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In risposta al dossier Donati: tutti puliti

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Megalon

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Aug 25, 2006, 12:11:39 AM8/25/06
to
http://www.sorrisi.com/sorrisi/diretta/art023001009114.jsp

Doping nel ciclismo: i commenti dei protagonisti

(tratto da Epoca, 20/12/96)

19/2/2004

GIANNI BUGNO, 37 anni, ciclista
"Adesso sembra che dietro l'atleta ci sia solo il doping, invece non è
così. Quello che dà più fastidio è questo dubbio sul doping intorno al
ciclismo. Siccome siamo stanchi di questo dubbio, diamo la disponibilità
di ricercare su di noi chi fa uso di queste sostanze. Io sono stato
"sotto" Conconi, non sono andato da lui perché faceva l'Epo ma perché è
stato un grande preparatore.
Sarebbe meglio che tanti si informassero su quello che veramente ha
fatto Conconi, un preparatore scientifico, quello che ha inventato la
preparazione atletica, alla base di tanti miglioramenti nel ciclismo".

CLAUDIO CHIAPPUCCI, 33 anni, ciclista
"Parla di me il dossier Donati? E cosa dice? Oh, oh, oh. Ah, sì? Avere
rapporti con alcune persone (Conconi e i suoi collaboratori, ndr) non
vuol mica dire che per forza siano i miei datori di lavoro.
Io non ho niente a che vedere con queste storie qua. Noi ciclisti siamo
stati troppo criminalizzati rispetto ad altri sport. Uno spara a zero
senza sapere come stanno le cose. Chissà perché questi problemi, queste
polemiche saltano fuori quando ci sono delle guerre intestine. Con
Conconi ci sono rapporti di amicizia e non di lavoro, io non ho un
contratto con Conconi. L' ho sempre stimato, non vedo perché dovrei
sputargli addosso".

MAURIZIO FONDRIEST, 31 anni, ciclista
"Non c'è nessun segreto nel fatto che io vada dal professor Conconi. Un
conto è dire che Conconi segue me e tutta la squadra, un conto dire che
lui ha proposto queste cose di cui si parla nel dossier. Con lui ho solo
discusso di test e allenamenti. Per come si è comportato, trovo che
Conconi sia una persona onesta e corretta. Su questa faccenda del doping
è già un po' che noi corridori, io e Bugno in testa, abbiamo dato la
nostra disponibilità a qualsiasi tipo di controllo regolamentato del
sangue o ciò che si vuole, per dissipare tutti i dubbi. Ora spetta alla
Federazione decidere. Sono contento che sia uscita questa storia del
doping perché così cominceranno a muoversi un po' tutti quelli che prima
stavano alla finestra. Non posso dire che quel corridore ha preso
qualcosa di strano e quell'altro no, il problema è che in questo momento
ci sono nei confronti dei ciclisti grossi dubbi, chi vince viene
additato. Se l'anno prossimo tornerò a vincere, qualcuno sospetterà che
io possa aver preso qualcosa. Io invece voglio poter dimostrare che sono
pulito. Ma in questo momento non esistono gli strumenti perché questo
sia possibile".

MORENO ARGENTIN, 36 anni, ex ciclista
"Se i testimoni di Donati si nascondono dietro le sole iniziali non sono
testimonianze. Io non voglio commentare queste cose, voglio diffidare
qualsiasi millantatore. Se il dossier è quell'articolo pubblicato dalla
Gazzetta dello sport, sono tutte fandonie. Queste accuse non mi dicono
niente perché sono anonime, ci vuole nome e cognome. Non replico a una
cosa senza prove, che non è seria. Chi ha scritto quelle cose nel
dossier su di me si assumerà le proprie responsabilità, non voglio
commentare queste fandonie. Io il signor Donati lo rispetto perché
sicuramente anche lui qualcosa ha fatto nella vita, però se il suo
dossier è rimasto fermo due anni, evidentemente non emergevano elementi
che potevano provare qualcosa".

MICHELE FERRARI, medico
"Sì, mi è stato riferito che sono citato in questo dossier, ma non so a
che proposito. Quando le affermazioni contenute nel dossier su di me
verranno rese pubbliche, io prenderò le mie decisioni di tipo legale.
Non ho altro da aggiungere.
La presenza dell'Epo? No comment, non spetta a me dire se c'è o no, io
sono fuori, dal 1984 non frequento più l'ambiente delle corse. Si
sentiva parlare dell'Epo, se ne parlava, ma personalmente non ho mai
avuto la certezza che qualcuno lo utilizzasse. Non ho mai somministrato
Epo".

FRANCESCO CONCONI, medico
"Non ho mai letto il dossier del signor Donati. Mi hanno detto che sono
spesso citato e, devo dire la verità, non gli posso dare peso più di
tanto. Sa che cosa ho fatto? Sono andato da un avvocato perché sono
stanco di essere tirato in ballo. Tutto sommato non ho neanche niente da
dire. Io sto lavorando non per vendere l'Epo - come apparentemente
risulta da questo dossier - ma per trovarla e identificarla, questo è il
commento che ho da fare. Non siamo lontani dall'identificazione dell'Epo
nelle urine di chi la prende.
"Su cosa basa queste affermazioni Donati? Io voglio vedere in faccia chi
dice che do l'Epo. Chi sono? I testimoni del dossier compaiono solo con
le iniziali? Ah, allora è proprio il pettegolezzo da bar.
"Quanto al dottor Michele Ferrari, era qui dentro, è un ragazzo
intelligente, brillante. Qui non c'erano soldi perché qui dentro soldi
non ne facciamo - sono tutti dei precari, questa è una cosa da dire - e
sarà 12 anni che Ferrari si è messo per conto suo. Io non so cosa faccia
lui: fa il professionista e lo fa in quello che secondo lui è il miglior
modo. Non voglio neanche difendermi, perché i fatti mi danno ragione.
Conconi non dà il doping, Conconi combatte il doping. Questo dossier è
un cumulo di pettegolezzi da bar e di fandonie. In Italia se c'è una
cosa insopportabile è che non ti perdonano il successo, questo è certo.
"Chiappucci, Bugno, Fondriest... ma qui vengono migliaia di corridori,
non c'è dubbio. Io credo che questi atleti non abbiano preso l'Epo, che
io sappia. Vengono qui anche molti altri che sono molto meno campioni a
farsi misurare. Ma un conto è misurare, un conto è dire "prendi l'Epo".
Noi cerchiamo di identificare l'Epo, non di distribuirlo. Se lei va a
chiedere ai produttori di Epo, le diranno che è diffuso nello sport, non
nel ciclismo e basta".

GUIDO BONTEMPI, 36 anni, ex ciclista
"Ci sono tanti sport, non solo il ciclismo, che hanno il problema del
doping. Non vorrei che si criminalizzasse solo il ciclismo. A me non
risulta di essere nella lista o no di questo dossier: quando mi diranno
qualcosa saprò come regolarmi, per il momento non so niente".

ANTONIO SALUTINI, direttore sportivo
"Questa storia dell'Epo non c'entra con noi direttori sportivi. Noi ci
interessiamo dei programmi dei corridori e dell'organizzazione della
squadra, il discorso farmacologico è un problema tra medici e ciclisti.
Il fatto che i corridori si siano detti disponibili a fare i controlli
del sangue per accertare eventuali tracce di presenza dell'Epo,
significa che sono disponibili, forse anche troppo, e che comunque
vogliono fare le cose alla luce del sole. Il corridore, ripeto, è un
professionista e si prepara agli appuntamenti importanti della stagione.
Quanto all'episodio di quell' atleta che avrebbe avuto un collasso
durante il giro d'Italia, è un' affermazione assurda, cose dell'altro
mondo. Si tratta di un episodio sicuramente inventato al 101 per cento".

GIANLUCA PIEROBON, ciclista
"Se qualcuno mi chiamerà a testimoniare, dirò quello che penso. Dirò che
non ho mai fatto uso di Epo e che, comunque l' Epo non è un problema
solo del ciclismo, ma anche e forse più, di altri sport.
Risponderei a tutte le domande a patto però di avere la certezza che
quanto dico faccia del bene al ciclismo".

WALTER POLINI, medico
"Non ho detto quelle cose che mi attribuisce il dossier, soprattutto in
merito ai ciclisti che potrebbero dire la verità sull'Epo. Per quanto
riguarda il dottor Ferrari, ho detto alcune cose a Dribbling e le
confermo: che parte della squadra era seguita dal dottor Ferrari e su
quei corridori non avevo nessun tipo di controllo. Ciò che si dice ora
sul doping, io l'ho detto tanto tempo fa e per quelle cose sono stato
messo al muro. Adesso salta fuori che forse quello che dicevo era vero.
Ora seguo solo ragazzi juniores, non era più il caso di andare avanti in
un ambiente di quel tipo".

CARLO SANTUCCIONE, medico
"Io sto apprendendo per la prima volta da voi che si parla di me nel
dossier. Per quanto riguarda atleti nazionali dilettanti, non ho mai
avuto la fortuna di seguire nessun atleta nazionale dilettante. Per il
problema di D'Ascenzo, io l'ho cominciato a seguire dopo il momento in
cui fu trovato positivo. Allora io non c'entravo niente. L'avevo visto
qualche volta così; non ero suo medico di squadra o medico sportivo.
"Io, inoltre, non ho avuto nessun contatto con il selezionatore
Valentini. L'ho conosciuto, Valentini, per la prima volta nel 1996,
quest'anno. Non ho mai somministrato Epo, neanche a pensarci".

IVANO FANINI, dirigente
"Io ho sempre combattuto il doping e l'Epo, nel 1993 ho fatto smettere
di correre i ciclisti della mia squadra perché avevo scoperto che
prendevano l'Epo. Ho fatto smettere di correre Cavallini, poi i fratelli
Nencini, figli di Gastone.
"Oggi il cento per cento degli atleti italiani fa uso di questo
prodotto. Tutti i corridori per tenere le medie di oggi, per fare il
calendario di questi anni, devono per forza prendere questo prodotto. O
non corrono. L'Epo i ciclisti lo comperano direttamente dai medici che
poi li seguono per ottenere certi risultati. Non c'è medico che possa
non sapere che i ciclisti usano questo prodotto.
Naturalmente dicono tutti che non c'entrano niente, ma non esiste medico
che non sappia. Durante la notte i corridori che abusano di medicinali
devono alzarsi a fare esercizi per tenere il fisico riscaldato al punto
giusto se no potrebbero anche morire nella nottata.
"Siamo arrivati al punto che corridori negli ultimi anni hanno abusato
di medicinali e oggi si trovano con il cancro addosso. In queste
condizioni ci sono altri corridori che non lo dicono. C'è gente che è
morta per quel tipo di medicine.
"Sì, è vero quello che si dice nel dossier, che i ciclisti alla fine si
tirano indietro e non denunciano quello che vedono. Nel '93 io feci
parlare Cavallini. Risultato: l'hanno talmente minacciato che non vuol
più saper niente di ciclismo e non viene più a una gara. Completamente".

OSVALDO FERRINI, dirigente
"Tre anni fa sono stato il promotore della battaglia contro il doping.
Quanto a Daddi, ebbe la squalifica. Solo dopo aver fatto un certo
periodo propose l'amnistia, a quel tempo il Consiglio federale poteva
darla. Lui chiese l'amnistia per tornare a correre, il Consiglio
federale valutò e diede parere favorevole, tra l'altro aveva già
scontato un anno e qualcosa di squalifica".
"Sì, a Los Angeles ero responsabile io. E, onestamente, si occupò della
preparazione dei ciclisti l'équipe di Conconi. Però io non so quali cose
ha fatto Conconi nei confronti dei corridori azzurri di Los Angeles. A
quell' epoca c'era l'emotrasfusione, si parlava di Francesco Moser,
aveva battuto il record a Città del Messico e si diceva che aveva fatto
l'emotrasfusione. Moser fu curato a quell'epoca dall'équipe di Conconi.
Quando tornai da una trasferta nel Venezuela dissi che bisognava
affrontare il problema doping e, nello stesso tempo, consigliai due o
tre volte nel Consiglio federale l'acquisto di pulmini che potessero
girare l'Italia a fare controlli sui corridori, come avevo visto fare in
Sudamerica.
Allora non esisteva l'Epo, ma altri prodotti dopanti molto meno gravi di
quelli che girano oggi. Mi fu detto che ci volevano soldi e che i soldi
non c'erano, la Federazione non poteva spendere. Intendo dire che non
posso essere colpito dal dossier di Donati perché sono stato il
promotore della battaglia al doping. Tre anni fa dichiarai che il 60 per
cento degli atleti erano dopati e mi creai tanti nemici. Successe che
bambini e juniores della Lombardia accusarono i propri direttori
sportivi. Non solo mi trovai addirittura isolato, ma ebbi una lettera
ufficiale del presidente dell'Unione ciclistica internazionale in cui mi
si diceva che avevo fatto male al ciclismo con le mie dichiarazioni. E
mi trovai addirittura con Felice Gimondi, allora dirigente, che non dava
un giudizio positivo su di me. Gli risposi che come corridore l'avevo
stimato molto, ma come dirigente valeva poco. Era il '93 ed ero
vicepresidente nazionale dell'Unione ciclistica italiana".

FRANCESCO FRATTINI, 29 anni, ciclista
"Quando ho avuto a che fare con il dottor Polini ero neoprofessionista,
allora non si sapeva nemmeno che cosa fosse l'Epo. Non vedo quindi
perché avrei dovuto parlarne con Polini. Polini e il signor Donati prima
di dire se ho oppure no voglia di parlare avrebbero dovuto chiederlo a
me. Il problema dell'Epo non mi passava neanche per l'anticamera del
cervello. No, non è vero che come si sente dire in giro i ciclisti sono
gente senza scrupoli e senza rispetto per se stessi. Quelli che parlano
tanto hanno, sicuramente, la coda di paglia".

NICOLA MINALI, 27 anni, ciclista
"Con me, dell'Epo, il dottor Polini non ha mai parlato. Se fossi
chiamato a testimoniare penso proprio che non avrei niente da dire".

GIUSEPPE GAMBA, ex ciclista
"Nell'ambiente tutti sanno come stanno le cose ma un ex come me non ha
nessun potere per cambiare qualcosa e quindi è inutile parlare, anche
perché si rischierebbe di rovinare dei corridori che hanno famiglia.
Comunque tutti, ripeto, nel ciclismo sanno che cosa gira, i farmaci
usati, i dottori che li prescrivono. Ora però bisogna andare avanti, non
solo parole sui giornali".

GIACINTO MARTINELLI, ex ciclista
"Io non ho più a che fare con il ciclismo, ho smesso l'anno scorso a
novembre. Non posso sputtanare i miei ex compagni. Se comunque, si parla
dell'Epo, credo che qualcosa ci sia. Forse è proprio per quel discorso
che ho smesso. Io alla vita ci tengo. Diciamo che purtroppo non sanno
darsi un limite. Qualcuno dice che l'80 per cento dei corridori prendono
l'Epo? Mah, io avrei fatto anche il cento per cento. Se uno vuol
rimanere in quell'ambito, deve andare così e basta. Nell'arco di 3-4
anni c'è stato uno sbalzo di qualità nel senso di forza, resistenza,
potenza nel corridore... ma se si vuol stare a quei livelli devi
aiutarti con quelle cose.
"Qualcuno dice che subito dopo aver preso l'Epo non sta male, ma nessuno
sa cosa può succedere a distanza d'anni. Io penso che sì, faccia del
male. "Io ho smesso proprio per questo. Ho 27 anni. Ho preso l'Epo e
sono uno di quelli a cui ha fatto male al momento, perciò non osavo
pensare che cosa poteva succedere nell'arco degli anni. Avevo problemi
di vomito, problemi intestinali nel momento dell'assunzione.
"Ho sentito dire che hanno dato un limite all'Epo, ma questo limite non
serve a niente. Adesso lavoro da un mio amico benzinaio".

LUCA DADDI, ciclista
"E' tutto scritto lì. Il signor Ferrini, sapendo il tipo che sono e che
non mi dopavo, mi ha dato una mano vedendo se era possibile farmi
ridurre la pena, una pena ingiusta".

MARIO VALENTINI, direttore sportivo
"Il dottor Santuccione non lo conoscevo; anzi, gli abbiamo fatto una
guerra spietata. Non appena il dossier Donati arriverà alla
magistratura, agiremo per vie legali. E'inammissibile che un paladino
della lotta al doping come Donati quando ha mandato il dossier al Coni
non abbia denunciato il silenzio in cui il suo lavoro era stato lasciato
cadere dallo stesso Coni. Invece Donati è stato zitto e, per questo, è
il più colpevole di tutti. Quanto a Grifoni, è una vigliaccheria
associare la sua morte al doping. Se c'era una persona contraria al
doping era proprio lui. Nessuno può permettersi di infangare la sua
memoria, lo dico anche a nome della sua famiglia".

VLADIMIRO D'ASCENZO, ciclista
"Io volevo parlare con Donati perché non so per quale motivo ha messo in
mezzo anche me. Vorrei sapere come ha fatto il signor Donati a prendere
la laurea da dottore. Io quell'anno sono stato trovato positivo con
l'androlone, però su quattro antidoping di fila solo il terzo è
risultato positivo, gli altri negativi, il che significa che c'era
qualcosa che non andava. Perché uno che ha preso l'androlone risulta
positivo per sei mesi di fila. Il positivo non ero io. Allora la
Federazione doveva prendersela con qualcuno che era il dottore oppure in
mezzo a noi ragazzi che correvamo per la Nazionale dilettanti c'era
qualcuno, quello sì davvero positivo, che doveva essere coperto.
Probabilmente è vera questa seconda ipotesi perché il medico - il dottor
Santuccione - mi spiegava sempre cosa mi dava e quel qualcosa non erano
mai sostanze strane. In Federazione, dopo essere stato squalificato,
volevo parlare, ma mi dissero "statti calmo" e poi mi tolsero la
squalifica per buona condotta. Però, alla fine, l'unico fregato sono
stato io.
Perché io positivo non ero.
"Per quanto riguarda il problema della droga, il signor Donati fa capire
che io mi sarei ammalato di tumore in quanto avrei preso anabolizzanti.
Vorrei dire al signor Donati che una malattia del genere può anche
venire in seguito a uno choc, a un trauma psicologico. Come per quella
storia di presunto doping. Per quanto riguarda l'Epo in generale, dico
che adesso i corridori hanno raggiunto carichi di lavoro paurosi, sembra
strano che riescano a sopportarli a pane e acqua".

FLAVIO VANZELLA, ciclista
"Non penso proprio che le cose siano andate in questo modo. Io con il
dottor "Sigma" (nel dossier non abbiamo citato il suo nome in quanto non
ha voluto replicare sul contenuto del dossier stesso, ndr) ho lavorato
parecchio, ma solo per quanto riguarda la parte tecnica, di preparazione
e organizzazione degli allenamenti. Con lui non ho parlato di medicina.
Per me "Sigma" è un buon professionista che sa fare il suo lavoro. Non
so da dove possa uscire questa frase del dossier su di me. E'infondata,
alla grande".

GIANCARLO PERINI, 37 anni, ex ciclista
"Come si fa a confermare queste cose? E'la prima volta che ne sento
parlare. No, non ho mai preso l'Epo, assolutamente. Anche Donati... è
inutile, chi dice delle c..., può anche scriverle: sarebbe meglio che
tirasse fuori dei testimoni che parlano, allora potremo dire qualcosa.
Sono vere c.... Perché questo testimone che parla di me ha solo le
iniziali? Perché, secondo me non esiste, può anche scriverlo. Sono cose
inventate. "Non c'è niente di strano se uno esplode un anno e poi non va
più. Guardi Furlan, non era vecchio: è esploso... ha fatto un anno che
volava, come mai adesso non va più? Un atleta nella sua carriera trova
un suo anno di grazia. Io il mio anno che volevo l'ho trovato a 32 anni,
che cosa c' entra quello? "Io dico solo una cosa: che se avessi preso
della "roba", non avrei fatto 15 anni da professionista. 15 anni sono
tanti, uno deve andare avanti per la sua strada pulito, altrimenti uno
non ci arriva. "Quando c'ero io si sentiva già che c'era in giro l'Epo,
però nella squadra in cui sono stato non l'ho mai visto girare. Se poi
c'erano dei medici che lo davano di nascosto ai corridori, io questo non
lo so. Sicuramente qualcosa c'è, penso io. Però come si fa a essere
sicuri? I medici dicono che non riescono a trovare (nel sangue, ndr)
questo prodotto. Ma come mai non trovano l'Epo e invece trovano tutte le
altre sostanze? Secondo me c'è anche un interesse dei medici, io penso
che non abbiano voglia di trovarlo".

GIANCARLO FERRETTI, 53 anni, direttore sportivo
"Io faccio il tecnico dal 1974, fino a quattro anni fa il gruppo che ho
diretto ha vinto quasi 500 corse senza Epo. Vorrei far presente che ho
avuto corridori che hanno vinto prima dell'arrivo dell'Epo: gli atleti
della mia squadra vanno forte anche senza quello. Parlo di 500 corse,
non di 50. Quelli che se ne intendono sanno cosa vuol dire vincere tanto
nel campo professionistico. Mi stupisce che il buon Donati, che non ho
il piacere di conoscere, faccia un'affermazione del genere.
E'un'insinuazione che m'indigna parecchio perché è mia abitudine,
abitudine delle persone di buon senso, parlare di chi si conosce,
dell'ambiente che si conosce e avendo delle certezze. Uno non può andar
a dire "in quella squadra fanno questo, fanno quest'altro" senza prove,
senza poterlo dimostrare. E i ciclisti saranno giustamente ancora più
indignati di me".

LUIGI CECCHINI, 52 anni, medico
"Assolutamente non ho mai dato Epo, né allora né mai. Nel dossier il mio
nome, mi dite voi, è associato a quello di quattro ciclisti.
Allora... Cassani ha avuto una lunga carriera e ha sempre vinto; Lelli
pure; "Omega" (nel dossier non abbiamo citato il suo nome in quanto non
è stato possibile raccogliere una sua eventuale replica, ndr) era una
grossa speranza, poi, per problemi suoi, ha deluso: Saligari da
dilettante ha vinto 25 gare, perché avrebbe dovuto smettere di vincere
da professionista? Il problema dell'Epo c'è, ma, a mio parere, è
sopravvalutato".

DAVIDE CASSANI, 36 anni, ciclista
"Intanto io nel 1993 ho vinto solamente due corse e non è stata una
delle mie stagioni migliori, quindi mi sembra abbastanza strano che si
parli di me per quell'anno. Anzi, tra le ultime stagioni il '93 è stata
una delle mie peggiori. Forse - si vede - di Epo dovevo prenderne un po'
di più. Nel '91 ho vinto molto, nel '92 anche, nel '93 ho vinto poco,
nel '94 ho ripreso a vincere. Mi sembra molto strano. Il problema
dell'Epo è un problema grosso, che riguarda però lo sport in generale,
noi ciclisti ci stiamo muovendo per fare chiarezza su questo e siamo
disposti a sottoporci a qualsiasi cosa per debellare questa minaccia".

MASSIMILIANO LELLI, 29 anni, ciclista
"A parte il fatto che io nel '93 non sono andato forte, cosa devo
dire...? Quando mi mostreranno delle prove, dirò che hanno ragione.
Comunque, sono con la coscienza più che a posto, sono tranquillo,
tranquillissimo. Respingo al cento per cento queste insinuazioni. Stanno
facendo una confusione incredibile, ci stanno sputtanando tutti con cose
che non hanno senso. Sono delle accuse che loro stanno facendo senza
nessuna prova. Quello che ho da dire è questo".

MARCO SALIGARI, 31 anni, ciclista
"Questo signore che ha fatto questo dossier se lo dovessi trovare per
strada non lo riconoscerei. Detto questo, se scrivendo lui porta dati
certi se ne può anche discutere. Di pettegolezzi, no. Sono abituato a
discutere di cose serie. Non mi fraintenda: il doping è una faccenda
seria, ma non la si può affrontare con i pettegolezzi.
Altri mi avevano chiesto che cosa pensassi del fatto che si parla di me
e della mia squadra nel dossier. Ho risposto che non mi fa piacere, ma
non sono assolutamente preoccupato. Si sostiene nel dossier che nel '93
ho fatto uso di Epo perché quell'anno sono andato forte, ma allora avrei
dovuto prenderlo anche nel '92, nel '91, nel '90, visto che "pistavo"
anche in quegli anni. Io sono a posto con la mia coscienza. Il problema
dell'Epo esiste, non ci si può nascondere dietro un dito. Come
affrontarlo? Questo è già meno facile. Qualcosa certo bisogna fare. Il
ciclismo, comunque, non è più pulito di altri sport, ma non è neanche
peggio. Il problema dell'Epo però non lo si risolve con i dossier. Hanno
chiesto a noi corridori di sottoporci agli esami del sangue per
identificare se abbiamo preso l'Epo, benissimo, ben vengano quei
controlli. Sono stato uno dei primi a dire: ok, se questi esami servono,
facciamoli.
Poi non se n'è fatto più nulla, ma non chieda a me il perché. Ci si
scandalizza perché questo dossier sarebbe stato insabbiato. A me è
venuto spontaneo dire che è ovvio che sia rimasto in fondo a un cassetto
perché chi è quell'incosciente che leggendo una cosa del genere, basata
sui sentito dire, lo tira fuori dal dimenticatoio?".

MARIO CIPOLLINI, 29 anni, ciclista
"La mia collaborazione con il dottor Cecchini è nata sulle strade, nel
senso che lui è un medico che va in bicicletta e così, anche perché
abitiamo vicino, ci siamo conosciuti. Andavo da lui solo per la mia
preparazione fisica, e non per quella medica. Siamo amici e mi dava
consigli su come allenarmi, tutto qui. Non ho mai preso l'Epo, né da lui
né da nessun altro".

VAN MOL, medico
"Partiamo da Chioccioli: da quando sono stato in squadra con lui, lui è
sempre stato seguito dal dottor Alessandri, anche durante il Giro
d'Italia vinto. Ho curato a volte Chioccioli senza però mai ricorrere
all' Epo. In generale, se io dico che non so se nel ciclismo si usa
l'Epo, nessuno mi crede; se, invece, dico che so che i miei corridori
usano l'Epo, non è un'affermazione intelligente perché non ho curato i
corridori con l'Epo né l'ho visto fare. Ripeto: non ho curato i
corridori con l'Epo. Nel dossier mi si accusa anche perché in Belgio
avrei avuto problemi per aver curato i cavalli da corsa con l'Epo. Bene,
io non ho neppure mai visto da vicino un cavallo da corsa. Ci sono tante
bugie dentro questo dossier. Si dice anche che avrei somministrato del
cortisone a un grande corridore (Beppe Saronni ndr) provocandogli
un'insufficienza surrenale. Ho parlato con questo campione e lui mi ha
detto che di questa faccenda non sapeva niente. E' stato il dottor
Alessandri ad alzare tutto questo fumo anche se io e lui non abbiamo mai
fatto una corsa insieme. E'sempre facile parlar male degli altri".

RENATO DI ROCCO, dirigente
"Onestamente non ricordo più in quale occasione è avvenuto quel
colloquio. Avrò detto a questo testimone non di evitare di parlare
dell'Epo, ma di evitare il dottor Ferrari, uno dei primi che denunciammo
all'epoca. Certo, dietro alle fantasie di Donati non vado, il ruolo che
rivesto mi costringe ad andare avanti solo con prove e fatti".

FRANCO CHIOCCIOLI, 37 anni, ciclista
"Non lo so, non so che dirle. Rimango sconcertato, è una cosa
incredibile. Io non ho mai preso Epo: anzi, se uscirà il mio nome sui
giornali me lo dovranno anche provare. Qualsiasi persona che scriverà
queste cose me lo dovrà provare. Dire delle cose così... io rimango
molto, molto sconcertato. Sono tutte menzogne. Io rimango male, mah".

BEPPE SARONNI, 39 anni, ex ciclista
"Alla Del Tongo c'è stato questo medico, Van Mol, che conosco perché
curava alcuni corridori belgi che avevamo in squadra, ma prima di tutto
io non sono mai stato curato da Van Mol, voglio precisare bene che non
ho mai avuto problemi di cortisone che - attenzione - è positivo oggi ed
era positivo allora. Vincendo il Giro d'Italia mi sono sottoposto a 22
giorni di controlli, quindi se c'era qualcosa sarebbe dovuto venir
fuori. Non ho mai avuto né discussioni né problemi con Van Mol, anche
perché non mi curava. Era solo uno dei medici della squadra, il medico
dei belgi. Tengo a precisare che in quegli anni il medico non aveva
certo il ruolo che ha oggi. Lo vedevamo una volta ogni mese e non aveva
a disposizione tutto quello che c'è oggi. Oggi nemmeno i responsabili di
squadra sanno in effetti sino in fondo cosa fanno questi medici".

FRANCO BALLERINI, 32 anni, ciclista
"Sono affermazioni di Donati senza una prova, senza niente. Non credo
neanche che Donati conosca il dottor Van Mol. Ho già detto altre volte
che sono disposto, come Bugno e tanti altri ciclisti, a fare il massimo
contro l'Epo. Ma continuano a parlare non si fa niente".

GIANNI TENDOLA, allenatore
"Confermo quanto dichiarai in quell'intervista a Repubblica: avevo
sentito dire in giro che nel ciclismo si faceva uso di Epo. Lo sanno i
medici e lo sanno i ciclisti, solo che questi non parleranno mai per
paura. L'Epo c'è, ma c'è anche una connivenza - come dire? - obbligata,
perché gli atleti devono portare a casa il contratto".

FRANCO CAVALLINI, 30 anni, ex ciclista
"E' tanto che sono fuori del ciclismo, non saprei che dire. In quelle
interviste con me hanno aggiunto diversa robetta. Ora, comunque, faccio
un altro lavoro e sono contento così. Ho fatto un errore: non aver
smesso prima con le corse. Il ciclismo è bello per chi arriva, per i
campioni, ma per oltre il 90 per cento dei corridori... quando smettono
di pedalare, gli tocca andare a lavorare. Io non mi sono mai dopato
perché tengo alla mia salute e spero di arrivare a ottant'anni con
ancora la voglia di fare all'amore; se c'è chi alla salute non ci tiene
e dopo dieci anni muore, che ci posso fare?".

ALBERTO VOLPI, 34 anni, ciclista
"Forse Cavallini - che non conosco - non lo sa, ma io per quelle analisi
di cui lui parla non ho avuto nemmeno mezza giornata di squalifica. Mi
era stato trovato un grado di sostanza che oggi non sarebbe nemmeno
riconosciuto come doping. Il ciclismo è fatto di gente che va forte
perché si fa un mazzo così allenandosi dalla mattina alla sera e non
perché prende le medicine".

PAOLO ABETONI, direttore sportivo
"E' da tre anni che sono fuori dal ciclismo. Io ho sempre fatto il team
manager, mi occupavo dell'organizzazione della squadra, di problemi
pratici come trovare gli alberghi, non ero un direttore sportivo.
L'affermazione di Donati è assurda. Il doping? Per carità, non scherziamo".


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Il sito dedicato alla giovane ciclista lituana Modesta Vzesniauskaite

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