Gli Italiani vogliono il sindacato....
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Io imprenditore italiano assumo cinesi
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PAOLO NENCIONI
Ma intanto sono gli italiani che assumono i cinesi,
perché conviene, perché «lavorano bene» e non piantano
grane, perché per certi lavori gli italiani non fanno più
la fila.
L’esempio è il Gruppo Diddi,
qualcosa di più di una stireria:
quasi 5.000 metri quadrati di capannoni in via Tofani,
nel cuore di Chinatown.
Senza fare proclami, Giorgio Diddi,
dirigente dell’omonimo gruppo, da un paio d’anni
ha cominciato ad assumere operai orientali,
in prevalenza donne, e li ha inseriti in un ciclo
produttivo che va dal “ricondizionamento” dei capi finiti
(tra i suoi clienti figurano nomi importanti
dell’abbigliamento, compresa la Sasch del sindaco Cenni)
alla logistica, dall’accettazione dei container al
controllo di qualità.
In una città dove tutti ripetono che c’è fame di lavoro,
qualcuno potrà storcere la bocca. Perché assumere cinesi
anziché gli italiani? I motivi li spiega lo stesso Diddi.
«E’ stata una scelta dettata da due motivi - dice -
Il primo è di natura logistica. Siamo nel cuore
di Chinatown e qui ci sono moltissimi orientali
con le caratteristiche giuste. Il secondo è legato
alle attitudini degli italiani. Molti vogliono fare
i magazzinieri, molti gli impiegati, pochi vogliono
lavorare in stireria».
«E poi, me lo lasci dire - aggiunge Diddi - i cinesi
sono dei grandi lavoratori, hanno una cultura del
lavoro diversa dalla nostra, più simile a come eravamo
noi tanti anni fa. Se il sabato c’è un lavoro da sbrigare,
non vanno dal parrucchiere, vengono in azienda e i capelli
se li fanno la settimana dopo».
A questo si aggiunga che tra i cinesi del Gruppo Diddi
non c’è traccia di sindacato, e questo certo non
dispiace a chi li ha assunti. «No, tra i miei cinesi
il sindacato non c’è - conferma Diddi - E’ una cosa
che facilita il rapporto coi dipendenti.
Così è un rapporto diretto, senza filtri, e ci si
intende meglio». Quanto agli stipendi,
il Gruppo Diddi assicura che alle operaie cinesi viene
applicato il contratto nazionale,
dunque non guadagnano meno delle italiane.
«Anzi - aggiunge Giorgio Diddi - si mettono in tasca
anche qualcosa in più quando vengono a lavorare di sabato».
Forse è una mosca bianca, forse è il primo passo di
una vera integrazione economica.
E’ ancora presto per dirlo, anche perché non si conoscono
esempi del fenomeno opposto, cioè grosse aziende cinesi
che assumono gli italiani
(con l’eccezione della Giupel di Xu Qiulin, primo e unico
cinese iscritto all’Unione industriali).
La convenienza per i cinesi è evidente.
Nelle aziende dei connazionali guadagnerebbero molto meno.
Il problema è per i clandestini, che invece
sono costretti a lavorare 12 ore nelle confezioni
cinesi per paghe da fame.
Da Diddi può chiedere lavoro solo chi ha il
permesso di soggiorno in tasca. Lunedì
l’azienda è stata controllata dalla polizia
e non sono emerse irregolarità sotto questo profilo.
s� come no...
leggasi "gli sfruttiamo come cazzo ci pare perch� li prendiamo per fame"
> sì come no...
> leggasi "gli sfruttiamo come cazzo ci pare perchè li prendiamo per fame"
Se è vero che è stato controllato ed è regolare, non ci vedo nulla di
male e non lo chiamerei sfruttamento.
--
Giacomo "Gwilbor" Boschi
http://gwilbor.wordpress.com/
perchᅵ magari non si conosce bene il "lavoro in fabbrica". gli
extra-comunitari lavorano, per caritᅵ... il fatto di "non piantare grane"
sai cos'ᅵ? non la questione del parrucchiere, ma che "se vogliono lavorare"
ad uno stipendio NORMALE passano sopra a tutti i tuoi diritti, magari ad
avere una vita normale (tanto son cinesi eh), lavorare il sabato e la
domenica senza problemi per settimane di fila, c'ᅵ bisogno di fare 13/14
ore? e che problema c'ᅵ, lo fanno loro. tenere aperto il 1ᅵ maggio in barba
ai diritti conquistati anni fa? e che problema c'ᅵ... e piᅵ vai avanti e piᅵ
i favori diventano abitudini e poi obblighi... guarda, con i cinesi ci ho
lavorato 3 settimane... non sanno lavorare bene, la roba ᅵ "quasi" pessima e
chi tende a tirare anche sugli stipendi non farᅵ certo di meglio. sto
cercando lavoro e un imprenditorino ha cominciato a fare questo discorso "eh
sai ci vorrebbe un italiano, l'altro giorno mi sono guardato intorno ed
erano solo indiani e pakistani (come se avessero la pistola puntata per
assumerli per forza) ma come fai... d'altra parte non si puᅵ fare
altrimenti. secondo te cosa significa un discorso del genere che non arriva
ad una conclusione? cioᅵ... in fabbrica chi ci ha lavorato fino a 4/5 anni
fa? quindi non diciamo cazzate giustificandosi col "sono in regola".
> il fatto di "non piantare grane"
> sai cos'è? non la questione del parrucchiere, ma che "se vogliono lavorare"
> ad uno stipendio NORMALE passano sopra a tutti i tuoi diritti, magari ad
> avere una vita normale (tanto son cinesi eh),
Se è un diritto tutelato dalla legge, allora l'ho escluso in partenza
perchè ho parlato di lavoro regolare. Se è una cosa che noi sentiamo
come nostro diritto... sono scelte nostre, che comportano benefici e
rischi. Viviamo in uno stato libero si o no? Se loro preferiscono
soffrire di più per un lavoro che diritto abbiamo di mettergli i bastoni
fra le ruote?
> lavorare il sabato e la
> domenica senza problemi per settimane di fila, c'è bisogno di fare 13/14
> ore? e che problema c'è, lo fanno loro.
E che problema c'è? Sono loro che sgobbano mica te! E nessuno li
costringe, se non vogliono farlo si rifiutano di lavorare lì, proprio
come facciamo io e te.
> in barba
> ai diritti conquistati anni fa?
Diritti che stavano in piedi perché le condizioni oggettive lo
permettevano. Non c'era concorrenza internazionale. Ora quei diritti
sono diventati un lusso che non ci possiamo permettere.
guarda, con i cinesi ci ho
> non sanno lavorare bene, la roba è "quasi" pessima e
> chi tende a tirare anche sugli stipendi non farà certo di meglio.
Allora vorrà dire che l'azienda fallirà perché nessuno comprerà quei
prodotti. Ma guarda caso non falliscono mai, la qualità del prodotto è
sufficiente per accontentare la domanda. Lo stipendio va di pari passo
con l'offerta di lavoro: gli operai poco qualificati ce ne sono tanti e
quindi non possono certo pretendere grossi stipendi. Tu ti aspetti uno
stipendio alto perché essendo più qualificato dovresti essere più raro
da trovare, ma purtroppo di operai come te o non ne serve ad una azienda
o ne servono pochissimi, insomma c'è pochissima domanda per un lavoro
come il tuo e quindi non puoi pretendere un trattamento di favore.
> sto
> cercando lavoro e un imprenditorino ha cominciato a fare questo discorso "eh
> sai ci vorrebbe un italiano, l'altro giorno mi sono guardato intorno ed
> erano solo indiani e pakistani (come se avessero la pistola puntata per
> assumerli per forza) ma come fai... d'altra parte non si può fare
> altrimenti. secondo te cosa significa un discorso del genere che non arriva
> ad una conclusione?
Ti che ti stava mentendo per buon cuore, se gli serve veramente
l'italiano lo assume senza tanti problemi.
> quindi non diciamo cazzate giustificandosi col "sono in regola".
Non è una cazzata, è la base dell'economia: regole uguali per tutti, e
che ognuno faccia le sue scelte.
> Se è un diritto tutelato dalla legge, allora l'ho escluso in partenza
> perchè ho parlato di lavoro regolare. Se è una cosa che noi sentiamo
> come nostro diritto... sono scelte nostre, che comportano benefici e
> rischi. Viviamo in uno stato libero si o no? Se loro preferiscono
> soffrire di più per un lavoro che diritto abbiamo di mettergli i bastoni
> fra le ruote?
lavoro regolare... sai quanto deve fare un 'industria pratese per essere
"regolare"? c'è un mio amico ingegnere che da le ISO alle aziende e a prato,
alle aziende tessili si guarda bene di fare anche solo consulenze. perchè?
perchè sono le peggiori sotto tutti i livelli di sicurezza e organizzazione.
mi ha parlato di una famosissima azienda pratese che (per adesso) è ancora
in vita. dopo una mattina di controlli "ha capito bene" che aria tirava e
nonostante il proprietario si volesse dare una lustrata con l'eventuale
fertificazione, non capiva neppure le regole basilari per averla. loro NON
preferisco soffrire di più (non so se hai capito), sono costretti solo a
farlo... nessuno mette il bastone tra le ruote SE non si abbattono i
principi e le regole del "lavoro civile".
> E che problema c'è? Sono loro che sgobbano mica te! E nessuno li
> costringe, se non vogliono farlo si rifiutano di lavorare lì, proprio
> come facciamo io e te.
mi sa che il mondo del lavoro lo conosci davvero poco e beato che rifiuti...
> Diritti che stavano in piedi perché le condizioni oggettive lo
> permettevano. Non c'era concorrenza internazionale. Ora quei diritti
> sono diventati un lusso che non ci possiamo permettere.
> guarda, con i cinesi ci ho
hai detto bene! non c'era la concorrenza che c'è adesso e non ti puoi
neppure mettere legato ai cancelli... prima cosa perchè non c'è lavoro per
farlo (QUESTA E' LA CAUSA PRINCIPALE) e poi perchè tanto c'è chi è preso per
fame e lavora lo stesso. bella cosa la globalizzazione... spingerci
all'estero (vedi "lavoro a prezzi più bassi" e "senza sindacati") per
arricchire gli stranieri così che una volta diventati ricchi avrebbero
comprato i nostri prodotti italiani... vedi gwilbor... è tutto legale, può
aver tutto una logica nelle tue parole, il fatto è che il resconto è stato
l'opposto, nient'altro di diverso da quello che è accaduto a prato con la
svendita delle case, dei capannori, del lavoro.
> Allora vorrà dire che l'azienda fallirà perché nessuno comprerà quei
> prodotti. Ma guarda caso non falliscono mai, la qualità del prodotto è
> sufficiente per accontentare la domanda. Lo stipendio va di pari passo
> con l'offerta di lavoro: gli operai poco qualificati ce ne sono tanti e
> quindi non possono certo pretendere grossi stipendi. Tu ti aspetti uno
> stipendio alto perché essendo più qualificato dovresti essere più raro
> da trovare, ma purtroppo di operai come te o non ne serve ad una azienda
> o ne servono pochissimi, insomma c'è pochissima domanda per un lavoro
> come il tuo e quindi non puoi pretendere un trattamento di favore.
non è così facile come dici. oggi fallisce anche chi fa dei buoni prodotti,
anzi. chi fa dei buoni prodotti ed è costretto a fare alti prezzi NON è
competitivo. lo vogliamo incentivare a risparmiare sulle materie prime e
sugli acquisti? così da fare prodotti scadenti e non essere comunque in
competizione con i paesi poveri esteri o con le altre aziende "pratesi" che
con il lavoro "schiavista" di immigrati hanno costi minori?
io mi aspetto il normale stipendio che ho sempre avuto e non mi aspetto
nessun trattamento di favore, che casomai è garantito agli stranieri. e con
questo ti ribadisco che non sono affatto razzista o intollerante nei
confronti di qualsiasi comunità in città. il razzista è chi esclude a
priori, chi emargina, chi fa di un popolo l'utilizzo per il proprio
interesse.
> Ti che ti stava mentendo per buon cuore, se gli serve veramente
> l'italiano lo assume senza tanti problemi.
:-) no, non sapeva proprio come spiegarmelo che quando non ne avrebbe avuto
più bisogno li avrebbe buttati fuori a calci nel culo senza rompersi tanto
le scatole con le leggi e sindacati (dio mi scampi dal difenderli).
> Non è una cazzata, è la base dell'economia: regole uguali per tutti, e
> che ognuno faccia le sue scelte.
ti auguro di non trovarti di fronte alle "regole economiche" imposte da chi
sta sopra di te (principali o governati che siano). le regole vedrai, che
non sono uguali per tutti DATO che ognuno fa le proprie scelte.
ciao
piotre
> io mi aspetto il normale stipendio che ho sempre avuto e non mi aspetto
> nessun trattamento di favore
Basterebbe che l'azienda lavorasse secondo le regole e che ci vigessero
le minime regole sindacali... poi, se pensi che c'e' una media di due
ispettori del lavoro per provincia, e che i sindacati sono, anche per
colpa loro ma anche per la propaganda avversa, osteggiati in ogni modo...
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"Non si può cambiare idea ogni due secondi. Si può cambiare
idea a fasi storiche. E in ogni caso bisogna rifletterci sopra,
spiegare." (F. Adornato, Sette, 24.7.01)
per chiarezza metto per iscritto che NON penso che i cinesi abbiano portato
via il lavoro da Prato... non vorrei che QUALCUNO del NG lo pensasse ;-)
...e non sono un cattocomunista :-D
ciao
piotre
> ...e non sono un cattocomunista :-D
Lo sei, lo sei lol
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Saluti Ziongiu©