La via del guerriero - Piercamillo Davigo

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Tiziano Solignani

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Mar 2, 2011, 3:06:25 PM3/2/11
to legalit
La via del guerriero
(14:10)
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Piercamillo Davigo è un combattente ed è anche un giudice. Sembra un magistrato uscito dal libro di Carlos Castaneda "La via del guerriero". E' stato la mente giuridica di Mani Pulite, oggi è consigliere di Corte di Cassazione. Chiunque, dopo averlo ascoltato in questa intervista, è in grado di capire perché la macchina della Giustizia in Italia gira a vuoto, quali sono i rimedi per migliorarla e chi si oppone per interessi politici o per ragioni più prosaiche. Il cuore del problema dell'Italia, la tana del drago, è la giustizia. Se funzionasse il Paese sarebbe, quasi per incanto, diverso.

Intervista a Piercamillo Davigo, magistrato

Un eccesso di domanda di giustizia (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Il sistema giudiziario italiano è in affanno da moltissimi anni, da 40 – 50 anni, in costante peggioramento. Ogni anno le cose vanno sempre peggio, se uno guarda le relazioni di inaugurazione dell’anno giudiziario i problemi aumentano anziché diminuire, il che vuol dire che le cure che sono state tentate negli ultimi 40 – 50 anni,cioè di aumentare la produzione, aumentando le risorse e i mezzi e comunque aumentando la produttività dei singoli, non sono servite a nulla perché la patologia italiana è un eccesso di domanda di giustizia. Un eccesso di domanda di giustizia che dipende da vari fattori, nel civile dipende dal fatto che il sistema tutela di più chi viola la legge che non chi la rispetta, chi lede un diritto altrui ha garanzie maggiori rispetto a chi subisce una lesione del proprio diritto. E lo stesso vale nel penale, il sistema è finalizzato molto bene alla tutela degli imputati, molto meno bene alla tutela delle vittime.
E quindi da un lato aumenta il numero di violazioni e dall’altro aumenta il contenzioso perché vengono utilizzati poi tutti i meccanismi processuali per evitare di rispondere delle cose che sono fatte.
L’Italia spende per la giustizia più o meno come la Gran Bretagna, la Gran Bretagna fa 300 mila processi penali ogni anno, l’Italia 3 milioni. La Gran Bretagna con 300 mila processi penali l’anno ha 100 mila detenuti, l’Italia con 3 milioni di processi penali ha 67 mila detenuti. Quindi una macchina gigantesca che gira sostanzialmente a vuoto.
Quanto al civile ogni anno in Italia vengono iniziate più cause di quante ne vengono iniziate in Francia, Spagna e Gran Bretagna messe insieme, il risultato è che i magistrati lavorano moltissimo per produrre il nulla sostanzialmente, la relativa inefficienza del sistema è l’unica cosa che lo tiene ancora in piedi, perché c’è una domanda di giustizia oggi sommersa perché ci sono molte persone che lamentano violazioni dei loro diritti che non ricorrono al giudice perché sanno che non arriverebbe una risposta tempestiva e soddisfacente. Se da domani, con un colpo di bacchetta magica i tribunali diventassero efficienti, questa domanda si scaricherebbe immediatamente sui tribunali e li paralizzerebbe subito.


Un esercito di avvocati (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Le cause vere di questo problema, le cause vere sono il numero eccessivo di avvocati che ci sono in Italia, ci sono più avvocati solo nella città di Roma che in tutta la Francia, abbiamo 230 mila avvocati e aumentano di 15 mila l’anno, per dare un parametro di confronto il Giappone con il doppio della popolazione italiana ne ha 20 mila.Se il sistema paese deve competere con altri sistemi paese se l’Italia impiega oltre 40 volte le energie che impiega il Giappone per risolvere le controversie, è chiaro che non è competitivo.
C’è poi un problema di efficacia delle decisioni perché poi una volta che le decisioni vengono prese dopo anni non sono eseguibili o sono eseguite solo in parte, per esempio nel civile anche quando uno ha una sentenza di condanna non sempre riesce poi a trovare i beni del suo debitore su cui eseguire il provvedimento del giudice, perché nel frattempo quello li ha venduti, li ha occultati etc.. Nel penale ci sono una serie di meccanismi che vanificano la pena inflitta per cui raramente, almeno per certi reati, si finisce in carcere a scontare la pena che è stata data.
Questi problemi sono la causa principale dei ritardi della giustizia, intanto il numero dei processi da solo è la causa principale della durata dei procedimenti. Per ridurre il numero dei procedimenti bisogna ridurre il numero degli avvocati perché gli avvocati vivono dei procedimenti e si oppongono a qualunque tentativo di ridurre il contenzioso. Per esempio introducendo un tasso di interesse giudiziale molto più alto del tasso di interesse di mercato si scoraggerebbe il resistere indebitamente in giudizio sapendo di avere torto, il debitore che sa di dover pagare il suo creditore lo pagherebbe invece di farsi fare una causa che dura anni, perché poi alla fine dovrebbe dargli talmente tanti soldi da uscirne rovinato.
Se non si affronta questo problema seriamente che richiede soluzioni di lungo, forse di lunghissimo periodo perché non è che si possono deportare gli avvocati o fargli cambiare mestiere per forza, bisogna intervenire sull’università, ridurli man mano invece di consentire che continuino a aumentare. Bisogna contenere le impugnazioni non nel senso di ridurre il numero dei gradi di giudizio perché tre gradi sono più o meno in tutti i paesi del mondo, il vero problema è che da noi vengono proposte in concreto le impugnazioni, altrove no. Perché non costa nulla, non si rischia nulla, in penale la Corte d’Appello se viene investita dall’appello del solo imputato non può aumentare la pena e quindi tutti appellano, perché non dovrebbero? Se sono detenuti possono uscire per decorrenza termini e se sono liberi non viene eseguita la pena finché pende il giudizio di appello e quindi tutti appellano, il risultato è che poi tutti fanno ricorso per Cassazione.
La Corte Suprema degli Stati Uniti con 300 milioni di abitanti fa 120 sentenze in un anno, la Corte Suprema di Cassazione italiana con 60 milioni fa 100 mila sentenze di ordinanza in un anno, è chiaro che il sistema si inceppa e non può funzionare con numeri di questo genere. Non solo non è una soluzione ma ritarderà ulteriormente il corso dei procedimenti perché l’idea è più o meno questa: sarebbe come se le Ferrovie, constatato che i treni arrivano in ritardo anziché cercare di risolvere il problema per cui i treni arrivano in ritardo stabilisse che giunta l’ora di arrivo il treno si ferma dov’è sul percorso e tutti scendono e vanno a piedi. Scaduto il termine il processo è estinto, ne consegue che tutti faranno il possibile per ritardare il processo per ottenere l’estinzione perché bisogna tenere conto che statisticamente, e non potrebbe che essere così, il maggior numero degli imputati sono colpevoli perché non si può pensare che il maggior numero degli imputati siano innocenti, altrimenti vuol dire che Polizia giudiziaria, Pubblico Ministero, Giudice per le indagini preliminari, Giudice per l’udienza preliminare sono una masnada di deficienti. Qualche volta sbagliano ma, di norma, quelli che vanno a giudizio sono colpevoli, quindi la maggior parte degli imputati ha interesse a differire il più possibile la pronuncia del giudice perché sa che sarà una pronuncia di condanna e che quindi porterebbe all’esecuzione della pena.


Il processo breve non è una soluzione (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Il processo breve incoraggerebbe i delinquenti a ritardare il corso della giustizia soprattutto, perché così arriva, scaduto il tempo dirà “non mi fanno più niente”, poi si somma alla prescrizione. Già oggi l’Italia insieme alla Grecia è l’unico paese dell’Europa occidentale in cui la prescrizione matura dopo una condanna in primo grado. Altrove no: sei stato condannato in primo grado, poi tu vuoi altri giudizi: perché dovrebbe maturare la prescrizione? Invece da noi funziona così e quindi è ovvio che tutti propongono poi le impugnazioni e cercano di allungare i tempi dei processi.
Il giudizio penale è una cosa completamente diversa dal giudizio che chiunque di noi può dare sui fatti di cui è a conoscenza, nel processo penale ci sono delle regole che se fossero applicate nella vita di tutti i giorni impedirebbero di vivere. Per esempio tutti noi prendiamo ogni giorno decisioni sulla base di cose che ci sono state raccontate da persone che non le sanno direttamente ma che le hanno apprese da qualcun altro, nel processo penale non è possibile, bisogna sentire il teste di riferimento e quindi risalire lungo la catena dell’informazione. Se una persona che ha reso delle dichiarazioni non compare o non risponde le dichiarazioni che ha rese non valgono più. Ecco tutto questo nella vita di tutti i giorni non avrebbe alcun senso.
Ma io facevo sempre questo esempio, se io invito a cena il mio vicino di casa e lo vedo uscire da casa mia con la mia argenteria nelle tasche io non è che devo aspettare la sentenza della Corte di Cassazione per non invitarlo più a cena, smetto subito di invitarlo a cena. Continuerò a non invitarlo a cena anche se fosse assolto perché non me ne importa nulla del fatto che sia stato assolto, l’ho visto io prendermi l’argenteria e ciò basta.
C’è poi un esempio che faccio adesso quando si invoca la presunzione di innocenza, certo la giustizia è una virtù cardinale ma anche la prudenza è una virtù cardinale, ma chi affiderebbe la figlia di sei anni a uno sotto processo per pedofilia perché l’accompagna a scuola sull’assunto che c’è la presunzione di innocenza? Direbbe “va beh magari sarà anche innocente però fino a quando non è fatta chiarezza io mia figlia a lui non l’affido”. Eppure, chissà perché, affidiamo a queste stesse persone il nostro destino, i nostri beni, il nostro futuro!


La magistratura e il Parlamento (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
Il compito della magistratura è anche quello di razionalizzare le leggi e poi abbiamo una gerarchia di fonti, c’è innanzitutto la Costituzione della Repubblica e le leggi non possono contrastare con la Costituzione, le leggi ordinarie e comunque le leggi non possono contrastare con il diritto comunitario dell’Unione Europea e con le convenzioni internazionali in vigore per l’Italia.E questo mette una serie di paletti anche alle cose negative che possono essere fatte con la legge, in più quando una legge viene approvata entra in un sistema complessivo di leggi e quindi viene interpretata alla luce di questo sistema complessivo. Questo evita i problemi più gravi.
Certo, rimane il fatto che in un sistema democratico la legge è la volontà della maggioranza, fermi restando alcuni parametri, il limite del controllo di costituzionalità però consente appunto di evitare le cose più stridenti, faccio un esempio, l’articolo più importante della Costituzione della Repubblica non è, come tanti credono, l’articolo 3 “il principio di uguaglianza”, è l’articolo 2 che dice “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. Se li riconosce vuol dire che vengono prima della stessa Costituzione della Repubblica perché se uno li istituisce può anche revocarli ma se uno li riconosce come sempre esistenti non ci può fare proprio niente, deve prendere atto che ci sono e rispettarli. E siccome questi diritti sono codificati da convenzioni internazionali, tra l’altro nell’area in cui noi viviamo quella del Consiglio d’Europa sono codificati dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo che non è disarmata perché ha istituito una Corte a Strasburgo che interviene condannando gli stati quando violano questi diritti. Questo pone rimedio anche alla volontà della maggioranza, faccio un esempio: oggi l’articolo 575 del Codice Penale dice “chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni 21”. Se un Parlamento razzista domani cambiasse questa norma in questo modo “chiunque cagiona la morte di un uomo “bianco” è punito con la reclusione non inferiore ad anni 21” questa norma cadrebbe immediatamente. E quindi ci sono limiti alle cose che una maggioranza può fare, limiti di civiltà anzitutto.


La via del guerriero (espandi.jpg espandi | comprimi.jpg comprimi)
E poi c’è l’aspetto forse decisivo appunto della razionalizzazione del sistema, ne "Il piccolo principe" c’è un episodio in cui il piccolo principe incontra il re e gli chiede un tramonto e il re gli dice “l’avrai il tramonto, all’ora del tramonto” dice “io ho diritto di essere ubbidito perché i miei ordini sono ragionevoli, se ordinassi a un generale di trasformarsi in una farfalla e lui non mi ubbidisse di chi sarebbe la colpa? Mia o del generale?”. E dice “se tu ordini al tuo popolo di andarsi ad affogare nel mare farà la rivoluzione”. Ecco il problema è sempre il solito: alla base dell’autorità c’è soltanto la volontà o c’è la ragione? Questa è la questione, io credo che sul lungo periodo ci sia la ragione.
Io sono un eclettico del processo penale nel senso che ho ricoperto tutti i ruoli, compreso quello di indagato perché quando uno si occupa di certi imputati lo denunciano un giorno sì e un giorno anche, e quello di persona offesa. Come persona offesa di reati in genere di diffamazione e di calunnia dovevo costituirmi parte civile nei processi e andavo dal notaio a farmi autentificare la firma sulla procura speciale al mio avvocato, perché all’epoca non era consentito all’avvocato autenticarle e quindi dovevo andare dal notaio. Questo notaio un giorno leggendo le cose turpi che avevano detto di me per l’ennesima volta mi disse “ma che vita! Come hai fatto a andare avanti così?!” e io gli ho detto “non praevalebunt, non prevarranno” e questo mi ha detto “lei dice non prevarranno perché è di formazione culturale cristiana, ma io che sono di formazione culturale ebraica debbo dirle che secondo il libro del Sinedrio del Talmud neanche i giusti possono vincere in questo mondo, sennò non ci sarebbe bisogno della redenzione”. Io, annichilito da questa dottissima citazione teologica e avendo escluso di potergli rispondere citandogli la legge di Murphy “non puoi vincere, non puoi pareggiare, non puoi neppure abbandonare”, ho cercato nelle mie reminiscenze di gioventù qualcosa che tenesse il livello a quelle altezze e mi è venuto in mente il dialogo tra e Arjuna e Krishna nel Mahabharata. Il Mahabharata è un poema indù che racconta la guerra tra due famiglie, i Kaurava e i Pandava, Arjuna è un guerriero lacerato da questa guerra, non sa chi ha torto e chi ha ragione, è stato zio degli uni e maestro degli altri, non sa da che parte schierarsi, soprattutto non sa quali saranno le conseguenze delle cose che fa, perché potrebbe ottenere risultati opposti a quelli che si prefigge. E allora chiede a Krishna che cosa deve fare e Krishna gli fa questo discorso stupendo, gli dice “Arjuna tu che cosa sei?” dice “un guerriero” “e qual è il dovere di un guerriero?” dice “combattere”, “ecco allora tu combatti, non te ne deve importare niente se vinci o se perdi, se sei dalla parte giusta o se sei dalla parte sbagliata, meno che mai ti deve importare di quali saranno le conseguenze ultime delle tue azioni perché a te non compete governare il mondo, a te compete soltanto, come ogni altra creatura, di fare al meglio delle tue capacità quello che ti è toccato in sorte di fare: gli dei guideranno il mondo”. Ecco, io non so se gli dei guideranno il mondo però sono sicuro che se ognuno di noi fa al meglio delle sue capacità quello che gli è toccato in sorte di fare il mondo andrà meglio!



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Postato il 2 Marzo 2011 alle 17:43 in Informazione | Scrivi | listen_it_it.gifAscolta
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tiziano solignani, da  iPad

Luca de Grazia

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Mar 2, 2011, 7:33:43 PM3/2/11
to leg...@googlegroups.com

Io ho visto la sua intervista su Niente di Personale l'altra sera e sinceramente mi ha fatto veramente paura pensare che una persona così evidentemente nevrotica e sopra le righe.
Molto bravo in alcuni sillogismi, peccato che sulle domande che lo mettevano in difficoltà abbia accuratamente evitato di rispondere.
Opinione personale, ovviamente.
Cordiali saluti.
Avv. Luca-M. de Grazia

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Avv. Edoardo Ferragina

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Mar 2, 2011, 8:23:42 PM3/2/11
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Francamente mi aspetto qualcosa di meglio da una mente così eccelsa.

Al solito, il male assoluto è rappresentato dalla categoria degli avvocati: troppo numerosi, poco inclini a conciliare le controversie e, soprattutto, generatori di cause.

Fortunatamente non possiamo essere deportati.

Tali argomentazioni non meriterebbero nemmeno una risposta. 

Tuttavia, visto che qualche collega si va convincendo che il numero degli avvocati sarebbe eccessivo solo nel nostro paese ricordo che, ad eccezione della Francia (caso a sé in Europa), negli altri stati il numero degli avvocati è pressoché identico.

Al solo "colegio de abogados de Madrid" sono iscritti oltre 50.000 avvocati (http://icam.es/web3/cache/index.html), più del doppio di quelli di Roma.

In Germania ci sono oltre 150.000 avvocati (per i dati aggiornati al 2008: http://www.senato.it/notizie/136525/150365/150427/genpagina.htm)

In Gran Bretagna e Galles il numero di avvocati è ancora superiore a quello dell'intera Germania.

Le differenze non sono affatto così significative come si potrebbe pensare.

A ciò si aggiunga che degli oltre 200.000 avvocati iscritti agli albi, almeno il 10% non esercita né ha mai esercitato.

Nel corso di un convegno ho sentito dire al prof. Guido Alpa che un'operazione di bonifica degli albi porterebbe alla cancellazione di circa 35.000 iscritti che, ripeto, non esercitano, ma evidentemente si sentono appagati dal poter utilizzare il titolo di avvocato.

Va detto, poi, che il tentativo di bonifica potrebbe essere esteso fino a ricomprendere anche quanti non siano in grado di dar prova di esercitare "effettivamente" la professione, ossia non denunciano redditi di almeno € 10.000,00 ad anno. 
  
Ora, a prescindere da qualsivoglia considerazione sulla correttezza di simili provvedimenti, è del tutto evidente che il numero di quanti esercitano effettivamente nel nostro paese è pressoché pari a quello degli iscritti alla Cassa (150.000 - fonte: http://www.cassaforense.it/Cassafor/RivisteCassa/LaPrevidenzaForense/PrevForense/Anno2010/Num2/previdenza_specialeconferenza01_2-2010.pdf)

In altri termini, appare un pò superficiale affermare che in Italia il numero degli avvocati sarebbe estremamente più alto rispetto a quello degli altri paesi europei.

Spiace, poi, che un magistrato possa affermare "Per ridurre il numero dei procedimenti bisogna ridurre il numero degli avvocati perché gli avvocati vivono dei procedimenti e si oppongono a qualunque tentativo di ridurre il contenzioso."

A me pare una notevole caduta di stile, perché un avvocato che si opponga a qualunque tentativo di ridurre il contenzioso, per il proprio personale interesse, è un cattivo avvocato e Davigo, che ripete queste cose da tempo, getta discredito su tutta la categoria.

Peraltro, quando si va al cuore del problema, la proposta di Davigo si riduce all'introduzione di un tasso di interesse "giudiziale" per dissuadere la parte debitrice.     

Naturalmente in tutta questa situazione la magistratura non ha alcuna responsabilità.

Come dire, poche idee ma confuse.

Saluti
 


>
> La via del guerriero Piercamillo Davigo è un combattente ed è anche un giudice. Sembra un magistrato uscito dal libro di Carlos Castaneda "La via del guerriero". E' stato la mente giuridica di Mani Pulite, oggi è consigliere di Corte di Cassazione. Chiunque, dopo averlo ascoltato in questa intervista, è in grado di capire perché la macchina della Giustizia in Italia gira a vuoto, quali sono i rimedi per migliorarla e chi si oppone per interessi politici o per ragioni più prosaiche. Il cuore del problema dell'Italia, la tana del drago, è la giustizia. Se funzionasse il Paese sarebbe, quasi per incanto, diverso.
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edoardo patini

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Mar 3, 2011, 2:11:48 AM3/3/11
to leg...@googlegroups.com
quoto in pieno le considerazioni di Marco e di Edoardo, ed aggiungo una mia ulteriore riflessione. Caboto dovrebbe rappresentare il fiore all'occhiello della magistratura e la cream di mani pulite: l'ala pensante. 

Alcuni passaggi della sua intervista sono condivisibilissimi, soprattutto quelli sui quali si sofferma sul fatto che il nostro sistema tutela ed incoraggia i debitori ed i criminali a discapito dei creditori e delle vittime dei reati. 
Manca tuttavia qualsiasi analisi sulla formazione di questa condizione! 
Il burocratismo giudiziario e la reticenza a concedere gli strumenti previsti dall'ordinamento a tutela del credito ed a sanzione dei comportamenti penalmente rilevanti (che costituiscono le sacche nelle quali sguazzano debitori e delinquenti) in quanta parte sono di origine normativa ed in quanta di origine riconducibile all'esercizio della giurisdizione? 
L'idea che in Italia chi delinque e chi vive sistematicamente nell'illecito vive benissimo e senza timori per la propria libertà personale nasce dalla legge o dalla applicazione della legge?
Non mi piace il giochetto "il cancro della giustizia sono gli avvocati" al quale si contrappone "no sono i giudici", tuttavia un sereno esame della situazione avrebbe dovuto condurre la mente pensante della magistratura ad elevare il livello della indagine a 360 gradi. 
Non mi sembra che il nostro si sia neanche posto il problema. 
Il sillogismo la giustizia non funziona perché gli avvocati sono troppi è tanto approssimativo quanto fasullo. 
E' come dire che gli ospedali sono pieni di gente sana perché ci sono troppi medici ...
Non è vera nè la prima nè la seconda affermazione. 
Se fossero gli avvocati ad inventarsi le cause, non capisco poi come faccia Davigo ad affermare che c'è una buona parte di "richiesta di giustizia" che inonderebbe e paralizzerebbe ancor di più  il sistema se questo cominciasse a funzionare. 
Trattasi di evidentissima contraddizione in termini. Forse quella parte dei cittadini che non si rivolge alla giustizia rinuncia a pensare di poter avere giustizia perché sono troppi gli avvocati oppure perché il sistema è malato per il patente burocratismo che lo contraddistingue ? 

Inviato da iPad

Il giorno 03/mar/2011, alle ore 07:15, "Avv. M. M." <avv.marc...@gmail.com> ha scritto:

Quoto Edoardo in pieno e mi complimento con lui per l'analisi pacata serena ed efficace. 
Mi permetto solo un appunto laddove afferma che gli avvocati non possono essere deportati. A parte il fatto che purtroppo la Storia di qualche decennio fa ci dice il contrario, per ora ci si limita a deportare la cause, negando accesso alla giustizia con la "mediazione" o rottamando tutto il contenzioso pendente. 
Se poi non basterà, si comincerà a far calare la scure sulla testa degli iscritti, magari con sorteggioni in sala mensa. 
L'importante, per chi ci governa e ci amministra, è che rimangano intatti i poteri; la politica e la magistratura, che di giorno stre pitano e sbraitano sul Bunga Bunga, ma di notte vanno a braccetto nelle commissioni che approvano gli atti normativi, togliendo ogni potere al Parlamento. Non sentite come assordante il silenzio della magistratura sulla mediazione, quando la magistratura medesima piange come una pulzella violata se qualcuno - mettendoci al solito del suo - cerca di limitare i processi mediatici che tanto le piacciono? C'è ancora qualcuno che non sa che il d.lgs 28/10 lo hanno scritto tutto i magistrati? La mia verità purtroppo è una, sempre la stessa; dove oggi c'è strage di diritto, domani ci sarà strage di persone.
P.s. credo di non essere stato O.T., se ho sbagliato mi corrigerete.

Marco Mecacci.

Inviato da iPhone4

edoardo patini

unread,
Mar 3, 2011, 2:13:50 AM3/3/11
to leg...@googlegroups.com
Caboto = Davigo ... colpa di IPad e di omessa rilettura, perdonate anche altri errori :) 

Inviato da iPad

Il giorno 03/mar/2011, alle ore 07:15, "Avv. M. M." <avv.marc...@gmail.com> ha scritto:

Quoto Edoardo in pieno e mi complimento con lui per l'analisi pacata serena ed efficace. 
Mi permetto solo un appunto laddove afferma che gli avvocati non possono essere deportati. A parte il fatto che purtroppo la Storia di qualche decennio fa ci dice il contrario, per ora ci si limita a deportare la cause, negando accesso alla giustizia con la "mediazione" o rottamando tutto il contenzioso pendente. 
Se poi non basterà, si comincerà a far calare la scure sulla testa degli iscritti, magari con sorteggioni in sala mensa. 
L'importante, per chi ci governa e ci amministra, è che rimangano intatti i poteri; la politica e la magistratura, che di giorno stre pitano e sbraitano sul Bunga Bunga, ma di notte vanno a braccetto nelle commissioni che approvano gli atti normativi, togliendo ogni potere al Parlamento. Non sentite come assordante il silenzio della magistratura sulla mediazione, quando la magistratura medesima piange come una pulzella violata se qualcuno - mettendoci al solito del suo - cerca di limitare i processi mediatici che tanto le piacciono? C'è ancora qualcuno che non sa che il d.lgs 28/10 lo hanno scritto tutto i magistrati? La mia verità purtroppo è una, sempre la stessa; dove oggi c'è strage di diritto, domani ci sarà strage di persone.
P.s. credo di non essere stato O.T., se ho sbagliato mi corrigerete.

Marco Mecacci.

Inviato da iPhone4


Il giorno 03/mar/2011, alle ore 02:23, "Avv. Edoardo Ferragina" <ma...@studioferragina.com> ha scritto:

Enrico Gorini

unread,
Mar 3, 2011, 4:24:49 AM3/3/11
to leg...@googlegroups.com
Oltretutto, pensare che un mercato che ospita "troppi" avvocati vada curato tagliandone il numero, è come curare il male tagliando i sintomi.
Io credo che l'alta litigiosità italiana sia esattamente la conseguenza di due soli fattori cruciali:
 
1) le norme scritte male    (vi do' un esempio eclatante: art.12 t.u. edilizia 380/01, laddove la lettera non consente di comprendere quale sia il regime da applicare alle domande di costruire pendenti al momento dell'"adozione"  - e non "approvazione"- del piano strutturale; chi ha scritto non aveva in mente che esistono le situazioni in itinere !!!)
 
2) i tempi della giustizia
 
Il n.1 determina incertezza: l'incertezza - ovviamente - determina controversia.
Il n.2 determina un indebito vantaggio per chi ha torto, con la conseguenza che il potenziale perdente, anzichè arrendersi subito per evitare i costi più alti, è sempre incoraggiato a coltivare la difesa giudiziale.
 
1) + 2) determinano, insieme, un più alto volume di lavoro (pensiamo anche a quello dei commercialisti, grazie a un sistema fiscale farraginosissimo), e favorisce (per conseguenza) un più alto numero di avvocati.
 
enrico gorini  
 
 
 
----- Original Message -----

Avv. Fabio Quadri

unread,
Mar 3, 2011, 6:54:38 AM3/3/11
to leg...@googlegroups.com
Grazie dr. Davigo
Abbiamo scoperto che per ridurre le malattie basta ridurre i medici.
Cordialmente
avv. Fabio Quadri
 
 
 
 
-------Messaggio originale-------
 
Data: 02/03/2011 21:14:17
Oggetto: [legalit] La via del guerriero - Piercamillo Davigo

Luca de Grazia

unread,
Mar 3, 2011, 7:01:49 AM3/3/11
to leg...@googlegroups.com
Il giorno 03 marzo 2011 12:54, Avv. Fabio Quadri <qua...@avvocatimonza.it> ha scritto:
Grazie dr. Davigo
Abbiamo scoperto che per ridurre le malattie basta ridurre i medici.

Ragazzi....come ho scritto questa mattina, vi assicuro che l'intervista è "molto peggio" di quello che traspare da quanto riportato / segnalato da Tiziano

E' durata circa 50 minuti, per cui - come precisato - vi assicuro che l'impressione avuta, a prescindere da tutto, è stata davvero poco felice.



Cordiali saluti.

(Avv. Luca-M. de Grazia)

Gianni Cataldi

unread,
Mar 3, 2011, 9:12:17 AM3/3/11
to leg...@googlegroups.com

Sarà anche bravo come magistrato….non lo conosco né mi sembra di aver letto di sue decisioni.

Ma secondo me come incantatore di serpenti sarebbe migliore.

Paragoni e riferimenti ad altri paesi ed altre realtàa 360°.

Tra tutti quei numeri perché non ha parlato di quanti giudizi vengono riformati in appello a dimostrazione della fetecchia che vien spesso fuori in primo grado?

Perché non ha parlato di quei magistrati (la maggior parte) che continuano ad abbonare  i debitori procrastinatori col riconoscimento di spese da fame?

Non serve una legge ad hoc che preveda interessi spropositati per scoraggiare le opposizioni dilatorie.

Basterebbe che i suoi colleghi applicassero il tariffario per far ricredere coloro i quali propongono opposizioni solo per perder tempo.

E perché non ha parlato dei giudici che non appena sono in odor di trasferimento, anche sei mesi prima, iniziano a lasciar perdere tutto rifiutandosi di prendere decisioni finanche su eccezioni preliminari e pregiudiziali risolvibili con una semplice lettura dei pochi atti di causa (alla prima udienza)?

Vasco Rossi in “domani sì adesso no” canta che è “sempre la stessa storia, la stessa vecchia storia che…………” i giudici tra di loro fanno quadrato.

Noi i quadrati ce li tiriamo appresso con la speranza che qualcuno sia colpito con lo spigolo.

Davigo, ma mi faccia mi piacere!!!!

Quasi quasi rimpiango la neo coniata figura televisiva dell’opinionista………..forse è più credibile perché ha più cognizione di ciò che dice!!

Gianni Cataldi   

 

STUDIO DELL'AVVOCATO

GIOVANNI CATALDI

Via F. Meninni n. 235  -  70024   Gravina in Puglia (BA)  Tel. / Fax   +39 080.326.82.66  Mobile  +39 333.610.41.70

 

  

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Da: leg...@googlegroups.com [mailto:leg...@googlegroups.com] Per conto di Luca de Grazia
Inviato: giovedì 3 marzo 2011 01:34
A: leg...@googlegroups.com
Oggetto: Re: [legalit] La via del guerriero - Piercamillo Davigo

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Gianni Cataldi

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Mar 3, 2011, 9:20:35 AM3/3/11
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Grazie Luca ma alle barzellette ho già dedicato 15 minuti ieri sera.

Davigo oggi non mi farebbe neanche più ridere.

Che provi col circo.

Gianni Cataldi

 

STUDIO DELL'AVVOCATO

GIOVANNI CATALDI

Via F. Meninni n. 235  -  70024   Gravina in Puglia (BA)  Tel. / Fax   +39 080.326.82.66  Mobile  +39 333.610.41.70

 

  

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Da: leg...@googlegroups.com [mailto:leg...@googlegroups.com] Per conto di Luca de Grazia
Inviato: giovedì 3 marzo 2011 13:02
A: leg...@googlegroups.com
Oggetto: Re: [legalit] La via del guerriero - Piercamillo Davigo

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f.zannini

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Mar 3, 2011, 11:57:15 AM3/3/11
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come al solito la colpa è degli avvocati!!!!e bellissima è la frase: "non si possono deportare gli avvocati per diminuirne il numero....
"
f_zannini.vcf

Valeria Lai

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Mar 3, 2011, 1:42:27 PM3/3/11
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Aderisco in toto alle vostre considerazioni.
Tuttavia non ci si poteva aspettare che un personaggio del genere sfornasse qualcosa di più originale, o quantomeno di più tecnico, di fronte ad una platea come quella (suppongo) televisiva, pena zapping immediato. Noi siamo lì tutti i giorni, gli ascoltatori no, e non è semplice spiegare loro in modo "ascoltabile" molte delle storture che ben conosciamo.
Certo, però, i numeri li capiscono tutti, quindi mi parrebbe cosa buona e giusta far intervistare qualcuno di voi (possibilmente, se c'è, uno belloccio/a, giusto per strategia di marketing) almeno nelle TV locali e poi diffondere il programma a livello superiore.
Chi ha il tempo, il coraggio (non si sa mai ...)  e le giuste conoscenze si faccia avanti!
Valeria Lai
 
----- Original Message -----
From: Avv. M. M.
Sent: Thursday, March 03, 2011 7:15 AM
Subject: Re: [legalit] La via del guerriero - Piercamillo Davigo

Quoto Edoardo in pieno e mi complimento con lui per l'analisi pacata serena ed efficace. 
Mi permetto solo un appunto laddove afferma che gli avvocati non possono essere deportati. A parte il fatto che purtroppo la Storia di qualche decennio fa ci dice il contrario, per ora ci si limita a deportare la cause, negando accesso alla giustizia con la "mediazione" o rottamando tutto il contenzioso pendente. 
Se poi non basterà, si comincerà a far calare la scure sulla testa degli iscritti, magari con sorteggioni in sala mensa. 
L'importante, per chi ci governa e ci amministra, è che rimangano intatti i poteri; la politica e la magistratura, che di giorno stre pitano e sbraitano sul Bunga Bunga, ma di notte vanno a braccetto nelle commissioni che approvano gli atti normativi, togliendo ogni potere al Parlamento. Non sentite come assordante il silenzio della magistratura sulla mediazione, quando la magistratura medesima piange come una pulzella violata se qualcuno - mettendoci al solito del suo - cerca di limitare i processi mediatici che tanto le piacciono? C'è ancora qualcuno che non sa che il d.lgs 28/10 lo hanno scritto tutto i magistrati? La mia verità purtroppo è una, sempre la stessa; dove oggi c'è strage di diritto, domani ci sarà strage di persone.
P.s. credo di non essere stato O.T., se ho sbagliato mi corrigerete.

Marco Mecacci.

Inviato da iPhone4


Il giorno 03/mar/2011, alle ore 02:23, "Avv. Edoardo Ferragina" <ma...@studioferragina.com> ha scritto:

Avv. Edoardo Patini

unread,
Mar 4, 2011, 4:37:39 AM3/4/11
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Premetto che non sono un lavorista, sicchè spero comprendiate le mie lacune.
Mi è arrivata dalla Direz. Prov. lavoro una comunicazione dal contenuto non ortodosso.
Nella sostanza la commissione aveva ricevuto da un dipendente di una mia cliente la richiesta di un tentativo di conciliazione effettuata sulla scorta del vecchio schema. La richiesta non contiene infatti gli elementi previsti dalla nuova formulazione del 410 c.p.c. e si limitava ad impugnare una sanzione assolvendo, quanto al requisito della esposizione dei fatti e delle ragioni poste a fondamento della pretesa, a richiamare il contenuto delle giustificazioni che il lavoratore aveva reso a seguito delle contestazioni.
La commissione pur avendo spiegato al richiedente che la procedura è cambiata,  ha tuttavia invitato la mia cliente, nella stessa lettera in cui avvisava il richiedente degli intervenuti cambiamenti, a pronunciarsi in merito alla accettazione del tentativo di conciliazione ai sensi del comma VIII del 410. La quale cosa comporterebbe per la azienda la necessità di depositare memorie in assenza tuttavia della possibilità di parametrare le suddette memorie alle ragioni delle pretese di controparte, siccome non esplicitate.
 
Questi essendo moto succintamente i fatti, chiedo a qualche collega lavorista come si comporterebbe.
Io sarei della idea di non fare nulla, alla quale cosa seguirebbe nella sostanza la mancata accettazione del tentativo di conciliazione.
Mi sembra tuttavia di aver letto da qualche parte che è stato introdotto anche un termine a pena di decadenza per l’inizio della fase giudiziale del procedimento di impugnazione delle sanzioni.
Ho sognato oppure no?  
 
Ringrazio chi volesse aiutarmi ...
 
E.
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