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[SF] "La vita è breve, e i libri son tanti"

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Riccardo Venturi

unread,
Jun 9, 2003, 8:33:14 AM6/9/03
to

Le Storie Fiorentine ci portano stavolta un po' indietro nel tempo,
nella Firenze seicentesca che sarebbe stata ancora Medicea per un
secolo; una Firenze che i libri di storia dicono oramai in decadenza,
oramai priva da un secolo e mezzo della sua enorme potenza politica e
culturale, avviata a un declino che sembra inarrestabile. E giа allora
i fiorentini rimpiangono il passato, si lamentano della sporcizia e
della mancanza di spazio, e si dividono in inutili fazioni tollerate
da una blanda tirannia e da una dinastia di autocrati che sta morendo
nell'impotenza e nella malattia.

Non vi sono piщ molti spiriti originali, ma и l'epoca della grande
erudizione; e di molti eruditi di quel tempo и piena ancora Firenze,
in nomi incisi su targhe stradali. Nomi che non dicono piщ niente alla
maggior parte di noi; alzi ad esempio la mano chi, passando da Corso
de' Tintori a Piazza di Santa Croce per un breve tratto di strada, si
и mai chiesto chi mai fosse quell'Antonio Magliabechi cui la via и da
sempre dedicata. Eppure, dietro ogni nome c'и una vita ed una storia;
ed и la vita e la storia proprio di quel nome di cui si parlerа qui.
La storia di un uomo che amava i libri piщ d'ogni altra cosa al mondo.

Antonio Magliabechi era nato a Firenze, in via de' Pepi, il 20 ottobre
1633. Era figlio d'un piccolo orefice, Marco Magliabechi, e d'una
donna dal nome assai singolare: si chiamava infatti Ginevra
Baldorietta. Il padre lo avviт, com'era d'uso, al mestiere di bottega
fin dalla piщ tenera etа; e Antonio divenne un orefice di valore. Ma
la sua vera passione, quella che davvero la divorava, era un altra:
sapere, conoscere, leggere, apprendere. Il giorno lavorava, e la notte
leggeva e studiava i libri che si comprava coi pochi soldi che il
padre gli dava; perchй il figlio a bottega dal padre riceveva, e non
sempre, poco o niente. La vera paga era imparare il mestiere alla
perfezione in modo, poi, da trasmetterlo a sua volta al figlio. Questo
и stato l'artigianato fiorentino fino a non molto tempo fa.

Antonio Magliabechi tenne coscienziosamente la bottega fino all'etа di
quarant'anni; ma giа da quanto ne aveva solo sedici in cittа si
parlava di lui come di un vero e proprio genio. Dotato di una memoria
assolutamente stupefacente, paragonabile veramente a quella del famoso
Pico della Mirandola, quando poteva si aggirava per i librai della
cittа e comprava tutto quello che poteva; senza contare che qualche
libraio, commosso e incuriosito dalla passione del giovane, i libri
glieli "prestava" ben sapendo che non sarebbero mai stati restituiti.

Fu cosм che Michele Ermini, bibliotecario del cardinale de' Medici, si
accorse delle sue capacitа e gli insegnт gratuitamente il Latino, il
Greco e l'Ebraico, lingue che Antonio apprese alla perfezione e con
una rapiditа sconcertante. La sua fama cresceva e cresceva, ma
continuava a tenere la bottega paterna ed a fabbricar gioielli e
vezzi, perchй nella vita non si sa mai.

Giunto all'etа di quarant'anni, dotato di una cultura assolutamente
immensa in ogni campo dello scibile umano, il modesto orefice
continuava la sua vita spartana fra i suoi libri, che oramai erano
divenuti in numero assai considerevole. Per i libri rinunciava a
tutto: si faceva bastare un tozzo di pane, vestiva in modo che
definire trasandato sarebbe stato un eufemismo e non gli si era mai
vista accanto una donna nemmeno col cannocchiale. Quale donna, del
resto, avrebbe voluto vivere accanto ad una persona del genere?
L'unico vizio che si concedeva era il fumo del tabacco; non mangiava
quasi, ma fumava come un turco aggiungendone il puzzo all'odore non
propriamente gradevole che giа emanava.

Fu a quel punto che il sogno della sua vita ebbe finalmente ad
avverarsi: morto in tarda etа Michele Ermini, il suo vecchio maestro,
il granduca Cosimo III trovт del tutto naturale nominare suo
bibliotecario personale quello strano e stupefacente personaggio, che
i fiorentini di allora chiamavano affettuosamente "Zio Tarlo" (o
semplicemente " I' Tarlo"). Correva l'anno 1673; Antonio Magliabechi
vendette la bottega, prese i suoi libri e s'installт a palazzo,
rifiutando perт il sontuoso appartamento che il granduca gli aveva
messo a disposizione. Non ne aveva bisogno; si fece dare una stanzetta
spoglia, che gli era piщ che sufficiente. In realtа campava nella
biblioteca.

Ben presto, il ripugnante bibliotecario divenne la figura centrale
nella vita culturale fiorentina. La sua memoria prodigiosa gli
permetteva di sapere non solo tutto su ogni cosa, ma addirittura di
conoscere alla perfezione ogni libro che si trovava nella biblioteca
ed in altre biblioteche che non aveva mai visto, che gli comunicavano
per lettera gli inventari e il contenuto delle opere che possedevano.
Non contentandosi di questo, se qualcuno solo gli nominava un breve
brano di un'opera contenuta nella sua biblioteca, senz'altra
specificazione, era capace all'istante di dirne l'autore, il titolo,
il paragrafo e la pagina esatta in cui il brano si trovava. La
Biblioteca Medicea conteneva allora piщ di sessantamila volumi,
ventisettemila dei quali costituivano la biblioteca privata che
Antonio Magliabechi s'era formato negli anni e che s'era portato
dietro aggiungendola a quella storica.

Antonio Magliabechi divenne celebre in tutta Europa. Studiosi ed
eruditi di ogni nazione corrispondevano con lui e ne ricercavano il
parere; malgrado i suoi costumi assolutamente spartani, anzi
diogeneschi (con la biblioteca al posto della botte), non era un
"orso" ed aveva anzi un carattere spiritoso, amichevole. A chiunque
gli ponesse anche la domanda piщ difficile e astrusa, era pronto a
rispondere, direttamente o per lettera, in modo esauriente e
gentilissimo, senza fare assolutamente pesare le proprie conoscenze
inarrivabili. La sua modestia, tra l'altro, gli impedм sempre di
firmare con il proprio nome una gran quantitа d'opere "altrui" delle
quali era invece, quando non l'autore completo, perlomeno il
collaboratore principale.

Gli stranieri che arrivavano a Firenze ed avevano a che fare con lui
ne tracciano un ritratto ammirato e inconfondibile. Nel lodare
ovviamente la sua cultura miracolosa, ne parlano come un vecchio ed
eccentrico scapolo dall'aspetto sempre piщ ripugnante con il passar
degli anni. Sporco, sempre a fumare o a masticare tabacco,
perennemente a leggere nella biblioteca dove sbocconcellava anche i
suoi magerrimi pasti infilando fette di salame tra le pagine, a mo' di
segnalibro, riprendendole magari il giorno dopo e mangiandosele come
se niente fosse. Per piщ di vent'anni gli si vide addosso sempre lo
stesso vestito, finchй, non restandogliene che dei brandelli, il
granduca non lo costrinse ad acquistarsene uno nuovo. E a chi gli
chiedeva come mai insistesse a far quella vita, dato che la sua carica
era ben pagata ed era diventato ricco, rispondeva sempre con la stessa
frase: "La vita и breve, e i libri son tanti".

I soldi che guadagnava, li adoperava ancora allo stesso modo:
comprando libri, libri, libri e libri. Che imparava a memoria in un
battibaleno, perchй la memoria gli era rimasta quella dei vent'anni,
ed ammassandoli in ogni dove. La Biblioteca Medicea divenne troppo
stretta, ed era l'unica al mondo dove il catalogo fosse inutile. C'era
giа un catalogo vivente che si chiamava Antonio Magliabechi.

E fu cosм che la sua vita continuт fino alla fine, quella vita troppo
breve per tutti i libri del mondo ma singolarmente lunga per l'epoca
e, soprattutto, per la condotta di vita che aveva sempre menato. Il
vecchio Magliabechi, perт, ad un certo punto, s'ammalт gravemente;
necessitando di assistenza, fu portato al convento di Santa Maria
Novella dove si lasciт morire perchй era stato strappato ai suoi
libri, cioи all'amore unico ed assoluto della sua vita. Morм il 4
luglio 1714, all'etа di ottantun anno.

Lasciт tutti i suoi libri al granduca di Toscana, alla sola condizione
che egli costituisse una biblioteca veramente pubblica, aperta a
tutti, libera. Il suo patrimonio, praticamente mai intaccato, volle
che andasse invece ai poveri della cittа.

Il granduca esaudм scrupolosamente le ultime volontа di Antonio
Magliabechi; e la Magliabechiana divenne la prima biblioteca
autenticamente pubblica di tutta Europa.
Nel 1861, appena costituito il Regno d'Italia, Vittorio Emanuele I
emise un decreto "ad hoc" con il quale, dopo secoli, la Magliabechiana
tornava ad unirsi con l'ex biblioteca granducale, la Palatina

E' questo il nucleo originale di quella che adesso и la Biblioteca
Nazionale Centrale. Via Antonio Magliabechi sorge su un suo lato. E
m'immagino se il vecchio Antonio potesse tornare anche un sol giorno
sulla terra, e vederla -pur nelle sue tante magagne e con un'alluvione
sul groppone- coi suoi nove o dieci milioni di volumi. Chissа cosa
chiederebbe al Padreterno, forse una quindicina d'altre vite brevi
perchй i libri son diventati davvero tanti.



--
* Riccardo Venturi* |
* Er muoz gelоchesame die leiter abewerfen so er an оr ufgestigen ist|
* Via F.Tozzi 3, 50135 Firenze | 055 61 39 68 - 34 02 32 89 34|
* venturik(*)ifrance.com | rventuri(*)spl.at
* http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
* http://paroledipace.altervista.org
* http://canzonicontrolaguerra.cjb.net

Zer0 "The ZePh|r"

unread,
Jun 9, 2003, 8:53:55 AM6/9/03
to

"Riccardo Venturi" <vent...@SPAMMACECCHIGORIifrance.com> ha scritto nel
messaggio

cut ( A MALINCUORE)

Venturi come sempre un post memorabile :-)

Zer0


Christian

unread,
Jun 9, 2003, 9:42:43 AM6/9/03
to

"Riccardo Venturi" <vent...@SPAMMACECCHIGORIifrance.com> ha scritto
nel messaggio

Grazie ancora una volta!

Chris


[fra' fra']

unread,
Jun 9, 2003, 3:54:09 PM6/9/03
to
carino... una bella figura...
difficile dire da quale musica proviene il trip... potrebbero i sex pistols, come un
monteverdi particolarmente ispirato, ma anche i portished... difficile, difficile

francesco

"Riccardo Venturi" <vent...@SPAMMACECCHIGORIifrance.com> ha scritto nel messaggio

news:3ee4794f...@powernews.libero.it...


|
| Le Storie Fiorentine ci portano stavolta un po' indietro nel tempo,
| nella Firenze seicentesca che sarebbe stata ancora Medicea per un
| secolo; una Firenze che i libri di storia dicono oramai in decadenza,
| oramai priva da un secolo e mezzo della sua enorme potenza politica e

| culturale, avviata a un declino che sembra inarrestabile. E già allora


| i fiorentini rimpiangono il passato, si lamentano della sporcizia e
| della mancanza di spazio, e si dividono in inutili fazioni tollerate
| da una blanda tirannia e da una dinastia di autocrati che sta morendo
| nell'impotenza e nella malattia.
|

| Non vi sono più molti spiriti originali, ma è l'epoca della grande
| erudizione; e di molti eruditi di quel tempo è piena ancora Firenze,
| in nomi incisi su targhe stradali. Nomi che non dicono più niente alla


| maggior parte di noi; alzi ad esempio la mano chi, passando da Corso
| de' Tintori a Piazza di Santa Croce per un breve tratto di strada, si

| è mai chiesto chi mai fosse quell'Antonio Magliabechi cui la via è da
| sempre dedicata. Eppure, dietro ogni nome c'è una vita ed una storia;
| ed è la vita e la storia proprio di quel nome di cui si parlerà qui.
| La storia di un uomo che amava i libri più d'ogni altra cosa al mondo.


|
| Antonio Magliabechi era nato a Firenze, in via de' Pepi, il 20 ottobre
| 1633. Era figlio d'un piccolo orefice, Marco Magliabechi, e d'una
| donna dal nome assai singolare: si chiamava infatti Ginevra

| Baldorietta. Il padre lo avviò, com'era d'uso, al mestiere di bottega
| fin dalla più tenera età; e Antonio divenne un orefice di valore. Ma


| la sua vera passione, quella che davvero la divorava, era un altra:
| sapere, conoscere, leggere, apprendere. Il giorno lavorava, e la notte
| leggeva e studiava i libri che si comprava coi pochi soldi che il

| padre gli dava; perché il figlio a bottega dal padre riceveva, e non


| sempre, poco o niente. La vera paga era imparare il mestiere alla
| perfezione in modo, poi, da trasmetterlo a sua volta al figlio. Questo

| è stato l'artigianato fiorentino fino a non molto tempo fa.
|
| Antonio Magliabechi tenne coscienziosamente la bottega fino all'età di
| quarant'anni; ma già da quanto ne aveva solo sedici in città si


| parlava di lui come di un vero e proprio genio. Dotato di una memoria
| assolutamente stupefacente, paragonabile veramente a quella del famoso
| Pico della Mirandola, quando poteva si aggirava per i librai della

| città e comprava tutto quello che poteva; senza contare che qualche


| libraio, commosso e incuriosito dalla passione del giovane, i libri
| glieli "prestava" ben sapendo che non sarebbero mai stati restituiti.
|

| Fu così che Michele Ermini, bibliotecario del cardinale de' Medici, si
| accorse delle sue capacità e gli insegnò gratuitamente il Latino, il


| Greco e l'Ebraico, lingue che Antonio apprese alla perfezione e con

| una rapidità sconcertante. La sua fama cresceva e cresceva, ma


| continuava a tenere la bottega paterna ed a fabbricar gioielli e

| vezzi, perché nella vita non si sa mai.
|
| Giunto all'età di quarant'anni, dotato di una cultura assolutamente


| immensa in ogni campo dello scibile umano, il modesto orefice
| continuava la sua vita spartana fra i suoi libri, che oramai erano
| divenuti in numero assai considerevole. Per i libri rinunciava a
| tutto: si faceva bastare un tozzo di pane, vestiva in modo che
| definire trasandato sarebbe stato un eufemismo e non gli si era mai
| vista accanto una donna nemmeno col cannocchiale. Quale donna, del
| resto, avrebbe voluto vivere accanto ad una persona del genere?
| L'unico vizio che si concedeva era il fumo del tabacco; non mangiava
| quasi, ma fumava come un turco aggiungendone il puzzo all'odore non

| propriamente gradevole che già emanava.


|
| Fu a quel punto che il sogno della sua vita ebbe finalmente ad

| avverarsi: morto in tarda età Michele Ermini, il suo vecchio maestro,
| il granduca Cosimo III trovò del tutto naturale nominare suo


| bibliotecario personale quello strano e stupefacente personaggio, che
| i fiorentini di allora chiamavano affettuosamente "Zio Tarlo" (o
| semplicemente " I' Tarlo"). Correva l'anno 1673; Antonio Magliabechi

| vendette la bottega, prese i suoi libri e s'installò a palazzo,
| rifiutando però il sontuoso appartamento che il granduca gli aveva


| messo a disposizione. Non ne aveva bisogno; si fece dare una stanzetta

| spoglia, che gli era più che sufficiente. In realtà campava nella


| biblioteca.
|
| Ben presto, il ripugnante bibliotecario divenne la figura centrale
| nella vita culturale fiorentina. La sua memoria prodigiosa gli
| permetteva di sapere non solo tutto su ogni cosa, ma addirittura di
| conoscere alla perfezione ogni libro che si trovava nella biblioteca
| ed in altre biblioteche che non aveva mai visto, che gli comunicavano
| per lettera gli inventari e il contenuto delle opere che possedevano.
| Non contentandosi di questo, se qualcuno solo gli nominava un breve
| brano di un'opera contenuta nella sua biblioteca, senz'altra
| specificazione, era capace all'istante di dirne l'autore, il titolo,
| il paragrafo e la pagina esatta in cui il brano si trovava. La

| Biblioteca Medicea conteneva allora più di sessantamila volumi,


| ventisettemila dei quali costituivano la biblioteca privata che
| Antonio Magliabechi s'era formato negli anni e che s'era portato
| dietro aggiungendola a quella storica.
|
| Antonio Magliabechi divenne celebre in tutta Europa. Studiosi ed
| eruditi di ogni nazione corrispondevano con lui e ne ricercavano il
| parere; malgrado i suoi costumi assolutamente spartani, anzi
| diogeneschi (con la biblioteca al posto della botte), non era un
| "orso" ed aveva anzi un carattere spiritoso, amichevole. A chiunque

| gli ponesse anche la domanda più difficile e astrusa, era pronto a


| rispondere, direttamente o per lettera, in modo esauriente e
| gentilissimo, senza fare assolutamente pesare le proprie conoscenze

| inarrivabili. La sua modestia, tra l'altro, gli impedì sempre di
| firmare con il proprio nome una gran quantità d'opere "altrui" delle


| quali era invece, quando non l'autore completo, perlomeno il
| collaboratore principale.
|
| Gli stranieri che arrivavano a Firenze ed avevano a che fare con lui
| ne tracciano un ritratto ammirato e inconfondibile. Nel lodare
| ovviamente la sua cultura miracolosa, ne parlano come un vecchio ed

| eccentrico scapolo dall'aspetto sempre più ripugnante con il passar


| degli anni. Sporco, sempre a fumare o a masticare tabacco,
| perennemente a leggere nella biblioteca dove sbocconcellava anche i
| suoi magerrimi pasti infilando fette di salame tra le pagine, a mo' di
| segnalibro, riprendendole magari il giorno dopo e mangiandosele come

| se niente fosse. Per più di vent'anni gli si vide addosso sempre lo
| stesso vestito, finché, non restandogliene che dei brandelli, il


| granduca non lo costrinse ad acquistarsene uno nuovo. E a chi gli
| chiedeva come mai insistesse a far quella vita, dato che la sua carica
| era ben pagata ed era diventato ricco, rispondeva sempre con la stessa

| frase: "La vita è breve, e i libri son tanti".


|
| I soldi che guadagnava, li adoperava ancora allo stesso modo:
| comprando libri, libri, libri e libri. Che imparava a memoria in un

| battibaleno, perché la memoria gli era rimasta quella dei vent'anni,


| ed ammassandoli in ogni dove. La Biblioteca Medicea divenne troppo
| stretta, ed era l'unica al mondo dove il catalogo fosse inutile. C'era

| già un catalogo vivente che si chiamava Antonio Magliabechi.
|
| E fu così che la sua vita continuò fino alla fine, quella vita troppo


| breve per tutti i libri del mondo ma singolarmente lunga per l'epoca
| e, soprattutto, per la condotta di vita che aveva sempre menato. Il

| vecchio Magliabechi, però, ad un certo punto, s'ammalò gravemente;


| necessitando di assistenza, fu portato al convento di Santa Maria

| Novella dove si lasciò morire perché era stato strappato ai suoi
| libri, cioè all'amore unico ed assoluto della sua vita. Morì il 4
| luglio 1714, all'età di ottantun anno.
|
| Lasciò tutti i suoi libri al granduca di Toscana, alla sola condizione


| che egli costituisse una biblioteca veramente pubblica, aperta a
| tutti, libera. Il suo patrimonio, praticamente mai intaccato, volle

| che andasse invece ai poveri della città.
|
| Il granduca esaudì scrupolosamente le ultime volontà di Antonio


| Magliabechi; e la Magliabechiana divenne la prima biblioteca
| autenticamente pubblica di tutta Europa.
| Nel 1861, appena costituito il Regno d'Italia, Vittorio Emanuele I
| emise un decreto "ad hoc" con il quale, dopo secoli, la Magliabechiana
| tornava ad unirsi con l'ex biblioteca granducale, la Palatina
|

| E' questo il nucleo originale di quella che adesso è la Biblioteca


| Nazionale Centrale. Via Antonio Magliabechi sorge su un suo lato. E
| m'immagino se il vecchio Antonio potesse tornare anche un sol giorno
| sulla terra, e vederla -pur nelle sue tante magagne e con un'alluvione

| sul groppone- coi suoi nove o dieci milioni di volumi. Chissà cosa


| chiederebbe al Padreterno, forse una quindicina d'altre vite brevi

| perché i libri son diventati davvero tanti.
|
|
|
| --
| * Riccardo Venturi* |
| * Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen so er an îr ufgestigen ist|

Riccardo Venturi

unread,
Jun 9, 2003, 4:00:49 PM6/9/03
to
On Mon, 09 Jun 2003 19:54:09 GMT, "[fra' fra']" <bront...@libero.it>
wrote:

>carino... una bella figura...
>difficile dire da quale musica proviene il trip... potrebbero i sex pistols, come un
>monteverdi particolarmente ispirato, ma anche i portished... difficile, difficile

Stavolta non ci hai dato, hermano. La musica di sottofondo per il post
era "La Musica delle Crociate" del gruppo fiorentino Modo Antiquo,
guidato da Bettina Hoffmann e Federico Maria Sardelli (sģ, proprio
lui, quello del "Vernacoliere"). In particolare stavo ascoltando il
brano "Ja nuns hons pris", del XII secolo, il cui testo e la cui
musica, opera di Re Riccardo Cuor di Leone, ci sono fortunatamente
pervenuti. Una meraviglia. Perņ Monteverdi era plausibilissimo.

Salut,


--
* Riccardo Venturi* |
* Er muoz gelīchesame die leiter abewerfen so er an īr ufgestigen ist|

Tom Joad

unread,
Jun 9, 2003, 10:03:35 AM6/9/03
to
Riccardo Venturi wrote:

>
> Le Storie Fiorentine


Viva Riccardo, ordunque, che mi ha preceduto di almeno un decennio in
quell'ignobile caienna che i piu' conoscono come "Liceo Michelangiolo", al
quale sono legato anche dall'amore per i libri e per la cultura a
badilate...
Onore dunque, a questo fervido esempio di autentico e generoso nazionalismo
toscano.

[fra' fra']

unread,
Jun 9, 2003, 4:05:16 PM6/9/03
to
detto che era difficile... poi non son così esperto di musica antica...
poi, coincidenza un mio amico domani si laurea discutendo una tesi sull'idea di crociata
in san bernardo :-))

salut à toi

francesco


Riccardo Venturi

unread,
Jun 9, 2003, 4:12:53 PM6/9/03
to
On Mon, 09 Jun 2003 16:03:35 +0200, Tom Joad
<caniplayw...@ironmaiden.met> wrote:


>Viva Riccardo, ordunque, che mi ha preceduto di almeno un decennio in
>quell'ignobile caienna che i piu' conoscono come "Liceo Michelangiolo", al
>quale sono legato anche dall'amore per i libri e per la cultura a
>badilate...

Maturitą nel 1981 :-)
E i' vecchio Miche si fa sempre onore eheheheh! :-)
Ed ho anche, come dire, la "qualifica" d'essere tra quelli passati
indenne tra le grinfie dell' Asselle. Una figura davvero da "Storie
fiorentine", quella lģ.

>Onore dunque, a questo fervido esempio di autentico e generoso nazionalismo
>toscano.

Il nazionalismo veramente generoso e fervido ha bisogno di una sola
cosa: quella di sentirsi un cittadino del mondo, a casa propria
ovunque e tra gente di ogni razza, colore e ideale. Ma portandosi
dietro, ovunque, la propria storia e le proprie radici.

Salut,


--
* Riccardo Venturi* |
* Er muoz gelīchesame die leiter abewerfen so er an īr ufgestigen ist|

Riccardo Venturi

unread,
Jun 9, 2003, 4:16:24 PM6/9/03
to
On Mon, 09 Jun 2003 20:05:16 GMT, "[fra' fra']" <bront...@libero.it>
wrote:

>detto che era difficile... poi non son così esperto di musica antica...
Effettivamente lo riconosco... :-)))

>poi, coincidenza un mio amico domani si laurea discutendo una tesi sull'idea di crociata
>in san bernardo :-))

Un grande "in bocca al lupo" al tuo amico!

>salut à toi
Mirsi e 'attaleure!
[dialetto "chti" del Nord]

--
* Riccardo Venturi* |
* Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen so er an îr ufgestigen ist|

lorZ

unread,
Jun 9, 2003, 8:01:36 PM6/9/03
to

"Riccardo Venturi"

mercie....anche per l'uso del tag che mi permette di pescare le tue chicche
in un jungle-ng come questo.

lorZ


Marco Vannini

unread,
Jun 10, 2003, 2:29:36 AM6/10/03
to

"Riccardo Venturi" <vent...@SPAMMACECCHIGORIifrance.com> ha scritto nel
messaggio news:3ee4e97a...@powernews.libero.it...

> On Mon, 09 Jun 2003 16:03:35 +0200, Tom Joad
> <caniplayw...@ironmaiden.met> wrote:
> Maturità nel 1981 :-)
Cazzo! siamo coetanei! meno male, pensavo di essere il più vecchio, qui!

Tom Joad

unread,
Jun 10, 2003, 3:23:56 AM6/10/03
to
Riccardo Venturi wrote:

> Ed ho anche, come dire, la "qualifica" d'essere tra quelli passati
> indenne tra le grinfie dell' Asselle. Una figura davvero da "Storie

> fiorentine", quella lì.


"Quella li'" era un individuo cui io non avrei affidato nemmeno una coppia
di pesci rossi, figuriamoci una classe di adolescenti da portare avanti.
A lavorare -ma a lavorare sul serio, quindi NON nella scuola italiota- un
elemento del genere non avrebbe retto una settimana; il disprezzo dei
colleghi e l'isolamento sociale in cui sarebbe istantaneamente finita ne
avrebbero essenzialmente fatto un bastone tra le ruote per qualunque tipo
di produzione. Solo nella scuola, nelle galere e nei campi di
concentramento simili prevaricatori disturbati possono trovare sfogo e
nobilitazione.
Non so se lo sai, ma ha tolto il disturbo una decina di anni fa
nell'indifferenza generale.

Gert dal pozzo

unread,
Jun 10, 2003, 8:12:13 AM6/10/03
to

"Riccardo Venturi" ha scritto

> Ed ho anche, come dire, la "qualifica" d'essere tra quelli passati
> indenne tra le grinfie dell' Asselle. Una figura davvero da "Storie

> fiorentine", quella lì.

attendo spiegazioni ....pregasi postare la storia fiorentina di sto
personaggio


--
Gert dal Pozzo
"Non permettete a nessun uomo, a nessuna istituzione, a nessuna ideologia
ed a nessun dolore di distruggere la capacità che è in voi di stupirvi
davanti alla bellezza delle cose" (Spidalieri)
-----------------------------------------


Riccardo Venturi

unread,
Jun 10, 2003, 10:07:50 AM6/10/03
to
On Tue, 10 Jun 2003 09:23:56 +0200, Tom Joad
<caniplayw...@ironmaiden.met> wrote:

>"Quella li'" era un individuo cui io non avrei affidato nemmeno una coppia
>di pesci rossi, figuriamoci una classe di adolescenti da portare avanti.
>A lavorare -ma a lavorare sul serio, quindi NON nella scuola italiota- un
>elemento del genere non avrebbe retto una settimana; il disprezzo dei
>colleghi e l'isolamento sociale in cui sarebbe istantaneamente finita ne
>avrebbero essenzialmente fatto un bastone tra le ruote per qualunque tipo
>di produzione. Solo nella scuola, nelle galere e nei campi di
>concentramento simili prevaricatori disturbati possono trovare sfogo e
>nobilitazione.

Qui non sono del tutto d'accordo con te, ma forse perché sono un tipo
estremamente particolare; e allora, forse, nella tipica fase
dell'adolescenza "eroica", lo ero ancor di pių.
Il fatto, poi, č anche che ero -ohimé- il migliore della classe in
latino e greco; e tale cosa non passava inosservata.
Viceversa, e approfittando sicuramente e biecamente di ciō, facevo
veramente quel che mi pareva; o meglio, diciamo che ostentavo un
comportamento "trasgressivo" che poi, in realtā, non corrispondeva
affatto a quel che ero davvero. Ma a 16, 17 o 18 anni si č cosė, non
c'č nulla da fare. Fu cosė che, in modo del tutto impensato -dato che
fra le cose che ostentavo senza nessun problema c'era anche il mio
situarmi in un'area politica che puoi ben immaginare, facendo parte
dell'ancor celebre (?) "Comitato di Base del Miche"- io e l'Asselle ci
si prese in simpatia. Il Komunista Anarkiko "Extraparlamentare" e la
figlia del generale piemontese, la kapō del liceo, la persona pių
odiata da generazioni di studenti, la nazista, la cattolica
tradizionalista lefebvriana e via dicendo.
Misteri della vita, credo. Ci ho ripensato a volte, e l'unica risposta
plausibile che riesco a darmi č che ho davvero, e da sempre, il "vizio
assurdo" non fermarmi alle apparenze, e che sono anzi attratto dalle
persone che sembrano pių abissalmente lontane da me. Sono un curioso
cronico, lo ammetto senza problemi; ed č una cosa che mi ha portato
tante gioie ed altrettanti dolori.

Intendiamoci: capisco perfettamente il tuo punto di vista e la
descrizione assai truce che fai di quella persona. La capisco e, per
certi versi, la sottoscrivo anche: l'Asselle, quando ci si metteva,
era terrificante; come, a mio parere, terrificante era la sua
preparazione. Un mostro in tutti i sensi con il quale, a volte, ho
fatto delle leticate spaventose in piena classe finendo un paio di
volte nell'ufficio di quello stupido e insignificante esserino che
rispondeva al nome di Nunzio Marchese (il preside di allora, ndr).
Quando s'incazzava, non ce n'era per nessuno; il fatto, perō, č che il
sottoscritto la pappina in capo non se l'č mai fatta mangiare. Neanche
a quella tenera, stupidissima e difficile etā. E forse, chissā, la
"simpatia" derivava in fondo proprio da quello; nel suo superomismo
nietzscheano, credo che l'Asselle disprezzasse la massa, le "pecore",
e nutrisse simpatia per chi le resisteva. Una volta venne in classe,
invitato da lei, un pennellone che stava per laurearsi in filologia
classica (tale Mori, se mi ricordo bene); gli posi un paio di domande
che lo lasciarono un po' stecchito (un po' di orgoglio liceale me lo
lascerete, spero :-P). Al che, al termine della lezione, questo qui
chiese all'Asselle, parole testuali, "che tipo" fossi; e lei rispose:
"Stai attento a quello, č cattivo". A distanza di anni e anni, sono
ancora molto fiero di quella definizione.

Chiara Asselle, nata il 12 agosto 1930 (giorno di santa Chiara,
giustappunto), figlia di un generale piemontese (mi sono sempre
chiesto se la giornalista Giovanna Asselle, che scriveva su "Sorrisi e
Canzoni TV", fosse sua parente seppur lontana) e di una madre quasi
mitologica, la prima donna laureata in archeologia in Italia, morta a
103 anni, che si dice comandasse a bacchetta la figlia (ma forse
questa era una leggenda metropolitana). Abitante in via Francesco
Domenico Guerrazzi 52, con la madre, viaggiatrice instancabile -sempre
con la madre, in compagnia della quale si recava in posticini tipo
l'Islanda quando ancora non era diventata di moda-, un numero
imprecisato di gatti cui imponeva regolarmente regali nomi egizi,
abbigliamento indefinibile (molti parlavano dello spaventapasseri
dell'Orzoro), una passione inveterata per il pane e pomodoro sul quale
il sottoscritto, una volta, le scrisse un bel componimento a presa di
culo in esametri greci ("Epė tou tes Assélles chrysomalikou ártou").
Una faccia altrettanto indefinibile che, in certe espressioni -almeno
le poche volte che sorrideva- mi ricordava quella di Fernandel.

Il terrore del "Michelangiolo" (si chiama ancora "Miche"? Boh). Capace
delle nequizie pių nere, una sua correzione d'un compito di latino o
di greco era un evento atteso da tutti pių o meno come un condannato a
morte deve attendere l'ora dell'esecuzione. I compiti di greco li
preparava di persona e ne dettava il testo; e guai a sbagliare uno
spirito o un accento. Chi non capiva una parola o non sapeva
scriverla, s'arrangiasse. Capace a volte, perō, delle reazioni pių
impensate a fatti che, teoricamente, avrebbero dovuto scatenare la sua
ira funesta (ma questo, lo ripeto, probabilmente lo riservava alle
persone che aveva in simpatia). Una volta, ad esempio, mi sorprese nel
corridoio mentre stavo palesemente e voluttuosamente slinguazzando la
fanciulla di cui ho giā parlato nel post sull'Albero (era al Miche
pure lei, ebbene sė); gelo totale. Mi disse: "Venturi, poi devo dirle
una cosa" (dava a tutti del "lei", alunni compresi). Una volta tornato
in classe, mentre aspettavo la fucilazione, mi disse: "Venturi, quella
signorina credo starebbe molto bene con un peplo. Vada a posto".

Esponente, come detto, dei circoli cattolici ultratradizionalisti pių
o meno vicini al cardinal Lefčbvre. Le sue tirate contro la chiesa
postconciliare erano celebri, le faceva anche in classe. Con una
tipica agudeza asselliana, diceva perō di sentirsi anche molto vicina
al paganesimo. Le voci su di lei erano incontrollate; negli anni che
vanno tra il '70 al '77 si diceva fosse stata fatta addirittura segno
di attentati a base di uova marce, piscio e segatura eccetera.
Catalogata senza mezzi termini come "nazista", dichiarava di non
sopportare la lingua tedesca (ma questo, a rigore, non significa
nulla).

Una volta, poco prima, abbia avuto la ventura di andare a casa sua per
riportarle un libro che mi aveva prestato (la "Griechische Grammatik"
dello Schwyzer-Georgacas). Un putiferio di libri, gatti, fogli, la
macchina per scrivere con la tastiera greca, crocifissi, icone, papiri
egiziani, giornali vecchi, sacchetti di plastica, ogni cosa. Credo
avrebbe potuto essere la donna perfetta per Antonio Magliabechi; una
persona dura, sgradevole, trasandata ma con dentro qualcosa
d'indefinibile che m'invogliava ad immaginarne la vita passata. Le
classiche cose da diciottenne, niente di particolare: sarā mai stata
innamorata? Avrā avuto un'amica del cuore? Avrā tenuto un diario
segreto? Che cosa avrā sofferto in vita sua? Perché? Dopo il liceo non
l'ho mai pių vista.

Ci fu uno strano scambio, qualche anno dopo. Apro la cassetta delle
lettere, e mi trovo un plico con dentro un breve appunto scritto a
mano: "Venturi, lei č una persona molto intelligente e apprezzerā.
Cordiali saluti." Nella busta, tre numeri di "Sė sė no no", rivista
del circolo ultracattotradizionallefebvriano di cui faceva parte ("E
il vostro dire sia: sė sė no no, ciō che č in pių vien dal maligno").
Io le risposi con un'altra breve nota scritta a mano in semiunciale
bizantina con una penna da calligrafia (un'altra delle mie numerose
fissazioni): "Cara prof. Asselle, anche lei č una persona intelligente
e capirā". Nella busta, tre numeri di "Lotta Continua" del '75 e il
numero del "Bollettino del Miche" in cui mi scagliavo contro il
referendum antiabortista dell' 80, quello del "Movimento per la Vita"
dell'on. Casini (un cui fratello era pure professore di latino e
greco, ma al Dante).
Fine della storia.

>Non so se lo sai, ma ha tolto il disturbo una decina di anni fa
>nell'indifferenza generale.

Non so se quel "togliere il disturbo" si riferisca al fatto che sia
andata in pensione oppure sia morta. Nella seconda ipotesi, Tom, sono
desolato. Non ci sento da quell'orecchio. Accogliere una morte con
indifferenza č contrario ai miei principi, altrimenti -per esempio-
non avrei raccontato del pensionato suicida di Tavarnuzze. Se
l'Asselle ha tolto il disturbo, per quanto abbia combinato in vita
sua, avrā l'indifferenza di tutti ma non la mia. Le mando anzi un
ricordo, ovunque sia o non sia; e sui ricordi non ci ho mai cacato
sopra, neppure su quelli pių brutti e duri.

Salut,


--
* Riccardo Venturi* |
* Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen so er an îr ufgestigen ist|

Gert dal pozzo

unread,
Jun 10, 2003, 10:54:17 AM6/10/03
to

"Riccardo Venturi" ha scritto

> Chiara Asselle, nata il 12 agosto 1930 (giorno di santa Chiara,

MEGACUT

solito grande post, spero che altri lo leggano che qui mi pare un pň
affogato nei 3d ultraentropici di IFD

> >Non so se lo sai, ma ha tolto il disturbo una decina di anni fa
> >nell'indifferenza generale.
> Non so se quel "togliere il disturbo" si riferisca al fatto che sia
> andata in pensione oppure sia morta. Nella seconda ipotesi, Tom, sono
> desolato. Non ci sento da quell'orecchio. Accogliere una morte con
> indifferenza č contrario ai miei principi, altrimenti -per esempio-

TJ potrŕ essere piů preciso
da parte mia ti dico che tempo addietro (un paio d'anni, mi pare) lessi su
La Nazione un articolo su una professoressa di Latino e Greco (di non so
quale Liceo) morta da non so quanto, ispiratrice di un gruppetto di
cattolici ultraintegralisti lefebvriani che si erano riuniti non so dove (o
forse addirittura a casa sua??) per commemorarla e allo stesso tempo per
ribadire la loro contrarietŕ alla chiesa postconciliare (seguiva turbinio di
proclami di stile fondamentalista veterocristiano).

Mi ricordo chiaramente che all'incontro aveva partecipato il celebre Achille
Totaro e questo mi aveva colpito.
Onestamente non mi ricordo il nome di quella professoressa ma sembra
corrispondere bene alla protagonista della tua storia


--
Gert dal Pozzo
"Non permettete a nessun uomo, a nessuna istituzione, a nessuna ideologia

ed a nessun dolore di distruggere la capacitŕ che č in voi di stupirvi

Riccardo Venturi

unread,
Jun 10, 2003, 11:02:25 AM6/10/03
to
On Tue, 10 Jun 2003 16:54:17 +0200, "Gert dal pozzo"
<gert...@despammed.com> wrote:


>TJ potrŕ essere piů preciso
>da parte mia ti dico che tempo addietro (un paio d'anni, mi pare) lessi su
>La Nazione un articolo su una professoressa di Latino e Greco (di non so
>quale Liceo) morta da non so quanto, ispiratrice di un gruppetto di
>cattolici ultraintegralisti lefebvriani che si erano riuniti non so dove (o
>forse addirittura a casa sua??) per commemorarla e allo stesso tempo per
>ribadire la loro contrarietŕ alla chiesa postconciliare (seguiva turbinio di
>proclami di stile fondamentalista veterocristiano).

Non c'č versi, č lei.

>Mi ricordo chiaramente che all'incontro aveva partecipato il celebre Achille
>Totaro e questo mi aveva colpito.
>Onestamente non mi ricordo il nome di quella professoressa ma sembra
>corrispondere bene alla protagonista della tua storia

Corrisponde perfettamente.

Christian

unread,
Jun 10, 2003, 11:08:07 AM6/10/03
to

"Gert dal pozzo" <gert...@despammed.com> ha scritto nel messaggio

>
> solito grande post, spero che altri lo leggano che qui mi pare un pň
> affogato nei 3d ultraentropici di IFD

Per quanto mi riguarda leggo tutti i post, magari una parola ogni
dodici di quelli che parlano di moto!

Quelli di Riccardo poi li leggo sempre con grandissimo piacere!

Don Mela

unread,
Jun 10, 2003, 11:11:44 AM6/10/03
to
Riccardo Venturi wrote:

> nel suo superomismo
> nietzscheano, credo che l'Asselle disprezzasse la massa, le "pecore",
> e nutrisse simpatia per chi le resisteva.

CIT: "Non usare quindi troppo la facile metafora del 'gregge', non sai
quante e quali sfumature, sfaccettature, divisioni e
lacerazioni autentiche esistano..."

Indovina chi l'ha scritto? :-D

Non ho resistito :-)

Riccardo Venturi

unread,
Jun 10, 2003, 11:16:08 AM6/10/03
to
On Tue, 10 Jun 2003 17:11:44 +0200, "Don Mela"
<ned.flan...@email.it> wrote:


>CIT: "Non usare quindi troppo la facile metafora del 'gregge', non sai
>quante e quali sfumature, sfaccettature, divisioni e
>lacerazioni autentiche esistano..."
>
>Indovina chi l'ha scritto? :-D

L'ho scritto io, embé? Scusa, Don Mela, ma qui riportavo semplicemente
ciò che ritenevo essere un pensiero altrui, non il mio.

>Non ho resistito :-)
D'accordo, ma leggi bene :-)

Salut,


Gert dal pozzo

unread,
Jun 10, 2003, 11:22:58 AM6/10/03
to

"Riccardo Venturi" <

> >Mi ricordo chiaramente che all'incontro aveva partecipato il celebre
Achille
> >Totaro e questo mi aveva colpito.
> >Onestamente non mi ricordo il nome di quella professoressa ma sembra
> >corrispondere bene alla protagonista della tua storia
> Corrisponde perfettamente.

mi č venuto in mente che quasi sicuramente era il periodo pre-elezioni
comunali del 2000, dove totaro era candidato.....quindi intorno al
febbraio-marzo-aprile di quell'anno

Totaro, nell'articolo, diceva che, pur essendo un sostenitore della Chiesa
Cattolica Apostolica Romana e del Papa, aveva in simpatia quelle forze
religiose che con tanto fervore rinnovano e diffondono la Tradizione
Cristiana

--
Gert dal Pozzo
"Non permettete a nessun uomo, a nessuna istituzione, a nessuna ideologia

ed a nessun dolore di distruggere la capacitą che č in voi di stupirvi

Tom Joad

unread,
Jun 10, 2003, 5:04:00 PM6/10/03
to

"Riccardo Venturi" <vent...@SPAMMACECCHIGORIifrance.com> ha scritto nel
messaggio news:3ee5dd41...@powernews.libero.it...


Buona la seconda, Riccardo. In fin dei conti tutti si muore soli, ma c'e'
qualcuno che muore piu' solo degli altri.
Io, al contrario di te non riesco ancora ad avere la minima pieta' per NULLA
che ruoti attorno a quel merdaio di un liceo. Ci ho raccattato soggetti per
la tesi di laurea (una sperimentale con questionario) dopo vari anni
dall'esame di maturita' e vi ho trovato un ambiente se possibile peggiore di
come lo avevo lasciato. Unico cambiamento: il busto di un aviatore italiota,
talmente bischero da esser riuscito a farsi abbattere nientemeno che dagli
abissini nella guerra del '36, che il preside aveva fatto sistemare nella
landa da Camel Trophy del chiostro, e che ho saputo esser stato rapidamente
levato di mezzo da gente poco avvezza a farsi rammentare a getto continuo
legge, ordine, patrii destini, Bava Beccaris, Enrico Toti, Cesare Battisti,
il Milite Ignoto (e la su' mamma), Il generale Diaz, Ettore Muti, Trento e
Trieste, gli Arditi, il lancio del cuore oltre l'ultimo ostacolo, i nudi
alla meta, il giorno da leone, gli anni da pecora, i Macchi 205, le inique
sanzioni, i
cartaginesi infidi, l'Umbria verde e mistica, il Piave che mormorava, l'ora
delle decisioni irrevocabili, quella che batte nel destino della Patria,
Lupo Alberto, Giovanni Giolitti, il Monte Grappa, la beffa di Bůccari, le
faccette nere, il volo su Vienna, Carmelo Borg Pisani, il Re Buono, Edmondo
de Amicis, Petru Rocca, Elena di Montenegro, Junio Valerio Borghese, Paolino
Paperino, Vittorio Veneto, il maresciallo Rodolfo Graziani, Vittorio
Emanuele III re e imp., il mare nostrum, la sagra di Santa Gorizia e quella
di Giarabub, Tripoli bel suol d'amore, ed i nemici che dovevano rimanere
inchiodati sul bagnasciuga...
Se mi dicessero oggi "ascolta, preferisci cinqu'anni di gabbio, o rifare il
liceo, pur con le competenze che possiedi oggi?" io sceglierei
tranquillamente la galera; almeno li' c'e' la Gozzini e se non dici troppe
parolacce a chi deve vigilare & redimere in tre anni scarsi te la cavi. E
poi la domenica passano addirittura una merendina, con la sbobbina delle
cucine, e pare che si possa mangiarla senza che nessuno abbia nulla da
ridire, cosa che al Miche non era data.
Cinque anni immerso nel disprezzo, in una sofferenza continua e senza soste
di uno studio sempre perfettibile e quindi mai gratificante, in cui dovevo
sbrogliarmela da solo perché i miei avevano altro a cui pensare e non
avevano fatto studi classici. Mi hanno ridotto che se avevo una pistola per
casa m'ero sparato dieci volte, da come non vedevo alternative,
possibilita', speranze. Le stagioni che cambiavano solo perche' diventava
troppo caldo per i guanti in motorino, il non essersi accorti di NIENTE per
cinque anni filati, l'essere infilato diritto nell'alcool e aver passato
mesi e mesi a bere fino a vedere il mondo rovesciarsi.
Vuoi fare il "tipo ameno", sarebbe da dire a 'sta tizia nelle cui mani per
fortuna non sono mai finito? D'accordissimo; in primis, pero', vedi di
dedicarti ad un'altra occupazione; non si capisce cosa ti dia il diritto
(che quella li' interpretava come un dovere) di tartassare il prossimo in
quel modo ed anche oltre i limiti imposti dal tuo fisico... E magari vedi di
tornare in Toscana, alla fine del ventesimo secolo, in cui i pepli sono roba
da carnevale.
L'unica volta che venne per un'ora in classe da me era per una supplenza.
Tizie della classe accanto, tra cui una che mi tiro' anni dopo una
coltellata quasi fuor di metafora alla quale devo un buon sessanta percento
di un odio per le donne che e' totale e venato di sufficienza preconcetta
(e' bene per lei che non la riveda. Ci sono cose per cui non esiste perdono,
neanche dopo tanto tempo) salutarono ragazzi che passavano per strada e
quelli pensaron bene non solo di salire, ma anche di venire a farsi una
passeggiatina sul tetto.... Non vai che ti arriva l'Asselle che sbianca in
viso (oh, la soddisfazione di vederne uno a mal partito, di quei
raccomandati parassiti del cazzo...) e li fa rientrare in classe per la
finestra, senza nemmeno il cuore di minacciarli di rappresaglia? Questi due
svicolarono, lasciando noi basiti e passando uno sotto l'ascella sn e uno
sotto l'ascella dx del soggetto sbraitante. Il quale si rifece prontamente
andando a scagnare dal presiduccio e affermando le ragazzine della classe
accanto alla nostra esser state intente ad ADESCARE persone dalla strada.
Adescare, a sedici anni.
Quintessenza di italianita' che non era altro. Bei ricordi un cazzo.


Riccardo Venturi

unread,
Jun 10, 2003, 6:15:18 PM6/10/03
to
On Tue, 10 Jun 2003 21:04:00 GMT, "Tom Joad"
<caniplayw...@ironmaiden.met> wrote:


>Buona la seconda, Riccardo. In fin dei conti tutti si muore soli, ma c'e'
>qualcuno che muore piu' solo degli altri.

Purtroppo è vero. Solo che non succede soltanto per l'Asselle, è
questo il grande problema.

>Io, al contrario di te non riesco ancora ad avere la minima pieta' per NULLA
>che ruoti attorno a quel merdaio di un liceo.

Io non ho parlato di "pietà" nel mio post. Tra l'altro, la "pietà" è
un sentimento che, generalmente, detesto.

> Ci ho raccattato soggetti per
>la tesi di laurea (una sperimentale con questionario) dopo vari anni
>dall'esame di maturita' e vi ho trovato un ambiente se possibile peggiore di
>come lo avevo lasciato.

Su questo non nutro il minimo dubbio. Ho anche una mia nipote al
Michelangiolo e più o meno mi racconta sempre le stesse, identiche
cose. E non vede l'ora di uscirne fuori.

> Unico cambiamento: il busto di un aviatore italiota,
>talmente bischero da esser riuscito a farsi abbattere nientemeno che dagli
>abissini nella guerra del '36, che il preside aveva fatto sistemare nella
>landa da Camel Trophy del chiostro,

Allucinante.

> e che ho saputo esser stato rapidamente
>levato di mezzo da gente poco avvezza a farsi rammentare a getto continuo
>legge, ordine, patrii destini,

Well done.

> la sagra di Santa Gorizia

Mi viene voglia di cantare una famosa canzone su Gorizia, del 1917. Da
sempre fa parte dei canti anarchici italiani.

La mattina del cinque di agosto
si muovevano le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ciascun si partì.
Sotto l'acqua che cadeva a rovesci
grandinavano le palle nemiche,
per colline, per monti e per valli
si moriva dicendo così:
O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza,
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.
O borghesi, che voi ve ne state
con le mogli su un letto di lana,
schernitori di noi carne umana,
questa guerra c'insegna a punir.
Voi chiamate il campo d'onore
questa terra di là dai confini,
qui si muore gridando: Assassini!,
maledetti sarete un dì.
Cara moglie che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini
ché io muoio col suo nome nel cuor.
O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza,
maledetta ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.

> Se mi dicessero oggi "ascolta, preferisci cinqu'anni di gabbio, o rifare il
>liceo, pur con le competenze che possiedi oggi?" io sceglierei
>tranquillamente la galera; almeno li' c'e' la Gozzini e se non dici troppe
>parolacce a chi deve vigilare & redimere in tre anni scarsi te la cavi.

Capisco il tuo odio ma non esagerare. Le galere sono posti infami
anche per due giorni, non so se tu ci sia mai entrato una volta da
"esterno". Non dire scemenze, per favore.

>Cinque anni immerso nel disprezzo, in una sofferenza continua e senza soste
>di uno studio sempre perfettibile e quindi mai gratificante, in cui dovevo
>sbrogliarmela da solo perché i miei avevano altro a cui pensare e non
>avevano fatto studi classici.

Ognuno ha i propri ricordi e le sue motivazioni, Tom. Io sono figlio
di due contadini dell'Isola d'Elba, di cui uno s'era, per così dire,
"elevato" socialmente arrivando a fare l'impiegato al catasto. Io
nello studio matto volevo trovare una sorta di riscatto anche per
loro, tra le altre cose. Ma mi piaceva quel che facevo, era una mia
passione nata chissà come. Degli anni del liceo ho francamente un bel
ricordo, cosa che forse mi porta ad essere indulgente anche verso una
figura come l'Asselle. Accetto quel che mi dici, naturalmente; ma tu
accetta quel che dico io.

> Mi hanno ridotto che se avevo una pistola per
>casa m'ero sparato dieci volte, da come non vedevo alternative,
>possibilita', speranze.

Sono cose che si dicono, Tom.
Sarei curioso di sapere cosa avresti fatto se quella pistola che dici
te la fossi ritrovata davvero per le mani. E, in ogni caso, se uno si
vuole davvero suicidare non serve la pistola. Basta una finestra o un
ponte.

> Le stagioni che cambiavano solo perche' diventava
>troppo caldo per i guanti in motorino, il non essersi accorti di NIENTE per
>cinque anni filati, l'essere infilato diritto nell'alcool e aver passato
>mesi e mesi a bere fino a vedere il mondo rovesciarsi.

Qui non commento. Mi è capitato di passare un periodo del genere, ma
non ero più al liceo da tempo. Avevo, anzi, già finito anche
l'università.

>Vuoi fare il "tipo ameno", sarebbe da dire a 'sta tizia nelle cui mani per
>fortuna non sono mai finito? D'accordissimo; in primis, pero', vedi di
>dedicarti ad un'altra occupazione; non si capisce cosa ti dia il diritto
>(che quella li' interpretava come un dovere) di tartassare il prossimo in
>quel modo ed anche oltre i limiti imposti dal tuo fisico...

L'Asselle non era un "tipo ameno", era una persona per molti versi
bizzarra e per molti altri cattiva. Io ho parlato dei ricordi che ne
ho io, specificando quella che è la mia natura; la quale deve essere
molto diversa dalla tua. Le stiamo qui mettendo a confronto.
Tartassava il prossimo, ma ignoriamo se il prossimo -in una fase della
sua vita che né io ne te possiamo conoscere, abbia tartassato lei. Non
sarebbe comunque una scusante, ma non stiamo comunque parlando di una
criminale. Stiamo parlando di un'insegnante di latino e greco che,
forse, non avrebbe dovuto insegnare, o farlo in un altro modo. E tu
sei sicuro che in un altro liceo non avresti avuto gli stessi
problemi? Si trattava comunque di un disagio che avevi dentro. Una
data scuola e una data persona può averlo sicuramente acuito, ma
altrove non sarebbe stato comunque diverso.

> E magari vedi di
>tornare in Toscana, alla fine del ventesimo secolo, in cui i pepli sono roba
>da carnevale.

Credo che, a modo suo, quella volesse essere una battuta.

> L'unica volta che venne per un'ora in classe da me era per una supplenza.

E io ce l'ho avuta per tre anni tutti i giorni, pensa un po'.

>Tizie della classe accanto, tra cui una che mi tiro' anni dopo una
>coltellata quasi fuor di metafora alla quale devo un buon sessanta percento
>di un odio per le donne che e' totale e venato di sufficienza preconcetta

Qui siamo veramente diversi.
Anche se quella ragazza che slinguazzavo nel corridoio e con cui
andavo a fare le passeggiate in via del Carota, mi ha tirato una
coltellata credo analoga, molti anni dopo. E so bene che non sono
coltellate fuor di metafora, non mi dici purtroppo nulla di nuovo.
Ciononostante, le donne continuo a adorarle ed a starci benissimo
insieme, come amiche e come qualcosa di ben di più. Non riesco ad
avere rancori. Non riesco ad avere odi totali. Soprattutto non riesco
ad avere preconcetti.

> salutarono ragazzi che passavano per strada

/taglio/
> e accanto alla nostra esser state intente ad ADESCARE persone dalla strada.
>Adescare, a sedici anni.
Che nell'Asselle ci fossero chiari sintomi di una gravissima forma di
paranoia e repressione sessuale, è del tutto palese. E' quasi una
costante di chiunque abbia manie religiose.

Salut,


--
* Riccardo Venturi, VIR 4* |


* Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen so er an îr ufgestigen ist|
* Via F.Tozzi 3, 50135 Firenze | 055 61 39 68 - 34 02 32 89 34|
* venturik(*)ifrance.com | rventuri(*)spl.at
* http://utenti.lycos.it/Guctrad/alamanno.html
* http://paroledipace.altervista.org
* http://canzonicontrolaguerra.cjb.net

==> http://www.iscf.info...e sai cosa clicchi!

Tom Joad

unread,
Jun 10, 2003, 6:40:24 PM6/10/03
to

"Riccardo Venturi" <vent...@SPAMMACECCHIGORIifrance.com> ha scritto nel
messaggio news:3ee65026...@powernews.libero.it...

> > la sagra di Santa Gorizia
> Mi viene voglia di cantare una famosa canzone su Gorizia, del 1917. Da
> sempre fa parte dei canti anarchici italiani.
>
> La mattina del cinque di agosto
> si muovevano le truppe italiane

Ne ho tre o quattro versioni, tra cui quella dei Les Anarchistes...

> Capisco il tuo odio ma non esagerare. Le galere sono posti infami
> anche per due giorni, non so se tu ci sia mai entrato una volta da
> "esterno". Non dire scemenze, per favore.

Non esagero. Ho passato un'adolescenza che era pura merda.
Sul carcere, proprio per curiosita' intellettuale e per avere un minimo di
"preparazione" (non sai mai cosa ti puo' capitare, nella vita) mi sono
documentato, a volte in modo prolisso e ossessivo.
Ho anche conosciuto e intavolato conversazioni con gente che aveva vent'anni
di galera sul groppone.


> Io
> nello studio matto volevo trovare una sorta di riscatto anche per
> loro, tra le altre cose.

Nel mio caso, erano LORO (mia madre in particolare) che volevan trovare una
sorta di riscatto nel MIO studio...


> > Mi hanno ridotto che se avevo una pistola per
> >casa m'ero sparato dieci volte, da come non vedevo alternative,
> >possibilita', speranze.
> Sono cose che si dicono, Tom.

No, sono cose che allora non dicevo. Le dico ora, dopo piu' di dieci anni e
con tanta acqua che e' passata sotto i ponti. Un riconoscimento "a freddo"
delle condizioni di assoluta disperazione in cui mi trovavo a quei tempi.

> Qui non commento. Mi è capitato di passare un periodo del genere, ma
> non ero più al liceo da tempo. Avevo, anzi, già finito anche
> l'università.

"....ci vennero a svegliare che dormivamo il sonno senza sogni degli
ubriachi... L. non lo so dove sia adesso. Non voglio, forse, neanche
saperlo". Era il 1992, ed hai scritto tempo fa un post sull'argomento in cui
nominavi L. S., detto L., michelangiolino anche lui. Del quale anch'io
ignoro la sorte, e che era intriso di disperazione piu' di me.


>. E tu
> sei sicuro che in un altro liceo non avresti avuto gli stessi
> problemi?

Sissirisissignore.

> Si trattava comunque di un disagio che avevi dentro.

Miche:disagio=botte di rovere:vino buono

> Ciononostante, le donne continuo a adorarle ed a starci benissimo
> insieme, come amiche e come qualcosa di ben di più. Non riesco ad
> avere rancori. Non riesco ad avere odi totali.

Io si', invece.
Voglio vendetta.
Ero pieno, di donne; stracolmo! ...Solo che, guarda un po', a me al posto
della fica davano spiegazioni. La carne se la beccava (e se la becca) sempre
qualche spurgo raschiato dalle colonne di San Marco, o qualche
commercialotto terzamediafrontebassa.
Mi sono stufato tutto in una volta, ho bruciato metaforicamente agende e
indirizzari, e liquidato con fastidio le ultime pendenze. Ho cose piu'
importanti a cui pensare, come il lavoro.
Non ho alcun debito nei loro confronti, ma solo crediti. E li sto facendo
valere con gli interessi, restituendo loro tutta la noncuranza, la
sufficienza, il disprezzo con cui mi hanno trattato. Si son divertite dieci
anni... "ooooh.... girls just want to have fun... (Cindy Lauper, 1984)"...
Bene, signorine; spero vi siate divertite perche' d'ora in avanti mi sa
proprio che mi divertiro' io... pagatevi il mutuo, pagatevi l'asilo nido,
pagate, pagate, pagate... come? Il Principe Azzurro è sparito e v'ha mollato
in trenta metri quadri con figliolo a carico...? Ma quaaaaanto mi
dispiaceee....

> Soprattutto non riesco ad avere preconcetti.

Di solito non ne ho nemmeno io; e' soltanto per le donne che in genere
faccio -con piacere- un'eccezione!


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