Castruccio Castracani
unread,Aug 19, 2016, 2:34:57 PM8/19/16You do not have permission to delete messages in this group
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to
Poema Baggiano.
Il giusto è giusto /
Lo sbagliato è sbagliato /
E se a rubare la vacca si fa abigeato /
Il farle le corna non è ancora reato! //
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Ode a Saffo
A Saffo un bel dì sciorinai il mio augello /
Ma ella ridendo schernì il randello /
O Saffo /
O poeta /
Scherzare è permesso /
Ma tu col tuo riso mi facesti depresso! /
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La freccia nera. Dramma storico- musicale in due atti.
Atto primo, inizia il duello.
La freccia tua fischiando rimbalza..♪♫
sulla mia panza..
che culo che ho!
Atto secondo, termina il duello.
La freccia mia fischiando si pianta..♪♫♪
nella tua milza..
che mira che ho!
Fine
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Racchia manesca
Dissi ad una racchia che era assai brutta, e mi riempì di botte.
Invano le gridai per farla smetter: ”Cessa! Cessa!”
La racchia continuò a menarmi e assai di brutto!
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Ode a Maruska mia Maruska
Maruska Maruska la bionda con la frusta /
hai Marù tanto esigente sei /
Maruska Maruska schiocca la tua frusta /
hai haiai ma che dolore è /
Hai Maruska usa la tua frusta /
che dolor e che piacere è /
Ahiiiiiii /
The end
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Cala la tela
Il ragno Pinco Pallo scalando la candela,
mise un piede in fallo e quello si bruciò /
La ragna Pinca Palla richiuse la sua Gina,
che a Pallo senza fallo non serviva più /
Scema la canzone e scemo anche l'autore,
e quello che l'ascolta? E' scemo anche di più /
E a questa canzoncina sol manca la morale,
a me non viene in mente aggiungicela tu /
Sul ragno Pinco Pallo che scalando la candela,
mise un piede in fallo e quello si bruciò /
Sulla ragna Pinca Palla che chiuse la sua Gina,
che a Pallo senza fallo non serviva più /
Scema la canzone e scemo anche l'autore,
e tu che l'ascolti? Sei scemo anche di più /
Aggiungi una morale che serva da finale,
o devo continuare a pigliarti per il cul ?!? /
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La di Vino Commedia!
Nel mezzo del cammin de la mia vita,
mi ritrovai ad uno bivio scuro,
che scegliere la via era fatica,
poi che ne andava tutto il mio futuro!
Ah! qual mano prender era cosa dura,
una via selvaggia e ardita ma forte e sola,
l’altra di piacer e argomenti e poi sventura,
vivere o convivere? scelsi la tortura!
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Il certificato d’esistenza in vita
In quell’ufficio c’era sempre tanta fila,
ma mi serviva assai lo certificato,
così arrivai talmente presto,
che fui il primo ad esservi entrato.
Cinque le stronze d’impiegate,
che mi salutarono col sol naso arricciato,
e poi pel resto m’ignorarono,
come s’io fossi un pesce avariato.
Cortesemente trattenni un poco d’ira,
e docilmente chiesi d’essere ascoltato,
si disser tutte occupate in modo estremo,
e di attender fuori mi venne consigliato.
Fuori dove? chiesi trasognato,
sopra le scale? o lo zerbino? o nel seminterrato?
dissero al parco, seduto su panchina,
e quando il mio turno sarei poi richiamato.
Inutilmente al parco attesi preoccupato,
il mio momento per quel certificato,
e tanta gente vidi poi passare,
da quell’uscio da cui io ero cacciato.
Tutti con carte in mano e aspetto rilassato,
tutti davanti e il mio turno scavalcato,
ed io che per esser primo persin m’ero adattato,
a dormir sopra gli scarti dell’attiguo ittico mercato.