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Tommy
>Alle 9.10 attacchiamo il camino iniziale della via normale, quella che sale
Bravi Baco e tommy
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Tanti saluti e Buone salite a Tutti
Daniele ed Elena
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Avremmo potuto tediarvi con le mie sign...,ma
Davvero una bella giornata, soprattutto grazie a Tommy che ha tirato
da primo la maggior parte della via, in tratti in cui difficilmente
sarei riuscito ad andare da primo.
Mi ha sorpreso trovare altre due persone sulla stessa via, visto che
era un giorno feriale e che non e' poi una salita molto "di moda".
Entusiasmante la penultima doppia, una discesa di quasi 50 metri
perfettamente verticale. Riesco anche a dominare l'ansia che mi assale
quando, dopo circa una decina di metri, guardo sotto e vedo Tommy
piccolo piccolo una trentina di metri e oltre piu' in basso: i nodi
saranno fatti bene? non si stara' scaldando troppo la corda?
Non mi dilungo poi sulla piacevole compagnia di Tommy, diro' soltanto
che e' state una intensissima mattinata di chiacchierate (e a Tommy
gli argomenti non mancano mai ;-) )
Infine una domanda: durante l'avvicinamento ho trovato in terra un
cordino di kevlar (1m circa), vi fidereste a tenerlo/utilizzarlo?
Quale altro utilizzo potrebbe avere?
Saluti
Baco
PS: se sulla relazione della via trovate scritto "roccia generalmente
buona", tenete conto che e' un refuso e che va letto "roccia
generalmente marcia"
Assolutamente NO !!!
> Quale altro utilizzo potrebbe avere?
Laccio di scorta x scarponi/ghette? Ricavarne 2-3 braccialetti? Laccio
emostatico d'emergenza? Reggimutande nel caso ti si rompa l'elastico?
Portare a spasso il cane?
Stringerlo attorno al collo di Tommy nel caso si mettesse a raccontare le
sue "sbellicanti" barzellette? ;-DDD
Bye. Robby...the Flyman
>
> Saluti
> Baco
>
> PS: se sulla relazione della via trovate scritto "roccia generalmente
> buona", tenete conto che e' un refuso e che va letto "roccia
> generalmente marcia"
>
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Inviato via http://usenet.libero.it
Bellissimo!!! E' anche per Lui che sto facendo il corso roccia....
Lui e il Vla Montanaia...
Prima o poi ci arrivo..
Ciao!
Rotzo
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Se l'mare fusse de toccio...
e i monti de_e polenta...
Oi mama che tociade...
polenta e ba_acala!!
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CIAO TIZIANO.
La snella e appuntita piramide che si erge al fianco dei Sogli Rossi in
Pasubio, quella stessa che i pastori del Prà dei Penzi chiamavano
anticamente Punta del Mugo Secco, deve aver ispirato ai primi alpinisti
l’accostamento ideale ad un altro celebre companile che sorge sui lontani
Spalti del Toro: il Campanile di Val Montanaia oggetto di accese ed ancor
oggi non sopite polemiche per la scalata solitaria di Severino Casara che da
più parti fu messa in dubbio e contestata. Sulla vetta di quel Campanile,
infatti, era stata posta molti anni addietro una squillante campanella che
suonava ogni qualvolta qualcuno, raggiunto il culmine della montagna, voleva
far sonoramente conoscere la sua soddisfazione per la conquista. L’idea di
nobilitare anche il bel campanile pasubiano con un uguale ornamento venne
nel lontano 1956 ad un gruppo di "pionieri" scledensi della montagna di cui
merita senz’altro ricordare i nomi: Mario Noaro, don Ermanno Nigris, G.
Carlo Bortoloso, Toni Boschetti, Gianni e Armando Cavion, Mario Manea, Piero
Maule, Francesco Pietribiasi, Piero Pojer, Fiore Righele e, non ultimo,
Paolo Ghitti; Oreste Bernardi e Piero dalle Nogare furono invece assenti
giustificati per naja o simili, al momento della posa.
I nostri che all’epoca vivevano con foga giovanile quelle avventure oramai
mitiche del cicloalpinismo, delle scalate, degli alberghi a 1000 stelle e,
al posto dei moderni integratori ed energetici, si accontentavano quando
andava bene di "pan e formajo". Acquistarono, dunque, una bella campanella
ad Innsbruch, nella celebre fonderia di Johann Grassmair al prezzo di 165
scellini. Ci piace pensare che Mario Noaro, da poco scomparso, fosse stato
l’anima di questa bella iniziativa; egli tra l’altro dettò la frase incisa
nella campanella: "Suono per i vivi e per i morti".
Mario, che era stato amico ed allievo di un altro intrepido e
indimenticabile scalatore solitario come Raffaele dalle Nogare, la notte di
San Silvestro del 1940, appena 18enne, aveva effettuato con un coraggio che
lasciamo ai lettori immaginare la scalata solitaria del famoso Gran Solco
via Padovan-Bortolan di difficoltà fino al 5° grado. Colto da una bufera di
neve quando si trovava in cima al Sojo Rosso, e certamente disorientato
dalla neve e dall’oscurità, dovette passare la notte allo scoperto
riparandosi alla meglio tra i mughi. Quando dopo molte ore giunse
finalmente, congelato eppure coi propri mezzi, al rifugio Balasso, i
presenti non trovarono di meglio che immergergli i piedi in un bagno
bollente che certamente non giovò al grave congelamento, per cui i medici
dovettero successivamente amputare poco sopra la caviglia entrambi gli arti
inferiori.
Dopo una simile tragica esperienza, sarebbe naturale che un giovane di soli
18 anni che si vede davanti una vita da "grande invalido della montagna"
finisse per odiare quell’ambiente e magari cercar in tutti i modi di
dimenticare quella tragica esperienza. Successe esattamente il contrario!
Mario, che successivamente venne impiegato in un lavoro dalla Lanerossi, si
sposò ed ebbe tre figlie, dipinse e disegnò una quantità di quadri, continuò
a coltivare per tutta la vita un amore appassionato per tutto ciò che sapeva
di montagna, trasponendo nella dura quotidianità della vita la sua grande
voglia di sperimentare, la sua creatività, il suo spirito essenzialmente
romantico di alpinista vecchia maniera. La sua tessera del CAI ingiallita
dal tempo reca il primo bollino con la data del 1941 (l’anno dopo
l’incidente), tenne sempre contatto con gli alpinisti più noti e collaborò
attivamente alla stesura delle guide del Pasubio (Zaltron) e delle Piccole
Dolomiti (Pieropan) ispirando (dacchè conosceva a menadito le nostre pareti)
anche molte prime ascensioni. Gli amici scledensi G. e D. Cavion gli
dedicarono una nuova via sul Pilastro del Vajo Stretto, anche perchè Mario
aveva fatto del Sengio Alto e soprattutto del Baffelan il soggetto preferito
dei suoi bellissimi quadri per i quali si è anzi parlato di una possibile
prossima "personale" a Schio. Ma qui, per onorarne la cara memoria, vogliamo
specialmente ricordare quella sua memorabile scalata del 21 settembre 1958
al Campanile Letter (terzo nome del Campanile di Val Fontana d’Oro).
Mario partì da Schio all’una di notte a bordo di uno sgangherato motorino
per giungere a Ponte Verde. Il motorino, già provato dall’uso, fumava e
tossiva nella notte fresca e stellata, e lungo la strada - era tempo di
caccia - Mario rischiò anche di cadere per via di una cane sbucato
all’improvviso dal ciglio. Gli amici aspettavano Mario sul Prà dei Penzi e
gli vennero incontro nella notte con una lanterna, quindi spinsero per le
sterrate vie di guerra il motorino ed il suo occupante fino all’attacco del
sentiero. Nel frattempo il sentiero era stato ripulito da altri solerti
amici con la rimozione di tutti gli ostacoli possibili come massi e
cespugli, e Mario fu accompagnato fino all’attacco della parete.
Dall’alto Paolo Ghitti, Gianni Cavion e Carlo Bortoloso, che avevano
"preparato" la via, gettarono una lunga staffa da speleologo di corda per
superare il difficile "passo dello Scheggione", ma gli scalini troppo
distanti costrinsero Mario a compiere la salita con uno sforzo enorme, quasi
a forza di braccia. Durante tali difficoltose manovre un grosso masso che
stava per staccarsi fu prontamente trattenuto col petto dallo stesso Mario
che poi si fece aiutare da chi sopravveniva per lanciarlo fuori dalla
traiettoria di scalata e non colpire gli altri che salivano.
Sulla cima Mario Noaro giunse stremato coi suoi arti artificiali di gomma:
«Mi sembrava di avere l’asma, non ero più capace di respirare, mi riposai
sdraiandomi sui mughi elastici...!». Possiamo però immaginare la
soddisfazione e la gioia per quella conquista. Sulla vetta fu celebrata la
Messa e a Mario toccò il compito di slegare la campanella in coincidenza con
il momento della Comunione e suonarla per così dire "ufficialmente" per la
prima volta.
Anche la discesa fu piuttosto avventurosa, specialmente quando uno degli
arti artificiali di Mario ebbe ad incastrarsi in una stretta fessura facendo
capovolgere l’alpinista che era imbragato con un sacco "Graminger" da
Soccorso Alpino. Anche questo inconveniente fu risolto con l’immediato
intervento dei solerti amici e Mario potè giungere senza altre disavventure
alla base del Campanile e quindi alla strada ed al fedele motorino.
A distanza di tanti anni, Noaro ricordava orgogliosamente queste tappe
indimenticabili della sua vita; la sua tessera è ornata da firme di grandi
alpinisti come Tita Piaz, Gino Soldà, Riccardo Cassin, Toni Ortelli e Mario
ricordava volentieri altri memorabili incontri come quello con Walter
Bonatti allora appena reduce da una spedizione andina.
Mario è vissuto 80 anni di montagna e per la montagna, ed i suoi ideali non
saranno dimenticati. Paolo Ghitti per il CAI di Schio ha raccolto tutti i
possibili ricordi in un fascicolo per ora inedito, che rimarrà comunque a
ricordo di un uomo che coi suoi convinti ideali ha amato davvero la montagna
vicentina.
troppo buono, Baco...anch'io mi sono divertito un macello e gustato la tua
compagnia! :-)
alla prossima allora...magari senza aspettare un altro anno :-DDD
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Tommy
Una storia cosě non puň mancare lassů...
grazie
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Tommy
>alla prossima allora...magari senza aspettare un altro anno :-DDD
Eccome no!
Ma se posso avanzare una richiesta, preferirei una via con roccia un
po' piu' solida :-(
Baco
ok, allora andiamo a fare il dito di dio...chiedi a sERE com'è la roccia da
quelle parti :-DDD
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Tommy
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Non cercare la cima più difficile, ma quella che più ami salire
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sEREEEEeeeeeeee...COM'E' LA ROCCIAAAAA DALLE PARTIIIII DEL DITOOOOO DI
DIOOOOOOOOOOOO........?????????? ;-DD
Bye. Robby...the Flyman