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Il carbonio è un materiale composto da varie fibre, dal loro
orientamento puoi ottenere un pezzo estremamente rigido in una
direzione, e altamente flessibile in un'altra.
Questo è eccezionale per le forcelle, che devono garantire rigidità
estrema in senso longitudinale (per garantire guidabilità e stabilità
alla bicicletta) ma possibilmente assorbire le vibrazioni in senso
verticale.
I metalli invece non possono avere flessibilità diverse a seconda della
direzione dello sforzo, puoi al massimo giocare sulle geometrie: una
volta - con l'acciaio - tentavano di raggiungere questo obiettivo
incurvando la forcella, e dando valori di rake elevati, ma questo poi
influiva anche sulla guidabilità e sulla rigidità del complesso.
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Massimo Bacilieri AKA Crononauta
> quali sono i
> VERI vantaggi di montare su una bdc (in alluminio o acciaio) la forcella
> anteriore in carbonio?
FORCELLA IN FIBRA DI CARBONIO
Vantaggi:
- leggera
- confortevole
- reattiva, qualità di guida idonea alle competizioni
Svantaggi:
- costosa
- sospetta fragilità del materiale (?)
FORCELLA IN ACCIAIO
Vantaggi:
- economica
- robusta e affidabile
- confortevole
- possibilità di realizzazioni custom per uso turistico (attacchi per
portapacchi, parafanghi, luci...)
Svantaggi:
- pesante
- potenzialmente esposta alla corrosione
- qualità di guida "lenta", forse poco adatta alle competizioni
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'ciotti.
1971/TO
- Look 461 "Gran Turismo Veloce"
- Commuter titanio/acciaio
- Mizuno Wave Mustang 4
I MIEI RACCONTI DI VIAGGIO nel mio blog "Cicloturismo e altre storie":
clicca su
http://micronauta.wordpress.com/
> Un materiale è fragile se si rompe bruscamente, senza mostrare segni di
> snervamento.
Volevo dire proprio questo, cioè un materiale che "avrebbe" (uso
condizionali, punti interrogativi e quant'altro) la triste fama di
spaccarsi di netto senza preavviso. :-|
È possibile che il mio sia un pregiudizio duro a morire, una fifa fatta di
niente, perchè se razionalmente considerariamo la quantità di telai e di
componenti in carbonio che oggi girano per le strade, beh, mi pare non si
senta più parlare in giro di incidenti disastrosi, almeno non come negli
"early days" dell'era della fibra intrecciata...
Apprezzo molto il senso di solidità che mi da la mia bicicletta da
cicloturismo mista titanio/acciaio... ma dovrei imparare a fidarmi un po'
di più della mia Look, un kit telaio + forcella full carbon (carbonio tipo
High Resistance, il più "scadente", solo la forcella è High Modulus) che
sfrutto ormai da tre anni e mezzo, e che ogni volta mi regala sensazioni
meravigliose. Le sensazioni di una bicicletta leggera, confortevole ma non
"molliccia", guidabile e sincera, che rispetta le mie ossa anche dopo ore
di percorrenza ma sa scattare quando glielo chiedo. IMHO interpreta tutto
il meglio che si potrebbe chiedere ad una bicicletta. La fibra di carbonio
è davvero il presente e il futuro della tecnologia dei telai di
bicicletta? Mi sa di sì: da eterna carbon-scettica debbo ammetterlo,
seppure a denti stretti... ;-)
> Volevo dire proprio questo, cioč un materiale che "avrebbe" (uso
> condizionali, punti interrogativi e quant'altro) la triste fama di
> spaccarsi di netto senza preavviso. :-|
sě, non c'č preavviso, ma se prendi una botta del genere il preavviso č
l'ultimo dei pensieri, secondo me.
Diverso č il caso di difetti del pezzo, ma prendiamo in esame cose fatte
bene o no? :-)
Michele
Per un uso non professionale (o agonistico, non tutti quelli che
corrono sono dei prof) della bici, i vantaggi sono quelli che ti ha
detto Crononauta. Più il peso e più il fatto che nei test di
laboratorio a parità di carichi, in test "acciaio vs carbonio" si
rompono _sempre_ per prime le forcelle in acciaio. Parliamo di roba
valida fatta anche a Taiwan (e del resto ormai fanno tutto là o quasi)
ma con rigidi criteri costruttivi.
Gli svantaggi sono vari (ma si fa per parlare, perché ormai
l'alternativa è quasi inesistente).
Il primo è che i costi delle forcelle sono lievitati enormemente
perché non si tratta di un materiale che si può lavorare a bottega.
Poi, le forcelle in carbonio sono così valide che piano piano hanno
soppiantato quelle in acciaio che ormai non si trovano più.
Infine, hanno il problema del carbonio in generale, e cioè che _se_ si
rompono, la rottura è nella stragrande maggioranza dei casi
catastrofica e imprevedibile.
Mi spiego meglio: una volta, se cadevi e la forcella era storta,
andavi dal biciaio che le dava quattro mazzate e la raddrizzava,
oppure ti diceva che era da buttare. Magari potevi tenere sotto
controllo un punto particolare dove avevi preso una botta, e potevi
osservare se si formava una crepa... eccetera. Col carbonio non si
può. Tu magari incappi in una caduta banale, e la forcella pare a
posto, ancora dritta, poi due giorni dopo mentre stai andando anche
solo ai 20 all'ora CRACK! uno degli steli ti si apre in due: se ti va
fatta bene si rompe da una parte sola e te la cavi, se ti va fatta
male...
Il problema è che essendo le pelli di carbonio attaccate le une alle
altre, si possono formare delle rotture interne (invisibili) e il
materiale perde la sua resistenza, rompendosi di netto in maniera
catastrofica. Ho letto da qualche parte che per le parti in carbonio
degli aeroplani soggette ai controlli di routine, si usano gli
ultrasuoni per "ascoltare" il materiale, visto che l'ispezione visiva
è nella stragrande maggioranza dei casi inutile. Allo stesso modo, in
caso di un impatto, caduta, eccetera, fare ispezionare la forcella al
meccanico è assolutamente irrilevante perché quello che vede lui puoi
vederlo anche tu... ed è quello che conta di meno!
Ciao
Luca
Sicuro di questo?
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OpenOffice.org user, e felice di esserlo!
Info su : http://it.openoffice.org/
Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma sulla prima
non sono ancora sicuro
> La unicrown pesa 850 grammi.
Ed è già un eccellente peso per una forcella in acciaio, più leggere penso
non se ne trovino. Comprenderai però che, messa a confronto ad esempio con
la mia Look HSC4 full carbon da 380 grammi, non c'è storia. È quasi mezzo
chilo di bici in meno! :-)
> Diverso č il caso di difetti del pezzo, ma prendiamo in esame cose fatte
> bene o no? :-)
Giŕ: sperůma běn! =:-|
> Tykos ha spiegato il 05/02/2008 :
>> L'alluminio si spacca pure lui senza dire bao.
>
> Sicuro di questo?
più ci penso più son sicuro di avere detto una cagata :-)
però non ho voglia di tirare fuori l'unica pagina di appunti in cui se ne
parlava, e aspetto i metallari del ng, che son tanti :)
Michele
Sursum corda
Chi risponde piu' sotto e' un Ingegnere Meccanico, un Fior di
Ingegnere.
Sergio
Pisa
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Date: Fri, 28 Jun 2002 12:57:58 +0200 (CEST)
From: Sergio SERVADIO <serv...@mail.df.unipi.it>
X-Sender: serv...@servadio.df.unipi.it
To: Sergio Servadio <serv...@mail.df.unipi.it>
Subject: Re: Sinistri scricchiolii (fwd)
Message-ID: <Pine.LNX.
3.96.1020628125...@servadio.df.unipi.it>
MIME-Version: 1.0
Content-Type: TEXT/PLAIN; charset=US-ASCII
Status: RO
X-Status:
>> Subject: Sinistri scricchiolii
>>
>> Da qualche giorno pedalando con la mia bicicletta da citta' sentivo
>> strani rumori provenienti dalla 'zona sterzo'. Strano davvero che una
>> puntinatura facesse tutto quel rumore.
>> Per fortuna ieri sera mi sono deciso ad andarci a fondo.
>>
>> Si stava sbriciolando lo stelo della pipa manubrio appena sopra il cuneo
>> di serraggio. Di fusione leggera e, ovviamente, di pessima fattura.
>>
>> Grazie ancora, Dea Bendata!
>>
>> Sergio
>> Pisa
>
>
>
Quello che non tutti sanno e' che, indipendentemente dalla bonta'
della
fattura, tutti i componenti in leghe di alluminio hanno una vita
finita.
Mentre le leghe di ferro hanno una sollecitazione a fatica limite al
di sotto della quale il numero di cicli al quale il componente puo'
essere sottoposto senza rompersi e' praticamente infinito, per le
leghe di alluminio questa sollecitazione limite non c'e': per
quanto bassa sia la sollecitazione il numero di cicli per la rottura a
fatica e', comunque, finito. Ad esempio i componenti strutturali
degli aerei in lega di alluminio devono essere sostituiti
dopo un certo numero di ore di volo.
Analogamente, pipette di sterzo, pedivelle telai in lega di alluminio
dovrebbero essere sostituiti a cadenze stabilite o almeno ispezionati
regolarmente per verificare che non ci si comincino a formare cricche.
Diceva un mio amico ingegnere messicano "el hierro es un material
noble!"
Ciao,
A.
P.S.
Quanto ti devo per la grappa?
Tutto ciò è vero, ma non parliamo di sollecitazioni così al limite
come quelle degli aeroplani. Questo significa che, sempre nel caso di
telai e componenti di buona fattura, le rotture dovrebbero verificarsi
tra 5-6 generazioni. Per esempio i manubri degli anni '70 (quindi, sui
30-35 anni di vita) erano in alluminio e sono ancora tutti lì... però
pesavano 350 grammi, non 200!
E' chiaro che sono stati fatti dei telai in alluminio anche da marche
note, tirati talmente all'osso da causare inevitabilmente delle
rotture (980 grammi un telaio taglia 58 NON sloping). I prof che
avevano certe marche cambiavano i telai ogni due mesi, ma quanta gente
comune riesce a pedalare ogni giorno per 5-6 ore esprimendo 300-350
watt di potenza media??
Ciao
Luca
> Tutto ciò è vero, ma non parliamo di sollecitazioni così al limite
> come quelle degli aeroplani. Questo significa che, sempre nel caso di
> telai e componenti di buona fattura, le rotture dovrebbero verificarsi
> tra 5-6 generazioni. Per esempio i manubri degli anni '70 (quindi, sui
> 30-35 anni di vita) erano in alluminio e sono ancora tutti lì... però
> pesavano 350 grammi, non 200!
Sono d'accordo con te. Ho sempre sostenuto, col mio amico ingegnere,
di non credere che l'alluminio accumuli fatica sotto sollecitazioni
ripetute di qualsivoglia entita'. Infatti uso tuttora, con piena
fiducia, steli e reggisella vecchi piu' di 30 anni.
Per contro, conosco un tizio che, in modo programmato e scrupoloso,
rinnova pipa e reggisella ogni due anni.
Quando comperai la mia prima bici feci questo ragionemento.
Scelgo la bici piu' costosa, la voglio come se la fanno fare i
corridori. E' sicuramente efficiente e affidabile. Usata da me, con la
potenza ridotta di cui dispongo e prendendone buona cura con la
manutenzione, dovra' durarmi parecchio.
Cosi' e' stato.
Sergio
Pisa
> On Feb 6, 12:07 pm, Luca Magnoni <magnoni.l...@gmail.com> wrote:
> > Tutto ciň č vero, ma non parliamo di sollecitazioni cosě al limite
> > come quelle degli aeroplani. Questo significa che, sempre nel caso di
> > telai e componenti di buona fattura, le rotture dovrebbero verificarsi
> > tra 5-6 generazioni. Per esempio i manubri degli anni '70 (quindi, sui
> > 30-35 anni di vita) erano in alluminio e sono ancora tutti lě... perň
> > pesavano 350 grammi, non 200!
> Sono d'accordo con te.
ok, il vostro ragionamento non fa una grinza.
a questo punto vi chiedo: come controllare che una bici in alluminio
COMPLETA (anche la forca quindi) usata da cicloturista medio, vecchia di
6-7-8 anni non abbia crepe pericolose in ogni dove?
grazie, ciao
--
> 6-7-8 anni non abbia crepe pericolose in ogni dove?
> grazie,
Smontandola, pulendola bene e guardandola con quattro occhi.
Non ci sono scorciatoie.
Sergio
Pisa
...che è pure quello che avrei risposto io.
Ciao
Luca
Stiamo parlando di due comportamenti differenti del materiale:
nel caso in questione si stava parlando, mi sembra, di rotture
"statiche", non di sollecitazioni a fatica.
Che l'alluminio sia, dal punto di vista del comportamento a fatica, un
passo sotto l'acciaio siamo più che d'accordo, ma nel post iniziale si
parlava di "fragilità" dell'alluminio, intesa come incapacità del
materiale a subire grandi deformazioni plastiche prima della rottura in
caso di carichi impulsivi o statici.
Le rotture per fatica, che affliggono tutte le strutture sottoposte a
carichi variabili nel tempo, sono delle rotture "pseudo-fragili", nel
senso che non sono anticipate da grandi deformazioni plastiche,
evidente campanello d'allarme che qualcosa non va.
Per il resto sono state dette tutte cose correttisime nel post di
Sergio.
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OpenOffice.org user, e felice di esserlo!
Info su : http://it.openoffice.org/
Se cerchiamo l'intelligenza nello spazio vuol dire che sulla terra ce
n'è poca