost).
Bene, il mio problema è:
Se muore Tizio, senza moglie, né genitori, né prole ma con, poniamo, 2
fratelli germani legittimi ed 1 sorella unilaterale cosa succede?
Se applico il 570 co. 2 parrebbe che dovessero concorrere all'eredità
tutti e tre i fratelli, anche se all'unilaterale andrebbe solo una
quota pari alla metà rispetto a quella dei germani.
Tuttavia mentre i germani possono essere legittimi o meno (a seconda
che i genitori fossero sposati o no), l'unilaterale come potrà mai
essere definito fratello legittimo?
Si dovrebbe fare discendere la possibilità di succedere del fratello
unilaterale dalla circostanza che i genitori fossero o meno sposati?
Che senso avrebbe una tale interpretazione, visto che comunque il
genitore in comune col de cuius sarebbe stato sposato, in tal caso,
con una persona diversa e quindi diverso sarebbe stato, in ogni caso,
il nucleo familiare?
Attendo lumi.


--
Cordialmente,

Avv. Michele Peri

Tiziano Solignani

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Apr 23, 2012, 8:33:42 AM4/23/12
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Il concetto di fratello legittimo non esiste, l'istituto è quello dello status di figlio legittimo rispetto al genitore. 

Se entrambi i figli hanno lo stato di figlio legittimo dello stesso genitore, anche se tra loro sono "solo" uterini o consanguinei, sono parenti tra loro e quindi opera la successione.

Ricordati che un figlio può acquistare lo stato di legittimo anche rispetto ad un solo genitore, quando ad es. la legittimazione avviene per via giudiziale, e che appunto non è necessario un matrimonio per l'acquisto dello status.

Come dici tu la limitazione dei fratelli naturale non ha senso, ma è solo l'ennesimo aspetto del noto e ben discusso problema del mancato riconoscimento della «parentela naturale», su cui c'è in Parlamento il progetto di legge di Giovanardi, di cui si parla anche nel mio blog, che non so cosa preveda a livello di applicazione nel tempo delle (eventuali) nuove disposizioni. Se non ci sarà un intervento legislativo, non escluderei una sentenza della Consulta, che, in materia di famiglia, e successoria, ha introdotto come sai molti e molto importanti cambiamenti.


–
cordialmente,

tiziano solignani, da  Mac

Michele Peri

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Apr 23, 2012, 9:49:58 AM4/23/12
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ti ringrazio, Tiziano.
La legge penso vada interpretata come dici tu, però in effetti in
relazione ai fratelli unilaterali mi pare del tutto insensata.
Lasciando un attimo da parte la legittimazione giudiziale, che mi pare
sia un istituto abbastanza residuale, posso anche capire una
differenza successoria per i fratelli germani i cui genitori siano o
non siano sposati.
Ma per gli unilaterali che senso ha differenziare a seconda se i
genitori fossero o no sposati ? (visto che comunque lo sarebbero stati
con persone diverse)
Mah..
Speriamo in Giovanardi, a questo punto, anche se non è che abbia
tantissima fiducia
;)

> --
> hai ricevuto questo messaggio in quanto iscritto al gruppo "legalit"
> (http://legalit.solignani.it)

Andrea Buti (ADR)

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Apr 23, 2012, 10:07:56 AM4/23/12
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Prendo spunto da una sentenza della Cassazione (qui il link al sito del Sole 24 Ore) relativa al dovere informativo, per ritornare su un tema discusso qui in lista qualche tempo fa: la responsabilità della decisione "politica" di intentare o proseguire un giudizio è dell'avvocato o del cliente?

Riassumo il quesito di fondo: se il cliente vuol iniziare o continuare un giudizio e l'avvocato non condivide questa scelta (perché tecnicamente ha torto, perché potrebbe non essere conveniente in termini economici [per il cliente], per una questione di tempo etc..) va tutto bene?

La discussione si divise tra chi riteneva che la scelta spettasse al cliente e che l'avvocato dovesse assecondare la decisione anche se non la condivideva e chi, invece, riteneva di dover incidere sulla scelta del cliente.

Accantoniamo ogni valutazione etica e di conflitto di interessi, per concentrarci sul profilo giuridico: e qui arriva la sentenza... 

La Cassazione ha condannato una banca per aver consentito al cliente di investire in bond argentini nonostante:
1) si sapesse (o si sarebbe dovuto sapere) che di li a poco lo stato argentino sarebbe andato in default
2) il cliente avesse firmato un prospetto informativo in cui il cliente riconosceva il rischio dell'operazione e l'inadeguatezza dell'investimento.

Il secondo punto è quello che mi/ci  interessa. Nella decisione si nota, infatti, che non si tratta di una dichiarazione confessoria "in quanto è rivolta alla formulazione di un giudizio e non all'affermazione di scienza e verità di un fatto obiettivo".

Applicando il principio di tutela e cautela, mi sembra di capire che la banca (in quanto professionista dotata di conoscenze tecniche) ha liquidato troppo velocemente la questione del "consenso informato" affidandosi ad un semplice modello da essa predisposto, senza informare realmente il cliente.

Paragone azzardato o calzante? Il principio potrebbe essere utilizzato anche in altri ambiti..e forse anche la nostro?

Io da tempo uso un'informativa personalizzata in cui elenco tutte le cose che potrebbero andare storte in giudizio, ed inizio il giudizio solo se il cliente me la firma, ma mi viene un dubbio: se la mia fantasia (esperienza, preparazione, competenza..) non mi fa immaginare i rischi ex ante...?

Mi rispondo che forse.. sembrerebbe che la carenza della mia "fantasia professionale" possa diventare fonte di responsabilità. D'altronde il cliente viene da me perché lui di legge, processi e rischi del giudizio non ha una preparazione specifica... e si fida di me. Se la fiducia si dovesse dimostrare ex post mal riposta....

Che ne dite?

Buon inizio settimana a tutti..

AB
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Avv. Andrea Buti
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Tiziano Solignani

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Apr 23, 2012, 10:08:11 AM4/23/12
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È tutta la mancanza di rilievo della «parentela naturale» che non ha senso.
Un fratello germano naturale in teoria non ha nemmeno titolo per prendere decisioni urgenti in ordine alla salute di suo fratello, non essendo parente, e si rende necessario nominare un amministratore di sostegno.
Il tutto in una società che si sta sempre più orientando verso le forme della famiglia di fatto.
Neanche io ho un pozzo di fiducia in Giovanardi, ma penso che se non approveranno questa legge ci sarà presto un intervento.


–
cordialmente,

tiziano solignani, da  Mac


avv. Vincenzo Giordano

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Apr 23, 2012, 1:38:50 PM4/23/12
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Caro Andrea,
con i tuoi dubbi navighiamo veramente in alto mare ;-)
Noi esercitiamo la professione di avvocati e non d'indovini o di vati: prevedere tutto ciò che può accadere in una controversia, soprattutto giudiziaria, e per di più con la s.c. che cambia avviso a ogni spron battuto, è quasi impossibile.
Ciò a cui dobbiamo obbligarci e di cui siamo responsabili nell'accettare un incarico, in buona sostanza, è solo di essere diligenti e competenti (che non è poco, fra l'altro).
Dal canto mio, poi, ho serie difficoltà a far sottoscrivere a un cliente un contratto d'opera di molte pagine, come quelli che girano in rete da ultimo (anche fra noi), e ne ho elaborato una versione molto più breve, succinta e compendiosa: non si può trascorrere un intero pomeriggio a spiegare a un cliente, oltre che come funziona e cos'è la mediazione, anche come funziona e cos'è  un contratto professionale corposo e, infine, sottoporgli un preventivo accurato per  poi indurlo, casomai, a rivolgersi altrove ;-)
Saluti cordiali,
Vincenzo Giordano
Avvocato in Napoli
Mediatore specializzato
avv.vincen...@pec.it
tel/fax 081.5569828
via F. Solimena, 139
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