Grazie
Sessantasette anni. Tanti ce ne sono voluti perché un rappresentante
ufficiale di Casa Savoia ritornasse a Trieste. Ieri Vittorio Emanuele, da
poco diventato cittadino della Repubblica, si è incontrato con l'industriale
Pierpaolo Cerani all'hotel «Duchi d'Aosta». Suo nonno Vittorio Emanuele
terzo, re d'Italia e imperatore d'Etiopia, era giunto invece in città il 25
ottobre 1937 per presenziare al cantiere San Marco al varo della corazzata
Vittorio Veneto. Con il re era arrivata a Trieste anche la regina Elena.
Vittorio Emanuele ha pranzato con Pierpaolo Cerani che conosce da tempo e
sicuramente stima. Lo aveva infatti invitato un anno fa al matrimonio del
figlio Emanuele Filiberto con l'attrice francese Clotilde Courau, celebrato
a Roma nella basilica di Santa Maria degli Angeli. Alla cerimonia erano
stati invitati pochissimi triestini: tra essi Edda e Federico Pastor e
Marina Maroncelli. Occhi azzurri, portamento sicuro, appassionato di golf,
amante delle vetture sportive, specie delle «Porsche», console del Gabon in
Austria e proconsole in Italia, 42 anni, Cerani è assurto alla ribalta
internazionale come titolare dei laboratori farmaceutici «Diaco» con sede in
quello che fu lo stabilimento della «Baxter». In precedenza si era segnalato
come candidato all'acquisizione della Triestina e come gestore dei
«Supermercati della calzatura da Ugo», affittati dopo il crac attraverso la
«Gest.Com. Spa», società controllata dalla «Iniziative generali '96 spa». Si
è sempre occupato di investimenti nei Balcani e in Bulgaria e conosce bene l'ex
re Simeone, attuale premier di quel Paese. Fra poco Pierpaolo Cerani dovrà
risolvere nell'aula della Corte d'appello di Trieste un'ultima pendenza
giudiziaria che si trascina tra Trieste e Gorizia, il cui Tribunale lo ha
condannato in primo grado per bancarotta. Lui si è sempre dichiarato
innocente. Per un'altra vicenda conclusasi favorevolmente l'imprenditore
nelle prime fasi dell'inchiesta aveva anche patito l'onta del carcere. c.e.
c.b.
Grazie!