Domenica 22 Giugno 2025
S. Paolino da Nola (mf); Ss. Giovanni F. e Tommaso M. (mf)
CORPO E SANGUE DI CRISTO (anno C)
Gn 14,18-20; Sal 109; 1Cor 11,23-26; Lc 9,11b-17
Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore
PREGHIERA DEL
MATTINO
Signore Gesù, che ti sei fatto mio cibo e bevanda per comunicarmi la tua vita
divina e l'amore infinito del Padre, fa' che io, ricevendoti nell'Eucaristia,
possa corrispondere al tuo invito e al tuo esempio: rendimi capace di amare te
sopra ogni cosa e i miei fratelli come amo me stesso. Tante volte ti ho
ricevuto, o Signore, e mi ritrovo quello di sempre: piccolo, povero, debole,
pieno di difetti e di peccati. Fa' che la tua forza vinca sulla mia debolezza e
io mi converta all'Amore. Amen.
ANTIFONA D'INGRESSO
Il Signore ha nutrito il suo popolo con fior di frumento, lo ha saziato di
miele della roccia.
COLLETTA
Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell'Eucaristia ci hai
lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa' che adoriamo con viva fede il santo
mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue, per sentire sempre in noi i benefici
della redenzione. Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre...
PRIMA LETTURA
Offrì pane e vino.
Dal libro della Genesi 14,18-20
In quei giorni, Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del
Dio altissimo e benedisse Abram con queste parole: "Sia benedetto Abram
dal Dio altissimo, creatore del cielo e della terra, e benedetto sia il Dio
altissimo, che ti ha messo in mano i tuoi nemici". E [Abram] diede a lui
la decima di tutto.
Parola di Dio.
SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 109)
R: Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore.
Oracolo del Signore al mio signore:
"Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
a sgabello dei tuoi piedi". R.
Lo scettro del tuo potere
stende il Signore da Sion:
domina in mezzo ai tuoi nemici! R.
A te il principato
nel giorno della tua potenza
tra santi splendori;
dal seno dell'aurora,
come rugiada, io ti ho generato". R.
Il Signore ha giurato e non si pente:
"Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchisedek". R.
SECONDA LETTURA
Ogni volta infatti che mangiate questo
pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore.
Dalla prima lettera di san Paolo
apostolo ai Corinzi 1Cor 11,23-26
Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il
Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver
reso grazie, lo spezzò e disse: "Questo è il mio corpo, che è per voi;
fate questo in memoria di me". Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese
anche il calice, dicendo: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio
sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me". Ogni
volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la
morte del Signore finché egli venga.
Parola di Dio.
CANTO AL VANGELO (Gv 6,51)
Alleluia, alleluia.
Io sono il pane vivo disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.
Alleluia.
VANGELO
Tutti mangiarono a sazietà.
+ Dal Vangelo secondo Luca 9,11b-17
In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire
quanti avevano bisogno di cure. Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli
si avvicinarono dicendo: "Congeda la folla, perché vada nei villaggi e
nelle campagne dei dintorno per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una
zona deserta". Gesù disse loro: "Voi stessi date loro da
mangiare". Ma essi risposero: "Non abbiamo che cinque pani e due pesci,
a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente".
C'erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli:
"Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa". Fecero così e li fecero
sedere tutti quanti. Allora egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli
occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione,
li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti
mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.
Parola del Signore.
OMELIA
La festa del Corpo e del Sangue del Signore è una appendice, se così si può
dire, dell'Ultima Cena celebrata da Gesù con i suoi apostoli prima di andare
incontro alla sua passione. In quel giovedì santo la nostra attenzione è subito
presa dalle vicende dolorose del Signore per cui quasi ci sfugge la grandezza
del dono ricevuto: La sua presenza sotto i segni sacramentali del pane e del
vino. Ma d'altra parte lui stesso aveva detto ai suoi discepoli: Non vi lascerò
orfani... e nel discorso sul pane di vita aveva permesso che alcuni discepoli
si ritirassero dalla sua sequela perché aveva detto: Vi darò a mangiare la mia
carne, a bere il mio sangue! Dinanzi alle difficoltà a credere, con forza egli
ribadisce: Chi non mangia la mia carne e non beve il mio sangue, non avrà la
vita eterna. Fu duro questo discorso per alcuni discepoli, ma Gesù non mitigò
le sue frasi. Si trattava proprio di carne e sangue, non di similitudini o
analogia. La liturgia ci accompagna con la lettura della comparsa del sacerdote
Melchìsedech, che offre pane e vino e una larga benedizione per Abramo. A lui
lo stesso Abramo offre la decima di tutto. La lettera agli Ebrei,
capitolo 7, ne svilupperà l'applicazione al sacerdozio di Cristo. San Paolo,
scrivendo ai Corinzi dichiara che quanto ha insegnato circa la Cena del
Signore, lo ha ricevuto a sua volta. Potremmo chiederci: Da chi? Da Gesù stesso
o dagli apostoli? Per noi la questione non ha importanza. A noi interessa
sapere che la Santa Messa è stata celebrata fin dalle origini del cristianesimo
in obbedienza al comando ricevuto dal Signore Gesù. San Luca mette in relazione
la moltiplicazione dei cinque pani e due pesci al sacrificio eucaristico in cui
si consacra il pane per soddisfare la nostra fame spirituale di Gesù.
Importante l'imperativo di Gesù: Dategli voi stessi da mangiare! Nella
incapacità dell'uomo di procurare il vero cibo spirituale per le anime,
interviene Lui stesso, anche oggi, servendosi della persona del sacerdote che
in suo nome e in nome del suo sacerdozio eterno, ripete le stesse parole
pronunciate da Lui nell'ultima Cena: Prendete e mangiatene tutti: Questo è il
mio Corpo offerto in sacrificio per voi... Prendete e bevetene tutti: Questo è
il calice del mio Sangue, per la nuova e eterna alleanza, versato per voi e per
tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me: Quando
partecipiamo alla celebrazione eucaristica, dovremmo fare uno sforzo di fede e
di intelligenza: Vedere nel sacerdote celebrante la persona stessa di Gesù! Non
lo vediamo fisicamente, non ne possiamo costatare la presenza, ma proprio per
questo lo crediamo lì, vivo ed operante per la salvezza di tutti gli uomini. La
partecipazione devota alle varie manifestazioni organizzate in parrocchia in
onore di Gesù presente nell'Eucaristia acquisti il significato del nostro
"grazie" devoto e riconoscente. (Padri Silvestrini)
PREGHIERA SULLE OFFERTE
Concedi benigno alla tua Chiesa, o Padre, i doni dell'unità e della pace,
misticamente significati nelle offerte che ti presentiamo. Per Cristo nostro
Signore.
ANTIFONA ALLA COMUNIONE
«Prendete, questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, il sangue
dell'alleanza», dice il Signore.
PREGHIERA DOPO LA COMUNIONE
Donaci, Signore, di godere pienamente della tua vita divina nel convito eterno,
che ci hai fatto pregustare in questo sacramento del tuo Corpo e del tuo
Sangue. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
MEDITAZIONE
Tale culto è diretto verso Dio Padre per Gesù Cristo nello Spirito Santo.
Innanzi tutto verso il Padre che, come afferma il Vangelo di san Giovanni,
"ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque
crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna". Si rivolge anche nello
Spirito Santo a quel Figlio incarnato, nell'economia di salvezza, soprattutto
in quel momento di suprema dedizione e di abbandono totale di se stesso, al
quale si riferiscono le parole pronunciate nel cenacolo: "Questo è il mio
corpo dato per voi"... "Questo è il calice del mio sangue versato per
voi...". L'acclamazione liturgica: "Annunciamo la tua morte,
Signore!" ci riporta proprio a quel momento: e col proclamare la sua
risurrezione abbracciamo nello stesso atto di venerazione il Cristo risorto e
glorificato "alla destra del Padre", come anche la prospettiva della
sua "venuta nella gloria". Tuttavia è l'annientamento volontario,
gradito dal Padre e glorificato con la risurrezione, che, sacramentalmente
celebrato insieme con la risurrezione, ci porta all'adorazione di quel
Redentore "fattosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. E
questa nostra adorazione contiene ancora un'altra particolare caratteristica.
Essa è compenetrata dalla grandezza di questa Morte Umana, nella quale il
mondo, cioè ciascuno di noi, è stato amato "sino alla fine". Così
essa è anche una risposta che vuol ripagare quell'Amore immolato fino alla
morte di Croce: è la nostra "Eucaristia", cioè il nostro rendergli
grazie, il lodarlo per averci redenti con la sua morte e resi partecipi della
vita immortale per mezzo della sua risurrezione. Un tale culto, rivolto dunque
alla Trinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, accompagna e permea
innanzi tutto la celebrazione della Liturgia eucaristica. Ma esso deve pure
riempire i nostri templi anche al di là dell'orario delle sante Messe. Invero,
poiché il Mistero eucaristico è stato istituito dall'amore, e ci rende Cristo
sacramentalmente presente, esso è degno di azione di grazie e di culto. E
questo culto deve distinguersi in ogni nostro incontro col santissimo
Sacramento, sia quando visitiamo le nostre chiese, sia quando le sacre Specie
sono portate e amministrate agli infermi. L'adorazione di Cristo in questo
Sacramento d'amore deve poi trovare la sua espressione in diverse forme di
devozione eucaristica: preghiere personali davanti al Santissimo, ore di
adorazione, esposizioni brevi, prolungate, annuali, benedizioni eucaristiche,
processioni eucaristiche, congressi eucaristici. Un particolare ricordo merita
a questo punto la solennità del "Corpo e Sangue di Cristo" come atto
di culto pubblico reso a Cristo presente nell'Eucaristia, voluta dal mio
predecessore Urbano IV in memoria dell'istituzione di questo grande Mistero.
Tutto ciò corrisponde quindi ai principi generali e alle norme particolari già
da tempo esistenti, ma nuovamente formulate durante o dopo il Concilio Vaticano
II.
GIOVANNI PAOLO II