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Sfugge all’arresto il boss Marmolino

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Hidalgo Velázquez

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Apr 18, 2007, 11:05:31 AM4/18/07
to
Si nascondeva sui Quartieri Spagnoli e lì lo stavano cercando gli
investigatori che si occupano della malavita della zona, giunti a un
soffio dalla sua cattura. Antonio Marmolino detto “mezzalingua”, unico
indagato nell’inchiesta anticamorra sul clan Di Biasi ritenuto legato
a un’altra cosca napoletana, i Mazzarella di San Giovanni a Teduccio,
per il momento resta latitante. Ma ormai la resa per lui sembra
questione di ore: l’altro giorno gli uomini delle forze dell’ordine
hanno fatto irruzione in un appartamento pochi minuti dopo che aveva
lasciato il covo, ancora “caldo”. Secondo gli inquirenti il ruolo di
Antonio Marmolino, classe 1971, era quello di cerniera tra le due
organizzazioni malavitose, con periodici contatti. Per questo il
latitante, frequentava abitualmente i Quartieri Spagnoli. è un
personaggio noto più alle forze dell’ordine e negli ambienti criminali
che ai lettori dei giornali. Tant’è vero che, appena scarcerato, il 25
febbraio 2005, ricevette un caloroso saluto a colpi di pistola contro
la sua abitazione da parte dei nemici di camorra. I pm Amato e Marino
descrivono, nel decreto di fermo tramutato in ordinanza di custodia
cautelare, Antonio Marmolino come un personaggio di primo piano nello
scacchiere malavitoso napoletano e per un periodo addirittura nominato
reggente della cosca dal boss Vincenzo Mazzarella in persona. «Teso,
c’è scritto nel provvedimento restrittivo, al conseguimento di un
ingiusto profitto per sé e gli altri agendo prima quale affiliato e,
poi, successivamente all’arresto di Mazzarella Vincenzo, all’omicidio
di Bove Edoardo e all’arresto di Spirito Ciro, quale referente di
vertice del clan per essergli stata affidata la provvisoria reggenza
e, comunque, il controllo della zona centrale della città, un tempo di
diretto appannaggio dei predetti». Un anno e mezzo fa come segnale i
nemici di camorra gli lasciarono sei fori di proiettili. Un sinistro
messaggio a Marmolino, anche allora ritenuto vicino al gruppo
Mazzarella. Dopo il ritorno in libertà andò ad abitare con il padre
Luigi in via Sorrento, nel rione Villa a San Giovanni a Teduccio, e
così l’ingresso dell’abitazione fu sforacchiato dalle pallottole
esplose presumibilmente da pistoleri del clan Rinaldi. Tra i due
gruppi di mala si susseguono da anni le scaramucce, come dimostrò
anche la sparatoria nei pressi di casa di Sergio Grassia, detto
“Sergiolino”, avvenuta qualche giorno prima. Di Antonio Marmolino ha
parlato anche il pentito Luigi D’Oriano nel corso dell’interrogatorio
del 30 novembre 2006. «Con il mezzalengua ci fu anche il discorso di
ulteriori carichi di droga, in quanto egli si riforniva di grossi
quantitativi, e dopo l’arresto di Salvatore Terracciano, controllava
al zona delle Chianche. Tanto che mi disse che se avessi avuto
problemi con i “Faiano” sarebbe intervenuto lui in quanto loro
alleato».

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