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Toxic Taranto, la città che partorisce diossina

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Taranto Rossoblu

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Oct 13, 2009, 6:42:58 AM10/13/09
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Un estratto del libro �La citt� delle nuvole. Viaggio nel territorio pi�
inquinato d� Europa� (Edizioni Ambiente, Collana Verdenero), scritto dal
giornalista del Corriere della Sera Carlo Vulpio.

TRE VOLTE SEVESO

Non cominceremo dai grandi numeri della grande fabbrica. Dai dodici milioni
di tonnellate di acciaio l�anno e dai tredicimila dipendenti del centro
siderurgico Ilva, il pi� grande d� Europa . Racconteremo una storia
all�incontrario, che metta al primo posto ci� che finora al primo posto non
� stato messo mai.
Cominceremo dalla salute. Nemmeno dall�ambiente, che Dio ce lo conservi, ma
proprio dalla salute. Cosa respirano, cosa mangiano, cosa bevono e come
vivono gli uomini, le donne, i bambini, gli anziani di Taranto, la citt�
pi� inquinata d�Europa per emissioni industriali. Per una volta, cominciamo
da qui. Perch� � gi� troppo tardi. Perch� non si pu� pi� accettare che il
fatto stesso di trattare questi argomenti venga considerato allarmismo.
Perch� chi liquida questi discorsi come passatisti e antindustrialisti �
semplicemente in malafede.
A Taranto, ognuno dei duecentodiecimila abitanti, ogni anno, respira 2,7
tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica.
Gli ultimi dati stimati dall�Ines, l�Inventar io nazionale delle emissioni
e loro sorgenti, sono spietati. Taranto � come la cinese Linfen, chiamata
�Toxic Linfen�, e la romena Copsa Mi�a, le citt� pi� inquinate del mondo
per le emissioni industriali. Ma a Taranto c�� qualcosa di pi� subdolo. A
Taranto c�� la diossina. Qui si produce il 92 per cento della diossina
italiana e l�8,8 per cento di quella europea. Qui, negli ultimi dieci anni,
i tumori sono aumentati del trenta per cento. La diossina si accumula nel
tempo e a Taranto ce n�� per 9 chili, il triplo di Seveso, la citt� alle
porte di Milano contaminata dalla fuga di una nube tossica dallo
stabilimento Icmesa, il 10 luglio 1976. (�) I dati Ines spaventano. Ma i
limiti legali di emissione della diossina terrorizzano. E� questo il cuore
del problema, i limiti di legge. Il limite europeo � di 0,4 nanogrammi (un
miliardesimo di grammo) per metro cubo. Quello italiano, di 100 nanogrammi.
(�) Il siderurgico di Taranto produce e vende acciaio come non mai,
soprattutto a due giganti come la Cina e l�India, e le stime dicono che la
produzione crescer� ancora. Nel 2007, l�Ilva ha realizzato utili per 878
milioni, 182 milioni in pi� dell�anno prima e il doppio del 2005.(�)
L�Europa � dal 1996 che ha fissato il limite a 0,4 nanogrammi.
L�Inghilterra, per esempio, si � adeguata. E la Germania ha fatto ancora
meglio: 0,1 nanogrammi, lo stesso limite previsto per gli inceneritori. In
Italia, invece, in tutti questi anni si � andati avanti a colpi di �atti
d�intesa�, che sono come le chiacchiere, non servono a nulla. E infatti mai
nulla hanno prodotto. (�) I risultati sono davvero scarsi. La �campa gna di
ambientalizzazione�, per esempio, � andata a rilento e l�Ilva ha fatto di
tutto per concluderla nel 2014, proprio quando scadr� il Protocollo di
Aarhus, recepito anche dall�Italia, che impone ai Paesi membri di adottare
�le migliori tecnologie disponibili� per portare le emissioni a 0,4-0,2
nanogrammi. Scaduto l�accordo di Aarhus, scadrebbe anche l�obbligo di
dotarsi delle migliori tecnologie. E si ricomincerebbe da capo. Come nel
gioco dell�oca.

KAPUTT

La giornata � piuttosto fredda e il cielo � coperto, ma questa volta le
nuvole sono naturali. Arrivano in fila. Due volanti e due furgoni della
polizia, due camion per il trasporto del bestiame, le auto dei veterinari e
degli ispettori sanitari, quelle dei giornalisti. Sembra un corteo funebre.
E in effetti lo �, perch� ci� che accadr� dopo, il rastrellamento di pecore
e agnelli e la loro deportazione nei mattatoi pi� vicini, evocher� scenari
di morte. I pi� svelti sono i cineoperatori. Microfoni e telecamere per
documentare tutto di questa giornata nera, per fissare i volti di Vincenzo
e Vittorio Fornaro e per ascoltare il loro pap� Angelo, che invece nasconde
il volto e gli occhi rossi dietro le lenti scure di un vecchio Ray Ban. Il
clima � teso, nervoso, pesante. (�) Sul muro di uno dei locali della
masseria � stato affisso un lenzuolo bianco con una scritta di vernice
rossa spruzzata da una bomboletta spray. Dice: �Vergogna! Punite le vittime
e salvate i carnefici�. Le telecamere inquadrano il lenzuolo. L�ispettore
sanitario e un poliziotto in borghese chiedono di sapere chi lo ha messo
l�. �Lo abbiamo messo noi - rispondono i Fornaro -, per ribadire il
concetto che a pagare sono le vittime, mentre le industrie che hanno
avvelenato pascoli e bestie continuano a lavorare indisturbate�. E� vero,
la diossina � dentro alle carni di queste pecore. Ma alle pecore,
attraverso la contaminazione dell�erba, l�ha regalata l�industria. Il 98
per cento della diossina, infatti, si assorbe per via alimentare, soltanto
il due per cento per via respiratoria.(�) Le pecore, le capre e gli agnelli
hanno capito che questa � una giornata particolare. Tremano di paura. Non �
la solita selezione periodica dei capi da macellare. Oggi li stanno
portando via tutti. Aperto l�ovile, le pecore vengono separate dagli
agnelli. Ma nella masseria si sente un unico belato. Sono molti gli animali
che non vogliono salire sui camion, devono afferrarli per la lana,
all�altezza del collo, e trascinarli dentro. Non � vero, mi dico, ci� che
pensiamo delle pecore. Non bisogna credere a quel che si dice di loro, e
cio� che basta che una pecora vada in una direzione affinch� tutte le altre
la seguano senza un motivo. Questo � un luogo comune, che diffama le pecore
e ne intacca la reputazione. Invece queste pecore oppongono una dignitosa
resistenza agli uomini che le stanno rastrellando.

IL LATTE DI ROSALINDA

�Che culo, noi in Calabria abbiamo la �ndrangheta . Voi invece a Taranto
avete l�Ilva �. Adesso lo racconta ridendo e facendo ridere chi la ascolta.
Ma quando gli amici, i parenti e la gente di Rocca Imperiale, il suo paese,
in provincia di Cosenza, la prendevano in giro con questa battuta,
Rosalinda Scim� ci rimaneva male. Non capiva perch� lei, calabrese, avesse
sbagliato a scegliere di vivere a Taranto. Prima di lei, ci erano venuti a
vivere sua madre e suo padre, che faceva il ferroviere e a causa del suo
lavoro era stato trasferito in Puglia. (�) I genitori di Rosalinda si
ritenevano fortunati per non essere finiti a Torino, a Milano o in
Germania, dove erano dovuti emigrare tanti altri loro conterranei, e
benedicevano la grande industria che permetteva loro di vivere al Sud come
fossero operai del Nord. Erano a due ore di macchina dal paese in cui erano
nati, dove potevano ritornare anche ogni fine settimana, ma godevano di
opportunit� e vantaggi che al paese non avrebbero mai avuto. La casa
popolare nel quartiere Tamburi, per esempio. Ottenerla, era stato quasi un
privilegio. (�) Oggi, al quartiere Tamburi, nella stessa palazzina, abita
anche Rosalinda. Con il marito Paolo Russo e i loro due figli, Sara e Ivan.
Rosalinda e Paolo sono al secondo piano. Al terzo, c�� la mamma di
Rosalinda, ammalata di leucemia. E nella stessa palazzina, in quelle
vicine, in tutto il quartiere, c�� molta gente che si sta spegnendo cos�,
specialmente bambini. �Non avevamo mai vissuto direttamente il dramma della
leucemia�, dicono Paolo e Rosalinda. Sono giovani, trentadue anni lui e
ventinove lei. Adesso per� sono impauriti da quello che accade intorno a
loro. (�) Dieci mesi prima, mentre allattava Ivan, Rosalinda pensava che
fosse toccato a lei e al suo bambino. Il medico di famiglia le aveva
chiesto di far analizzare il suo latte, spiegandole che c�era il fondato
sospetto che potesse risultare contaminato da diossina e policlorobifenili.
Lei, che � una donna intelligente e una mamma premurosa, accett�. Ma quando
conobbe i risultati delle analisi � valori di diossina molto pi� alti della
norma � si sent� subito una �mamma al veleno�, prima ancora che i giornali
definissero cos� lei e le altre due donne che si erano sottoposte al test.
�La presi male, molto male, e istintivamente smisi di allattare Loris al
secondo mese di vita�, dice Rosalinda. Poi, la rabbia. Ogni giorno davanti
al computer a vedere filmati, a leggere articoli, a consultare studi sui
veleni di Taranto e persino su quelli del Giappone. A confrontare i parchi
minerali e l�acciaieria di qui con quelli che hanno l�, dall�altra parte
del globo. A entrare e a uscire da Facebook, per tenersi in contatto con
gli amici del gruppo �Ci svegliamo la mattina respirando la diossina�. (�)
Rosalinda non fa mangiare ai suoi bambini i latticini e un sacco di altre
cose in cui � pi� facile che si accumuli la diossina. E per la carne,
chiede al pap� di portargliela, tutte le volte che il pap� va in Calabria.
Sembrano quasi i rifornimenti clandestini di viveri nella striscia di Gaza,
ma cos� �, sopravvivere qui deve farlo come se fosse in guerra.

TABAGISTA A 11 ANNI

Silvio aveva undici anni quando gli diagnosticarono un tumore da fumo. Fu a
marzo del 2007. Ovviamente, Silvio non aveva mai fumato una sigaretta in
vita sua. Ma era gi� conciato come un fumatore incallito. Un caso simile,
Patrizio Mazza, primario di ematologia all�ospedale �Moscati�di Taranto,
non lo aveva mai visto. E nemmeno la letteratura medica internazionale lo
contempla. Anche a cercare su Internet, la risposta � negativa: �No items
found�. Per questo, Mazza temeva di avere sbagliato diagnosi. Invece no.
Quel bambino aveva proprio un cancro da fumatore: adenocarcinoma del
rinofaringe. Come tanti altri tarantini. E Silvio non proveniva nemmeno dal
quartiere Tamburi, il pi� a rischio, dove, dice Mazza, �io non ci
costruirei nemmeno le scuole�, ma da una zona molto pi� lontana dall�Ilva.
�In dieci anni - dice Mazza - leucemie, mielomi e linfomi sono aumentati
del trenta per cento. Per colpa di tutti gli inquinanti e anche per colpa
della diossina, che danneggia il Dna. Un caso come quello di Silvio � da
considerare come un codice rosso ed � sicuramente collegato alla presenza
di diossina. Se nei genitori c�� un danno genotossico non � in loro che
quel danno emerge, ma nei figli�. La diossina, spiega il dottor Mazza, � un
�danneggiatore� del Dna. E le cellule germinali danneggiate possono
trasmettere il tumore alla progenie, per esempio inviando al Dna del
nascituro il �messaggio� di ammalarsi prima di tumore. Esistono test
genotossici che lo dimostrano. Mazza � di Reggio Emilia e fa il medico a
Taranto come fosse in trincea. Sa che la salute di un�intera popolazione �
in pericolo, e il suo sangue romagnolo ribolle di fronte alla mollezza
sibaritica della Taranto magnogreca, che a volte disconosce il problema, a
volte ci convive con stolto fatalismo, altre volte si lascia sprofondare
nella disperazione muta, vissuta nel recinto delle quattro mura di casa
propria. (�) Nel suo ambulatorio � una processione. Due o tre casi di
leucemia alla settimana. Tutte le settimane. Tutte leucemie acute. Anche la
ragazza di diciannove anni che usciva piangendo dallo studio di Mazza,
quando sono andato a incontrarlo per la prima volta nell�ospedale
�Moscati�, aveva la leucemia. Era al quinto mese di gravidanza. I casi sono
sempre pi� vari e numerosi, l�et� dei pazienti sempre pi� bassa. Con un
diagramma Mazza fa vedere come a Taranto, per i principali tumori
ematologici, si sia passati dall�et� media di 64 anni nel periodo 1998-2001
ai 61 anni del periodo 2002-2005, fino a crollare a 55 anni nel biennio
2006-2007. Il numero globale di tumori ematologici registrati da Mazza fino
alla fine del 2008 � di 964 casi. Con una incidenza sulla popolazione �
qualora la medesima non subisca variazioni nel tempo � di 480 casi su
centomila abitanti. Il dato pi� alto � naturalmente quello del quartiere
Tamburi.(�) Quando visit� Silvio, Patrizio Mazza pens� proprio a un
linfoma. Poi esamin� le cellule e credette di aver sbagliato tutto. Alla
fine, dovette convincere se stesso che quel bambino aveva un
adenocarcinoma. ( �)

VADA VIA L�ILVA

Di Silvio si accorge suo padre Franco Gissi, una sera in pizzeria. E� il 26
febbraio 2007. Sul lato sinistro del collo di Silvio, il pap� nota uno
strano rigonfiamento. Lo tocca lievemente, non gli piace, porta suo figlio
dal dottore. (�) Il 30 marzo 2007, la diagnosi che lascia tutti increduli:
adenocarcinoma del rinofaringe. (�) Cominciano i cicli combinati, tre, di
chemioterapia. Fino a giugno. Poi, la radioterapia, associata ad altri
sette cicli di chemio. La radioterepia Silvio la fa a Parma, perch� a
Taranto l�apparecchiatura c��, ed � anche all�avanguardia , ma non ci sono
i medici e il personale per farla funzionare. Radioterapia a Parma
significa anche fare il pendolare fino a Reggio Emilia, dove Silvio si
sottopone alla chemio. In tutto, Silvio e i suoi stanno fuori casa quattro
mesi.(�) A Silvio, i genitori hanno sempre detto che aveva soltanto un
linfonodo. Ma lui pian piano ha capito. Un giorno, in ospedale, con la
bocca e la gola che gli bruciavano e gli impedivano persino di parlare e di
deglutire, ha detto: �Mamma, io voglio lottare. Non mi voglio abbattere.
Devo essere pi� forte�. Franco e Rosanna Gissi, da quando hanno realizzato
qual � stata la fonte della malattia del figlio, dicono di sentirsi in
colpa. �S�, perch� fino a quel momento siamo stati degli ignoranti.
Cittadini di Taranto che ignoravano, letteralmente, i gravissimi problemi
di inquinamento della propria citt� e che non facevano nulla per
informarsi, per capire�. E� anche vero per� che l�informazione su queste
cose � sempre stata una merce rara da trovare. Non solo per colpa di
rilevazioni mai fatte o fatte male, o dei dati sempre nascosti, ma anche
per il maledetto coro della GPI, la Grande e Piccola Informazione, che
salvo qualche eccezione, immediatamente isolata come un virus, alla gente
non ha mai veramente detto e spiegato nulla. Per tante ragioni. Perch� la
GPI si compra e si vende, perch� le ragioni inconfessabili della politica
consigliano sempre che �non � questo il momento�, perch� il ricatto della
perdita del posto di lavoro spaventa come la minaccia di un atto
terroristico. O per tutte queste cose insieme. Va a finire che un�intera
comunit� vive i suoi drammi collettivi come altrettante disgrazie
individuali, stordita dalla tv, ingannata dai giornali e speranzosa
soltanto in un colpo di fortuna alla lotteria o in un quarto d�ora di
celebrit� in televisione. Ecco, forse non dappertutto � proprio cos�, ma di
sicuro a Taranto � cos�. Spiace dirlo, ma a Taranto sembrano essere rimaste
soltanto due speranze: essere baciati dalla fortuna di una lotteria, non
doversi misurare con la roulette russa della malattia.
Un�altra conferma, se ce ne fosse bisogno, viene proprio dalla vicenda di
Silvio. Superata la fase pi� delicata, ai suoi genitori qualche tv ha
chiesto di raccontare la propria storia. Rosanna e Franco hanno accettato e
subito dopo sono stati subissati di telefonate e fermati per strada anche
da chi non li conosceva. Ma non per solidariet�. No. Li hanno rimproverati.
�Va bene, siete stati duramente colpiti. Ma se qui chiudono l�Ilva noi come
mangiamo?�. �Per andare in tv vi hanno pagato, vero ? �. �Di sicuro non vi
hanno dato meno di duemila euro�. �Tu, Rosanna, hai fatto la tintura ai
capelli?�. �E a te, Franco, ti hanno truccato?�. A Franco sono cadute le
braccia. Ma Rosanna un giorno � scoppiata a piangere e ha reagito con
rabbia. Gliel�ha urlato in faccia: �A questo siete ridotti! Se ho parlato
in pubblico di mio figlio l�ho fatto per me, per buttar fuori il mio
dolore, ma l�ho fatto anche per voi e i vostri figli. Svegliatevi. Non sono
andata al Grande Fratello, capito?�. Oggi si pu� dire che Silvio sta bene.
Ha tredici anni, frequenta la terza media, gioca a calcio con gli amici. Ma
deve sottoporsi a frequenti controlli periodici. Appuntamenti che gli
creano tensione gi� dalla settimana prima. E allora, per farcela, chiede
con discrezione a sua madre se in quei giorni pu� dormire con lei. Oppure
prega. In camera sua, in ginocchio, con il Vangelo tra le mani. Come lo ha
trovato un giorno sua madre, aprendo la porta senza bussare. Superati i
controlli, Silvio si trasforma in un ragazzino dalla vitalit�
incontenibile. I suoi insegnanti dicono che sembra voler riempire le sue
giornate del doppio delle cose che un ragazzo della sua et� fa normalmente.
E lui stesso lo rivendica: �Io devo fare tutto ci� che mi sento di fare.
Dopo quello che ho passato, devo fare tutto�. (�)
Le cose a Taranto non sono cambiate e chiss� se cambieranno in tempi
ragionevoli. Ma Rosanna e Franco non accettano l�idea che l�unica via
d�uscita sia quella di andarsene. I figli, magari, appena diventano pi�
grandi. Ma loro no. �Perch� dovremmo andar via noi? Vada via l�Ilva. E se
non si riesce a migliorarne gli impianti, visto che sono vecchi e superati,
la si demolisca. Non � una soluzione semplicistica, � l�unica scelta logica
e onesta�.
Sono sempre di pi� quelli che ragionano cos�. Anche se sanno che questa
sar� la causa della prossima guerra di Taranto. Un�altra guerra tra poveri.
�Ci metteranno gli uni contro gli altri - dice Franco Gissi -. Quelli che
hanno perso il lavoro contro quelli che hanno perso la salute, o una
persona cara. Non dobbiamo permetterglielo�. Mentre parliamo, il 10 marzo
2009, l�Ilva mette in cassa integrazione cinquecento persone. E minaccia di
farle diventare cinquemila. Matematico.

--
Saluti

Taranto Rossoblu
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