l giornalista Roberto Chiodi rievoca l'inchiesta sulla scandalosa
partita italia-Camerun in Spagna.
Per corrompere gli africani si offrirono 400mila dollari: e la
malavita "dirigeva".
Che l'italia si fosse comprata il pareggio con il Camerun nel 1982
prima di accedere alle eliminatorie lo sapevano in tanti e da tanto
tempo. Ma che dietro a questa SPORCA storia, che costo' quasi la
cariera a 2 giornalisti di eccezione, Oliviero Beha e Roberto Chiodi,
ci fossero i soldi della camorra e gli accordi tra la Fifa e la
Federazione italiana calcio per lo sfruttamento dei futuri diritti
televisivi di italia 90 e che quindi l'italia per motivi di immagine e
di scommesse fosse designata in anticipo a vincere quei mondiali, era
cosa nota ancora a pochi.
Tali retroscena sono stati svelati ora da uno dei 2 giornalisti.
Come iniziaste ad indagare su quello che poi sarebbe diventato il
Mundial Gate?
"Dopo aver visto quella partita in cui per quasi 90 minuti ne' il
Camerun ne' l'italia tentarono reciprocamente di giocare semplicemente
al calcio, i sospetti furono subito fortissimi. Tieni presente che il
Camerun era una squadra gia' allora molto quotata e che aveva
giocatori come N'Kono e l'attaccante Roger Milla che militavano
all'estero. Eppure in quella partita che all'italia serviva non
perdere per passare il turno, la puzza di combine si sentiva lontano
un miglio: l'italia segno' per sbaglio con un gol di Graziani favorito
da uno scivolone del portiere N'Kono. Non si fece a tempo a mettere la
palla al centro che pareggio M'Bida con un'azione tutta di prima che
nessuno pote' vedere interamente in TV in quanto le immagini in onda
davano ancora il replay del gol di Graziani".
Ma come vi venne in mente che poteva esserci qualcosa di piu'?
"Beha, che lavorava per il quotidiano la Repubblica, venne contattato
telefonicamente da Roberto Scippa, un trentenne che aveva giocato al
calcio e che era allora l'unico bianco a militare nel "Tonnere" la
squadra della capitale del Camerun, Yaounde'. Scippa gli chiese alcuni
articoli e Beha prese la palla al balzo domandandogli se aveva avuto
sentore di combine in quella partita giocata nel giugno del '82".
E che rispose Scippa?
"Rispose affermativamente, aggiungendo pero' che per trovare le prove
di quello che era successo si sarebbe dovuti andare in Camerun per
prendere i contatti giusti".
E allora?
"Detto fatto, informmammo i rispettivi giornali di quello che bolliva
in pentola e ottenemmo di essere inviati in Africa, io da Epoca e Beha
da Repubblica. Doveva essere lo scoop dell'anno, cioe' il 1984".
Prosegue Chiodi: "Ci dovevamo pero' pagare da soli un fonico e un
cineoperatore che filmarono e registrarono tutto quello che in
Camerun. Solo che accadde un fattaccio....."
E cioe'?
"Che in quei giorni, 6 Aprile 1984, ci fu un tentativo di colpo di
stato nel Camerun prontamente rintuzzato, ma con relativo bagno di
sangue. Dovemmo quindi attendere 2 mesi prima di mettere piede a
Yaounde'".
E poi?
"L' atmosfera non era delle migliori. Cio' nonostante trovammo gente
disposta a parlare di fronte alla nostra cinepresa".
E cosa dissero queste persone?
"Parlo' Philippe Koutou, il vice capo dei servizi segreti del Camerun,
uomo che ebbe la responsabilita' della sicurezza di tutti i giocatori
di calcio durante il Mundial spagnolo."
Quale fu la sua versione?
"Che dopo quel match scandaloso - a proposito ricordo che anche un
giornale sportivo francese, Once, aveva preso in giro l'allenatore
Bearzot, durante un'intervista nel dopo partita, chiedendogli quanto
fosse stato sborsato per addomesticare i camerunensi - fu ordinata dal
overno di Yaounde' un'inchiesta per sapere chi avesse preso i soldi.
E come fini' quell'inchiesta interna?
"Koutou ci racconto' che aveva consegnato tutti quelli che avevano
giocato e le riserve nei rispettivi appartamenti, interrogandoli uno
alla volta. Ci disse poi che avevano confessato i cinque
professionisti del Camerun, tra cui il centroavanti Milla e il
portiere N'Kono. Dissero di aver aderito all'accordo ma senza prendere
i soldi che invece furono consegnati all'allenatore Jean Vincent. E
che il tramite sarebbe stato un'italiano, amico di Milla, che faceva
il cuoco a Bastia in Corsica e che, se ti rivedi la partita del
Camerun contro l'italia a quel mondiale, appare nella panchina della
squadra africana unico bianco riconoscibile anche per un bel paio di
baffoni. Poi, visto che la squadra del Camerun era uscita comunque
imbattuta da quei mondiali e che i suoi giocatori vennero festeggiati
al ritorno come eroi nazionali, tutto venne messo a tacere".
Chie era questo bianco?
"Tale Orlando Moscatelli che poi, una volta intervistato e filmato in
Corsica, ci disse che effettivamente un tentativo di corrompere Milla
tramite lui c'era stato e che latore della corruzione e dell'offerta
di 400mila dollari era stato un uomo di mezza eta' che si era
presentato con un'Audi amaranto targata Taranto"
Aggiunge Roberto Chiodi: " Orlando ci disse che la cosa pero', almeno
per quanto lo riguardava, era poi andata a monte perche' non aveva
avuto la certezza matematica che i giocatori avrebbero accettato i
soldi in cambio del pareggio che avrebbe fatto passare l'italia alla
seconda fase dei mondiali. Comunque confermo' che un tentativo di
corruzione c'era stato."
In seguito voi veniste anche a sapere altri retroscena di questa
storia?
" Certo, ma non li abbiamo potuti scrivere. Sapemmo per vie traverse
che al giro delle scommesse dei mondiali era interessata la camorra.
Io andai in carcere a parlare con Michele Zaza, il re delle sigarette
di contrabbando e delle scommesse clandestine, il quale subito mi
chiese di "QUALE delle partite truccate volevo parlare". Gli domandai
del Camerun e lui mi disse che il suo avvocato Federico Sordillo,
all'epoca presidente della Federazione italiana gioco calcio, prima di
andare in Spagna si era rivolto a lui per avere delle dritte locali.
Zaza gli raccomando' un suo affiliato per "qualunque" evenienza.
Zaza seppe in seguito che Sordillo si era rivolto al suo uomo in
Spagna per avere 300mila dollari al volo poco prima di Italia-Camerun.
Siccome non credetti alle mie orecchie, chiesi a Zaza se avrebbe
ripetuto queste cose a Beha in presenza di testimoni. Lui mi disse di
si e cosi', dopo pochi giorni, Beha, in compagnia dell'allora
segretario politico di Democrazia Proletaria, Mario Capanna, si reco'
di nuovo in carcere dal camorrista che ripete' per filo e per segno
questa storia."
La frase di Zaza che domandava su "quale partite truccate" volevi
essere ragguagliato, avrebbe fatto pensare che anche le altre lo
fossero...
"E infatti - ammette Chiodi - raccogliemmo un'ulteriore indiscrezione
secondo la quale l'italia era data per vincitrice dagli scommettitori
delle isole del Canale della Manica fin da due mesi prima dei mondiali
e questo consenti' loro di creare un giro di scommesse vorticose in
cui l' italia, completamente fuori forma all'epoca, veniva data
vincitrice 14 a 1. Tanto nessuno ci scommetteva, tranne gli stessi
allibratori. Il giro si disse che stato organizzato per motivi di
immagine dalla Fifa, che, per chi non lo sappia, oltre a occuparsi di
calcio a livello planetario, e' anche un'organizzazione privata con
sede in Svizzera e che si comporta molto spregiudicatamente. Infatti
era gia' stato deciso che i mondiali del '90 si sarebbero tenuti in
italia e, in cambio di questa vittoria annunciata, la Fifa avrebbe
avuto l'esclusiva su tutti i diritti televisivi e la pubblicita' di
"italia '90".
E come ando' a finire il vostro scoop?
Eugenio Scalfari, pur di non pubblicare il colpo di cui fino a poco
tempo prima andava orgoglioso, mise per iscritto che Beha lo faceva
per ragioni personali.
E a te cosa accadde?
Epoca con me fu leale, ma non cosi' i giornalisti sportivi che, rossi
dall'invidia, ci spararono contro in tutti i modi. Gianni Brera
arrivo' a dire che tutto quello che avevamo scritto era merda. Davanti
al giudice, dopo che lo querelammo, ammise di non aver letto una riga
della nostra inchiesta. Feltrinelli che doveva editare il racconto
della nostra spedizione africana, preferi pagarci e darci i libri gia'
stampati senza copertina (Mundialgate, poi pubblicato da Pironti
editore)
Ricorda ancora Roberto Chiodi: alla fine sia io che Beha eravamo i
giornalisti piu' odiati del "Bel Paese", solo per aver osato ricercare
la verita' dei mondiali dell' 82.