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iniziative sull'auto elettrica
Tu ne sai qualcosa ?
Se il governo mettesse questi progetti al centro di una politica
industriale con l'obiettivo di riaprire per esempio Termini Imerese
potrebbe essere una possibilità. Però servirebbe una forte iniziativa
nazionale.
il Tue, 11 Jan 2011 18:16:14 +0100
Mario Pianta <mario....@uniurb.it> ha scritto:
Produrre e lavorare meglio, con democrazia
Salgono a 114 le adesioni di docenti universitari
alla Lettera di 46 economisti sul conflitto Fiat-Fiom
Nascono i "Cervelli in fuga per la Fiom"
11 gennaio 2011
Alla vigilia del referendum tra i lavoratori dello stabilimento Fiat
di Mirafiori del 13-14 gennaio, sono saliti a 114 gli economisti e
docenti universitari che hanno sottoscritto la lettera “Produrre e
lavorare meglio, con democrazia”, lanciata lo scorso sabato da 46
economisti e pubblicata sul sito
<http://www.sbilanciamoci.info>www.sbilanciamoci.info. A questi si
aggiungono un centinaio di cittadini che hanno sostenuto l'iniziativa.
Nella Lettera sono analizzati i fatti dietro l'accordo sullo
stabilimento di Mirafiori, si documenta il ridimensionamento
produttivo della Fiat in Italia e il crescente orientamento
finanziario, sono discusse le alternative alla strategia dell'azienda,
si esprime solidarietà ai lavoratori coinvolti e alla Fiom, sostenendo
lo sciopero nazionale del 28 gennaio 2011.Alla lettera hanno aderito
molti economisti italiani che insegnano in università straniere e un
gruppo di 19 “cervelli in fuga” - italiani sotto i 40 anni che
lavorano all'estero – che hanno scritto l'appello “Cervelli in fuga
con la Fiom”.
La lettera, l'appello e tutte le firme sono riportate qui sotto.
Sono in preparazione incontri pubblici sui temi della Lettera a
Torino, Roma, Ascoli Piceno e altre città, in vista dello sciopero
Fiom del 28 gennaio.
Per informazioni:
<mailto:reda...@sbilanciamoci.info>reda...@sbilanciamoci.info>
-<mailto:reda...@sbilanciamoci.info> tel. 06 8841880
La lettera degli economisti
Il conflitto Fiat-Fiom scoppiato a fine 2010 sul progetto per lo
stabilimento di Mirafiori a Torino – che segue l’analoga vicenda per
lo stabilimento di Pomigliano d’Arco - è importante per il futuro
economico e sociale del paese. Giornali e tv presentano la versione
Fiat, sostenuta anche dal governo, per cui con la crescente
competizione internazionale nel mercato dell’auto i lavoratori devono
accettare condizioni di lavoro peggiori, la perdita di alcuni diritti,
fino all’impossibilità di scegliere in modo democratico i propri
rappresentanti sindacali.
Vediamo i fatti. Nel 2009 la Fiat ha prodotto 650 mila auto in Italia,
appena un terzo di quelle realizzate nel 1990, mentre le quantità
prodotte nei maggiori paesi europei sono cresciute o rimaste stabili.
La Fiat spende per investimenti produttivi e per ricerca e sviluppo
quote di fatturato significativamente inferiori a quelle dei suoi
principali concorrenti europei, ed è poco attiva nel campo delle fonti
di propulsione a basso impatto ambientale. A differenza di quanto
avvenuto tra il 2004 e il 2008 - quando l’azienda si è ripresa da una
crisi che sembrava fatale – negli ultimi anni la Fiat non ha
introdotto nuovi modelli. Il risultato è stata una quota di mercato
che in Europa è scesa al 6,7%, la caduta più alta registrata nel
continente nel corso del 2010.
Al tempo stesso, tuttavia, nel terzo trimestre del 2010 la Fiat guida
la classifica di redditività per gli azionisti, con un ritorno sul
capitale del 33%. La recente divisione tra Fiat Auto e Fiat Industrial
e l’interesse ad acquisire una quota di maggioranza nella Chrysler
segnalano che le priorità della Fiat sono sempre più orientate verso
la dimensione finanziaria, a cui potrebbe essere sacrificata in futuro
la produzione di auto in Italia e la stessa proprietà degli
stabilimenti.
A dispetto della retorica dell’impresa capace di “stare sul mercato
sulle proprie gambe”, va ricordato che la Fiat ha perseguito questa
strategia ottenendo a vario titolo, tra la fine degli anni ottanta e i
primi anni duemila, contributi pubblici dal governo italiano stimati
nell’ordine di 500 milioni di euro l’anno.
A fare le spese di questa gestione aziendale sono stati soprattutto i
lavoratori. Negli ultimi dieci anni l’occupazione Fiat nel settore
auto a livello mondiale è scesa da 74 mila a 54 mila addetti, e di
questi appena 22 mila lavorano nelle fabbriche italiane. Le qualifiche
dei lavoratori Fiat sono in genere inferiori a quelle dei concorrenti,
i salari medi sono tra i più bassi d’Europa e la distanza dalle
remunerazioni degli alti dirigenti non è mai stata così alta: Sergio
Marchionne guadagna oltre 250 volte il salario di un operaio.
Questi dati devono essere al centro della discussione sul futuro della
Fiat. L’accordo concluso dalla Fiat con Fim, Uilm e Fismic per
Mirafiori – che la Fiom ha rifiutato di firmare - prevede un vago
piano industriale, poco credibile sui livelli produttivi, tanto da
rendere improbabile ora ogni valutazione sulla produttività. L’accordo
appare inadeguato a rilanciare e qualificare la produzione, e scarica
i costi sul peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Sul piano
delle relazioni industriali i contenuti dell’accordo sono
particolarmente gravi: l’accordo si presenta come sostitutivo del
contratto nazionale di lavoro, e cancellerebbe la Fiom dalla presenza
nell’azienda e dal suo ruolo di rappresentanza dei lavoratori che vi
hanno liberamente aderito. Il referendum del 13-14 gennaio tra i
dipendenti sull’accordo, con la minaccia Fiat di cancellare
l’investimento nel caso sia respinto, pone i lavoratori di fronte a
una scelta impossibile tra diritti e lavoro. In questa prospettiva, la
strategia Fiat appare come la gestione di un ridimensionamento
produttivo in Italia, scaricando costi e rischi sui lavoratori e
imponendo un modello di relazioni industriali ispirato agli aspetti
peggiori di quello americano.
Esistono alternative a una strategia di questo tipo.
In Europa la crisi è stata affrontata da imprese come la Volkswagen
con accordi sindacali che hanno ridotto l’orario, limitato la perdita
di reddito e tutelato capacità produttive e occupazione; in questo
modo la produzione sta ora riprendendo insieme alla domanda. Produrre
auto in Europa è possibile se c’è un forte impegno di ricerca e
sviluppo, innovazione e investimenti attenti alla sostenibilità
ambientale; per questo sono necessari lavoratori con più competenze,
meno precarietà e salari adeguati; un’organizzazione del lavoro
contrattata con i sindacati che assicuri alta qualità, flessibilità
delle produzioni e integrazione delle funzioni. E’ necessaria una
politica industriale da parte del governo che non si limiti agli
incentivi per la rottamazione delle auto, ma definisca la direzione
dell’innovazione e degli investimenti verso produzioni sostenibili e
di qualità; le condizioni per mercati più efficienti; l’integrazione
con le politiche della ricerca, del lavoro, della domanda.
Considerando l’eccesso di capacità produttiva nell’auto in Europa, è
auspicabile che queste politiche vengano definite in un contesto
europeo, evitando competizioni al ribasso su costi e condizioni di
lavoro. Su tutti questi temi è necessario un confronto, un negoziato e
un accordo con i sindacati che rappresentano i lavoratori
dell’azienda.
In nessun paese europeo l’industria dell’auto ha tentato di eliminare
un sindacato critico della strategia aziendale dalla possibilità di
negoziare le condizioni di lavoro e di rappresentare i lavoratori.
L’accordo Fiat di Mirafiori riduce le libertà e gli spazi di
democrazia, aprendo uno scontro che riporterebbe indietro l'economia e
il paese.
Ci auguriamo che la Fiat rinunci a una strada che non porterebbe
risultati economici, ma un inasprimento dei conflitti sociali. Ci
auguriamo che governo e forze politiche e sindacali contribuiscano a
una soluzione di questo conflitto che ristabilisca i diritti dei
lavoratori a essere rappresentati in modo democratico e tuteli le
condizioni di lavoro. Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori
coinvolti e alla Fiom, sosteniamo lo sciopero nazionale del 28 gennaio
2011 e ci impegniamo ad aprire una discussione sul futuro
dell'industria, del lavoro e della democrazia, sui luoghi di lavoro e
nella società italiana.
Primi firmatari
Margherita Balconi, Università di Pavia
Paolo Bosi, Università di Modena e Reggio Emilia
Gian Paolo Caselli, Università di Modena e Reggio Emilia
Daniele Checchi, Università Statale di Milano
Tommaso Ciarli, Max Planck Institute of Economics
Vincenzo Comito, Università di Urbino
Marcella Corsi, Università di Roma “La Sapienza”
Pasquale De Muro, Università di Roma Tre
Giovanni Dosi, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa
Marco Faillo, Università degli Studi di Trento
Paolo Figini, Università di Bologna
Massimo Florio, Università Statale di Milano
Maurizio Franzini, Università di Roma “La Sapienza”
Lia Fubini, Università di Torino
Andrea Fumagalli, Università di Pavia
Mauro Gallegati, Università Politecnica delle Marche
Adriano Giannola, Università di Napoli Federico II
Anna Giunta, Università di Roma Tre
Andrea Ginzburg, Università di Modena e Reggio Emilia
Claudio Gnesutta, Università di Roma “La Sapienza”
Elena Granaglia, Università di Roma Tre
Simona Iammarino, London School of Economics
Peter Kammerer, Università di Urbino
Paolo Leon, Università di Roma Tre
Stefano Lucarelli, Università di Bergamo
Luigi Marengo, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa
Pietro Masina, Università di Napoli "L'Orientale"
Massimiliano Mazzanti, Università di Ferrara
Marco Mazzoli, Università Cattolica di Piacenza
Domenico Mario Nuti, Università di Roma “La Sapienza”
Paolo Palazzi, Università di Roma “La Sapienza”
Cosimo Perrotta, Università del Salento
Mario Pianta, Università di Urbino
Paolo Pini, Università di Ferrara
Felice Roberto Pizzuti, Università di Roma “La Sapienza”
Andrea Ricci, Università di Urbino
Andrea Roventini, Università di Verona
Maria Savona, University of Sussex
Francesco Scacciati, Università di Torino
Alessandro Sterlacchini, Università Politecnica delle Marche
Stefano Sylos Labini, Enea
Giuseppe Tattara, Università di Venezia
Andrea Vaona, Università di Verona
Marco Vivarelli, Università Cattolica di Piacenza
Antonello Zanfei, Università di Urbino
Adelino Zanini, Università Politecnica delle Marche
Adesioni
Ferdinando Arzarello, Università di Torino
Mario Biagioli, Università di Parma
Maria Luisa Bianco, Università del Piemonte Orientale
Luigi Bosco, Università di Siena
Fabrizio Botti, Università di Perugia
Sergio Brasini, Università di Bologna
Sergio Bruno, Università di Roma “La Sapienza”
Gianluca Brunori, Laboratorio di studi rurali “Sismondi” di Pisa
Enza Caruso, Università di Perugia
Laura Chies, Università di Trieste
Guglielmo Chiodi, Università di Roma “La Sapienza”
Bruno Contini, Collegio Carlo Alberto Moncalieri, Università di Torino
Lilia Costabile, Università di Napoli
Simone D'Alessandro, Università di Pisa
Carmela D'Apice, Università di Roma Tre
Magda Fontana, Università di Torino
Marzia Fontana, University of Sussex
Mariangela Franch, Università di Trento
Stefania Gabriele, dirigente pubblico di ricerca
Luciano Gallino, Università di Torino
Alberto Gherardini, Università di Firenze
Mario Giaccone, Università di Torino
Fiorenzo Girotti, Università di Torino
Maria Carla Lamberti, Università di Torino
Achille Lemmi, Università di Siena
Mauro Lombardi, Università di Firenze
Mario Lovergine, ISIA
Adriana Luciano, Università di Torino
Agata Maida, Università di Milano
Gerardo Marletto, Università di Sassari
Ugo Mattei, Università di Torino
Luca Michelini, Università LUM “J. Monnet” di Bari
Alessia Miranti, University College of London
Lorenzo Mosca, Università di Roma Tre
Luigi Orsenigo, Università di Brescia
Guido Ortona, Università Piemonte Orientale
Ruggero Paladini, Università di Roma “La Sapienza”
Daniela Palma, ENEA
Francesco Paoletti, Università di Milano Bicocca
Marco Passarella, Università di Bergamo
Gabriele Pastrello, Università di Trieste
Marcello Pedaci - Università di Teramo
Riccardo Petrella, Università Cattolica di Lovanio
Francesco Petrini, Università di Padova
Paolo Piacentini, Università di Roma “La Sapienza”
Elena Podrecca, Università di Trieste
Monica Quirico, Södertörn University, Stoccolma; Università di Torino
Giorgio Rampa, Università di Pavia
Piera Rella, Università di Roma “La Sapienza”
Federico Ricci, Università di Modena e Reggio Emilia
Franca Roncarolo, Università di Torino
Annalisa Rosselli, Università di Roma Tor Vergata
Maria Laura Ruiz, Università di Pisa
Anna Maria Simonazzi, Università di Roma “La Sapienza”
Anna Soci, Università di Bologna
Luigi Spagnolo, Università per Stranieri di Siena
Giorgio Tassinari, Università di Bologna
Settimo Termini, Università di Palermo
Giuliano Tescari, Università di Torino
Matilde Trevisani, Università di Trieste
Giovanni Vaggi, Università di Pavia
Marco Valente, Università dell'Aquila
Roberto Veneziani, Queen Mary University of London
Altre adesioni
Enrico Milani, Alessandro Messina, Paola Pizziol, Germano Pozzati,
Diana Donninelli, Davide Di Laurea, Flora Cappelluti, Francesco
Michele Mortati, Alessandro Faramondi, Nora McKeon, Antonio Bolentini,
Anna Maria Di Miscio, Lorenti Garcia Gino, Giuseppina Buscaino,
Giancarlo Nebbia, Maria Massa, Pierpaolo Salvarani, Assunta Daniela
Zini, Javad Daneshpour, Alex Alunno Ricci, Antimo Ceparano, Francesca
Della Ratta, Carlo Ciarli, Maria Mantello, Silvio Marro, Enrico
Sciamanna, Claudio Lombardi, Roberta Rendina, Sandra Coluccia, Ignazio
Mazzoli, Luigi Flagelli, Giuseppe Sirna, Silvio Artusio Comba, Angela
Dogliotti Marasso, Valter Barosso, Renato Fioretti, Cristina Adriani,
Vanda Bonardo, Graziano Camanzi, Marcello Fagioli, Liliana Frascati,
Franco Carillo, Giuseppina Ficarra, Piero di Giorgi, Daniela Amati,
Nicola Melloni, Marco Sparaco, Veniero Santin, Nicola Imbimbo, Nicola
Zuin, Dario Righettini, Loredana Rubino, Domenico Borasi, Daniela
Pappalardo, Luigi Crespino, Antonella Visintin, Amelia Beltramini,
Vita Matilde Mangano, Marco Bava, Nicla Scatizzi, Tina Saccomanno,
Giorgio Carlin, Emanuele Costamagna, Pietro Pertici, Enrica Silvestri,
Mariuccia Sapio, Lucio Garofalo, Pippo Manzone, Marina Maestri,
Roberto Rolli, Claudio Gollini, Elena Giuliani, Giovanni Abbagnato,
Francesca Bria, Calogero Massimo Cammalleri, Maurizio D’Amato, Rita
Battaglia, Resistenza Viola Piemonte, Romana Mancini, Claudio Papalia,
Federico Sardo, Marica Maramieri, Maurizio Pesaresi, Raffaele Leoni,
Annarita Zacchi, Giulia Scarcia, Antonio Soggia, Valeria Moschese,
Giuliano La Barba, Filippo Incorvaia, Roberto Salori, Mariagrazia
Pellerino, Renato Valusso, Alberto Lalli, Maurizio Franchetti, G.
Buonomi, Elio Acquaviva, Cristiana Cavagna, Luciano Lorandi, Maria
Teresa Silvestrini, Domenico Ferraro, Salvatore Bimonte, Jolanta
Krzywicka, Luigi Ottonello, Maurizio Gilotti, Massimo Dalla Giovanna,
Margherita Sardella, Silvana Sonno, Rosanna Pappalepore, Rosina
Marini, Chiara Cavallaro.
“Cervelli in fuga” con la Fiom
Gentili amici di Sbilanciamoci,
siamo un gruppo di "giovani" italiani all'estero (i classici cervelli
in fuga) e abbiamo firmato un appello in favore della Fiom con cui
aderiamo alla vostra iniziativa.
Siamo un gruppo di italiani sotto i 40 anni che vivono e lavorano
all’estero, ma che continuano ad avere contatti diretti con il nostro
Paese. Paese a cui ci legano affetto e nostalgia, accompagnati dalla
rabbia di vederlo in costante declino.
Nessuno di noi si è finora impegnato direttamente in politica, pur
essendo tutti simpatizzanti per la sinistra nel suo significato più
ampio, ma ciò che sta succedendo in questi giorni non può lasciarci
indifferenti. Per questo abbiamo deciso di manifestare le nostre
preoccupazioni su alcuni temi importanti: il ricatto di Marchionne; un
contratto imposto e non negoziato; la convocazione di un referendum
pericolosamente somigliante ai plebisciti del Ventennio in cui l’unica
scelta è tra la disoccupazione e le condizioni imposte dal padrone; la
deroga a diritti costituzionali riconosciuti attraverso la stipula di
contratti privati; la rinuncia al contratto collettivo nazionale nel
silenzio di Confindustria e di gran parte dei sindacati (che a priori
avrebbero dovuto rifiutarsi di firmare un contratto diverso da quello
nazionale per gli operai di Mirafiori); l’esclusione del più grande
sindacato metalmeccanico dalla rappresentazione sindacale.
Consideriamo tutto ciò molto grave. Lo troviamo ancora meno
accettabile in un periodo di crisi economica e rigettiamo il tentativo
di far pagare ai lavoratori i costi del fallimento del neo-liberismo.
Ci stupiamo di fronte al silenzio imbarazzante di gran parte
dell’opposizione, soprattutto quella parlamentare, e pensiamo che sia
il momento di schierarsi nettamente.
La FIOM non difende solamente i lavoratori di Mirafiori, difende la
Costituzione, la democrazia, la libertà di scelta. Difende, in
sostanza, la possibilità di un futuro per il nostro Paese, che ci
sembra sempre più lontano. Schierarsi oggi dalla parte dei diritti dei
lavoratori vuol dire difendere un modello sociale basato non solo su
solidarietà e uguaglianza - concetti che sarebbe ridicolo definire
datati - ma anche su una più equa distribuzione del reddito, così da
evitare crisi di sovrapproduzione e bolle speculative. Significa
rigettare lo sfruttamento intensivo della forza lavoro, tipico dei
paesi in via di sviluppo e non certo delle economie avanzate. Non sono
riformisti coloro che vogliono riportare indietro le lancette della
storia, ma reazionari. Non sono eroi quelli che, fomentando una guerra
tra poveri, ci portano sulla strada del sottosviluppo. Non sono
innovatori coloro che, invece di puntare sulla ricerca e
l’investimento in capitale umano, cercano semplicemente di abbattere i
costi col dumping sociale.
Siamo per altro convinti che gli attacchi alla Costituzione, ai
diritti, al nostro contratto sociale e, in breve, al futuro del nostro
Paese, si possano fermare. Questa speranza si lega a due elementi: lo
sdegno per la realtà delle cose e il coraggio di cambiarle. Per questo
non abbiamo dubbi: stiamo con la FIOM.
Laura Andrazi, Paris, Francia
Alessio Baldini, University of Leeds, UK
Giorgia Maria Battistello, Six Telekurs, London, UK
Tommaso Cavazza, Barcelona, Spagna
Francesca Congiu, University of Leeds, UK
Ilaria Giglioli, University of California at Berkeley, USA
Matteo Giglioli, Palo Alto, California, USA
Simone Giovetti, United Cities of France (Cooperazione Francese),
Francia
Silvia Gurrieri, Paris, Francia
Giandomenico Iannetti, University College London, UK
Salvatore Marchese, Brno, Repubblica Ceca
Nicola Melloni, London Metropolitan University, UK
Vasco Molini, Maputo, Mozambico
Valentina Rigamonti, USAID, Afghanistan
Pietro Roversi, Oxford University, UK
Davide Sormani, Brno, Repubblica Ceca
Gigliola Sulis, University of Leeds, UK
Elia Valentini, University College London, UK
Alessandro Volpi, London, UK
Per contatti e adesioni:
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il Tue, 11 Jan 2011 19:34:15 +0100
"Stefano Syloslabini" <stefano.s...@enea.it> ha scritto: