Il 28 settembre 2000 Ariel Sharon ha volutamente interrotto il processo di
pace, e innescato di nuovo la lotta di religione attorno ai Luoghi Santi di
Gerusalemme, passeggiando provocatoriamente (circondato da un migliaio di
poliziotti israeliani) sulla Spianata delle Moschee. In quell'occasione, ha
proclamato il "possesso" israeliano sulla Spianata, tenuta fino ad oggi
dall'autorità islamica.
I rabbini avevano proibito agli ebrei di passeggiare su quel luogo perché se
un ebreo lo facesse, calpesterebbe i luoghi più sacri dell'ebraismo. I
profeti avevano predetto che se fosse accaduto, sarebbero avvenuto ogni
sorta di sciagure per tutti gli abitanti della Palestina
Il suo partito è il Likud, che nasce come formazione fascista (il suo
fondatore, Vladimir Jabotinski, fu amico personale di Mussolini e predicava
la conquista violenta di Israele con l'espulsione della popolazione semita
palestinese).
Il dossier di Sharon è pesante come le sue mani: non fosse un "eroico"
generale ebreo, sarebbe stato da tempo chiarito che si tratta di un
criminale di guerra e di un generale golpista, pericoloso per la politica
israeliana. Nel febbraio 1955, da capo militare, di sua iniziativa aggredì
un accampamento di soldati egiziani, uccidendone 38 in una vera imboscata:
fu allora che Nasser si avvicinò ai sovietici, comprando dall'Urss la prima
fornitura egiziana di armamenti. Nel dicembre dello stesso anno, ancora
Sharon di sua iniziativa sferrò un attacco a sorpresa contro posizioni
siriane presso il lago di Tiberiade, massacrando 57 soldati nemici. Persino
il falco Ben Gurion se ne preoccupa. Moshe Dayan annota: "Arik (Sharon) non
ha mai condotto un'operazione senza fare decine di morti. È il suo vizio".
All'inizio degli anni '70, divenuto generale, Sharon dirige la lotta contro
i fedain. A modo suo: stila liste di "ricercati" palestinesi, e li liquida
sommariamente. Intanto espelle dalla regione di Rafah (sud della striscia di
Gaza) migliaia di beduini nomadi. Perché non tornino, occlude i pochi pozzi
della regione, violazione di uno dei più rispettati divieti del deserto (e
di un diritto umano elementare).
Nell'aprile del 1982, in conformità degli accordi di pace israelo-egiziani,
l'esercito ebraico deve riconsegnare il Sinai. Prima di andarsene, e senza
averne ricevuto l'ordine, Sharon rade totalmente al suolo la cittadina di
Yamit, ritenendo che gli egiziani non meritassero di possederla. Nello
stesso 1982, il carnefice - ormai ministro della Difesa - dà il meglio di sé
in Libano. Nell'assedio di Beirut (giugno-agosto) le truppe di Sharon
uccidono oltre 15 mila civili. "Atti inammissibili", deplorò l'allora capo
del governo israeliano, Menachem Begin (Ronald Reagan aveva protestato). A
metà settembre, due settimane dopo il ritiro da Beirut dei combattenti
dell'Olp, Sharon occupa la capitale libanese coi suoi soldati, senza averne
ricevuto l'ordine. È in quell'occasione, e durante l'occupazione israeliana,
che i falangisti libanesi (una milizia fascista al soldo d'Israele) compiono
i massacri nei campi profughi di Sabra e Shatila: oltre mille trucidati
("per lo più donne, bambini e anziani") e centinaia di "desaparecidos". La
carneficina ha luogo sotto la protezione dei soldati di Sharon, che sono
disposti tutt'attorno ai campi e non impediscono l'eccidio.
È troppo persino per Israele. Una commissione d'inchiesta ebraica dichiara
Sharon responsabile del massacro e lo invita a dimettersi dal ministero.
In qualunque altro Paese, sarebbe stata la fine di una carriera. Non in
Israele. Sharon diventa semplicemente Ministro del Commercio (1984-90). Dal
1990 fino al '92 copre il Ministero dell' Abitazione: incarico strategico in
Israele. Questo Ministero serve al seguente scopo: negare ai palestinesi,
proprietari di vecchie case inGerusalemme, i permessi di risanamento
edilizio; poi comprare - con denaro della diaspora - quelle case, risanarle
e mandarci ad abitare dei cittadini ebrei.
Contro questo tipo d'azioni gridò Isaia (5,8): "Guai a coloro che aggiungono
casa a casa e terreno a terreno, finché non vi sia spazio/ e rimaniate soli
ad abitare nel Paese".
Il tutto per ridurre la percentuale etnica di abitanti "non-ebrei" nella
città, per il giorno in cui fosse indetto un referendum per il destino di
Gerusalemme. In questa bisogna, Sharon eccede in zelo. "Redime" (ossia
strappa ai palestinesi) centinaia di case, e su ciascuna fa svettare una
bandiera israeliana; un soldato armato viene posto sul tetto di ogni
edificio, a minacciare i vicini arabi ancora indecisi se vendere. Lui stesso
s'è comprato una casa presso la porta di Damasco: non ci abita mai, ma l'ha
ornata con un enorme candelabro a sette braccia sulla facciata, e la fa
sorvegliare da una dozzina di soldati in giubbotto antiproiettile e
mitragliatore.
La provocazione, il "balzo in avanti" di testa sua, è la costante
dell'azione di Sharon: provocare gli eventi è il suo piacere. "Per
utilizzare un linguaggio incisivo", ha scritto lo storico e giornalista di
Haaretz Zeev Schiff, "si può dire che con Sharon si è prodotto in Israele un
putsch di tipo non comune. Invece di impadronirsi delle istituzioni come
fanno i soliti autori di colpi di Stato, Sharon ha elaborato una formula che
gli permette di impadronirsi del processo decisionale. Ha privato le
istituzioni democratiche dei loro poteri di controllo ed ha indebolito i
freni che fanno parte dell'esercizio del potere. Un uomo risoluto e senza
scrupoli trascina l'intera nazione alla ricerca di obbiettivi immaginari; a
una guerra fondata su illusioni, per un percorso disseminato di trucchi fino
a una fine inevitabile di delusioni-inganni".
[Citato da Les Antecédents di Général Sharon, su Le Monde Diplomatique,
novembre 2001]
Questo è l'uomo che Israele, la "sola democrazia del Medio Oriente", ha
sfortunatamente scelto come propria guida.
SECONDO IL TALMUD, è TUTTO LECITO !!!
SIGNORI Ebrei, ma fate il piacere ...... !!!!
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