[The Un Uomo Chiamato Intrepido Full Movie In Italian Dubbed Download

0 views
Skip to first unread message

Ainoha Sistek

unread,
Jun 9, 2024, 3:15:14 PM6/9/24
to johnvantnanso

IL REDENTORE DELL'UOMO, Ges Cristo, centro del cosmo e della storia. A Lui si rivolgono il mio pensiero ed il mio cuore in questa ora solenne, che la Chiesa e l'intera famiglia dell'umanit contemporanea stanno vivendo. Infatti, questo tempo, nel quale Dio per un suo arcano disegno, dopo il prediletto Predecessore Giovanni Paolo I, mi ha affidato il servizio universale collegato con la Cattedra di San Pietro a Roma, gi molto vicino all'anno Duemila. difficile dire, in questo momento, che cosa quell'anno segner sul quadrante della storia umana, e come esso sar per i singoli popoli, nazioni, paesi e continenti, bench sin d'ora si tenti di prevedere taluni eventi. Per la Chiesa, per il Popolo di Dio, che si esteso - sia pure in modo diseguale - fino ai pi lontani confini della terra, quell'anno sar l'anno di un gran Giubileo. Ci stiamo ormai avvicinando a tale data che - pur rispettando tutte le correzioni dovute all'esattezza cronologica - ci ricorder e in modo particolare rinnover la consapevolezza della verit-chiave della fede, espressa da San Giovanni agli inizi del suo Vangelo: Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi1, e altrove: Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perch chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna2.

The Un Uomo Chiamato Intrepido Full Movie In Italian Dubbed Download


Download Zip ✓✓✓ https://t.co/ObsNNy0LIf



Siamo anche noi, in certo modo, nel tempo di un nuovo Avvento, ch' tempo di attesa. Dio, che aveva gi parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio...3, per mezzo del Figlio-Verbo, che si fatto uomo ed nato dalla Vergine Maria. In questo atto redentivo la storia dell'uomo ha raggiunto nel disegno d'amore di Dio il suo vertice. Dio entrato nella storia dell'umanit e, come uomo, divenuto suo soggetto, uno dei miliardi e, in pari tempo, Unico! Attraverso l'Incarnazione Dio ha dato alla vita umana quella dimensione che intendeva dare all'uomo sin dal suo primo inizio, e l'ha data in maniera definitiva - nel modo peculiare a Lui solo, secondo il suo eterno amore e la sua misericordia, con tutta la divina libert - ed insieme con quella munificenza che, di fronte al peccato originale ed a tutta la storia dei peccati dell'umanit, di fronte agli errori dell'intelletto, della volont e del cuore umano, ci permette di ripetere con stupore le parole della sacra Liturgia: O felice colpa, che merit di avere un tanto nobile e grande Redentore!4.

A Cristo Redentore ho elevato i miei sentimenti e pensieri il 16 ottobre dello scorso anno, allorch, dopo l'elezione canonica, fu a me rivolta la domanda: Accetti?. Risposi allora: Obbedendo nella fede a Cristo, mio Signore, confidando nella Madre di Cristo e della Chiesa, nonostante le cos grandi difficolt, io accetto. Quella mia risposta voglio oggi render nota pubblicamente a tutti, senza alcuna eccezione, manifestando cos che alla prima e fondamentale verit dell'Incarnazione, gi ricordata, legato il ministero che, con l'accettazione dell'elezione a Vescovo di Roma ed a Successore dell'apostolo Pietro, divenuto specifico mio dovere nella stessa sua Cattedra.

Scelsi gli stessi nomi, che aveva scelto il mio amatissimo Predecessore Giovanni Paolo I. Difatti, gi il 26 agosto 1978, quando egli dichiar al Sacro Collegio di volersi chiamare Giovanni Paolo - un binomio di questo genere era senza precedenti nella storia del Papato - ravvisai in esso un chiaro auspicio della grazia sul nuovo pontificato. Dato che quel pontificato durato appena 33 giorni, spetta a me non soltanto di continuarlo, ma, in certo modo, di riprenderlo dallo stesso punto di partenza. Questo precisamente confermato dalla scelta, da me fatta, di quei due nomi. Scegliendoli, dopo l'esempio del venerato mio Predecessore, desidero come lui esprimere il mio amore per la singolare eredit lasciata alla Chiesa dai Pontefici Giovanni XXIII e Paolo VI, ed insieme la personale mia disponibilit a svilupparla con l'aiuto di Dio.

Attraverso questi due nomi e due pontificati mi riallaccio a tutta la tradizione di questa Sede Apostolica, con tutti i Predecessori nell'arco del ventesimo secolo e dei secoli precedenti, collegandomi via via, secondo le diverse et fino alle pi remote, a quella linea della missione e del ministero, che conferisce alla Sede di Pietro un posto del tutto particolare nella Chiesa. Giovanni XXIII e Paolo VI costituiscono una tappa, alla quale desidero riferirmi direttamente come a soglia, dalla quale intendo, in qualche modo insieme con Giovanni Paolo I, proseguire verso l'avvenire, lasciandomi guidare dalla fiducia illimitata e dall'obbedienza allo Spirito, che Cristo ha promesso ed inviato alla sua Chiesa. Egli diceva, infatti, agli Apostoli alla vigilia della sua passione: bene per voi che io me ne vada, perch, se non me ne vado, non verr a voi il Consolatore; ma, quando me ne sar andato, ve lo mander5. Quando verr il Consolatore, che io vi mander dal Padre, lo Spirito di verit che procede dal Padre, egli mi render testimonianza; e anche voi mi renderete testimonianza, perch siete stati con me fin dal principio6. Quando per verr lo Spirito di verit, egli vi guider alla verit tutta intera, perch non parler da s, ma dir tutto ci che avr udito e vi annunzier le cose future7.

Affidandomi pienamente allo Spirito di verit, entro, dunque, nella ricca eredit dei recenti pontificati. Questa eredit fortemente radicata nella coscienza della Chiesa in modo del tutto nuovo, non mai prima conosciuto, grazie al Concilio Vaticano II, convocato e inaugurato da Giovanni XXIII e, in seguito, felicemente concluso e con perseveranza attuato da Paolo VI, la cui attivit ho potuto io stesso osservare da vicino. Fui sempre stupito dalla sua profonda saggezza e dal suo coraggio, come anche dalla sua costanza e pazienza nel difficile periodo postconciliare del suo pontificato. Come timoniere della Chiesa, barca di Pietro, egli sapeva conservare una tranquillit ed un equilibrio provvidenziali anche nei momenti pi critici, quando sembrava che essa fosse scossa dal di dentro, sempre mantenendo un'incrollabile speranza nella sua compattezza. Ci, infatti, che lo Spirito disse alla Chiesa mediante il Concilio del nostro tempo, ci che in questa Chiesa dice a tutte le Chiese8 non pu - nonostante inquietudini momentanee - servire a nient'altro che ad una ancor pi matura compattezza di tutto il Popolo di Dio, consapevole della sua missione salvifica.

Proprio di questa coscienza contemporanea della Chiesa, Paolo VI fece il primo tema della sua fondamentale Enciclica, che inizia con le parole Ecclesiam Suam, ed a questa Enciclica sia a me lecito, innanzitutto, di far riferimento e collegarmi in questo primo e, per cos dire, inaugurale documento del presente pontificato. Illuminata e sorretta dallo Spirito Santo, la Chiesa ha una coscienza sempre pi approfondita sia riguardo al suo ministero divino, sia riguardo alla sua missione umana, sia finalmente riguardo alle stesse sue debolezze umane: ed proprio questa coscienza che e deve rimanere la prima sorgente dell'amore di questa Chiesa, cos come l'amore, da parte sua, contribuisce a consolidare e ad approfondire la coscienza. Paolo VI ci ha lasciato la testimonianza di una tale coscienza, estremamente acuta, della Chiesa. Attraverso le molteplici e spesso sofferte componenti del suo pontificato, egli ci ha insegnato l'intrepido amore verso la Chiesa, la quale - come afferma il Concilio - sacramento, o segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unit di tutto il genere umano9.

Proprio per tale ragione, la coscienza della Chiesa deve esser congiunta con un'apertura universale, affinch tutti possano trovare in essa le imperscrutabili ricchezze di Cristo10, di cui parla l'Apostolo delle genti. Tale apertura, organicamente unita con la coscienza della propria natura, con la certezza della propria verit, di cui disse Cristo: La mia parola non mia, ma del Padre che mi ha mandato11, determina il dinamismo apostolico, cio missionario, della Chiesa, la quale professa e proclama integralmente tutta quanta la verit trasmessa da Cristo.

Essa deve, in pari tempo, condurre quel dialogo che Paolo VI nella sua Enciclica Ecclesiam Suam chiam dialogo della salvezza, differenziando con precisione i singoli cerchi, nell'mbito dei quali esso dovrebbe esser condotto12. Mentre oggi mi riferisco a questo documento programmatico del pontificato di Paolo VI, non cesso di ringraziare Dio, perch questo mio grande Predecessore e insieme vero padre, ha saputo - nonostante le diverse debolezze interne, di cui la Chiesa nel periodo postconciliare ha sofferto - manifestarne ad extra, al di fuori, l'autentico volto. In tal modo, anche gran parte della famiglia umana, nei diversi mbiti della sua molteplice esistenza, diventata - secondo il mio parere - pi cosciente di come sia ad essa veramente necessaria la Chiesa di Cristo, la sua missione e il suo servizio. Questa coscienza si talvolta dimostrata pi forte dei diversi atteggiamenti critici, che attaccavano ab intra, dal di dentro, la Chiesa, le sue istituzioni e strutture, gli uomini della Chiesa e la loro attivit. Tale crescente critica ha avuto senz'altro diverse cause, e siamo certi, d'altra parte, che essa non stata sempre priva di un vero amore alla Chiesa. Indubbiamente, si manifestata in essa, fra l'altro, la tendenza a superare il cosiddetto trionfalismo, di cui spesso si discuteva durante il Concilio. Se cosa giusta, per, che la Chiesa, seguendo l'esempio del suo Maestro che era umile di cuore13, sia fondata anch'essa sull'umilt, che abbia il senso critico rispetto a tutto ci che costituisce il suo carattere e la sua attivit umana, che sia sempre molto esigente con se stessa, parimenti anche lo spirito critico deve avere i suoi giusti limiti. In caso contrario, esso cessa di esser costruttivo, non rivela la verit, l'amore e la gratitudine per la grazia, di cui principalmente e pienamente diventiamo partecipi proprio nella Chiesa e mediante la Chiesa. Inoltre, esso non esprime l'atteggiamento di servizio, ma piuttosto la volont di dirigere l'opinione altrui secondo la propria opinione, alle volte divulgata in modo troppo sconsiderato.

795a8134c1
Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages