Grossman e appello alla città

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Latina Riformista

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Sep 12, 2007, 10:04:33 AM9/12/07
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Su Repubblica ho letto il fondo di Eugenio Scalfari. Parla, come
sbagliarsi, di Grillo. Dopo averlo tenuto oscurato fino al Vaffanculo
Day, sembra che ora non si faccia altro che discutere in merito al suo
grado di antipolitica e di qualunquismo. Scattano paragoni
imbarazzanti, per Grillo e per Scalfari, con l'Uomo Qualunque. Non
entro nel merito. La questione Grillo per me è chiusa con l'intervento
precedente. L'ho ripreso perchè Scalfari, nel suo editoriale legato
all'attualità italiana, cita uno scrittore che stimo ed apprezzo
molto, David Grossman. Israeliano che, nel proprio paese, si mette in
discussione cercando di andare oltre il comune e semplice sentire,
viaggiando su una linea di confine, sfrondando i luoghi comuni,
cozzando contro le cattive abitudini e i pensieri torbidi. Basta
leggere un suo libro per innamorarsene e per capire come riesca a
viaggiare nel proprio animo che, poi, simboleggia quello di tutti
noi.
C'è una frase che m'ha colpito. Molto. Non la volevo copiare e
incollare qui senza aver contestualizzato. Dovreste leggere tutto il
discorso. Andate su Google e cercate. Magari come ricerca utilizzate
"David Grossman + Festival Letteratura Berlino". Trovate versioni
integrali o accorciate. Scegliete quella che volete. Sta di fatto che
lui, scrittore ebreo ed israeliano, si ritrova a scovare la memoria
della sua gente, proprio per l'evento. Perchè parlare ad un Festival a
Berlino credo che sia un gesto, per lui, evocativo di tante cose, di
tante emozioni, di tante sensazioni. Riscavando la storia della sua
gente, Grossman tocca il dolore. E lo fa a piene mani, senza
nascondere nessuna sfumatura. E lo fa con quel tipo di ricordi, quelli
così tanto dolorosi da farsi silenzio. Quel silenzio buio, scuro come
pece, denso.

A LEZIONE D'UMANITA'

Perchè lui dice di essere partito da una domanda semplice: "come una
persona normale - come lo erano molti nazisti e loro sostenitori -
possa entrare a far parte di un meccanismo di distruzione di massa? In
altre parole cosa devo reprimere, offuscare, rimuovere, uccidere di me
per poter collaborare a un genocidio programmato, per essere in grado
di uccidere un altro essere umano, per volere lo sterminio di un
popolo intero, o accettarlo in silenzio".
E' una domanda che forse ci sarà passata mille volte per la testa.
"Come hanno fatto?" cercando di scovare, anche casualmente, quei
meccanismi che hanno reso possibile una tragedia senza precedenti
nella storia. A dir la verità, però, Grossman si pone la domanda anche
al presente.
"Forse però dovrei affinare la domanda: in questo momento sto forse
collaborando - coscientemente o inconsapevolmente, attivamente o
passivamente - a un processo il cui scopo è danneggiare un altro uomo
o un gruppo di persone?"
E qui, ragazzi, l'accusa si fa pesante. Perchè il Grossman va oltre la
classica e giusta riflessione sullo sterminio nazista. E ci guarda in
faccia. E ci chiede: "Anche tu sei come quel tedesco che faceva finta
di niente?". Ma va ancora oltre.
"Noi non vogliamo assumerci nessuna responsabilità personale per le
cose terribili che avvengono a poca distanza da noi. Né mediante
azioni dirette né limitandoci a esprimere solidarietà. Ci fa comodo -
quando si parla di responsabilità personale - far parte di una massa
indistinta, priva di volto, di identità, e all´apparenza libera da
oneri e colpe. E probabilmente è questa la grande domanda che l´uomo
moderno deve porsi: in quale situazione, in quale momento, io divento
«massa»?"
Ed è a questo punto che dal 1933 ad oggi si rende visibile un unico
filo nero, come la morte. Quante volte facciamo finta di essere un
tutto indistinto. Quante volte stiamo a vedere scene, anche vicine,
che ci farebbero orridire, eppure facciamo finta di niente. Da bravo
scrittore Grossman non fa solo domande, prova anche a fornire delle
risposte.

QUANDO DIVENTIAMO MASSA

"Ho l´impressione che ci trasformiamo in «massa» nel momento in cui
rinunciamo a pensare, a elaborare le cose secondo un nostro lessico, e
accettiamo automaticamente e senza critiche espressioni terminologiche
e un linguaggio dettatoci da altri.
Io mi trasformo in «massa» quando cesso di formulare con le mie parole
compromessi e scelte morali che sono disposto a compiere".
E secondo me questo è un punto che va ben oltre la semplice vicenda
Grillo. Aggredisce ognuno di noi nel proprio intimo, nelle scelte che
non fa, nel modo in cui accetta i compromessi che lo fanno scadere
nella propria umanità. Ed è così che si arriva all'inenarrabile. E per
inenarrabile non significa ad una situazione come quella della
Germania Nazista. Basta molto meno. Basta guardarsi intorno e pensare,
per rendersene conto.

APPELLO A LATINA

La prima firma, quella di Marco M., intorno a questo speciale patto
tra associazioni, tra individui, l'abbiamo raggiunto. E' importante, è
il primo passo. Non mi azzarderò a fare un'altra petizione, visto il
miserevole fallimento di quella precedente. E' necessario, però, non
farsi strumentalizzare, in questa fase. Soprattutto in questa città.
Discutiamo, discutiamo. Mettiamo da parte tutto e discutiamo. Per
costruire una Latina migliore. Diamoci da fare. Il Partito Democratico
non risolve un beneamato cazzo. E' soltanto un primo passo, che
potrebbe portare anche verso la massificazione. Facciamo ancora in
tempo ad evitare il tutto.
Diffondete l'appello, coinvolgete altra gente. E se lo fate che sia in
pieno spirito copyleft. Modificate quello che ho scritto,
riassumetelo, tagliatelo, basta che lo fate girare. Credo sia
importante.
Questa sera ci sarà la riunione all'ARCI. chissà che, dal basso,
unendo le forze, qui a Latina non riusciamo a dar vita a qualcosa di
forte, duraturo.

Crippo

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Sep 17, 2007, 6:12:53 AM9/17/07
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