da http://www.faustoeiaio.org/html/corsi.htm
Mario Corsi
Mario Corsi detto Marione,è uno degli indiziati per l'omicidio di Fausto e
Jaio. Il giudice delle indagini preliminari Clementina Forleo ha archiviato
la sua posizione per insufficienza di prove. Nel '77, faceva parte del
gruppo "Prati" aderente ai Nuclei Armati Rivoluzionari. Nel'79 riceve il
primo avviso di garanzia per l'omicidio di Fausto e Jaio. Viene arrestato
nel 1981 nell'ambito dell'inchiesta sulla strage alla stazione di Bologna,
poi rilasciato insieme ad altri neofascisti romani. L'indagine parte dalle
scoperte del giudice Mario Amato, assassinato dai Nar nel 1980. Amato aveva
ereditato un dossier realizzato dal giovane esponente dell'autonomia operaia
anche lui ucciso nella sua abitazione, davanti ai genitori. Il 20 aprile
1982 il Tribunale di Roma lo condanna insieme a Massimo Morsello, Emanuele
Appio e Maurizio Catena per l'assalto alla scuola romana "Fratelli Bandiera"
avvenuto nel '79. Il 28 maggio 1982 è rinviato a giudizio insieme ad altri
55 neofascisti dei Nar.Al gruppo il giudice istruttore contesta 220 capi di
imputazione che vanno dalla strage alla rapina, omicidio, violazione della
legge sulle armi, danneggiamento doloso. Il 17 maggio 1984 arriva per Corsi
un'altra condanna. Il Tribunale lo ritiene responsabile degli incendi nei
cinema "Induno" e "Gardena", avvenuti a Roma tra il '79 e l'80. E'
condannato a cinque anni. Nel dicembre dell'84 viene accusato dell'omicidio
del giovane simpatizzante del Pci, Ivo Zini. Il 2 maggio 1985 c'è la
sentenza denominata "Nar 1" . Corsi riceve una condanna a 9 anni ma per il
delitto Zini viene prosciolto per non aver commesso il fatto. Il 19 aprile
c'è il secondo grado. In appello Corsi viene condannato per l'omicidio di
Ivo Zini. 23 anni di carcere. Per lui la Corte d'Assise di Appello di Roma
emette un mandato di cattura. Il 9 aprile dell'87, la Cassazione dispone un
nuovo processo per Corsi relativo sempre a Zini. Intanto le inchieste su
Fausto e Jaio a Milano proseguono con nuovi accertamenti. Il processo Zini
torna nuovamente in appello e Corsi viene assolto. Nell'89, la Cassazione
ratifica e Corsi viene prosciolto in via definitiva. Nel 1991, il giudice
Guido Salvini gli invia un nuovo avviso di garanzia per Fausto e Jaio. Siamo
nel '96. Corsi si mette a capo della tifoseria romanista. Il 27 settembre
viene arrestato. Con lui finiscono in manette Fabio Mazzei, di 33 anni;
Giuseppe De Vivo, di 36 anni; Daniele De Santis, di 30 anni; Guglielmo
Crisera', di 35 anni; Giuliano Castellino, di 19 anni, e Fabrizio Carroccia,
di 22 anni. I sette sono accusati di aver organizzato estorsioni a
funzionari della societa' giallorossa, pretendendo trattamenti di favore e
facilitazioni per entrare allo stadio in occasione delle partite della Roma.
In caso contrario, minacciavano i funzionari avvertendoli che sugli spalti
ci sarebbero stati problemi di ordine pubblico. Quattro di loro fanno parte
del gruppo dei ''Boys''; gli altri tre di ''Frangia ostile, cuore di
Curva''. Arrivano altre accuse. Irruzioni in radio private per imporre la
loro partecipazione alla trasmissione e far leggere i loro comunicati;
minacce a giornalisti sportivi, tra cui due cronisti di altrettanti
quotidiani romani; striscioni esposti allo stadio con intimidazioni mirate.
Il Gip del Tribunale di Roma emette per questi tifosi altri provvedimenti
per violenza privata, dopo ulteriori indagini svolte dalla Digos della
questura di Roma, diretta da Domenico Vulpiani. In particolare, per Mario
Corsi, e Fabrizio Carroccia, 32, ''er mortadella'' il Gip disposto gli
arresti domiciliari. Il 24 settembre 1999,il Pm di Milano Stefano Dambruoso
chiede l'archiviazione per Fausto e Jaio. Oltre all' estremista di destra
Massimo Carminati, riguarda anche i neofascisti Claudio Bracci e Mario
Corsi, accusati di quel omicidio. Chiedendo l' archiviazione, il Pm Stefano
D'Ambruoso sostiene che non sono state trovate sufficienti prove a carico
degli indagati. Quando Mario Corsi fu arrestato nel '78 a Roma per
l'aggressione ad alcuni militanti della nuova sinistra, nella sua casa
vennero trovate le fotografie di Fausto e Iaio e dei loro funerali, che
Corsi dice di aver preso dall'archivio di uno zio giornalista a Cremona. La
presenza di quelle foto, per il Pm, e' del tutto ingiustificata. Altre
ipotesi del coinvolgimento di Corsi e del suo gruppo vengono da alcuni
pentiti dell'estrema destra, tra cui Angelo Izzo, uno dei quali parlo' anche
di una sorta di confessione ricevuta da Corsi al telefono. Il 18 marzo 2000,
il consigliere di Rifondazione Comunista Umberto Gay, denuncia pubblicamente
Corsi. ''Io accuso Mario Corsi di essere nella migliore delle ipotesi la
'spalla' e nella peggiore il killer di Fausto e Iaio. Mi assumo le mie
responsabilità - spiega Gay, che per rendere pubblica la sua denuncia ha
incontrato i giornalisti nel palazzo di giustizia di Milano - e per la prima
volta siete di fronte ad un soggetto privato che sceglie di accusare una
persona con nome e cognome per quel delitto. Tu, Mario Corsi, sei
l'assassino di Fausto e Iaio. Il mio obiettivo e' che ci sia una risposta da
parte dell' interessato e soprattutto che il giudice Clementina Forleo, che
deve decidere se archiviare l' inchiesta, valuti invece l'opportunità di
disporre nuove indagini. Anche perché la Procura di Milano, tranne le prime
indagini compiute dal pm Armando Spataro, se n'é sempre fregata di questo
omicidio''. Poche ore dopo la denuncia di Gay arriva la risposta di Corsi.
''E' assurdo che si facciano affermazioni del genere - ha detto Corsi -
quando ci sono stati tantissimi giudici che non mi hanno ritenuto
responsabile del duplice omicidio. A quest'ora non sarei libero. Oltretutto
non sono protetto da nessuno, ne' da gruppi politici, Fini e gli altri non
mi stanno per niente simpatici, ne' da clan mafiosi, ne' da lobby. Non vedo
perche' un giudice onesto come Salvini avrebbe dovuto aver timori ad
arrestare una persona come me. Non sono certo Sofri, che tra l'altro ritengo
innocente, che viene difeso dall'intera sinistra''. Corsi annuncia una
querela nei confronti di Gay ma al consigliere di Rifondazione Comunista non
è ancora giunto nulla. Poi c'è la definitiva archiviazione per insufficienza
di prove del giudice Clementina Forleo del 14 dicembre 2000.
ed inoltre da http://www.ecn.org/leoncavallo/faja/salvini.htm
TRIBUNALE CIVILE E PENALE DI MILANO
Ufficio Istruzione sez. 20^
N.271/80F
Milano, 14 luglio 1997
Oggetto: Procedimento penale concernente lomicidio di Fausto TINELLI e
Lorenzo "Iaio" IANNUCCI.-
Trasmetto gli atti del procedimento indicato (che constano di 7 faldoni e
alcuni reperti allegati) segnalando che, ad avviso di questo Ufficio, le
indagini devono essere proseguite, anche a seguito delle numerose
sollecitazioni delle parti civili, con il nuovo rito non essendo ancora
concluse, ma non potendo proseguire con il rito abrogato essendo scaduta il
30.6.1997 la proroga dei termini dellistruzione formale.
I soggetti indiziati (tralasciando le persone raggiunte nelle prime fasi
delle indagini da comunicazioni giudiziarie che non hanno avuto
significativi sviluppi) sono i seguenti:
Massimo CARMINATI, Claudio BRACCI E Mario CORSI, indiziati del duplice
omicidio (cfr. rispettivamente per i primi due il mandato di comparizione
emesso in data 15.10.1991 e per il terzo il mandato di comparizione emesso
in data 5.12.1990).
Massimo CARMINATI e Claudio BRACCI, indiziati dellattentato, forse
collegato, avvenuto in data 18.05.1978 in danno dellArmeria Centofanti di
Roma (contestazioni avvenute in sede dinterrogatorio);
Valerio FIORAVANTI, Mario CORSI e Guido ZAPPAVIGNA, indiziati dei reati
connessi al progetto di attentato in danno di Andrea BELLINI avvenuto a
Milano nel 1979 e ZAPPAVIGNA indiziato del reato di cui allart. 306 c.p.
(contestazioni avvenute in sede di interrogatorio).
Sintetizzando, per comodità del Vostro Ufficio gli elementi raccolti durante
la lunga istruzione formale (che ha visto il succedersi di diversi giudici
istruttori) vi è da premettere che non hanno avuto significativi risultati i
filoni dindagine, già presenti nellistruzione sommaria, che avevano
indiziato il possibile movente dellazione ritorsiva contro i giovani del
Leocavallo da parte di soggetti legati al traffico di droga o comunque in
avvenimenti strettamente interni alla vita del quartiere ove i due giovani
abitavano.
Invece, negli ultimi anni sono stati raccolti alcuni elementi, di carattere
comunque prettamente indiziario che individuerebbero gli autori del duplice
omicidio in elementi dellestrema destra romana in "trasferta" a Milano,
mossi dallintento, di vendicare alcuni loro camerati, caduti, colpendo due
giovani non personalmente conosciuti ma comunque sicuramente appartenenti
allarea dellestrema sinistra.
Nocciolo di tale possibile ricostruzione è il volantino rivendicante
lazione fatto trovare a Roma, in zona Prati, che riporta un elenco di
camerati assassinati ed è firmato con la sigla "ESERCITO NAZIONALE
RIVOLUZIONARIO - BRIGATA COMBATTENTE FRANCO ANSELMI".
Un volantino e una sigla analoga comparvero solamente poche settimane dopo (
nel maggio del 1978 ) in occasione dellattentato alla sede del P.C.I. di
via Pompeo Trogo, nel quartiere Balduina, per poi scomparire dalla scena dei
reati politici.
Il logo che appare sui volantini, come sottolineato da alcuni testimoni
dambiente, è del tutto particolare e si riporterebbe allaggregazione
temporanea di alcune persone senza formare un vero e proprio gruppo e
finalizzata alla commissione di singole azioni di ritorsione.
Franco ANSELMI, era un elemento di spicco dellarea F.U.A.N.-N.A.R. di Roma,
ucciso nel marzo del 1978 durante la rapina allArmeria Centofanti di Roma,
commessa insieme ai fratelli Fioravanti e ad altri e divenuta un "mito" per
i camerati dei vari quartieri fra cui quelli del quartiere Monteverde (
elementi di spicco i fratelli Fioravanti), del quartiere Eur (elementi di
spicco Massimo CARMINATI e i fratelli Bracci), del quartiere Prati (elementi
di spicco: Corsi, Pedretti e Aronica).
Gli elementi indiziari , che si basano purtroppo quasi sempre su voci
dambiente o confidenze occasionali, hanno toccato da un lato il gruppo di
Mario CORSI e dallaltro il gruppo di Massimo CARMINATI, e cioè due contesti
abbastanza contigui e che possono comunque non escludersi.
Gli elementi a carico di Mario CORSI possono così sintetizzarsi:
sequestro nella sua abitazione, nel 1978 a seguito di un arresto avvenuto a
Roma per unaltra aggressione, di fotografie di Fausto e Iaio e dei funerali
degli stessi acquisite presso larchivio di uno zio giornalista a Cremona.
La disponibilità di tali fotografie appare assolutamente ingiustificata
trattandosi non di fotografie di camerati, ma di avversari politici caduti
perdipiù in unaltra città;
presenza di Mario CORSI, unitamente ad altri camerati romani, secondo la
testimonianza di Mario SPOTTI sostanzialmente non smentita dallo stesso
CORSI, a Cremona nei giorni circostanti lomicidio.
In tale città, in quel periodo prestava servizio militare un altro esponente
del F.U.A.N., Guido ZAPPAVIGNA, mentre Mario Spotti si era poco tempo prima
recato a Roma per acquistare una pistola da Franco ANSELMI.
Mario SPOTTI ha inoltre ammesso di avere distrutto la propria agenda del
1978 che poteva fornire ulteriori dettagli dei legami logistici fra Roma e
la Lombardia.
Lo stesso, coinvolto in altre vicende di armi a Bolzano, si è suicidato
circa 2 anni orsono.
indicazioni, sia pur generiche, in ordine alla responsabilità del gruppo
CORSI nel duplice omicidio, provenienti dai pentiti dellarea di estrema
destra Cristiano FIORAVANTI, Walter SORDI, Stefano SODERINI, Paolo BIANCHI,
Patrizio TROCHEI e Angelo IZZO, mentre le indicazioni di Sergio CALORE e
Paolo ALEARDI riguardano genericamente la destra romana.
In particolare Paolo Bianchi avrebbe ricevuto dal CORSI una sorta di
confessione diretta e caratterizzata da qualche particolare (cfr. episodio
della cabina telefonica) in occasione di una successiva azione di
autofinanziamento commessa in comune con il gruppo di CORSI;
soprattutto Angelo IZZO ha parlato di un episodio avvenuto a Milano nel 1978
riconducibile, quale modus operandi, al duplice omicidio di Fausto e Iaio in
quanto rivolto contro un altro esponente del Leoncavallo (seppure a livello
più alto) e commesso da elementi dellestrema destra romana in trasferta.
Angelo IZZO ha infatti dichiarato di avere appreso da Valerio FIORAVANTI e
Mario CORSI che costoro si erano recati a Milano, nel 1979 , insieme a Guido
ZAPPAVIGNA con lintenzione di uccidere Andrea BELLINI, esponente prima del
gruppo CASORETTO e poi del Circolo LEONCAVALLO, che allora era sospettato di
avere partecipato alluccisione dello studente missino Sergio RAMELLI (cfr.
interrogatori IZZO, 4.5.1988, 14.3.1989 e 19.9.1991). In tale occasione
Guido ZAPPAVIGNA aveva preso alloggio presso un albergo, portando con sé le
armi necessarie per lazione, e Valerio FIORAVANTI gli aveva addirittura
chiesto di provare uno dei silenziatori sparando un colpo allinterno della
camera.
Il gruppo appoggiato da una struttura logistica milanese conosciuta da
FIORAVANTI, aveva avuto a disposizione un furgone con targhe false, ma, dopo
alcuni appostamenti, non avendo potuto vedere Bellini, aveva rinunciato
alloperazione.
In tale occasione Mario CORSI si era lamentato con FIORAVANTI in quanto per
lazione dellanno precedente egli non aveva potuto usufruire degli appoggi
logistici di cui FIORAVANTI disponeva a Milano.
Lepisodio raccontato da IZZO ha trovato significativi elementi di
riscontro. Infatti:
Guido ZAPPAVIGNA ha preso alloggio presso lHotel Cristallo di Milano dal 12
al 18 aprile 1979 (cfr. nota della Digos di Milano in data 15.3.1989),
circostanza neutra e generica che IZZO non avrebbe potuto conoscere se non
gli fosse stata raccontata in relazione a qualche episodio significativo per
il gruppo;
Valerio FORAVANTI ha confessato tale episodio(cfr. interr. dinanzi a questo
Ufficio 27.12.1990 e 23.7.1991) in termini abbastanza analoghi a quelli
riferiti da IZZO e pur rifiutandosi di indicare il nome dei complici;
Andrea BELLINI ha fornito una descrizione dei suoi movimenti, in tale
periodo compatibile con gli altri elementi acquisiti (cfr. deposiz.
7.1.1991).
Per quanto concerne Massimo CARMINATI e Claudio BRACCI, facenti parte del
gruppo dellEUR, gli elementi indiziari nei loro confronti possono essere
così sintetizzati :
Massimo CARMINATI è attualmente imputato, quale esecutore materiale,
dellomicidio di Mino PECORELLI nonché della collocazione di un M.A.B.
proveniente dallarsenale del Ministero della Sanità e di materiale
esplosivo, nel gennaio del 1981, sul treno Taranto-Bologna (a fini di
"depistaggio" delle indagini sulla strage di Bologna) e di vari reati
connessi al ruolo di alto livello asseritamente ricoperto nella banda della
Magliana dopo la fine della sua esperienza politica nellarea dei N.A.R.;
Stefano SODERINI (cfr. verbali dinanzi allA.G. di Roma acquisiti in
tabulato), Angelo IZZO (cfr. interr. 19.9.1991) e Cristiano FIORAVANTI hanno
sottolineato lestrema pericolosità di CARMINATI e del suo gruppo,
caratterizzato da un anti comunismo viscerale, molto compartimentato e
probabilmente responsabile di altre azioni di "killeraggio" quali lomicidio
a Roma dellesponente dellAutonomia Operaia Valerio VERBANO (cfr. interr.
SODERINI al P.M. di Roma, 15.4.1986 e 28.5.1986 e interr. SORDI a questo
ufficio, 7.9.1991);
Walter SORDI (interr. citato) e Cristiano FIORAVANTI, sulla base di voci e
di valutazioni di ambiente, hanno quindi indicato nel gruppo di CARMINATI
quale possibile responsabile del duplice omicidio di Milano, indicazione che
correva nellarea dellestrema destra romana in parallelo a quella del
gruppo di Mario CORSI (cfr. interr. Cristiano FIORAVANTI, 21.6.1991);
daltronde Massimo CARMINATI era assai legato a Franco ANSELMI (a nome del
quale era stato intestato il volantino di rivendicazione), tanto da compiere
insieme a Claudio BRACCI un attentato dinamitardo in danno dellArmeria
CENTOFANTI, dove era stato ucciso lANSELMI, precedendo così un azione anche
più grave, contro il titolare dell Armeria, progettata dal gruppo di
Valerio FIORAVANTI (cfr. interr. Cristiano FIORAVANTI, 21.6.1991).
Lattentato allArmeria CENTOFANTI è stato individuato in quello commesso
deponendo una latta con circa un chilogrammo di esplosivo, nella notte fra
il 17 e il 18 maggio 1978 (cfr. nota della sezione Anticrimine di Roma del
R.O.S. Carabinieri in data 14.7.1991).
Maurizio ABBATINO, esponente di spicco della banda della Magliana e divenuto
collaboratore di giustizia, ha daltronde raccontato che Massimo CARMINATI
era molto esperto nel fabbricare ordigni esplosivi artigianali utilizzando
soprattutto barattoli come contenitori (cfr. interr. A questo Ufficio,
11.12.1992).
Nel deposito di armi ed esplosivi rinvenuto alla fine del 1981 in uno
scantinato del Ministero della Sanità, e gestito in comune dal gruppo di
ABBATINO e dal gruppo di CARMINATI, sono stati inoltre sequestrati barattoli
con esplosivo del tutto analoghi a quello usato per lattentato allArmeria
CENTOFANTI e vari sacchetti di esplosivo sciolto (tritolo con nitrato di
ammonio) del tutto identico a quello utilizzato per lattentato (cfr.
verbali di sequestro della Digos di Roma in data 1.12.1981 e 2.12.1981).
Si noti ancora che il volantino di rivendicazione di tale attentato è
analogo, per toni e semplicità dellimpostazione, a quelli con cui vennero
rivendicati il duplice omicidio di Milano e lattentato alla Sezione del
P.C.I. del quartiere Balduina.
Allepoca, il gruppo di Massimo CARMINATI (nato del resto a Milano)
frequentava con una certa assiduità la nostra città (cfr. interr. Cristiano
FIORAVANTI, 21.6.1991, e Angelo IZZO, 19.9.1991).
Le Caratteristiche somatiche e dabbigliamento quantomeno di uno degli
assassini di Fausto e Iaio (molto giovane, magro, con un impermeabile
chiaro) sono decisamente compatibili con la persona di Massimo CARMINATI.
Limpermeabile chiaro, indossato probabilmente da due degli aggressori, era
del reso quasi una "divisa" per gli esponenti della destra romana (cfr.
interr. Cristiano FIORAVANTI, 27.6.1990, Sergio CALORE al P.M. di Milano,
3.2.1987).
Si osservi infine che:
I bossoli esplosi durante lagguato, mai rinvenuti, furono certamente
raccolti in un sacchetto applicato dagli attentatori alle armi per impedirne
il recupero.
Anche tale espediente era tipico del modus operandi dellarea F.U.A.N. -
N.A.R. (cfr. interr. SORDI, 23.11.1990).
La perizia balistica ha evidenziato che i due giovani furono uccisi con armi
piuttosto vecchie probabilmente Beretta mod.34 con loriginaria canna cal.9
cambiata con una canna cal.7,65, o Beretta mod.35.
Tali armi corrispondono al tipo di dotazione logistica di cui larea
F.U.A.N. - N.A.R. disponeva sino allinizio del 1979 quando, a seguito di
rapine in armerie, furono acquisite Beretta mod.70 e altre armi più moderne
ed efficienti (cfr. interr. SORDI, 23.11.1990 e Cristiano FIORAVANTI,
27.6.1990.
Nonostante i numerosi tentativi effettuati, le perizie balistico-comparative
fra i proiettili, non in ottimo stato di conservazione, e alcune delle armi
sequestrate ad esponenti dei N.A.R. a Roma e solo in parte recuperate, non
hanno dato comunque esito.
Il Giudice Istruttore
Guido Salvini
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Inviato via http://usenet.libero.it