Cortina D 39;ampezzo Dolomiti

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Lenora Rademacher

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Aug 5, 2024, 1:19:51 AM8/5/24
to jikkickbathou
Cortinad'Ampezzo (Anpezo in ladino[4], Hayden in tedesco[4]) un comune italiano di 5 507 abitanti[1] della provincia di Belluno in Veneto, posto nella regione storico-geografica della Ladinia.

Nota localit turistica invernale ed estiva, nonch teatro di numerosi eventi sportivi di rilevanza internazionale legati alla montagna e agli sport invernali, stata teatro delle Olimpiadi invernali del 1956 e dei Campionati mondiali di sci alpino del 1932, del 1941 (in seguito annullati) e del 2021.


Il capoluogo nonch localit da cui prende nome il comune, Cortina, situata al centro della Conca d'Ampezzo, nell'alta Valle del Boite, che fu il bacino terminale di un antico ghiacciaio quaternario,[5] ed posizionata tra il Cadore (a sud) e la Val Pusteria (a nord), la Val d'Ansiei (a est) e l'Alto Agordino (a ovest). Con i suoi 252,81 km, Cortina d'Ampezzo il terzo comune pi esteso del Veneto (dopo il capoluogo Venezia e Porto Tolle in provincia di Rovigo).


Le formazioni geologiche presenti all'interno del parco naturale regionale delle Dolomiti d'Ampezzo sono di chiara origine sedimentaria, risalenti ad un periodo compreso tra il Triassico medio (230 milioni di anni fa) e il Cretacico superiore (90 milioni di anni fa) dell'era mesozoica, costituite principalmente da rocce quali la dolomia e il calcare.


Cortina d'Ampezzo circondata a 360 dalle Dolomiti Ampezzane, facenti parte della sottosezione delle Dolomiti di Sesto, di Braies e d'Ampezzo, nelle Alpi Orientali, che conferiscono alla vallata una bellezza unica al mondo.Tra le montagne pi famose si ricordano le Tofane a ovest, il Pomagagnon a nord, il Cristallo a nord-est, il Faloria e il Sorapiss a est, il Becco di Mezzod, la Croda da Lago e il gruppo del Nuvolau a sud. Il territorio comunale varia d'altitudine da un minimo di 1057 m a un massimo di 3244 m, con un'escursione altimetrica pari a 2187 m. Il centro urbano, invece, si trova all'incirca a 1224 m d'altitudine.[6]


Numerosi sono i corsi e i bacini d'acqua che vanno a formare l'insieme idrografico ampezzano: le fonti del Rufido, del Felizn e del Boite rappresentano vere e proprie peculiarit idrologiche sul suolo ampezzano, essendo accomunate dalla derivazione da condotte sotterranee di tipo carsico[7]; i torrenti Boite e Fanes scorrono in alvei spaziosi e ricchi di vegetazione, andando a formare, sul proprio percorso, splendide cascatelle (Gola di Fanes); il rio Travenanzes e il rio Felizn, al contrario, scorrono in profondissimi orridi naturali, scavati nella dolomia dal costante fluire delle loro acque nel corso dei secoli. Molto diffusi sono anche i ruscelli e i torrentelli che scorrono lungo le pendici rocciose dei monti e nei boschi, come la Ruoiba e il Ru dei Cavai. La quasi totalit delle acque del bacino idrografico della valle, comunque, risulta prima o poi affluire nel torrente Boite, il maggiore della zona per portata idrica e per lunghezza del corso (42 km complessivi)[7].


Di modestissime dimensioni sono invece i laghetti alpini, a causa dell'accentuata acclivit dei versanti e dell'alta permeabilit delle rocce dolomitiche[7]. Vi sono, tuttavia, alcuni piccoli invasi lacustri, situati sia ad alte quote che a fondovalle, la cui formazione stata resa possibile da un naturale processo d'impermeabilizzazione del fondo di alcune depressioni o dallo sbarramento artificiale di torrenti. Ad ogni modo, essi costituiscono dei biotipi di elevato interesse naturalistico[7].Piccoli ghiacciai di modeste superfici si nascondono invece nei recessi pi freddi e ombrosi del Cristallo, delle Tofane e di altre vette ampezzane, a quote comprese tra i 2 800 ed i 3200 m d'altitudine, talvolta sepolti sotto una spessa coltre di detriti. Bench in costante ritirata a causa del progressivo aumento della temperatura estiva e autunnale,[7] continuano ad alimentare i torrenti e i ruscelli del fondovalle, garantendo ad Ampezzo un livello minimo di acqua anche in casi di scarsit o assenza di precipitazioni.


Il clima ampezzano intermedio fra il clima oceanico, che tipico della zona subalpina meno distante dall'Adriatico, ed il continentale, tipico delle vallate alpine pi interne e riparate, con estati fresche ma brevi ed inverni assai lunghi e rigidi. Come gi affermato, le precipitazioni annue si aggirano attorno ad una media di 1.100 mm d'acqua all'anno, con punte massime nei mesi estivi di giugno e luglio e minime nel mese di febbraio. Tra la fine di dicembre e i primi di gennaio di ogni anno, si registrano alcune delle temperature pi basse d'Italia, in particolare all'altezza del passo Cimabanche,[8][9][10] zona di confine tra le province di Belluno e Bolzano. Le mezze stagioni, invece, sono generalmente piuttosto umide e piovose, fredde e molto ventilate.


Per quanto riguarda la parola "Cortina" si ritiene derivi dal diminutivo di curtis (dal latino tardo, "corte"),[14] che nell'Alto Medioevo indicava piccole unit territoriali facenti parte di un feudo, e comprendenti case e terre, alcune delle quali usufruibili liberamente dai paesani, altre invece propriet private del signore. "Cortina" poteva per anche indicare una "piccola corte", cio uno spazio delimitato da un muretto, utilizzato in passato per le funzioni religiose e come cimitero.[14] Forse gi in epoca romana poteva esistere un centro abitato in Ampezzo - ma non vi sono testimonianze certe a sostegno di questa tesi - ove sorgeva per l'appunto questa "cortina".[14]


Da un punto di vista prettamente storico, la prima testimonianza del nome di questa localit montana nonch della presenza in Ampezzo di una comunit stabile, risale a un antico documento notarile datato 15 giugno 1156, data secondo la quale due fratelli, Giovanni e Paganello, acquistarono un appezzamento di terra da un possidente trevigiano. Artroto, il notaio che stil il rogito di compravendita, specific che il nome del luogo in cui si trovavano tali terreni era Ampicium Cadubri, "Ampezzo del Cadore".[16][17] La pi vecchia testimonianza dell'accostamento di queste due denominazioni, Curtina ampitii, si riscontra invece in un documento del 1317, conservato nell'archivio della Regola Alta di Lareto.[18]


La prima attestazione della localit risale al 1156, e se ne evince che gi all'epoca Ampezzo era parte del Cadore, di cui costituiva una circoscrizione amministrativa detta "centena". Nei secoli successivi esso continu ad essere sottoposta al Patriarcato di Aquileia, uno dei feudi del Sacro romano impero, pur godendo di una notevole autonomia. Questa situazione dur fino al 1420, quando venne conquistato dalla Repubblica di Venezia, senza che per l'Impero vi rinunciasse formalmente e mantenendo i propri privilegi.


Nel 1511, in seguito alla Guerra della Lega di Cambrai, la questione venne risolta: Massimiliano I rinunci alle sue pretese sul Cadore, trattenendo per Ampezzo. Durante il periodo asburgico il comune entr a far parte della Contea del Tirolo, godendo per di notevoli autonomie per concessione imperiale[19].


Ampezzo fu scosso da un periodo calamitoso a cavallo tra i secoli XVIII e XIX, a causa di diverse vicissitudini: la privazione dell'autonomia da parte di Giuseppe II, le guerre napoleoniche, le avversit climatiche. Con la restaurazione della monarchia asburgica inizio per un periodo fiorente: si svilupp notevolmente l'artigianato, e la localit inizio ad essere frequentata da turisti altolocati provenienti da tutta Europa.


Il periodo aureo si interruppe bruscamente nel 1914, con la prima guerra mondiale, che colp duramente il territorio ampezzano. Nel 1918 fu annesso all'Italia, mentre nel 1923 venne separato dal resto del Trentino-Alto Adige e inglobata nei confini della Provincia di Belluno. Durante il Fascismo Ampezzo sub una pesante opera di italianizzazione, volta ad uniformare il territorio ladino circostante alla cultura italiana. La Seconda guerra mondiale colp marginalmente il territorio ampezzano, che durante il dopoguerra visse una rinascita culminata nelle Olimpiadi del 1956. Al referendum istituzionale del 1946, inseriti nella circoscrizione elettorale Udine-Belluno, gli elettori ampezzani assegnarono 851 voti alla Repubblica (53,2%) e 747 alla monarchia (46,7%)[20]. Nei decenni successivi la localit si afferm definitivamente come meta internazionale del turismo estivo ed invernale.


Nel 2007 la popolazione locale ha espresso attraverso un referendum, rimasto inascoltato[21], la volont di essere riannesso al territorio della Regione Trentino-Alto Adige. Nel 2021 ha ospitato i Mondiali di sci alpino, mentre nel 2026 previsto che, insieme a Milano e ad altri centri dell'Italia settentrionale noti per il turismo e gli sport invernali (tra i quali Bormio e Livigno in Valtellina, Lombardia), sar una delle sedi in cui si disputeranno le Olimpiadi invernali.


Campo di cielo, alla torre quadrata merlata alla ghibellina;[22] d'oro, coperta di rosso, murata, aperta e finestrata di nero, caricata di due rami di pino, al naturale, posti in croce di Sant'Andrea; la torre addestrata e sinistrata da due pini al naturale, riuniti da una catena di ferro; il tutto su campagna erbosa di verde.[23][24]


Le origini del blasone risalgono alla separazione d'Ampezzo dalla Magnifica comunit di Cadore, nel 1511. In seguito a questo episodio si rese necessario l'utilizzo di un nuovo stemma, che tuttavia venne plasmato direttamente partendo da quello cadorino. In quest'ultimo raffigurato un pino (la Comunit stessa) affiancato da due torri incatenate (i castelli di Pieve e Botestagno), le figure sono invertite in quello ampezzano: al centro una torre (il Castello di Botestagno) e ai lati due pini incatenati (le regole alte di Lareto e Ambrizzola).


L'emblema locale viene poi spesso posto al centro della bandiera d'Ampezzo, formata da due bande orizzontali d'egual misura: la superiore di colore celeste, bianca l'inferiore. Altro vessillo ampiamente utilizzato in Ampezzo , inoltre, il celebre tricolore a bande orizzontali blu - bianco - verde, bandiera ufficiale dell'area ladina.


All'epoca dell'amministrazione austriaca, invece, lo stemma della "Magnifica comunit d'Ampezzo" era incorniciato nel petto dell'aquila bicipite nera degli Asburgo, con l'aggiunta della spada e dello scettro (simboli del potere regale impugnati dalle zampe della bestia) e la corona imperiale (sospesa sulle teste di quest'ultima).[25]

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