Checchino Antonini
Da quando è iniziato il processo di privatizzazione, l'acqua costa il
68% di più mentre l'inflazione ha galoppato molto meno (22%)
L'occupazione nel settore è calata del 30% e gli sprechi sono
cresciuti del 20. E se prima venivano investiti 2 miliardi l'anno
nello sviluppo delle reti, adesso non si spendono più di 700 milioni
di euro. Chi l'ha detto che le privatizzazioni erano un vantaggio per
tutti? "Dopo l'intossicazione ideologica su "privato è bello", oggi
chi privatizza nega di farlo", dice Marco Bersani, volto di Attac e
del Forum italiano dei movimenti per l'acqua subito dopo aver
consegnato al Palazzaccio i tre quesiti referendari per abolire le
norme che privatizzano il bene comune per eccellenza. Uno che nega è
certamente il ministro Ronchi, autore della legge 166 che stabilisce
l'affidamento a privati come modalità ordinaria di gestione del
servizio idrico, dei 64 sui 92 Ato (Ambiti territoriali ottimali) che
hanno affidato la gestione a società a totale capitale pubblico.
Ronchi, il governo, vogliono che entro dicembre 2011 diventino società
miste con almeno il 40% di capitale privato. Però lui dice che no, che
non vuole privatizzare, giura sulla testa di suo figlio e al Gr2 da
del bugiardo ai promotori e ai 200mila che hanno manifestato a Roma
sabato 20 marzo per l'acqua bene comune, 200mila bugiardi, proprio
così. "Scelga lui ora e luogo, lo sfidiamo a un faccia a faccia",
ribatte il tavolo referendario dalla sala del sindacato cronisti da
cui è stata presentata la campagna che, non a caso, verrà avviata a
ridosso del 25 aprile in tutta Italia: "La Liberazione ricominci
dall'acqua", continua Bersani. Al tavolo dei presentatori anche il
missionario comboniano Zanotelli, due giuristi emeriti, Rodotà e
Ferrara. In platea, tra i cronisti e gli attivisti della vastissima
coalizione anche Paolo Ferrero, portavoce della Federazione della
sinistra, Niki Vendola, governatore della Puglia,Rosario Trefiletti,
leader consumerista, Ciro Pesacane del Forum ambientalista e il
presidente nazionale dell'Arci, Paolo Beni.
Settanta associazioni nazionali, mille comitati territoriali: il
"popolo dell'acqua" � già di per sè un evento ed è stato capace di
attrarre settori del mondo cristiano, tutto l'ambientalismo, la stampa
non allineata (e Liberazione è tra i promotori dei referendum), il
sindacato di base e la Cgil, 300 comuni che hanno modificato lo
statuto per dichiarare privo di rilevanza il bene acqua, più i partiti
(dal Prc a sinistra critica passando per verdi e Sel). Una coalizione
così ampia non s'era mai vista e questo fa sperare Ferrero in una
promavera referendaria dell'opposizione". Se solo ci fossero Pd e Idv
contro quella che Gianni Ferrara definisce la forma più ignobile di
appropriazione. La civiltà, le forme di governo, infatti sono nate
proprio attorno alla necessità di governare i fiumi. Tre quesiti,
dunque, anzichè uno solo. Lo spiega Rodotà: uno serve a fermare la
privatizzazione, un altro ad aprire la strada della
ripubblicizzazione, il terzo a eliminare la possibilità che si
realizzino profitti dalla bolletta dell'acqua. Per tutto ciò c'è da
abrogare una legge del governo Berlusconi e due del governo Prodi che
spianavano la strada alle Spa e alla loro necessità di remunerazione
del capitale investito. E, mentre il centrosinistra spianava la strada
alla mercificazione dell'acqua, si guardava bene dall'aprire i
cassetti dove giaceva la legge di iniziativa popolare firmata da
400mila persone.
Ora, "la fantasia referendaria può rimettere in gioco la politica",
avverte Stefano Rodotà, rimettendo in discussione la "tendenza
sciagurata a privatizzare un bene non monetizzabile". Queste ultime
sono parole di Vendola che rincara la dose: "Privatizzare è un
delitto, è un meccanismo blasfemo". Dalla sua l'esempio
dell'Acquedotto pugliese, il più grande d'Europa, in cui un privato
non avrebbe alcun interesse a spendere per completare la rete fognaria
o implementare il sistema di analisi.
D'altronde, i numeri in apertura di articolo segnalano come questa sia
una battaglia di valori e di razionalità. Una battaglia che parlerebbe
all'Unione europea, ricorda Zanotelli: "Se oggi abbiamo 50 milioni di
morti per fame non è perchè manchi il cibo ma perchè non se lo possono
permettere. Così, per lo stesso motivo, domani avremmo 100 milioni di
morti di sete". In Bolivia si prova a privatizzare perfino le nuvole
(è proibito raccogliere l'acqua con le bacinelle) ma a Parigi, il
sindaco Delanoe ha varato un processo di ripubblicizzazione che
inverte un processo innescato nel 1984 dal suo predecessore Chirac.
"Privato è bello" non incanta più nemmeno i riformisti. "La
Federazione della sinistra sarà in prima linea con tutte le sue
strutture", assicura Maria Campese, responsabile Beni comuni del Prc.
Sinistra critica auspica una campagna che parli ai lavoratori colpiti
dalle privatizzazioni e al mondo della scuola che, grazie a Gelmini,
rischia di diventare una Spa come un'altra. L'Arci ne parlerà già al
prossimo e imminente congresso nazionale, assicura Paolo Beni. Luca
Martinelli, della rivista Altreconomia, denuncia il paradosso della
stampa mainstream tutta presa a diffondere la vulgata che "l'acqua
resta pubblica, "solo" la gestione diventa privata". E' la bugia di
Ronchi. La primavera referendaria costruirà un nuovo immaginario.
Liberazione
01/04/2010