Buongiorno a tutti, scrivo in questo gruppo dove mi sono iscritta parecchio tempo fa, peraltro sempre leggendo i diversi interventi.
Il quesito che vorrei porre è, apparentemente, banale, ma non sono ancora pervenuta ad un risultato sicuro e non trovo giurisprudenza chiara sul punto.
Mi spiego: la mia cliente (impresa costruttrice che ha realizzato una serie di palazzine) si vede notificare un ricorso per ATP promosso dal proprietario di un appartamento, che denuncia gravi vizi della pavimentazione (crepe) dell’unità immobiliare che ha acquistato, oltre ad una serie di altre piccole imperfezioni. All’ATP segue la causa di merito e, dopo svariati anni, ai primi di agosto viene finalmente depositata la sentenza.
Il giudice rigetta la domanda dell’attore, dichiarandolo decaduto in virtù del termine annuale ex art.1669 c.c. per quanto riguarda i vizi della pavimentazione, mentre condanna la mia cliente al pagamento di poche centinaia di euro (a fronte di una richiesta risarcitoria decisamente ben più consistente...) per le piccole imperfezioni. “In virtù della sostanziale reciproca soccombenza le spese del presente giudizio e di quello in cui è stata esperita la consulenza tecnica preventiva vengono integralmente compensate” (queste le testuali motivazioni della sentenza).
Al 1° di settembre, mi arriva un fax dell’avvocato dell’attore che mi chiede le poche centinaia di euro liquidate dal giudice e il 50% dei compensi corrisposti al perito d’ufficio nel corso dell’ATP (come ben sapete, l’ATP richiede l’integrale anticipazione del pagamento dei compensi al c.t.u da parte del ricorrente poi attore della causa di merito).
Io non sono peraltro totalmente convinta che questo 50% vada corrisposto. Che significato va attribuito all’articolo 92, comma 2°, c.p.c. che dispone la compensazione delle spese in caso di reciproca soccombenza?
Controparte intende la norma nel senso che, in caso di compensazione integrale, le spese di lite vadano ripartite al 50% tra le parti: pertanto mi viene richiesta la metà del compenso già corrisposto al 100% dall’ attore al c.t.u.
Se però leggo il mio commentario al codice di procedura civile la compensazione in caso di soccombenza reciproca parrebbe assumere un diverso significato: “le due ipotesi previste dal comma secondo dell’articolo in commento hanno in concreto identico risultato: le spese restano in tutto o in parte (se la compensazione è solo parziale) a carico della parte che le ha anticipate”. Leggendo questa frase, parrebbe quindi che io non debba rimborsare alcunché.
Voi cosa ne pensate? Avete mai affrontato una problematica del genere?
Vi ringrazio anticipatamente.
Stefania Sadun
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Innanzitutto ringrazio te e iI Collega Izzo per le risposta che mi avete fornito.
Tendenzialmente la penso anch’io così: mi piacerebbe però trovare un minimo di giurisprudenza che avvalori questa opinione, per evitare di far rischiare la cliente con opposizioni alle azioni esecutive della controparte che inevitabilmente verranno promosse se verrà pagato un euro in meno di quanto richiesto (l’attore ha il dente avvelenato perché era assolutamente convinto di vincere su tutti i fronti).
Intendiamoci: mi ritengo già più che soddisfatta dall’ esito di questa causa per la quale sono stata praticamente “miracolata”. Ho infatti tralasciato di dire che, dopo quasi sei anni di contenzioso, all’udienza di precisazione delle conclusioni è cambiato il giudice. Con il suo predecessore non avrei avuto la benché minima chance di vittoria perché, già agli esordi, aveva lasciato chiaramente intendere che la sorte della mia cliente (nefanda impresa costruttrice versus povero acquirente vittima) era “segnata”. Poi è arrivato il nuovo giudice che ha esaminato il fascicolo senza particolari pregiudizi “ideologici”. Certo, è triste che le sorti di una causa siano legate sostanzialmente al caso.