Inchiesta/1
LUCA CASALI
AOSTA
I talenti si sfogano «Quel mondo era tutto marcio»
Le confessioni del ciclista Ivan Basso hanno rotto il muro di omertà che
da sempre regola il mondo dello sport ad alto livello. Uno di loro, il
campione, il numero uno italiano delle corse a tappe, messo alle strette
decide di parlare. Il minimo indispensabile quanto basta per restare
nell’ambiente con dignità e tornare in sella una volta scontata la
squalifica. La Valle non ha mai «partorito» ciclisti professionisti.
Promesse tante, potenziali campioni arrivati sino alla soglia del «giro
che conta». Ma il grande salto non l’ha fatto nessuno.
Franco Vagneur è stato un campionissimo, ma di ciclocross, il «parente
povero» del ciclismo su strada. «Anche negli anni 70 e 80, quando
gareggiavo, il cross era considerata una disciplina minore. Giravano
pochi soldi e, di conseguenza poco doping. In Italia, poi, non c’erano
problemi. Diverso quando si andava in Belgio, la patria del ciclocross».
Vagneur ha vinto 7 volte il titolo italiano e corso 12 campionati del
mondo, arrivando due volte quarto. «Il doping è sempre esistito. Anche
in guerra venivano dati antidolorifici ai soldati. Ecco che il passaggio
ai protagonisti di lavori massacranti è stato automatico. Il ciclismo è
uno di questi. Con gli anni 90, poi, la situazione è degenerata. Da lì
in avanti si è perso il controllo della situazione. Ma al di là dello
sport quello che mi fa stare male come uomo è rendermi conto che è il
mondo di oggi a essere “truccato”. Tra attori, politici e manager
imperversa la cocaina e ci scandalizziamo per il doping nello sport? Lo
sport deve essere meno esasperato. La vittoria non conta».
Matteo Teppex, oggi quotato cicloamatore, ha corso da dilettante nel
periodo «pesante», alla fine degli anni 90. Partecipava alle gare dove
correva Ivan Basso. Teppex correva per la Brunero, il campione di
Cassano Magnago per la Zalf. «Nel 1999 Basso aveva la maglia di Campione
del Mondo. Era la star del gruppo. Mi ricordo che facevamo medie
elevatissime, senza senso. Arrivare nei primi, a pane a acqua, era un
miraggio. In una gara sono riuscito a concludere 12° ma si capiva che
c’era qualcosa che non andava, che “giravano” pratiche strane. Quello
era il sistema, erano le regole del gioco. O le accettavi e te ne
andavi, come ho fatto io. Ti portavano a smettere di correre perché
semplicemente non riuscivi a concludere le gare. Con 2 minuti di
distacco dai primi la direzione fermava i corridori. In allenamento ero
con i primi della mia squadra (Dondoglio e Tonetti, quest’ultimo «pro»
in attività). Poi in gara loro innestavano al sesta marcia e io restavo
sempre con la quinta. A quel livello, tra i pro, non si può correre da
puliti».
Matteo Stacchetti è arrivato al dilettantismo subito dopo, nel 2000. Ha
corso per la Roeder e la Alplast. «Ricordo i ragazzi dell’Est, “i
mercenari della bici”. Per loro correre era la ragione di vita. O
sfondavano o tornavano a casa, non come noi che potevamo ripiegare sullo
studio. Il doping è una piaga che non si risolverà mai. Io sarei
drastico: vieni beccato? Basta, non corri più né da pro né tanto meno da
amatore. Comunque da “pulito” non vai da nessuna parte».
Simone Roveyaz ed Erik Bochicchio sono gli ultimi valdostani a essere
approdati al dilettantismo. Simone è stato più di una speranza, tanto da
sfiorare il test per diventare professionista. Ha corso fino a giugno
2004, prima nella Rostese, poi nella Roeder e poi nella Viris Vigevano;
ha concluso il Giro della Valle d’Aosta dilettanti del 2003 al 7° posto
assoluto, 3° nella tappa di Valgrisenche vinta da Marco Marzano davanti
a Emanuele Sella, due affermati professionisti. Ha smesso perché per
fare il grande salto servivano altre «qualità». «E vedendo gli sviluppi
di questi ultimi due anni mi convinco sempre più di aver fatto la scelta
giusta. I vincitori dei grandi Giri, le corse a tappe di tre settimane,
sono stati tutti inquisiti per doping: Heras (Vuelta), Landis (Tour),
Armstrong (Tour), Basso (Giro), non se ne salva uno. Ma con che coraggio
puoi avviare un figlio piccolo alla pratica del ciclismo con questi
esempi?» si chiede Roveyaz. Bochicchio ha fatto carriera parallela a
quella di Roveyaz: tutta la trafila giovanile per poi approdare alla
Alplast e alla Ceramiche Pagnoncelli. «Solo all’ultimo anno da
dilettante ho aperto gli occhi e capito cosa succedeva intorno a me. Ho
preferito lasciare tutto e andare a lavorare».
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www.ultimokilometro.com
Consigli e insulti mandateli a in...@ultimokilometro.com
Ma con che
coraggio
> puoi avviare un figlio piccolo alla pratica del ciclismo con questi
> esempi?» si chiede Roveyaz. Bochicchio
Borgofranco d'Ivrea non e' ancora Valle d'Aosta. L'ambiente, pero', e'
praticamente lo stesso.
I genitori di Fauso e Francesco T., che da sempre vivono nel Mondo del
Ciclismo, mi hanno candidamente detto che furono molto sollevati
quando i rampolli smisero di correre.
Un loro DS aveva suggerito di prendere qualcosa, altrimenti non
sarebbero andati da nessuna parte.
Sergio
Pisa
Non sono mai stato un "talento" ma ho sempre sostenuto che i miei (rari)
piazzamenti nei dieci equivalevano a vittorie.
E ogni corsa finita, anche da staccato, equivaleva ad un piazzamento nei
dieci. Ovviamente parlo di corse che non si concludevano in volata, dato che
raramente le facevo (quelle di gruppo quasi mai).
Pikkio
>> I talenti si sfogano «Quel mondo era tutto marcio»
Ma chi l'avrebbe mai detto. Il mondo di ora, invece, eliminate le mele
marce, è lavato con Per l'ano.
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"amarrado al recuerdo yo sigo esperando" (Enrique Cadícamo)
http://picasaweb.google.com/rebmin9
foto dal mio mondo
"Non si tratta di conservare il passato ma di realizzarne le speranze" (Horkheimer-Adorno)
> I genitori di Fauso e Francesco T., che da sempre vivono nel Mondo del
> Ciclismo, mi hanno candidamente detto che furono molto sollevati
> quando i rampolli smisero di correre.
> Un loro DS aveva suggerito di prendere qualcosa, altrimenti non
> sarebbero andati da nessuna parte.
Con tutto il rispetto di questo mondo... non avevano le capacità per
diventare dei professionisti. Doping o non doping.
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Lollo
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questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
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Credo fosse il passo da juniores a dilettanti.
Magari tu li conoscevi per averci gareggiato contro.
Sergio
Pisa
> Matteo Teppex, oggi quotato cicloamatore,
coff coff...
..evito commenti su teppex.... ma per cosa starebbe l espressione *coff
coff*???
=!=