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UMTS: il rischio

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Adriano

unread,
Jul 26, 2000, 3:00:00 AM7/26/00
to
From: "Giuseppe Caravita" <bcar...@public.iunet.it>
To: Multiple recipients of list INNOVAZIONE <innov...@perlulivo.it>
Subject: [INNOVAZIONE:1180] Lettera aperta sull'Umts

Ecco il testo della lettera aperta al Governo che vorremmo far
circolare su
Internet. Chi può dare una mano mi scriva a bcar...@mailbox.iunet.it

Beppe Caravita

Con l'UMTS sta per arrivare "Internet mobile": non facciamola nascere
zoppa


Entro la prossima settimana il Governo definirà il regolamento
dell'Asta per
l'assegnazione delle licenze Ums. Sarà un atto importante di politica
per la
rete. E un punto di svolta per il nostro futuro, come attori di
Internet. Il
Governo ha già dichiarato alcune linee guida in merito: le riteniamo
estremamente pericolose per il nostro futuro, per lo sviluppo
dell'Internet
italiana e della Nuova economia che sta emergendo. Urge una radicale
correzione...


Mercoledi 26 Luglio, in Via Bocconi 8 a Milano (presso la Scuola di
Direzione Aziendale della Università Bocconi) è convocata alle 18,30 una
prima riunione sulle iniziative urgenti da promuovere. Vi aspettiamo.


Perché siamo contrari all'impostazione del Governo


Vi piacerebbe una internet con solo cinque siti, cinque grandi portali
gestiti da grandi aziende di telecomunicazioni che controllano tutto,
che vi
fanno pagare ogni servizio, magari nominalmente poco, ma con un
contatore
che gira inesorabilmente, clic dopo clic?


Voi vorreste andare altrove ma gli ostacoli sono quasi insormontabili.
Il
vostro terminale accetta solo software del vostro gestore, il portale ha
funzioni di navigazione esterna complicatissime, se "uscite" tutto
diventa
lento e caro. Alla fine restate sempre lì, dal vostro "grande
fratello". Che
vi ha registrato, catalogato, che segue ogni vostra azione in rete.


Sulla Internet fissa, quella nata spontaneamente negli scorsi
trent'anni,
avete una libertà di scelta senza precedenti. Con un clic potete andare
dovunque, accedere e inventarvi ogni forma di comunicazione, pubblicare,
trovare, sorprendervi e imparare di fronte all'enorme varietà di
alternative.


Sull'Umts italiano, la nuova rete digitale mobile, in teoria potrebbe
essere
lo stesso. Tecnicamente è come Internet, anzi, anche più potente e
versatile. Ma, con forti probabilità, purtroppo non sarà così.


Guardiamo al recente passato. La telefonia mobile Gsm in Italia non è
stata,
e tuttora non è, propriamente un faro di aperta e trasparente
competizione a
favore degli utenti. La piena concorrenza tra i gestori non c'è ancora;
due
anni fa ci si accorse che i primi due tendevano a pratiche collusive, e,
sull'onda delle denunce delle associazioni dei consumatori, fu
necessario
varare affannosi provvedimenti di attento controllo (tariffario e non)
da
parte dell'Autorithy (tuttora solo parzialmente efficaci). E poi la
gara per
un quarto gestore Gsm, giudicato essenziale per la vera concorrenza, ma
per
ora di impatto poco rilevante. Insomma: la competizione non la si crea
con
un tratto di penna. Ma con un efficace politica basata su un modello
aperto.
Fin dall'inizio.


Un altro esempio negativo di oggi: Omnitel 2000 via wap. Dal
telefonino, nei
fatti, sei spinto ad accedere solo ai servizi del gestore. Teoricamente
potresti anche navigare altrove, ma è difficile, costoso, lento.
Ovviamente
il gestore (e lo stesso, più o meno, vale per gli altri) ha un forte
interesse affinchè tu, "suo" utente, usi i suoi servizi. E questa
spinta a
"proprietarizzati" sarà tanto più forte quanto sarà più urgente la
necessità
del gestore nell'estrarre ritorni e introiti di ogni tipo dal suo
servizio
Umts. Tanto più forte quanto saranno alti i suoi costi, innanzitutto
dopo
aver pagato una pesante tassa all'entrata per l'acquisto della licenza.


Questo scenario, al di là delle buone intenzioni (tutti i gestori
candidati
oggi promettono sull'Umts un accesso aperto come sul Web, ma poi tra tre
anni sarà davvero così?) è il più probabile. Il ritorno economico sui
costosi servizi Umts passerà per il controllo, diretto o indiretto, dei
clienti. Hanno un'arma: al massimo in cinque potranno controllare,
registrare, seguire tutta l'utenza mobile italiana. Come
tanti "portali" di
oggi stanno cercando di fare, anche sulla Internet fissa (uno per
tutti: la
tanto decantata Aol, famosa per la sua rapacità presso gli utenti Usa).
E
questa "tendenziale chiusura" finirà per rendere asfittica la tanto
promessa
"Internet mobile" italiana.


Non solo: aziende di servizi innovativi (per esempio comunità di lavoro
ad
alta riservatezza) non potranno disporre di una propria "rete virtuale"
sull
'Umts. Dovranno comunque "affittarla" ai gestori, passando per i loro
server
e il loro oligopolio. Con il rischio che, da un giorno all'altro, questi
possano interrompere i contratti e mettere fuori mercato il concorrente
a
vantaggio di un proprio servizio.


Questi rischi, seri, li stiamo correndo grazie a una impostazione della
gara
Umts sbagliata, costosa per il futuro, e quantomeno monca di essenziali
garanzie sull'apertura effettiva dei servizi sulla nuova rete. Una gara
che
vede la futura rete Umts come un'altra rete di telefonia, per pochi
gestori,
e non come una parte innovativa di Internet, e del suo ecosistema
aperto.


Una gara che rischia di prepararci, anche con le migliori intenzioni
dichiarate, a una delle maggiori sconfitte nello sviluppo tecnologico,
innovativo, economico e culturale nella storia del Paese.


Abbiamo una grande occasione nell'Internet mobile. Come Europa e
soprattutto
come Italia (il paese dove è stato inventato il telefonino prepagato,
che ci
ha portato a un mercato superiore al 50% degli italiani, con un tasso di
diffusione record nel mondo). Dove decine di milioni di messaggi Sms (a
bassissimo costo) girano ogni giorno.


Abbiamo l'opportunità, unica, di passare rapidamente e su vasta scala
alla
nuova generazione Umts, e di farvi crescere e moltiplicare migliaia di
fornitori di nuovi servizi, altrettante imprese giovani e innovative
capaci
di creare lavoro, finalmente competitive a livello internazionale
perchè la
base di mercato sottostante sarebbe massiccia, dieci volte più ampia di
quella rappresentata, oggi in Italia, dagli utenti della normale
Internet
sul personal computer.


C'è un grande ostacolo: questo assurdo pasticcio di politica
industriale che
sta combinando il Governo, in tema di gara e di assegnazione delle
licenze
Umts. Dove potranno pienamente e liberamente erogare servizi innovativi
soltanto coloro che pagheranno 4mila miliardi minimi per una delle
cinque
licenze. Il futuro di un Umts in poche mani. Assurdo, oltre che
antidemocratico.


Che, se dovesse realizzarsi nei termini proposti, porterebbe
inevitabilmente
a una Internet mobile italiana asfittica, centrata su solo pochi
soggetti (i
cinque detentori delle licenze sulle frequenze sulla rete e sui
servizi) e
di sicuro costosa per gli utenti, dato che su questi ultimi (cioè noi),
di
riffa o di raffa, si scaricherà in definitiva il costo di una tassa
statalmente predefinita in almeno 20mila miliardi minimi.


Questo è l'esatto opposto del modello Internet. Il risultato sarà che
l'Umts
italiano, quantomeno nella sua prospettiva di Internet mobile, diverrà
irrilevante, i fornitori di servizi innovativi mobili non si
svilupperanno
come altrimenti avrebbero potuto. Il Paese perderà una grande
opportunità di
sviluppo, tale da generare nuovo valore. Tale, quello sì, di ridurre il
debito pubblico ereditato dal passato. Non la tassa statalistica
malamente
imposta oggi.


Altri paesi, come la Finlandia (che competono con noi quanto a massiccia
penetrazione del mobile sulla popolazione) hanno adottato un modello di
assegnazione delle frequenze del tutto diverso (niente base minima
d'asta
centralmente decisa e soprattutto basso costo e apertura ampia delle
licenze
per la fornitura di servizi sulla nuova rete).


Saranno probabilmente Paesi come questi a divenire gli autentici
battistrada
europei sulla nuova generazione. Potranno infatti offrire mercati Umts
ampi
e aperti. A differenza dell'Italia. E poi arriveranno i potenti
americani,
che impareranno rapidamente la lezione scandinavo-finlandese. E la
partita
sarà un'altra volta chiusa, con buona pace delle nostre velleità
industriali
e innovative. Loro avranno preso vantaggio e alla fine domineranno il
mercato. Come non molti anni fa è già successo nel campo dei personal
computer.


Dobbiamo fermare questo pasticcio, prima che sia troppo tardi. Prima
che il
Governo (tra pochi giorni) definisca un regolamento d'asta improntato,
sulla
base del demagogico slogan "abbattiamo il debito pubblico", alla replica
acritica del modello il caso inglese, che ha venduto le licenze Umts a
prezzi esorbitanti. E che sta suscitando enormi dubbi in tutta Europa
(vedi
la recente rivolta dei candidati alle licenze in Olanda che, nei fatti,
hanno fatto saltare la locale gara, vedi la strada opposta presa dalla
Spagna).


Il Governo italiano ha adottato il cosiddetto modello inglese,
vantaggioso a
breve termine per le sue entrate, ma senza minimamente analizzare il
futuro
di questa innovazione, e le conseguenze dei costi aggiuntivi che
verranno
inevitabilmente scaricati sugli utenti. Come e dove verranno scaricati?
Aspettiamo una risposta precisa.


Abbiamo già le telecomunicazioni più care tra i paesi industriali (in
particolare per le linee dedicate professionali dove il monopolio
resiste in
trincea) e la nostra New Economy sta timidamente svegliandosi solo
adesso.
La partenza di un Umts gravato di 20mila miliardi di "tassa" e
soprattutto
tendenzialmente chiuso a soli cinque gestori sarebbe una mazzata anche
per
processi strategici, e fragili, come la crescita del Nuovo Mercato dei
titoli e delle giovani aziende innovative. Contribuirebbe a un clima
depresso sul futuro della new economy italiana, in un momento invece in
cui
ciò che ci serve è l'esatto opposto. Fiducia, prospettive aperte,
barriere
all'entrata via via sempre più basse.Il primo errore è quello di voler
imporre rigidamente (peraltro in contrasto con le modalità in precedenza
stabilite da una legge dello Stato, il DPR 318/97) una base minima
dell'asta
per l'assegnazione delle frequenze di circa 4mila miliardi.


Noi proponiamo invece che questa base minima venga abolita, e che l'asta
veda la libera formazione dei prezzi sulla base della normale
concorrenza
tra i candidati


Non solo: proponiamo che gli operatori possano, se lo ritengono
opportuno,
poter costruire infrastrutture Umts condivise, quindi meno costose,
ottimizzate e capillari. Ma questo deve esclusivamente afferire alle
autonome strategie di impresa. Il Governo, in sede d'asta, deve solo
lasciare aperta questa eventuale possibilità (ovviamente fatte salve le
normali regole antitrust). E, semmai, prevedere degli incentivi agli
operatori che decidano accordi di inter-ottimizzazione delle reti Umts.
Il
che ci porterà a infrastrutture più capillari e potenti, capaci di
fornire
più rapidamente trasmissioni mobili a larga banda (dato che queste
ultime in
buona sostanza dipendono dal numero di antenne sul territorio). E
quindi un
Umts italiano più avanzato e competitivo.Il secondo errore, ancora più
preoccupante, è l'intendimento del Governo di legare strettamente
(bundling)
la licenza per le frequenze (e quindi per lo sviluppo delle reti Umts)
alle
licenze sui servizi (quindi la possibilità, su queste reti, di veicolare
comunicazioni, informazioni, applicazioni).


Nelle scorse settimane, per rendere più appetibile l'alto costo preteso
dal
Governo per le licenze, è stata così silenziosamente esclusa fino a
data da
destinarsi ogni ipotesi di licenza per operatori di servizi senza rete
(operatori virtuali). Che altrimenti avrebbero potuto fare "pericolosa"
concorrenza ai cinque eletti dalla gara.


In altre parole: solo chi sborserà i 4mila miliardi minimi potrà
produrre i
servizi Umts. Oppure controllare i portali e i server Umts da cui tutti
gli
altri dovranno passare. Ovviamente pagando. Sia utenti che partner.


Tale "bundling" tra reti e servizi ha sempre portato, nella storia
recente
delle telecomunicazioni, a fallimenti clamorosi.


Un esempio. I proprietari delle reti che controllavano anche i servizi
erano
i gestori telematici online pre-Internet dei primi anni Novanta, come
Microsof Network, America On line, Prodigy, Compuserve, il francese
Minitel.


Costoro hanno dovuto rapidamente aprirsi al modello dei servizi aperti
della
rete di reti, al suo grande Web, e alcuni di loro sono definitivamente
scomparsi, senza alcun rimpianto da parte degli utenti. Per la sola
Microsoft il costo della riconversione dal primo sistema proprietario
Msn
all'attuale portale Internet ha superato i 500 milioni di dollari.


Ogni forma di chiusura, di bundling, non funziona e non funzionerà
nell'era
di Internet. Funziona invece, e con risultati straordinari, l'opposto.
L'accesso a basso costo alle infrastrutture di rete, la possibilità di
sperimentare, di inventare, di rischiare senza barriere all'entrata
artificialmente alte.


D'altro canto in tutta Europa, e anche in Italia, è in pieno corso la
battaglia proprio per l'unbundling della rete fissa, ovvero per poter
consentire a operatori e service provider alternativi di affittare il
cavo
telefonico che arriva all'utente finale, per potervi veicolare in piena
autonomia il proprio pacchetto di servizi sulla propria rete.


Perché invece sulla rete più nuova, ovvero l'Umts, deve valere
l'opposto?
Perché quest'ultima, come ormai vale per la rete fissa, non deve essere
considerata una infrastruttura aperta? Aperta alla competizione piena
sui
servizi, unica e autentica garanzia di qualità e di costo per l'utente
finale.


Per questo chiediamo al Governo, negli interessi dello sviluppo del
Paese,
di rivedere radicalmente i suoi intendimenti in termini di regolamento
d'
asta. In particolare sulla questione del "bundling", sulla rete Umts.
Dove
chiediamo che sulla nuova rete ogni accesso abbia esattamente la stessa
libertà e apertura oggi ottenibile sulla Internet fissa.


Un modo semplice per garantire questo c'è. Chiediamo che il Governo
accordi
nell'asta soltanto licenze per l'infrastruttura, ovvero per operatori di
trasporto dati. Questi operatori devono impegnasi a offrire a chiunque,
a
condizioni di mercato (fatte salve le leggi vigenti, ovviamente) e in
modo
non discriminatorio o in qualsivoglia modo vincolato la possibilità di
canalizzare su dette infrastrutture Umts qualsiasi servizio di
telecomunicazioni. I service provider Umts, in altri termini, devono e
dovranno essere liberi come e quanto oggi avviene sulla Internet fissa.


In questo modo chiediamo al Governo di predisporre un accesso alle reti
per
i nuovi servizi Umts semplice e su misura per le nuove aziende
innovative
della presente e futura new economy italiana. Con l'obbiettivo di fare
dell'Umts un grande "incubatore" di nuovo sviluppo diffuso. E non un
sistema
che rischia fortemente di rivelarsi chiuso, perdente e isterilito su
cinque
soli portali costosi e alla fine, con ogni probabilità, sottoutilizzati
dagli stessi utenti.


Il terzo errore è quello di non prevedere, pur in presenza di soli
cinque
operatori probabilmente dominanti, una garanzia dal punto di vista dell'
utente. Noi invece chiediamo al Governo italiano di mettere a frutto la
sua
pur valida esperienza in termini di firma digitale e di carte del
cittadino
perché, sulla nuova rete Umts la carta Sim (che identifica l'utente dei
servizi) sia strettamente personale, e certificata dalla pubblica e
legale
firma digitale. Questa Sim personale deve consentire all'utente di
decidere
in totale autonomia quali informazioni, riguardanti se stesso e i propri
comportamenti, debbano essere rese pubbiche, al suo service provider
come ad
altri. In questo modo saranno più difficili (o comunque contrattati con
l'
utente) fenomeni di proprietarizzazione della clientela sui portali Umts
italiani.
Quindi: niente base minima d'asta e niente bundling per i servizi su
Umts. E
utente al primo posto.


Anche in presenza di introiti inferiori a quelli artificialmente
stabiliti
il debito pubblico verrà ripagato in misura più che proporzionale dallo
sviluppo pieno, e non frenato, di un grande mercato innovativo, e di una
conseguente posizione italiana di leadership internazionale sulla nuova
frontiera. Questo è l'autentico obbiettivo strategico. Ed è
raggiungibile
solo innescando sulla nuova rete gli stessi circoli virtuosi già
ampiamente
visti su Internet.


Non solo: anche per i gestori che vinceranno le licenze sulle frequenze
si
aprirà, nella nostra impostazione, un capitolo nuovo. Si
avvantaggeranno dal
traffico che crescerà in presenza di una grande pluralità di service
provider, questi competeranno per la qualità dei servizi erogati
all'utente
finale, la base di mercato diverrà più ampia e attrattiva e loro
potranno
stringere nuovi accordi e alleanze anche internazionalmente
competitive. Non
c'è cosa migliore che suscitare la creatività di un nuovo mercato per
rafforzarsi a lungo termine. E esempi come Cisco, Uunet e le comunità di
Open Source (Linux, Apache) la dicono lunga sul modello
competitivo-cooperativo aperto da seguire.


Agiamo prima che sia troppo tardi. Sottoscriviamo questa lettera aperta
al
Governo e la seguente mozione operativa, facciamole circolare su tutta
la
Internet italiana perché chi sta scommettendo il proprio futuro sulla
nuova
economia si renda conto che questo futuro è a rischio. Non facciamocelo
rubare!


Mercoledi 26 Luglio, in Via Bocconi 8 a Milano (presso la Scuola di
Direzione Aziendale della Università Bocconi) è convocata alle 18,30 una
prima riunione sulle iniziative da promuovere. Vi aspettiamo.


A nome del Gruppo Promotore,


Giuseppe Caravita


Lettera Aperta al Governo Italiano


L'UMTS è decisivo per il futuro di Internet in Italia:


non permettete che ne venga soffocato lo sviluppo


I firmatari di questa Lettera Aperta chiedono al Governo italiano di
prendere i provvedimenti appropriati per l'assegnazione delle frequenze
per
la rete UMTS nel rispetto dei seguenti principi:

1.. "Unbundling" tra rete e servizi. Per favorire lo sviluppo
dell'UMTS è
indispensabile garantire, come già avviene su Internet via rete fissa e
come
indicato dall'Unione Europea per le reti telefoniche tradizionali, la
separazione tra il ruolo di realizzazione dell'infrastruttura di rete e
il
ruolo di gestione dei servizi. Il Governo deve richiedere agli
assegnatari
delle frequenze, oltre alla realizzazione delle infrastrutture, anche l'
immediato impegno ad offrire a terze parti contratti d'uso della stessa
rete, a condizioni di mercato e su basi non discriminatorie. In questo
modo
sarà possibile, analogamente a quanto accade oggi su Internet, che un
grande
numero di "service provider" indipendenti possano sviluppare la propria
offerta di servizi in libera competizione, migliorando continuamente la
scelta disponibile per gli utilizzatori.

2.. Ottimizzazione di utilizzo della banda. L'UMTS è un sistema che,
come
Internet, adotta la tecnologia della "commutazione di pacchetto": quindi
consente di sfruttare meglio tutta la banda disponibile se essa viene
condivisa tra gli operatori. Gli assegnatari delle licenze devono essere
opportunamente incentivati affinché possano condividere, in tutto o in
parte, le proprie infrastrutture di rete, riducendo di conseguenza
tempi,
costi e fonti di inquinamento elettromagnetico. Con l'obbiettivo di
arrivare
più rapidamente a un sistema UMTS potente, veloce e capillare.

3.. Libertà di scelta e privacy. Tutti gli utilizzatori dovranno
disporre
per l'accesso ai servizi UMTS di una carta digitale personale e
riservata, e
non essere obbligati ad usare una SIM di proprietà dell'operatore come
avviene oggi sulla rete GSM. Ciò garantirà una più ampia libertà di
scelta e
un alto livello di privacy. Un carta digitale di proprietà personale
potrebbe inoltre contenere le tecnologie necessarie per la "firma
elettronica" secondo le disposizioni di legge, con enormi vantaggi
derivanti
dalla diffusione della stessa.

4.. Regole di assegnazione aperte e trasparenti. Le modalità di
assegnazione della banda dovranno tenere conto delle esperienze
maturate in
Paesi europei dove il processo è già stato avviato, in particolare
Finlandia, Spagna e Olanda, e non solo Inghilterra. Nel caso in cui si
decida di ricorrere all'asta competitiva, sarebbe ingiustificato e
discriminatorio imporre una base minima di importo molto elevato. Il
prezzo
che i partecipanti saranno disposti a pagare per ottenere l'assegnazione
delle frequenze dovrà essere liberamente determinato dalle offerte
competitive dei partecipanti stessi, che sono meglio preparati a
valutare le
potenzialità e i rischi di mercato.


Milano, 24 Luglio 2000


(Seguono le firme)


Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.

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