Mi pare molto chiara la visuale di un autore
ingiustamente ascritto alla destra (forse solo
perché, se non erro, dice di israele ciò che israele merita)
m.s.
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* Intervista a Alain de Benoist
di Alain de Benoist - Stefano Vernole
Fonte: eurasia http://www.eurasia-rivista.org//2473/intervista-a-alain-de-
benoist-a-cura-di-stefano-vernole
Intervista a Alain de Benoist, a cura di Stefano Vernole
Stefano Vernole: Dr. De Benoist, sono passati 20 anni dalla caduta del Muro
di Berlino, quale bilancio possiamo trarre oggi da quegli avvenimenti?
Alain de Benoist: La riunificazione delle due Germanie avrebbe potuto essere
l’occasione per una sintesi e un superamento dei due sistemi ma purtroppo
non è quello a cui abbiamo assistito. La Germania Est è stata assorbita
dalla Germania Ovest e lo stesso si può dire per l’Europa orientale e
centrale rispetto al resto del continente. Buona parte dei Paesi dell’Est ha
aderito all’Unione Europea nonostante la mancanza di sentimenti europei, con
l’obiettivo di mettersi sotto la “protezione” della NATO e ponendosi,
quindi, sotto l’influenza statunitense. L’Unione Europea già in passato
aveva commesso l’errore di voler costruirsi sull’ economia e sul commercio,
anziché sulla base della volontà politica e della cultura. Si è costruita
l’Europa partendo dall’alto, dall’apparato tecnocratico, piuttosto che dalla
realtà delle regioni e dal principio di sussidiarietà.
Stefano Vernole: Dalla sua riposta mi pare di capire che l’allargamento
dell’Europa e l’incontro tra i popoli dell’Est e dell’Ovest non abbia
prodotto alcuna simbiosi. Può essere che ancora oggi, a causa della
differente mentalità, l’Europa Orientale venga considerata una sorta di
periferia dell’Unione Europea, riproponendo lo schema storico Nord-Sud del
Pianeta (paesi sviluppati-paesi arretrati)?
Alain de Benoist: Sì, ancora nel secolo scorso le analisi che venivano
prodotte tendevano a confondere i due piani e si basavano su due assi,
quello Nord-Sud e quello Ovest-Est del Pianeta. Ovviamente non si può
parlare di simbiosi, perché i popoli dell’Europa Orientale sono passati da
un estremo all’altro. Finito il sistema d’influenza sovietico, essi sono
stati pressati e poi inghiottiti dal sistema d’influenza nord-americano,
assorbendo i lati più negativi dell’Occidente. Inoltre, l’arrivo massiccio
dei Paesi dell’Est all’interno dell’Unione Europea ha avuto come risultato
paradossale l’indebolimento e non il rafforzamento dell’Europa. Le
istituzioni europee, già da tempo deficitarie, invece di creare le
condizioni per arrivare ad una vera Europa politica attraverso
l’approfondimento, hanno giocato la carta dell’allargamento. Ma
l’allargamento ha impedito l’approfondimento. Il Trattato di Strasburgo
mette insieme decine di Paesi che non parlano la stessa lingua, non hanno la
stessa idea d’Europa e non si pongono il problema della finalità della
costruzione europea, con il risultato generale che l’Europa è a tutt’oggi
più bloccata e paralizzata che mai. Bisognerebbe tornare alla storia della
costruzione europea per capire che cosa non funziona, ma possiamo concludere
che oggi l’Europa è una non-potenza.
Stefano Vernole: Cosa manca secondo lei all’Europa per rendersi autonoma dal
controllo che gli Stati Uniti esercitano attraverso la NATO? Non sarebbe
ora, approfittando della crisi economica statunitense e delle offerte russe
di un nuovo assetto militare europeo, di sganciarsi definitivamente dalla
tutela a stelle e strisce? Le difficoltà europee sono di tipo culturale o si
può parlare di un vero e proprio tradimento delle sue classi dirigenti, come
in occasione dell’aggressione della NATO alla Federazione Jugoslava?
Alain de Benoist: Il realismo obbliga a riconoscere che non esiste
attualmente alcuna volontà dell’Europa di rendersi autonoma. Se questa
volontà esistesse, l’Europa probabilmente avrebbe i mezzi per raggiungerla.
L’Europa potrebbe essere la prima potenza economica a livello mondiale,
potrebbe rafforzare la complementarietà assolutamente naturale con la
Russia, sia a livello industriale che tecnologico, con ovvie conseguenze sul
piano geopolitico. Ma i dirigenti europei, visibilmente, non lo vogliono.
Essi ripetono in continuazione che la questione della finalità della
costruzione europea non è mai stata posta, perché non vi è accordo tra i
vari governi nazionali dell’UE. La loro idea di Europa alternativa è molto
semplice: un’Europa commerciale che costituisca un grande mercato
transatlantico con gli Stati Uniti, con frontiere ed obiettivi geopolitici
molto limitati a livello mondiale, mentre non vogliono un’Europa autonoma e
potente che giochi un ruolo quale polo regolatore della globalizzazione. Si
tratta di due finalità estremamente differenti e praticamente opposte. Un
ruolo negativo nella mancanza di autonomia dell’Europa lo gioca l’ideologia
dominante a livello mondiale, cioè la logica del profitto capitalista e sul
piano civile l’ideologia dei “diritti umani”. La Francia, che pure manteneva
qualche resistenza a queste influenze negative grazie all’eredità di De
Gaulle, ha purtroppo cambiato registro in seguito all’ascesa di Nicholas
Sarkozy, ed è divenuta grande alleata di Stati Uniti ed Israele, perciò la
situazione è peggiore che mai. La Francia, con la Germania, ha giocato
storicamente un ruolo motore nella costruzione dell’Europa, ma ora entrambe
si trovano sotto l’influenza nordamericana. La Russia ha una posizione
attendista, perché si trova in una situazione ambivalente, a causa della
politica atlantista dei Paesi dell’Est, che sono un grande mercato per la
Germania, mentre i Balcani si trovano sotto l’influenza francese. L’Europa,
perciò, si trova oggi in una posizione detestabile.
Stefano Vernole: La caduta del Muro e il successivo crollo dell’Unione
Sovietica hanno sicuramente aperto una profonda ferita nell’equilibrio delle
relazioni internazionali, al punto che l’attuale capo del governo russo,
Vladimir Putin, l’ha definita “la più grande catastrofe geopolitica del XX
secolo”. Non ritiene che aldilà della legittima salvaguardia delle
differenze culturali locali, solo una logica improntata ai grandi spazi
geopolitici possa costituire una reale alternativa alla globalizzazione
capitalistica e al caos geopolitico? A quale modello sociale dovrebbe
ispirarsi una futura federazione o confederazione eurasiatica?
Alain de Benoist: Noi viviamo in un’epoca postmoderna. L’epoca moderna era
l’epoca degli Stati-nazione, che corrispondeva a quella che Carl Schmitt
chiamava il secondo nomos della terra, iniziato con la scoperta del “Nuovo
Mondo” e con il Trattato di Westfalia e conclusosi con la Seconda Guerra
Mondiale. Il terzo nomos ha riguardato il periodo della “Guerra Fredda”,
cioè la rivalità americano-sovietica. Oggi, nell’epoca post-moderna, siamo
entrati nel quarto nomos i cui protagonisti non sono più gli Stati-nazione,
ma le comunità locali, le regioni e i grandi insiemi continentali. Tutto ciò
che Carl Schmitt ha scritto sull’idea di Grossraum e dei grandi spazi,
corrisponde in maniera considerevole a quanto sta accadendo. Bisogna allora
riunire alcuni cardini tradizionali della geopolitica, l’opposizione tra la
logica terrestre e quella marittima, l’opposizione tra le potenze
continentali e le potenze di mare, abbandonando l’idea della comunanza
d’interessi transatlantici e capendo che l’interesse naturale europeo
risiede in un’intesa solidari sta continentale eurasiatica. Bisogna poi
porre fine al dibattito se la Russia sia o no un nazione europea. Secondo me
si tratta di un falso problema. La Russia non è Europa ma è una potenza
eurasiatica. Perciò un’idea di grandi spazi non deve prevedere l’annessione
della Russia all’Europa né l’annessione dell’Europa alla Russia, ma
un’alleanza tra le due in una prospettiva eurasiatica e continentale. La
globalizzazione è oggi, in effetti, il soggetto dominante; contrapporsi
frontalmente alla globalizzazione non è evidentemente possibile, ma il
contenuto della globalizzazione può essere cambiato. Oggi la globalizzazione
di tipo finanziario e tecnologico corrisponde all’espansione planetaria
dell’aggressività nordamericana e della sola logica del capitale, una logica
che ha fatto sì che il mondo divenisse via via più uniforme, attraverso
l’abbattimento di tutti gli ostacoli all’espansione del capitale. Che si
tratti di frontiere, di culture, di popoli … la diversità viene distrutta e
i valori indeboliti. Un’alternativa necessita della creazione di grandi
spazi, uno spazio eurasiatico, uno spazio africano, uno spazio
mediorientale, uno spazio latino-americano … Si tratta del solo modo di
conservare la diversità del pianeta e il solo mezzo di ritornare all’essenza
dell’Europa, cioè essere un soggetto che si appropria della propria storia,
perché o si è soggetti della propria storia o si diviene oggetti della
storia degli altri. Quanto al modello sociale, non si può ancora definire in
modo teorico e idealista, è chiaro che quello attuale va cambiato, non nel
senso di abolire l’economia ma dando all’economia il posto che merita.
Bisogna decolonizzare l’immaginario, cioè bisogna uscire dall’ossessione
consumistica e dalla logica della crescita infinita, in quanto non si può
avere una crescita materiale infinita in un mondo finito, di conseguenza
bisogna porre dei limiti e trovare un equilibrio.
Modena, 5 dicembre 2009.
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Ciao, Amos
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