Dopo anni bui che hanno fatto segnare passivi più o meno pesanti nel
bilancio del Calcio Napoli la situazione è andata via via migliorando.
Il top del trend negativo la società lo ha raggiunto alla fine della
stagione 1993/1994, quando il disavanzo risultante dai conti d'esercizio
ammontava a ben 22 miliardi. Anche l'anno dopo la situazione di
passività non tese ad un sensibile miglioramento, dato che l'indicatore
dello stato di salute societario segnava ancora rosso per un totale di
17 miliardi circa.
La svolta si è avuta al termine dell'annata 1995/1996 quando, a seguito
della "epurazione" tecnica (anche se le ragioni furono smaccatamente
economiche) di cui fecero le spese i giocatori più rappresentativi di
quel Napoli (Zola, Ferrara, Fonseca, Cannavaro, Cruz), la società di
Corrado Ferlaino recuperò parecchio denaro grazie alla cessione dei
cartellini in questione a groppi clubs della serie A. Dei quasi 38
miliardi di attivo alla fine di quella stagione una parte più che
consistente era dunque da addebitare proprio alla vendita dei pezzi da
novanta della squadra.
Ma questi 38 miliardi hanno costituito un attivo solo "momentaneo" nelle
disastrate casse del Calcio Napoli, in quanto, codice alla mano, tale
somma di danaro doveva andare immediatamente a risanare i precedenti
deficitari bilanci d'esercizio. Ecco spiegato il motivo per cui in quel
periodo arrivarono a Napoli soprattutto giocatori in prestito o ceduti
a titolo gratuito da società amiche o giocatori che costavano (e sul
campo rendevano...) poco. Unica più eclatante eccezione (in barba anche
all'austerity negli ingaggi, voluta da Ferlaino) quella dell'argentino
Calderon, pagato inspiegabilmente fior di quattrini (circa 10 miliardi).
I debiti pregressi non hanno mai fatto dormire sogni tranquilli
all'ingegner Ferlaino. Si, perché il Calcio Napoli non è certo l'unica
società in suo possesso ad essere stata esposta al pericolo del
fallimento, benché oggi sia l'unica in attivo. Per un complesso gioco di
meccanismi debitòri infatti, anche la SSCN è oramai legata a doppio filo
con le altre aziende del gruppo Ferlaino, al punto da condividerne la
sorte, che non si prospetta rosea. La pressione esercitata dalla folta
schiera delle banche creditrici, in particolar modo, potrebbe sfociare
da un momento all'altro nell' esperimento di azioni esecutive che in
breve potrebbero portare al fallimento personale dell'ingegnere Ferlaino
e delle sue aziende.
Andiamo dunque a vedere nello specifico da chi sono composti quelli che,
per facilità espositiva, chiameremo "gruppo creditore" e "gruppo
debitore".
Vantano crediti nei confronti delle aziende del gruppo debitore la Banca
Nazionale del Lavoro, la Banca Nazionale dell'Agricoltura, il Credito
Italiano, il Banco di Napoli, l'Isveimer, la Banca di Credito Popolare
di Torre del Greco, la Banca Commerciale Italiana, il Credito Emiliano,
il Monte dei Paschi di Siena, il San Paolo di Torino, la Banca Popolare
dell'Irpinia e la Banca di Roma (che è anche l'istituto capofila, quello
cioè che vanta in assoluto i maggiori crediti).
Ecco ora la lista delle aziende del gruppo Ferlaino che "rispondono" dal
lato debitorio: la Gis Spa, Ferlaino Corrado (inteso come titolare di un
patrimonio personale assoggettabile eventualmente a fallimento), Edilia
Spa, Roto Srl, Habitat Europa Srl, Del Vecchio Costruzioni Spa, Iper
Spa, Immobiliare Napoli Centro Srl. La Gis e l'Immobiliare Napoli Centro
risultano oggi le società più esposte.
Ad onor del vero va detto che tutti i crediti vantati dalla banche vanno
considerati "in contenzioso", vale a dire che la realizzazione degli
stessi per ora è solo allo stato embrionale. L'ingegner Ferlaino ha
infatti disatteso molteplici piani di rientro concordati in più
occasioni con le banche, piani studiati proprio di permettere un più
rapido e pacifico adempimento dei debiti da parte sua.
L'ultimo di questi piani, in ordine di tempo, risale a circa un anno e
mezzo fa, ma anche quello, a tutt'oggi, risulta ampiamente disatteso.
Ora come ora il pericolo fallimento deriva, per Ferlaino, soprattutto
dalle banche i cui crediti sono meno garantiti. I grossi istituti come
la Banca di Roma o il Banco di Napoli non hanno di che temere; per fare
solo un esempio, il Banco di Napoli vanta una serie di ipoteche iscritte
su Villa Lauro (sul cui acquisto, datato 1991, pende ancora una
irrisolta questione giudiziaria) che gli assicurano al meglio la
parziale soddisfazione dei suoi crediti verso l'Ingegnere. Lo stesso
discorso non può farsi, dunque, per le altre banche che, a questo punto,
possono iniziare senza ulteriori ritardi le procedure esecutive sui
patrimoni disponibili.
Ma andiamo ad analizzare anche qualche numero, che rende bene l'idea di
come sia lievitato, negli ultimi anni, il debito delle aziende del
gruppo Ferlaino nei confronti degli istituti creditori.
L'esposizione debitoria del gruppo nel sistema bancario era di 204
miliardi (dato aggiornato al mese di dicembre del 1993), cifra cresciuta
fino a raggiungere i 277 miliardi (dato aggiornato al dicembre del
1996). Ad oggi il gruppo Ferlaino deve alle banche la bellezza di 325
miliardi, spicciolo più spicciolo meno. Questo significa che il debito
complessivo aumenta di quasi 20 miliardi l'anno.
Unica àncora di salvataggio per l'ingegnere, in questo mare di
disperazione, è rappresentata proprio dal Calcio Napoli (unica azienda
in attivo si diceva), a cui, comunque, vanno ricondotti alcuni debiti
contratti dalla Gis (la finanziaria del gruppo) proprio per risanare,
tramite dei finanziamenti, le casse sociali. Essendo una società
sportiva il Calcio Napoli non ha potuto accedere direttamente ai
finanziamenti ma ha dovuto farlo proprio tramite la Gis che al sodalizio
partenopeo ha girato il credito ottenuto dalle banche.
Anche il destino del Napoli, dunque (del cui pacchetto azionario di
maggioranza Ferlaino è proprietario) è legato alla risoluzione delle
pendenze economiche delle aziende del gruppo dell'ingegnere.
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Un Danilo-Kenshiro che stima assai Tullio Maddaloni.