Volevo però, soffermarmi un po', sull'altra parte, l'altro volto di
questa tragedia.
E' facile fare di un fatto così atroce un giudizio di comodo.
Ma a me, questa storia, ha sempre posto una domanda, alla scoscienza.
Avere una responsabilità, avere una colpa, significa anche,
automaticamente, avere una condanna?
I media hanno trattato questa storia con un manicheismo che mi ha
spesso lasciato una sensazione di "sbagliato" dentro.
Per i tifosi, Tzigano, è un qualcosa su cui passare sopra, un
silenzio, un disagio.
L'altra parte.
Dall'altra parte c'era un ragazzo che gli amici chiamavano "duro".
Perchè aveva avuto una vita dura, ma non diversa da quella di tanti
ragazzi, cresciuti per strada.
Lo chiamavano Tzigano perchè aveva i colori e l'aspetto d'un gitano,
era un ragazzo cresciuto giù, al Colle Oppio.
Si chiamava Giovanni Fiorillo.
Entrò allo stadio ed era un ragazzo.
Ne uscì che era un assassino.
Su questo giorno che è e resta una macchia per TUTTI noi, se ne sono
dette tante.
Per questo, lo scorso anno, cercai Tzigano, la sua storia, coloro che
lo avevano conosciuto. Per R&g. Ma soprattutto per me. Con
un'inquietudine spaventosa, dentro.... perchè è una storia rognosa, di
quelle che diventano un esame di coscienza.
La storia di Giovanni, non m'è passata dentro così. M'ha cambiato.
Come un rimorso per quanto non ho commesso, ma che non mi sento, nonmi
sento di scaricare addosso a lui, di lasciarglielo.
Scoprii in fondo, quello che non avrei voluto sapere.
Delle foto patibolari di Tzigano sotto processo, trovai poco. Un
ragazzo col viso illuminato, le sue foto prima di quella data, i suoi
amici, con una durezza negli occhi, come di chi ha imparato che
l'assurdo è dietro l'angolo.
In quelle foto c'è tutto il senso tra il PRIMA e il DOPO.
Fa paura, sapere come la vita sa essere così puttana, tracciare
improvvisamente nell'esistenza di una persona, un confine e una
barriera così spaventosi.
Fa paura guardare Tzigano abbarbicato alla rete di un campetto
periferico, che ride diventare da un giorno all'altro, Giovanni
Fiorillo, nei quadratini segnaletici, mediati dalla stampa.
Tutti abbiamo avuto uno Tzigano, nella compagnia, in classe, sul
muretto sottocasa.
E a tutti, probabilmente, almeno una volta nella vita, passa accanto
quel filo come un destino.
AVrei preferito trovare un assassino, un figlio di puttana. Io trovai
un ragazzo. Che aveva commesso un'atrocità, per l'incoscienza non
diversa da quella che spesso, ho visto ai miei compagni di classe, e a
mio fratello... e che spesso è un confine.
Tzigano scontò la sua pena, dopo un anno di latitanza tornò in Italia
e si costituì. Ma non pagò mai. Da quel giorno, la sua vita non fu mai
abbastanza dura.
Perchè non c'era pena che potesse cancellare la colpa che si sentiva
addosso.
Quando uscì tornò allo stadio, se ne stava in disparte, a guardare il
CUCS, dei quali era stato uno dei fondatori. La Roma rimase una
costante della sua vita, ma la visse solo, come i sensi di colpa che
le erano legati.
E' morto d'un brutto male giovane.
I suoi amici, i pochi che gli sono rimasti, dopo quella atroce data,
sanno che Tzigano non è stato più capace di costruirsi una vita.
Ma era inevitabile. Quando la togli a un uomo, in fondo, è giusto, è
una giustizia superiore che cerchi di restituirla colla tua, e quando
ti accorgi che non potrai farlo, la tua, si spegne.
Ma all'amico che nel letto d'ospedale gli portò una sciarpa, restano
quelle parole, improvvise, come una stretta feroce dentro, che sento
anche io, "Non lo volevo amazza', io non volevo."
Ciao Vincenzo.
Ciao. Tzigano.
Ju'
A tutti quelli che senza pensarci e senza fare una tragedia, cantano
nel pieno della loro superficialità da branco 10,100,1000 Paparelli.
Tradizione o folclore che sia, senza stronzi moralismi, pensateci:
Voi ne riammazzate due, di persone, ogni volta.
--
Dove c'è Totti, c'è luce.
--
Non so se la Roma è Tottidipendente.
Il calcio, sicuramente, lo è.
--
Io ho un ViceCapitano.
Niente toglierà dal mio cuore, SuperMarco Delvecchio.
--
Ma che ne sapete voi? (Nico)
CLAP CLAP
--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it
[Cut]
>
>A tutti quelli che senza pensarci e senza fare una tragedia, cantano
>nel pieno della loro superficialità da branco 10,100,1000 Paparelli.
>Tradizione o folclore che sia, senza stronzi moralismi, pensateci:
>Voi ne riammazzate due, di persone, ogni volta.
>
Charlie
_______________________________
30/08/2002 - La notte di Sora Gina a RadioRadio.
C'ero anch'io.
TROPPI ALLENATORI
POCHI VERI SOSTENITORI
> A tutti quelli che senza pensarci e senza fare una tragedia, cantano
> nel pieno della loro superficialità da branco 10,100,1000 Paparelli.
> Tradizione o folclore che sia, senza stronzi moralismi, pensateci:
> Voi ne riammazzate due, di persone, ogni volta.
...........................................
Marco.
Andrea
... peccato che quel coro come un altra canzoncina, partiva puntualmente dal
"suo" CUCS ogni domenica. Purtroppo a volte per una "cazzata" ti giochi una
vita, chi allo stadio chi fuori, e questa storia dovrebbe far riflettere
ognuno di noi in certi momenti, perchč quando passi certi confini, indietro
non torni pių, e ti resta un segno indelebile nell'anima che manco la morte
puo' cancellare.
Mi dispiace per Paparelli, mi dispiace per Tzigano, la vita č una brutta
bestia.
S.P.... senza parole...
grande giuditta...
"Bxeasi Judy Deoro" <bxe...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:o87qruoce6gokn4qt...@4ax.com...
>
Marco
>Sono d'accordo in pieno ...
>
>... peccato che quel coro come un altra canzoncina, partiva puntualmente dal
>"suo" CUCS ogni domenica.
Sì
>Purtroppo a volte per una "cazzata" ti giochi una
>vita, chi allo stadio chi fuori, e questa storia dovrebbe far riflettere
>ognuno di noi in certi momenti, perchè quando passi certi confini, indietro
>non torni più, e ti resta un segno indelebile nell'anima che manco la morte
>puo' cancellare.
>
>Mi dispiace per Paparelli, mi dispiace per Tzigano, la vita è una brutta
>bestia.
Mi hai fatto venire i brividi.
--
E' nella testa, (tutto qua, tutto qua),comunque resta, (tutto qua, tutto qua)è nella testa (tutto qua)
restano le mejo stelle, solo le mejo che dà.
E' nella testa, (tutto qua, tutto qua),comunque resta, (tutto qua, tutto qua)è nella testa (tutto qua)
Tutto quello che mi serve è sotto il cielo della mia città.
(COLLE DER FOMENTO)
Io l'ho cantato qualche volta da ragazzino allo stadio quando non sapevo
nemmeno chi fosse..... da bravo testa di cazzo superficiale ragazzino....
A onor del vero abbastanza presto ne ho preso coscienza e non l'ho più
cantato....
A conferma del tuo splendido post
Virt
>Fabrizio Jim, mi ha detto che sei una professoressa di italiano, almeno mi
>sembra,...
Grazie.
:)
Ma non sono una professoressa d'italiano.
Insegno. Quando e se ci riesco.
Ma manca manca prima che smetta di essere una supplente.
Ju'