"Linea interrotta a Miami
L'incredibile storia della Lts di Palermo. Voleva essere la Tiscali
della Sicilia. Invece è finita in una misteriosa girandola di società.
E ora la Finanza indaga"
di Sandro Orlando
Sognava di diventare la Tiscali della Sicilia. Ma il destino della Lts
di Palermo ha seguito tutt'altro corso attraverso finanziarie di
Miami, azioni-bidone, terreni in Liberia. Fino all'epilogo con la
Finanza che indaga.
Lanciata nel 1999 con in tasca una licenza di telefonia fissa e
obiettivi ambiziosi, la Lts si è trovata lo scorso settembre davanti a
oltre 25 milioni di euro tra debiti e perdite: così il management e la
proprietà (Giuseppe Luongo e la famiglia Santonocito) hanno gettato la
spugna. La Lts sembrava avviata alla liquidazione, con i suoi 130
dipendenti. A marzo però succede il miracolo: una misteriosa cordata
di investitori americani rileva il 100 per cento dell'azienda. Mezzo
prescelto: una srl romana con 10 mila euro di capitale, la Gps di
Walter Del Vecchio, un imprenditore di 55 anni reduce da una gestione
di alcuni McDonald's del litorale di Ostia finita in tribunale.
Poi da Miami, in Florida, entra in scena la Bezenet Inc., una società
quotata su un listino non ufficiale del Nasdaq, l'Otc Bb. La Bezenet
il 26 aprile rende noto di aver rilevato il 15% della Lts in cambio di
20 milioni di azioni proprie, in un'operazione valutata 23 milioni di
dollari.
Ufficialmente la Bezenet si presenta come una "conglomerata operante
nell'Internet franchising, con attività immobiliari e turistiche". Ma
a bilancio (al 31 ottobre scorso) non ha che 20 mila dollari di cassa,
più qualche risparmio investito in fondi, quattro immobili, una
raccolta di francobolli, una quota nella società C-Trade e alcuni
portali che fanno da vetrinetta ad un giro di modelle. Unico asset di
rilievo è una partecipazione valutata 23 milioni di dollari nella Ivat
Industries di Miami. La quale ha un solo bene: un pacchetto di azioni
della stessa Bezenet. In comune, oltre all'indirizzo, Bezenet e Ivat
hanno anche la proprietà e il management, nella persona di Sergio
Massaglia, un architetto torinese di 47 anni, con alle spalle una
denuncia per associazione a delinquere.
In Borsa i titoli delle due società valgono appena un centesimo di
dollaro. Ma al di qua dell'Oceano vengono spacciate per oro: Massaglia
parla di Bezenet come del "quarto Internet provider mondiale" e
promette provvigioni del 50% agli intermediari che riusciranno a
piazzare le azioni. Ci cascano a migliaia, in una catena di San
Antonio che corre lungo la penisola fino alla Svizzera, incrociando i
destini di Luigi Fasulo, il kamikaze del Pirellone, e Marco Russo,
l'ex proprietario del Foggia Calcio.
Vengono prospettate joint-venture fittizie o alleanze dal nome
ingannevole. Come quella, sconcertante, con Cisco Italia: un consorzio
romano che non cura infrastrutture di telecomunicazione come l'omonima
multinazionale americana, ma gestisce magazzini e servizi di
facchinaggio. Nel giro di nove mesi, l'assetto proprietario di Bezenet
cambia radicalmente: dopo la Met International di Houston, Cisco
Italia e Lts, a metà maggio entra la Akanar, una ditta thailandese che
fa import-export a Monrovia (Liberia) e rileva 57 milioni di azioni
Bezenet. E' a questo punto che Massaglia esce di scena, mentre la
nuova proprietà porta in dote all'azienda siciliana 20 mila ettari di
terreni in Liberia.
Intanto a Palermo i dipendenti della Lts aspettano da mesi un piano
industriale, mentre la regione media con Telecom Italia per salvare i
posti di lavoro. Solo un dettaglio trapela: la nuova Lts introdurrà in
Italia la telefonia criptata, a prova di intercettazioni. Una
tecnologia brevettata dalla Defense Security dei Marrapese, famiglia
di italoamericani legata sempre a Bezenet con attività in Burundi e
Ciad, Haiti, Colombia e Venezuela. Il loro core-business? La
formazione di guardie del corpo e mercenari. Il cerchio si chiude il
30 maggio, quando la Guardia di Finanza ha ormai aperto un fascicolo
d'indagine per sospetta truffa e riciclaggio: Del Vecchio si dimette
lasciando l'azienda al suo destino. E finisce la favola della
telefonia siciliana.
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