Antonio, che di mestiere fa l'autista, conosce Maria, proprietaria di un
negozio di surgelati sommersa dai debiti e in causa per l'affido di sua
figlia, e se ne innamora. Per aiutarla nel pagare le rate mensili del
suo debito si rivolge allora a Saverio, lo strozzino a cui Maria ha
chiesto in prestito i soldi, e comincia a lavorare per lui.
"Luce dei miei occhi" e' il classico esempio di cinema italiano
"deteriore", che sfrutta i clichet della pellicola impegnata per
attirare il pubblico verso un prodotto malamente realizzato. E il fatto
che ricalchi le atmosfere malinconiche del precedente "Fuori dal mondo"
(che comunque, al contrario di questo, era un ottimo film) non fa che
confermare la mancanza di idee di Piccioni, che mira a ripetere il
successo anteponendo il gia' visto all'innovazione.
La maggior parte del film e' raccontata con voce fuori campo o
monologhi, trucco usato solitamente dagli sceneggiatori per
semplificarsi il lavoro. Raccontare il mondo interiore di Antonio in
questo modo non porta altro che ad un insostenibile rallentamento del
ritmo, che si cerca di mascherare con una asfisiante presenza della
musica, per restituire alla pellicola una parvenza di ritmo. I
personaggi, seppur credibili, diventano a volte fin troppo
macchiettistici (l'amore incondizionato di Antonio e' fin troppo
esagerato), e il finale nega le premesse della pellicola per arrivare ad
una soluzione parzialmente riconciliatrice che accontenti il pubblico di
bocca buona.
Rimangono due ottimi attori, vincitori di una meritata "Coppa Volpi",
chiarendo pero' che la loro performance non fa comunque di "Luce dei
miei occhi" un film degno di menzione.
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Graziano Montanini-Reggio Emilia-Tel.0522/293688-ICQ 2064857-29 anni
"Mi sono scoperto a sognare di essere altrove.
Perchè, invece, non andarci?"