baci & abbracci :)
m.
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Tutti alla corte di Casini
di Marco Cedolin - 02/12/2009
Fonte: ilcorrosivo
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=29234
Il tentativo di creare un bipolarismo sulla falsariga del modello americano
sembra ormai essere miseramente fallito. Se infatti da un lato l’operazione
è servita a PD e PDL per “eliminare” dal parlamento (e dall’interno delle
proprie coalizioni) i partiti minori, generalmente più “scomodi” e riottosi,
incamerandone comunque i voti tramite la ripartizione, dall’altro entrambi i
“partitoni” si ritrovano oggi a leccarsi le ferite.
Il PD, già prima dell’elezione del nuovo segretario e della fuoriuscita di
Rutelli si era ritrovato a raccogliere molti voti in meno di quella che era
la somma delle sue due componenti (DS e Margherita), dopo avere regalato
consensi al partito di Di Pietro. Il PDL pur navigando inizialmente in acque
più tranquille, non è mai riuscito comunque a raggiungere la somma dei voti
di Forza Italia ed AN, finendo per favorire una migrazione di consensi in
favore della Lega di Bossi.
Risultato finale, due coalizioni, entrambe bipartitiche (non più composte da
molti piccoli partiti) all’interno delle quali i due partiti minori, IDV e
Lega, rosicchiano progressivamente consensi a quelli maggiori, aumentando il
proprio peso. Ed in mezzo l’UDC di Casini, unica forza politica che sia
stata in grado di entrare in parlamento da sola, a rappresentare il classico
ago della bilancia, godendo in questo modo di un altissimo peso specifico,
sproporzionato rispetto all’entità dei suoi consensi elettorali.
A ormai pochi mesi dalle elezioni regionali, Casini è così diventato “l’uomo
forte” della politica italiana, in grado di decidere la sorte di tutte le
regioni dove PD e PDL si affronteranno in condizioni di equilibrio. E alla
corte di Casini entrambi i protagonisti del bipolarismo perduto, si
ritrovano a recarsi, portando in dono oro, incenso e mirra per ingraziarsi i
suoi favori.
Se da un lato Berlusconi dovrebbe essere ormai avvezzo a scendere a patti
con l’UDC, avendolo mantenuto per molti anni nella propria coalizione, lo
stesso non si può dire del partito di Bersani che sospinto dalla frenesia di
sbarazzarsi della sinistra radicale, scomoda e poco chic, ora si ritrova a
fare i conti con un soggetto politico assai meno accomodante di quanto non
lo fossero i Bertinotti, Diliberto e Pecoraro Scanio, firmatari del
dodecalogo.
In Puglia l’UDC ha imposto al PD come condizione per il proprio sostegno la
non ricandidatura (cosa che in politica accade molto raramente, se non a
fronte di problemi personali o gravi manchevolezze) del presidente uscente
Nichi Vendola, ritenuto sgradito, suscitando un vero e proprio marasma nella
coalizione di centrosinistra che attualmente governa la regione. Marasma
all’interno del quale sta cercando di mettere ordine Massimo D’Alema in
persona che, fresco della bocciatura europea, è sceso in campo per sostenere
la candidatura dell’ex giudice sindaco di Bari Michele Emiliano,
preventivamente approvata da Casini. Nichi Vendola non sembra disposto a
cedere senza combattere ed ha annunciato che se non verranno fatte le
primarie per scegliere il candidato, si rifiuta categoricamente di ritirare
la propria candidatura. D’Alema continua a fare pressioni e c’è da
scommettere che alla fine in qualche modo la spunterà, poiché il PD
probabilmente non ha più bisogno di Vendola, ma se vuole aspirare a vincere
le elezioni in Puglia ha disperatamente bisogno di Casini.
In Piemonte Casini, ha posto le proprie condizioni ad entrambi gli
schieramenti. Al PDL ha chiesto di rinunciare alla candidatura di Roberto
Cota, dal momento che non sarebbe disposto a sostenere un candidato leghista
e Berlusconi sembra avere già preso in considerazione questa possibilità.
Al PD ha imposto, oltre all’ostracismo nei confronti dei partiti della
sinistra radicale, l’accettazione incondizionata del progetto TAV Torino –
Lione e del ritorno delle centrali nucleari.
Proprio per tentare di fare fronte a queste richieste, la presidente della
Regione Mercedes Bresso sembra sia pronta a ridiscutere la propria posizione
di contrarietà al nucleare, recentemente espressa per quanto riguarda il
Piemonte. Mentre il segretario del PD Bersani venerdì sarà a Torino, per
affrontare gli amministratori “ribelli” della Val di Susa e convincerli ad
assumere una posizione favorevole nei confronti dell’alta velocità.
Oltretutto sia Bersani che Berlusconi sono ben consci del fatto che occorra
fare in fretta, perché le elezioni ormai sono dietro l’angolo e la pazienza
di Casini potrebbe non essere infinita. Una misera fine per due “grandi
partiti” che aspiravano a rimanere gli unici attori sulla scena e si
ritrovano invece a farsi dettare i propri programmi ed i propri candidati
dal terzo incomodo che neppure avevano preso in considerazione.
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Ciao, Amos
* Traccefresche: http://www.traccefresche.info/
* Torri Gemelle-La verità (se volete) Parte 1
http://www.youtube.com/watch?v=GJpd8MV2LGw&feature=related
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Finalmente bianco e di destra. Solo abbronzato (Berlusconi aveva visto
giusto, vero Travaglio?).
Fonte: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=156
Il 6 novembre 2008 avevo pubblicato un commento intitolato ‘Obama? Gioire
con prudenza’, in cui dicevo che la tradizione Democratica USA era ben altro
dalle sciocchezze scritte da Veltroni, dette da Travaglio, o dai miraggi
offerti da Repubblica ai sognatori italiani. Seguiva un’aggiunta dal titolo
‘Obama? Seguite i soldi’, dove mostravo da quali fonti del Vero Potere erano
venuti i fondi per la campagna elettorale del nuovo Presidente, cioè chi lo
comandava.
Martedì 1 dicembre scorso, di fronte a 4.000 cadetti dell’accademia di West
Point, il Presidente degli Stati Uniti, cioè quel bianco abbronzato di
destra che siede alla Casa Bianca, ha finalmente lasciato cadere gli ultimi
brandelli della pellicola con cui si era travestito ed è apparso in tutto il
suo fulgido orrore.
Per chi ha anche solo la più vaga idea di cosa sia stato l’impero americano
nel mondo – dai seicentomila trucidati delle Filippine a cavallo del XIX e
XX secolo, ai due milioni in Indonesia negli anni ’60; dal Piano Condor del
1975 con le sue camere di tortura neonaziste in America Latina, fino al
genocidio dei contadini di tre quarti del mondo scientificamente
architettato dal Fondo Monetario Internazionale (leggi Tesoro USA) e dalla
Federal Reserve americana e ancora in corso, col record di 2,7 miliardi di
affamati odierni; passando per il sostegno al progetto sionista di
annientamento dei palestinesi e i due milioni di morti fra Iraq e
Afghanistan dal 2001 a oggi – le parole pronunciate da Obama martedì possono
solo sembrare un’esperienza psichedelica. Non lo è, è realtà. Leggetele:
“Più di ogni altra nazione al mondo, gli Stati Uniti hanno assicurato la
sicurezza globale per più di 60 anni, un’epoca che ha visto muri cadere, i
mercati aprirsi, e miliardi di persone sollevate dalla povertà… Al contrario
delle grandi potenze del passato, noi americani non abbiamo cercato di
dominare il mondo. La nostra Unione fu fondata sulla resistenza
all’oppressione. Noi non cerchiamo di occupare altre nazioni, non
pretendiamo le risorse di altre nazioni, e non colpiamo altri popoli a causa
della loro fede o etnia differente dalla nostra…”.
Aggiungo il commento di Andrew Bacevich, professore di Storia e Relazioni
Internazionali alla Boston University , intervistato da Amy Goodman:
“Credo che questa descrizione che Obama ha fatto della Storia moderna
americana è assai significativa, e la ragione per cui è così importante è
che le sue parole potevano essere state fotocopiate da un discorso di Harry
Truman, o John Kennedy, o Lyndon Johnson, o Richard Nixon, Ronald Reagan, o
George W. Bush. Questa è la narrativa preferita dagli americani, noi ci
vogliamo vedere così, e così giustifichiamo ciò che facciamo al mondo. E’
incredibile che questo Presidente, che si è insediato promettendo il
cambiamento, abbracci quella narrativa così del tutto. Ci conferma che i
cambiamenti a Washington sono marginali, e che lo status quo è fermamente al
suo posto.”
Non ho molto da aggiungere, se non il fatto che Silvio Berlusconi aveva
visto giusto. Riconobbe istintivamente un suo pari nel giovane Presidente
americano già dal primo incontro, anzi, un suo maestro. Maestro di conflitto
di interessi – Obama ha garantito con almeno 5 mila miliardi di dollari
rubati ai contribuenti, e anche ai 50 milioni di americani che oggi soffrono
la fame (dato Dipartimento dell’Agricultura USA 2009), gli interessi della
sua premiata azienda finanziaria, la Rubin-Summers-Paulson-Geithner e
Associati, che lo aveva premiato con oltre 38 milioni di dollari pochi mesi
prima. Maestro di indebitamento pubblico – con un deficit di 1.400 miliardi
di dollari e con un debito pubblico record di 10.600 miliardi di dollari, di
cui 1.700 in mano alla Cina, e che Obama sta ora peggiorando con una
dissennata nuova avventura militare in Afghanistan al costo di 160 miliardi
di dollari all’anno. Maestro di conservatorismo – Obama ha inserito nella
sua falsa riforma sanitaria pubblica (che premia con altri 70 miliardi di
dollari un altro club che finanzia il Presidente) una clausola, la Stupak,
che proibisce a qualsiasi assicurazione sanitaria garantita dallo Stato di
fornire servizi per l’aborto, condannando milioni di donne americane
all’illegalità o a indebitarsi presso le cliniche private. Insomma, è un
obbligo morale riconoscere che la notoria battuta del Cavaliere
sull’abbronzato Barak coglieva un punto di grande verità: ci troviamo di
fronte a un bianco, di destra e conservatore, solamente un pelo più scuro
di pelle. Oggi almeno è chiaro.
Il resto della storia della "grande democrazia americana" sicuramente nel
prossimo passaparola di Marco Travaglio.
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????
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tutto uguale a prima insomma!
per� c'e' da dire che adesso, se lo tratti male, passi per razzista....
ehehee ......non hai torto :)
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* Due parole sul pentito Spatuzza, a favore di Berlusconi
di Paolo Franceschetti - 07/12/2009
http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/12/due-parole-favore-di-
berlusconi.html
1. I fatti. 2. Alcune cose che non tornano. 3. Le conclusioni.
I fatti.
In questi giorni infuria la polemica sulle dichiarazioni del pentito
Spatuzza, che ha dichiarato davanti ai giudici di aver sentito dire (dal
boss Graviano) che Berlusconi è un mafioso.
E non ci sto a sentire le immani idiozie dei telegiornali. Il caso mi offre
quindi uno spunto per mostrare come funziona il linguaggio in codice dei
nostri mass media.
Anche perché la cosa assurda di questa vicenda, non è solo l’atteggiamento
della stampa, ma l’atteggiamento dei suoi alleati, perché paradossamente i
più clamorosi autogoal contro Berlusconi li hanno piazzati Fede, Schifani, e
Buonaiuti. E dopo aver sentito il TG5 e il TG4 contro Berlusconi, mi sono
vergognato per loro, per i giornalisti che hanno preparato quei servizi e si
sono prestati a questo gioco.
Chiariamo una cosa dal punto di vista giuridico.
(...continua qui: http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/12/due-parole-
favore-di-berlusconi.html )
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(...) "E’ come se un alcolizzato ti sfascia l’auto,
e non solo non ti paga il danno,
ma sei tu che devi pagargli la disintossicazione
se no quello ti sfascia pure la casa." (...)
leggi sotto, si parla di Mafie e mafie,
Banche e pesci piccoli (anzi picciotti):
* Le mafie, i pifferai magici e i topi
di Paolo Barnard - 08/12/2009
Fonte: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=157