Domenico Brescia si difende: ""Mi dispiace per i calciatori coinvolti
Io sono soltanto un loro tifoso". L'Ad Paolillo: "Nessun rapporto con
lui"
Parla il sarto indagato
"Conosco da anni Mancini"
di DAVIDE CARLUCCI
Parla il sarto indagato "Conosco da anni Mancini"
Domenico Brescia
MILANO - Passano al contrattacco, gli interisti intercettati al
telefono con Domenico Brescia, il sarto dalle fedina penale lunga un
avambraccio. E minacciano azioni legali, chiedono la tutela del
garante del privacy, precisano che l'imbarazzante amico di calciatori
e allenatori non ha "mai avuto nulla a che fare con l'attività del
Centro coordinamento Inter Club", come ha tenuto a precisare Fausto
Sala, che del centro è il responsabile e che dai brogliacci delle
intercettazioni risulta, lui stesso, più volte in contatto telefonico
con il pregiudicato di Rovello Porro, in provincia di Como, indagato
per droga in un'inchiesta della procura della Repubblica di Milano.
"Con lui avevamo rapporti di natura solo commerciale: era il sarto
delle emergenze, visto che il suo negozio è molto vicino alla Pinetina
e quindi ci rivolgevamo a lui per qualsiasi problema riguardante le
divise dei giocatori". Secca anche la precisazione di Ernesto
Paolillo, amministratore delegato della squadra: "Brescia non ha avuto
mai alcun rapporto di lavoro con l'Inter". L'unico che non fa finta di
nulla è Alessandro Altobelli: "Lo conosco dal 1977, cioè da quando
sono arrivato all'Inter, così come lo conoscono tutti quelli che sono
passati in nerazzurro in questi trent'anni".
Brescia, invece, cerca di tirare fuori dalle ambasce i calciatori: "Mi
dispiace che, per i miei precedenti penali, che risalgono a fatti del
1989 e del 1992, e che non riguardano condanne né per associazione
mafiosa, né per droga, siano stati coinvolti dei calciatori
professionisti seri con i quali ho sempre e solo avuto rapporti di
lavoro e di amicizia da più di trent'anni".
Ieri il suo avvocato, Marisa Guassardo, è andata a incontrare il pm
che si occupa delle indagini, Marcello Musso, per chiedere se fossero
vere le notizie pubblicate dai quotidiani sul coinvolgimento
nell'inchiesta del suo assistito, ricevendo una smentita. "Per noi,
dunque, ufficialmente non esiste alcuna indagine a suo carico",
conclude Guassardo. "Da trent'anni - aggiunge - Brescia è un
frequentatore di giocatori nerazzurri e amico di taluni, tanto che
quotidianamente si reca alla Pinetina. E' un tifoso della squadra ed
è, nella sua veste di negoziante di abbigliamento, rifornitore
personale di alcuni di loro, tra i quali Mancini".
Ma né l'allenatore dell'Inter né gli altri calciatori intercettati -
da Sinisa Mihajlovic ad Alessandro Altobelli fino al capitano Javier
Zanetti - risultano iscritti nel registro degli indagati né coinvolti,
sia pure come consumatori, nel traffico di droga, il reato per il
quale Brescia è indagato. Il problema è se i calciatori sapessero o
meno con chi avevano a che fare: Brescia sta scontando un regime di
semilibertà il cui termine è previsto tra un mese. Ha subito condanne
per rapina, ricettazione e per concorso colposo nell'omicidio di Rocco
Carbone, ucciso a colpi di lupara nel 1989 dopo avergli chiesto il
pizzo e bruciato il negozio: a farlo fuori furono i mafiosi Biagio e
Alessandro Crisafulli, ai quali Brescia si era rivolto per chiedere
protezione contro l'estorsione. In una prima fase Brescia fu indicato
come mandante, successivamente però la sua posizione fu
ridimensionata. Brescia ha alle spalle, oltre a pene per rapina e
ricettazione, una storia di riciclaggio: insieme al suo datore di
lavoro, Santino Cattaneo, avrebbe ripulito il denaro sporco frutto di
rapine commesse in varie località dell'Italia del Nord. Un personaggio
non proprio limpido anche Daniele Bizzozzero, con precedenti per
associazione a delinquere per reati finanziari, indagato anche a
Trento, latitante fino al suo arresto pochi mesi fa: nelle
intercettazioni i calciatori parlano anche con lui.
Ora si cerca di capire fino a che punto gli interlocutori nerazzurri
intercettati sapessero con cui stavano parlando. Nelle
intercettazioni, invece, non si parla di calcioscommesse: gli
investigatori negano che ci sia anche questo filone. Nonostante forse
nessuno sapesse davvero chi fossero Brescia e Bizzozzero, dirigenti e
giocatori nerazzurri avevano però aperto le porte della Pinetina a
uomini dalle frequentazioni molto pericolose, personaggi della
criminalità organizzata trapiantata nel Nord.
Per Brescia, però, i guai giudiziari sembravano finiti: ancora
quindici notte nel carcere di Como per scontare, in regime di
semilibertà, la condanna per il concorso colposo in omicidio. Ora,
però, si apre un nuovo capitolo della sua odissea giudiziaria.
(16 maggio 2008)