Sarebbe il metodo previsto in via residuale dall'art. 15, comma 3°, cod.
proc. civ. ma praticabile, in teoria, solo quando non risulta la rendita
catastale e gli atti non offrono altri elementi.
Se i cespiti da dividere sono adeguatamente censiti, io penso che non
rimanga che calcolare il valore secondo quanto prevedono i commi
precedenti dello stesso art. 15 cit..
Del resto, è tutto relativo: 1100€ possono sembrare una gran somma, però
è anche vero che la causa è relativa a cespiti immobiliari che avranno
sicuramente più valore, magari non molto ma di più sicuramente.
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cordialmente,
tiziano solignani <http://tsolignani.solignani.it/>
Credo sia un ottimo sistema per fare un favore ad un cliente che non te
ne sarà mai riconoscente, assumendosi al contempo il rischio che dopo
magari due o tre anni, o anche di più, nel corso di un controllo, si
riceva dalla cancelleria una richiesta di integrazione: allora il
cliente sarà da richiamare, magari dopo anni che è finita la causa, per
fargli pagare l'aggiunta e sarà un momento di grande piacevolezza.
Oppure arriverà direttamente un avviso di accertamento al cliente e
allora sarà un momento di altrettanta grande piacevolezza, magari
condito con una bella richiesta di responsabilità professionale per le
sanzioni, perchè nel frattempo tutti i discorsi che si erano fatti illo
tempore avranno esaurito la loro "funzione storica" e il quadro sarà
cambiato... E naturalmente il cliente oltre a farti la questione andrà
in giro a dire, legittimamente dal punto di vista documentale, che sei
un pasticcione.
Sapete cosa diceva Longanesi? "Quello è un mio nemico. Strano, non gli
ho mai fatto neanche un piacere".
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cordialmente,
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http://tsolignani.solignani.it
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Risposte alla mia e mail grazie
Avv. Marco Pescarollo
Via Manin 32
31100 Treviso
marco.pe...@studiopescarollo.191.it
Io faccio sempre così, il CU me lo faccio sempre portare dal cliente,
così capisce anche materialmente che è una tassa come il bollo auto, su
cui io non percepisco assolutamente nulla.